La Casta, il Papa e la Liberta’ d’Opinione in Italia

16 gennaio 2008 piergiuseppe fortunato
Leggo con disgusto la reazione dei nostri politici al comunicato con cui il Vaticano annuncia la cancellazione della visita di Benedetto XVI a La Sapienza. Concetti come quello di libertà d’opinione e libera manifestazione del pensiero vengono sbandierati da destra e sinistra per rimettere in riga chi ha osato mettersi contro il Santo Padre.

Da una nota di Repubblica.it delle 21:09: "È stato ripugnante vedere nel telegiornale tossici e terroristi alla Sapienza per festeggiare la rinuncia del Papa" dice Maurizio Gasparri (AN). "È gente da mandare in galera insieme ai professori che li hanno guidati. I loro nomi vanno divulgati affinchè l'Italia sappia chi è nemico della libertà e promotore dell'odio e del terrore".

Ora: vorrei ricordare a Gasparri che i promotori di odio e terrore (!) da dar in pasto alla folla e mandare in gattabuia non si sono mai nascosti ed i loro nomi sono pubblici da mesi. Trattasi dei 60 e più docenti de La Sapienza firmatari di una lettera datata 23 Novembre 2007 in cui, in maniera del tutto civile e democratica, si faceva notare come la visita in pompa magna di Joseph Ratzinger (che in un primo momento avrebbe dovuto addirittura tenere una lectio magistralis) fosse inadeguata alla luce delle sue arcinote posizioni sulla scienza. I firmatari appartengono quasi tutti alla Facolta’ di Scienze e fra loro vi e’ anche Giorgio Parisi, fisico teorico insignito da vari riconosciementi e fra i piu’ attivi e conosciuti a livello internazionale.

 

A Gasparri fa eco, in maniera meno urlata e volgare, il nostro amatissimo ministro degli esteri.

 

Da una nota di Repubblica.it delle 20:37: "Il clima di tensione - ha detto il vicepremier - è stato creato da atteggiamenti e prese di posizione estremistiche che non rappresentano affatto la grande maggioranza degli italiani e non fanno onore alla coscienza civile e democratica del paese che trova le sue espressioni più qualificanti proprio nel rispetto delle opinioni e nell'assoluta garanzia della libera manifestazione del pensiero".

 

Si puo’ concordare o meno nel merito della lettera, caro D’Alema, ma certo non si puo’ tacciare di estremismo una pubblica manifestazione di dissenso del corpo docente rispetto all’operato del proprio rettore. Antidemocratico e’ semmai censurare i comportamenti di questo tipo.

 

Entrando nel merito poi, la linea più volte espressa del papato di Benedetto XVI (si veda tra l’altro la sua lectio magistralis di Ratisbona di cui abbiamo già discusso qui su nFA) si basa sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra scienza e fede non sia più valida, e su una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza più vasta alla quale dovrebbero essere subordinate. Su questo punto è molto chiaro Marcello Cini, autore della lettera aperta al Manifesto a cui ha poi fatto seguito la levata di scudi dei docenti della Sapienza. Una linea che chiaramente inquieta non poco la comunità scientifica e che, appunto, rendeva se non altro inadeguata una visita con tutti gli onori del caso di Ratzinger a La Sapienza.

Purtroppo però i nostri politici non sono interessati al perché del dissenso e nemmeno al metodo con cui è stato manifestato. Quello che conta è non perdere una buona occasione per rabbonire Ratzinger e strizzare l’occhiolino a quei cattolici preoccupati dall’astio espresso da docenti e discenti verso il Santo Padre. Che disgusto appunto.

69 commenti (espandi tutti)

Va be ma un poco chissene di cosa diceva Cini 40 anni fa o l'altra settimana. La questione (*) e': trovi questo papa ospite gradito e opportuno il giorno d'apertura dell'anno accademico? Per una volta, non si puo' rispondere semplicemente SI o NO senza tirare in ballo la solita destra / sinistra, liberta' di parola / censura?

(*) Che poi: magari! di fatto neanche ci si e' arrivati a quel livello di discussione: piuttosto e' diventato "hanno diritto Cini e i suoi amici di dirsi non d'accordo alla visita"? Chi risponde "no, non ne hanno diritto perche' sarebbero censori" fa piangere Aristotele, ovviamente.

Appunto, chissene di cosa abbia scritto Marcello Cini 40 anni fa, e se siano di destra di sinistra o di centro i 70 della lettera?

 

la domanda qui e’: i docenti di una universita’ hanno o meno il dritto di criticare l’operato del loro rettore? hanno o meno il diritto di esprimere il dissenso verso un invito ufficiale fatto a chicchessia? hanno o meno il diritto a “manifestare le proprie opinioni”, per usare un’espressione cara a D’Alema?

 

e ancora: e’ o non e’ disgustoso che la liberta’ di opinione di questi docenti venga messa in discussione da politicanti di destra e di sinistra che sembrano costante impegnati a sfidarsi al “chi lecca meglio il culo al Santo Padre”? e’ o non e’ disgustoso che ministri ed ex-ministri trattino come pericolosi criminali chi esercita semplicemente i propri diritti (assumendo tra l'altro una posizione che e', per lo meno a mio avviso, comprensibilissima alla luce delle posizioni di Benedetto XVI)?

 

Non ci siamo, ragazzi, colpa mia che non ho messo due righe di commento. Cini in quell'articolo di svariati anni fa dice che la scienza deve sottostare agli obiettivi della politica. Cosa equivalente a quelle che dice Ratzinger (la scienza deve sottostare alla fede). Per cui, un bue che dice cornuto all'asino.

La domanda che poni ha una risposta ovvia: certo che si', i docenti hanno diritto di criticare le scelte del proprio rettore. Marcello Cini ha fatto proprio questo . Ripeto che secondo me e' un ipocrita che predica bene e razzola male, ma fa nulla. Anche a me suona molto male far fare la lectio magistralis al Papa, e' una decisione che spetta al rettore (o meglio credo che sia cosi', visto come si sono svolti i fatti, se sbaglio mi corrigerete) e quindi la critica al rettore ci sta tutta. Quello che non capisco e' la lettera di appoggio degli altri docenti, che chiede esplicitamente di cancellare la partecipazione del Papa vista la sua frase su Galileo. Allo stesso modo, se avessero chiesto a Cini di fare la lectio magistralis, un docente potrebbe chiedere di annullare l'evento perche Cini nel 1970 disse che la scienza si deve piegare ai fini della politica. E perche'? tanto si rende ridicolo da solo, sostenendo quelle cose. E soprattutto, con questo tipo di censura preventiva, si sa dove si inizia ma non si sa dove si finisce.

Sul discorso dei politici, hai il mio pieno sostegno. Non sul giudizio che dai di "manifestazione democratica del proprio dissenso": gia' ho detto che la censura preventiva non mi pare troppo democratica; ma vogliamo parlare dei ragazzetti che occupano il Rettorato? Gasparri e' un deficiente (e l'imitazione di Marcore' rende bene l'idea), ma anche quei ragazzetti non scherzano...

Ho appena visto il TG1 della sera e mi e' venuto una specie di nodo allo stomaco.

Tanto per discutere del sesso degli angeli, pare che questa citazione di Feyerabend su Galileo sia piaciuta molto ai giornalisti. Per chi fosse interessato, qui ho trovato un estratto in cui si ripropone il pensiero di Ratzy sull'argomento; credo che manchi la parte finale quindi non sono proprio in grado di capire da quel che c'e' li' quale fosse l'intento; mi piacerebbe poter contestualizzare di piu' quel discorso ma letto cosi' mi sembra che si tratti semplicemente di un tentativo malsano di giustifcazione (tra l'altro come era prevedibile lo stesso Feyerabend si dissocio' dall'uso che il Papa fece delle sue parole)

edit: ops! mi sono accorto adesso che il primo testo era gia' stato linkato nell'altro articolo. pardon.

però adesso non corriamo il rischio di infilare la casta in mezzo a tutte le questioni. chiaro che i nostri politici hanno dimostrato ancora una volta di essere inadeguati a gestire la cosa, ma il link con la discussione della casta (a la stella-rizzo) non lo vedo.

comunque, i professori di fisica hanno legittimamente manifestato il loro dissenso. la loro argomentazione è sensata e merita di essere considerata. io ne ho un'altra. secondo me sarebbe stato interessante sentire Ratzinger alla Sapienza, magari interrogarlo direttamente sulle questioni più scottanti. l'accademia (anche se usare questo termine riferendosi alla Sapienza...) si distingue dalla chiesa perché la prima è aperta al dibattito e al confronto delle idee; la seconda è chiusa e monolitica (non lo dico con accezione negativa). portare il massimo rappresentante della chiesa all'interno di un dibattito "accademico" sarebbe stato un bella vittoria.

siccome possiamo avere idee diverse (io, voi, Ratzinger, i professori di fisica...) esiste un corpo decisionale dell'Università che sintetizza le posizioni e decide. il Rettore ha invitato il Papa (risponderà tra cento anni ai suoi elettori di questa scelta... sarcastico).

il problema è che Ratzinger (almeno da quanto ho capito) ha rinunciato ad andare per motivi di ordine pubblico, non perché non voluto dai professori di fisica. gli atteggiamenti e le prese di posizione estremistiche nelle parole del Ministro degli Esteri sono quelle di chi ha minacciato "disordini" se Ratzinger fosse andato. chi nega la libertà di opinione non sono i professori di fisica (che anzi con il loro esempio la portano al massimo grado), ma i soliti sfasciatutto nullafacenti (e non mi riferisco agli studenti della Sapienza; anzi si, ma solo a quelli che si iscrivono all'Università per sfasciare tutto e non fare nulla).

 

Sono d'accordo: la casta stavolta non centra nulla. Devo aggiungere che francamente la vicenda è edificante tanto quanto la questione della "monnezza".... Non perdiamoci neanche un istante nel livello penoso del dibattito politico che ne sta seguendo.

Il punto è uno solo: chi per un malinteso senso di laicità zittisce in modo becero la voce di chiunque abbia cose interessanti da dire perché frutto di riflessione e ricerca, in questo caso del papa, fa torto alla nostra intelligenza (alla propria non puo' perche' dubito che ne abbia)...

Edit: aggiungo solo la notizia, direi tragicomica, del coincidente conferimento ieri di una laurea honoris causa a Fausto Bertinotti da parte della Pontificia Università Cattolica dell'Ecuador....

Secondo me ci sono alcuni buoni motivi per cui la protesta dei professori italiani dimostra ancora una volta la distanza dell'universitá italiana da quella straniera. Primo: censurare il Papa rappresenta un pericoloso precedente, soprattutto per l'universitá che dovrebbe essere un luogo di scambio e di espressione di idee (nota bene, anche quelle non condivise. quante teorie bislacche si isegnano all'universitá? cacciamo tutti quei docenti?). Per cui se la Columbia Univeristy si permette di chiamare tale Mahmoud Ahmadinejad, professione dittatore, non si capisce come l'universitá di roma, La Sapienza, si possa permettere di censurare il Papa durante un "grande evento" come l'inaugurazione dell'anno accademico. La domanda dunque é: puó l'universitá permettersi di censurare alcuni e far parlare altri? Se invitiamo Chavez la prossiama volta, lo facciamo parlare?

Tra l'altro, sará passato tanto tempo ma La Sapienza, come fa notare un lettore del corriere, é stata fondata da un predecessore del Papa

http://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_degli_studi_di_Roma_%22La_S...

Anche la motivazione che bisogna separare la scienza dalla religione lascia il tempo che trova. Bisognerebbe separare la scienza anche dalla politica ma non mi sembra che le aule univeristarie italiane siano questo paradiso dove la politica non entra.

Per quanto riguarda i politici italiani. Ormai li conosciamo, cercano di mettersi sempre dalla parte che gli conviene di piú. Non mi sembra la loro reazione il tema importante di discussione.

P.S. Vedo solo ora il commento di CM Pinardi che piú o meno dice le stesse cose.

Secondo me la vicenda non puo' essere letta al di fuori del contesto in cui e' avvenuta, ossia quello di un paese la cui classe politica, e quindi la sfera pubblica, e' piu' che mai condizionata dai dettami delle gerarchie ecclesiastiche. La protesta contro il papa alla Sapienza ha un significato che va molto al di la' dell'evento stesso: non e' la ribellione contro uno che arriva, dice la sua e se ne va senza aver lasciato traccia al di fuori delle mura dell'aula in cui parla (come puo' essere il caso di Ahmadinejad a Columbia). E' la ribellione contro il capo di una gerarchia ecclesiastica che oramai mette bocca in quasi tutte le questioni politiche italiane riuscendo ad asservire la destra come la sinistra, che ha spazi privilegiati in tutti i telegiornali (alzi la mano chi ricorda l'ultimo TG1 che non menzioni, almeno en passant, l'opinione odierna della chiesa) e che ora vuole anche andare a invadere anche gli spazi dell'universita'.

I 67 della Sapienza e i loro seguaci, dunque, avrebbero avuto torto a impedire il discorso del papa in un contesto diverso, in cui le idee della chiesa fossero giusto un'opinione tra le altre. Ma hanno ragione a farlo nel nostro contesto perche', per quanto piccolo nello schema complessivo dei rapporti tra stato e chiesa, quell'atto serve l'obiettivo piu' ampio di arginare l'ingerenza della chiesa nella vita italiana e limitare la subordinazione della societa' alle gerarchie vaticane--compiti, questi, che spetterebero alla classe politica la quale, pero', ne e' chiaramente incapace.

Grazie ad un gruppo di illuminati professori (ma di cosa avevano paura?) coadiuvati dai soliti cretini (in questo caso i NO-POPE) il furbo Ratzinger può dire al popolo (e al codazzo dei media) che la Chiesa è calpestata e vilipesa. Avanti con la moratoria sull'aborto, sui DICO ne parliamo tra mille anni, ci teniamo l'attuale legge sulla fecondazione assisitita e magari facciamo un pensierino anche sull'abrogazione del divorzio.

Invece pensa a cosa sarebbe successo col papa alla Sapienza: il giorno dopo ci saremmo sorbiti 10 minuti di ogni telegiornale impegnati ad amplificare il predicozzo papale e probabilmente anche qualche "panino" con i politici che fanno a gara (Veltroni in testa) per chi si prostra di piu' di fronte al Vaticano. Allora si' che sul fronte DICO, aborto e tutto il resto saremmo stati messi meglio...ma andiamo!

La logica del chissenefrega mi pare allucinante, soprattutto in questo caso. Cioe' chissenefrega di quello che uno scrive nel 1970 (Cini), ma non chissenefrega di quello che uno dice nel 1990 (Ratzinger)? E questo perche'? Lo decidi tu il neighborhood temporale in cui e' rilevante che uno se ne freghi o non se ne freghi di qualcosa? Oppure facciamo giudice e giuria e mi dici anche di cosa me ne devo fregare in termini pure di contenuti?

Secondo, come detto da altri in questo post e in quello di Alberto Bisin: l'universita' italiana e la Sapienza in particolare ha perso un'altra occasione clamorosa per creare cultura (e in particolare la cultura del confronto). In questo (e molto altro) siete anni luce in ritardo con rispetto agli USA. Penso anch'io al caso Ahmadinejad-Columbia, come gia' detto in altri posts, ma anche ai vari casi in cui la Rice o Gates (department of defense) visitano le varie universita americane e non sono zittiti anche se gli studenti non sono proprio entusiasti di vederli. Qui la gente la fanno parlare prima e poi si fanno le domande. Ma non bisogna necessariamente prendere a spunto sempre le universita' americane, basta essere individui con un po di curiosita' e cultura (del confronto). Come l'hanno avute per esempio Giorgio Topa e Gian Luca Clementi quando sono andati a sentire Epifani. Non credo avessero aspettative particolarmente alte sull'outcome della talk, ma sono andati a sentire e hanno fatto domande. Hanno lasciato parlare Epifani anche se di economia non capisce un cazzo o (peggio) fa il furbo e fa finta di non capire. C'era un metodo, un approccio che non vedo nella stragrande maggioranza delle Universita' in Italia.
 

 

Perche', secondo te al papa gli potevi fare delle domande se andava alla Sapienza?

Punto fondamentale questo, Piero. Che facessero casino perche' si potesse fargli domande invece che perche' non venisse: se non accetti di rispondere a domande, o se non accetti un contraddittorio di qualche tipo (Cini che parla di Galileo?!) non puoi entrare in universita'. Questa si' che era una battaglia degna: nessuno in universita' puo' parlare per principio di autorita'.

Ma la lectio magistralis non e' di per se' esente da contraddittorio?

credo di si'. e credo che l'idea di fargli fare la lectio magistralis sia stato un errore. ma si poteva ovviare anche facilmente.

beh, questo è il punto interessante. Il papa ha diritto di pontificare in territorio vaticano, ma teoricamente in una università dovrebbe comportarsi come un ospite (autorevole), a cui quindi si possono fare delle domande. Se non altro, se a richiesta di confronto a margine della "lezione" il vaticano avesse (come probabile) risposto picche, allora ci sarebbe stato un validissimo motivo per protestare.

 

La logica del chissenefrega mi pare allucinante, soprattutto in questo caso.

Mah, io non vi capisco. Chi e' che e' stato invitato alla Sapienza? Il papa. Che ha dimostrato di avere un pessimo rapporto con la scienza non solo nel 1990, ma nei venti precedenti e in quelli successivi.(1) Ora, anche nell'opportunita' che Cini e gli altri 70 g fossero li utlimi degli stronzi, cosa che non e', mi sembra che davanti alla loro obiezione si possa o essere d'accordo o no. Non vedo altre alternative. Dire: sarei d'accordo se non fosse che tu 40 anni fa hai fatto cic e cioc non ha molto senso, no? Il giorno che Cini sara' invitato sara' un altro discorso. 

Ora, per chi cita l'esempio di Ahmadinejad. Ahmadinejad ovviamente non fu chiamato all'apertura dell'anno accademico, per di piu' ad una lectio magistralis senza nemmeno interruzioni. C'era gente che lo voleva, altri che non lo volevano, si piglio' i suoi fischi, le sue domande provocatorie, disse le sue due belinate e fini' li'. Col papa una cosa del genere non si puo' fare. Il papa non si puo' fischiare, tant'e' che la sola lontana ipotesi che venisse fischiato gli e' bastata per decidere di starsene a casa (e comunque essendo capo di Stato fargli le pernacchie sarebbe pure reato penale, mi sa).

Per quanto riguarda la questione politica. C'e' qualche milionata di Italiani su questa facenda a cui o non gliene puo' fregare di meno che il papa vada a la sapienza o che addiritura e' contenta cosi'? Siano consapevoli che in parlamento non c'e' nessuno che rappresenta questa voce. Ma come dice giustamente Piero, cosi' e' se vi piace.

(1)E' lo stesso papa che circa tre settimane fa, in occasione della giornata mondiale della pace, ha pensato di chiarire che il fattore piu' importante per la pace nel mondo e' la famiglia: uno che mi racconta che ci sono le guerre per colpa dei divorzi e dei gay secondo me non e' tutto sto fior fiore d'intellettuale ma tant'e' non e' questo il punto.

davvero un’eccellente idea: invitiamo ad un bel dibattito pubblico il Santo Padre. magari, dopo la discussione con Parisi su scienza e fede, lo si potrebbe anche coinvolgere in una simpatica tavola rotonda con Luxuria e Gottardi sui diritti degli omosessuali.

Oppure (visto che il caso di Ahmadinejad e’ stato chiamato in causa da parecchi) potremmo chiedere al rettore de La Sapienza di introdurlo seguendo la falsa riga dell’intervento di presentazione fatto da Bollinger per il presidente iraniano:

“Mr. President, you exhibit all the signs of a petty and cruel dictator. You are either brazenly provocative or astonishingly uneducated […] I doubt that you will have the intellectual courage to answer these questions […] I do expect you to exhibit the fanatical mind-set that characterizes what you say and do.” (qui trovate l’opening address completo del presidente della Columbia)

che ne dite di una opening line del tipo:

“Sua Santita’ illustrissima, risulta chiaro a noi tutti quanto Lei rappresenti un acerrimo nemico della ragione e della liberta’ di pensiero, intollerante ed ottuso come pochi, e siamo ben consci del fatto che rispondera’ con delle solenni imbecillita’ alle nostre domande”

cerchiamo di essere realisti: non paragoniamo un invito in pompa magna per l’inaugurazione dell’anno accademico con la partecipazione ad un forum. nessuno aveva proposto ad Ahmadinejad di tenere una lectio su liberta’ e democrazia al corpo docente della Columbia ne’ se lo sarebbe mai sognato.

il Santo Padre e’ infallibile per dogma. tiene discorsi, lezioni ed udienze, pronuncia omelie e recita l’Angelus ma non partecipa a dibattiti o discussioni pubbliche. se lo si invita lo si fa per fargli tenere un lectio priva di contraddittorio, altrimenti lo si lascia a casa. tertium non datur.

ed allora ripeto: i docenti de La Sapienza hanno o meno il diritto a far presente di non voler ascoltare una lezione su scienza e fede tenuta da Joseph Ratzinger a casa loro????

Parole sante. E' fin troppo ovvio (e di principio condivisibile) sostenere che è sia preferibile offrire a chiunque il diritto di parola, e se, inoltre, essa viene da un capo dello stato straniero, oltre che guida spirituale per gran parte della popolazione italica, censurarlo non è cosa "buona e giusta".

Ma paragonare l'affaire "Ahmadinejad alla Columbia U.", a "Il Papa alla Sapienza" è sbalorditivo.Negli United States si è soliti porre domande scomode al potente di turno (che sia un candidato alla Casa Bianca, o un Iraniano che ama giocare al piccolo bombarolo-atomico-negazionista). In Italia non esiste un contraddittorio neanche con i nostri leader politici (avete mai sentito Prodi e Berlusconi rispondere in "uno contro tutti" a domande che potessero realmente metterli in difficoltà? A meno che non si consideri Vespa un giornalista "coraggioso"..), figuratevi se sarebbe stato possibile aprire dibattiti sulla attendibilità scientifica delle verità rivelate donateci da "Sua Santità". Diciamola tutta, il Rettore (o chi per lui ha avuto la magnifica illuminazione di invitare il signor Ratzinger), voleva UNICAMENTE ingraziarsi il Vaticano, in vista di future, ulteriori promozioni (o ringraziarlo, per PASSATE promozioni)..

Io forse ragiono male, ma penso che, senza introdurre il papa come un dittatore intollerante, si potesse fare comunque un "opening address" critico sui temi di recente delirio papale, tipo l'evoluzionismo. Richiedere il ritiro dell'invito, come si è visto, porta solo alla santificazione "laica" del papa. Richiedere che fosse trattato come un ospite (per quanto importante) che, per riprendere Bisin, non può parlare per principio di autorità in una università, secondo me sarebbe stato addirittura d'esempio per un paese che il dibattito non sa cosa sia e l'unica idea di confronto che ha è quella tra tifoserie la domenica.

Io sinceramente in tutto questo dialogo ufficiale e formale col papa non ci credo. Non e' che sia un alieno che arriva da un altro pianeta con cui le possibilita' di incontro sono numerate col contagocce. Poi la chiesa i suoi meccanismi di apertura col mondo esterno li ha da millenni e quando vogliono farli funzionare funzionano bene (l'accademia pontificia per esempio). Insomma non credo a quelli che dicono che questa e' stata una occasione persa di confronto: del resto l'avete letto il discorso che avrebbe dovuto fare? A me e' sembrato un pappardone confuso in cui traspare un po' di imbarazzo, dallo spessore simile a quello del nuovo mac air. La conclusione del discorso e': insomma ragazzi io non e' che vi possa imporre la fede pero' ricordatevi che quando fate scienza dovete inseguire la Verita', cioe' Dio. Insomma non lascia molto adito alla discussione.

Comunque e' indubbiamente vero ed innegabile che la vittoria mediatica in questa faccenda l'ha avuta il papa e chi con lui. Ciononostante a me, da credente laico, questo episodio e' servito tantissimo se non altro a capire fino a che punto si spinge il baciapilismo politico e giornalistico. Io non credo di aver visto un altro giorno in vita mia in cui le mie idee fossero cosi' poco rappresentate politicamente e giornalisticamente.

Tant'e' che la sera della decisione a tutti i TG ho sentito le paroli tuonanti degli editorialisti che prospettavano giornata storica in cui l'Italia smise di essere un paese civile (!) e profetizzavano prime pagine e edizioni straordinarie su tutti i giornali del mondo che puntualmente, il giorno dopo, l'evento se lo sono passato abbastanza in sordina.

La vicenda della mancata visita del Santo Padre all'Università di Roma La Sapienza ha determinato una serie di reazioni, sia di tipo politico sia di tipo più genericamente "culturale" se non filosofico. Ovvero si sollevano domande che sono abituali nella riflessione filosofica: cosa sia la laicità, quali debbanno essere i limiti del diritto di critica e così via. Vi sono però alcune precisazioni che sarebbe opportuno tenere presente per inquadrare, a mio avviso più correttamente, l'intera questione. In primo luogo, le minacciate contestazioni nei riguardi della figura del Sommo Pontefice non sono, in se stesse, un atto di censura: nel momento in cui quanti appartengono ad una istituzione, decidano, da una posizione minoritaria, di mostrare pubblico dissenso nei confronti di una scelta assunta dalla collettività alla quale essi appartengono, essi non censurano un bel niente, piuttosto manifestano un (salutare) esercizio del diritto di critica. Un esercizio la cui manifestazione è il sale della vita pubblica e civile di un paese. Ovviamente si può discutere dei modi con i quali tale dissenso debba esprimersi, e certamente sono da rifiutare le forme di dissenso violente o gratuitamente offensive, ma fatti i debiti distinguo, dissentire (come hanno fatto i docenti di fisica) non è censurare. Se il Pontefice avesse voluto, avrebbe potuto certamente in piena libertà prendere parte all'inaugurazione dell'Anno Accademico, con buona pace dei dissenzienti, che giustamente sarebbero stati messi in condizioni di non nuocere e in modo da consentire l'ordinato svolgimento della cerimonia. Per le ragioni appena esposte, la decisione del Pontefice di non prendere parte alla cerimonia rappresenta pertanto una drammatizzazione dell'effettiva gravità di quanto si prospettava a margine della sua visita. Ovviamente ci sono molte istituzioni oltre alla chiesa, che non gradiscono la contestazione, e di volta in volta si eccepisce sui modi con i quali una contestazione possa essere manifestat. Ma ripeto: se non vi è l'esercizio di atti violenti, la libertà di parola dovrebbe essere massima e garantita. E invece succede che il Professor(?) Ratzinger, sconcertato dalle critiche che si preannunciavano, sceglie di non parlare agli studenti e ai professori. Eppure, anche in anni recenti, ci sono state contestazioni all'apertura dell'anno giudiziario, secondo modalità più ovattate forse, ma non per questo meno brucianti per il ministro della giustizia che subiva tali contestazioni. Ma, si risponderà: "un ministro non è "importante" quanto il Papa". E invece no: per un cittadino italiano ateo o un credente di altre religioni, Ratzinger rappresenta "meno" di un pubblico ufficiale dello stato a cui appartiene, e non vedo modo di dimostrare il contrario. In secondo luogo non è opportuno che si ritengano i firmatari dell'appello che chiedeva di non invitare il Pontefice, come oscurantisti e incapaci di affrontare il dibattito. Infatti in base al punto precente, gli stessi firmatari intendevano aprire un dibattito, almeno fra colleghi, e chiedevano che si rispettasse la specifica dignità del luogo dove si sarebbe tenuta la cerimonia di apertura dell'anno accademico.Questo punto potrebbe sembrare poco convincente. Mi spiego meglio. La povertà intellettuale del dibattito pubblico, talvolta raggiunge livelli parossistici quando si ragiona come se i rappresentanti delle chiese, di qualunque chiesa o religione, fossero i soli depositari di valori morali, dai quali i laici farebbero bene ad attingere: quasi che, come diceva Bergson i laici avessero bisogno di "supplementi di anima". E invece io penso che chi dedica la sua vita allo studio e alla ricerca, così come qualunque altro gruppo umano, abbia valori morali  senza che questi siano di esclusiva pertinenza dei chierici. Dal momento che ogni istituzione umana ha le sue liturgie, anche laiche, come nel caso dell'apertura dell'anno accademico, allora sarebbe opportuno che a quelle liturgie si prenda parte per celebrare i valori, morali e non solo, propri dell'istituzione che in quel momento si celebra. Quindi nel caso dell'apertura dell'anno accademico dell'università pubblica sarebbe stato beffardo che a tenere la lectio magistralis di apertura fosse chi, senza nessuna remora, pensa che esista una sola verità e che quella, guarda caso, sia proprio quella che lui professa. Eppure qualcuno potrebbe eccepire: i laici devono mostrare apertura per tutto, consapevoli della bontà delle loro ragioni e fiduciosi che le loro ragioni, se migliori di quelle altrui, inevitabilmente prevarrano. Anche qui sembra all'opera una sorta di complesso culturale che imporrebbe ai laici, seppure tali, di mostrarsi "aperti al mistero", in "ascolto" e così via. Uno studioso come Carlo Augusto Viano ha scritto su questo argomento pagine immortali e dunque non mi dilungo su questo punto e porto la discussione su un piano assai più modesto. La domanda è dunque: ma davvero possiamo tollerare che a impartire lezioni sulla bontà del pluralismo, sulla necessità dello scambio delle idee, sia colui che è stato prefetto, cioè capo della Congregazione della Dottrina della Fede (ex Inquisizione)? Voglio dire: ma chi è che viene chiamato ad aprire l'anno accademico nelle università cattoliche? Forse che le università cattoliche danno prova di maggiore pluralismo di quello statali? Il punto insomma è che lamentarsi per essere stato trattato in maniera indegna è possibile solo a chi non commetta, a sua volta, i medesimi errori. Per questo il Pontefice, ma sopratutto i suoi troppo zelanti portatori d'acqua, non è credibile. In sostanza egli avrebbe utilizzato una sede non religiosa per difendere le sue idee, senza al contempo consentire che chi non la pensa come lui avrà eguale spazio nelle istituzioni che il Pontefice medesimo presiede. Facciamo un esperimento mentale. Tutti coloro che oggi si stracciano le vesti perchè sarebbe stato conculcato il diritto del Papa a parlare alla Sapienza (cosa peraltro falsa perchè il pontefice avrebbe solamento dovuto sopportare un po' di contestazioni, seppure avesse deciso di partecipare alla cerimonia alla quale era stato invitato), sarebbero disposti a sottoscrivere una condizione di reciprocità minima che imponesse al Papa di invitare i fisici in Piazza S. Pietro? Ma non a fare cagnara, chessò magari a fare una comprensibile lezione di idrodinamica che spieghi il principio di Archimede e la sua relazione con l'idea che alcuni, senza fare riferimenti oltraggiosi, possano camminare sulle acque...Ecco, basterebbe questo semplice test di reciprocità per smascherare quanti invocano il pluralismo in maniera strumentale: dal mio punto di vista, chi non è disposto a concedere agli altri quanto vorrebbe applicato per sè stesso non è credibile...figurarsi quanto lo sia un'istituzione che ha fatto, nel corso dei secoli, ampio ricorso alla censura. Infine, una questione simbolica. E' certamente singolare che una istituzione come la chiesa, che vive di simboli, non capisca l'importanza dei simboli, soprattutto quelli altrui (ma forse questo fatto si inserisce nella consueta tradizione di intolleranza che la chiesa ha sempre mostrato) e, ripeto, delle liturgie altrui, perchè non solo le chiese hanno liturgie ma anche le istituzioni laiche. In effetti Ratzinger, come Prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, era colui che apponeva in nihil obstat, ovvero l'autorizzazione della Chiesa di Roma a che un libro potesse essere stampato in quanto conforme a dottrina. Ebbene, cosa c'è fra chi svolge simili mansioni, e l'atteggiamento di chi modestamente svolge il suo lavoro di scienziato, filosofo, educatore e così via (lasciamo stare se poi nella pratica l'atteggiamento magari cosi ingenuamente scientifico da me descritto sia poi effettivamente realizzato)? Io penso niente, e così come non è accettabile che, per fare un esempio, il Gay Pride si svolga nelle prospicenze di Piazza S. Pietro, per via del rispetto che si deve al luogo e a coloro che lo frequentano per fede, allo stesso modo sarebbe stato opportuno, almeno per ragioni di buon gusto, che ai fisici fosse risparmiato il monologo di chi, in spregio alla termodinamica, avrebbe parlato di pani e pesci che aumentano, di acqua che diventa vino e così via.Ma come ho già scritto, per quanti sono baldanzosi e sicuri di sè, la reciprocità non è mai stato un problema serio. Inoltre, in tempi di revisione della legge 194, in tempi di Papi Re il cui pensiero è devotamente riportato su stampa e televisioni, in tempi di esenzione dell' ICI, e OttoperMille garantiti dall'Italia uno stato straniero (il Vaticano infatti è uno stato straniero), ecco in una situazione tale si ritiene che davvero negare che sia il Papa a dover aprire l'anno accademico di un università cattolica sia segno di una marginalizzazione dei cattolici? Sopratutto considerata la totale mancanza di reciprocità che vige nelle universita cattoliche? Ma c'è qualcosa di ironico in tutta la faccenda. I cattolici, che in parlamento sono maggioranza così forte da congelare proposte che non si attagliano ai loro tabù, scoprono dolorosamente che esistono ambiti dove possono essere in minoranza e dove la loro voce può essere, più o meno educatamente, confusa nel vociare generale. Ecco proprio in queste circostanze, la Chiesa prende a parlare il linguaggio della libertà, per sostituire ad esso, non appena diventata maggioranza, il linguaggio della verità. Perchè è sempre così: quando i cattolici sono tanti e forti, difendono la verità a cui tutti si devono inchinare, se invece per svariate ragioni, la loro verità non è accetta dai più, vogliono almeno la libertà di poter difendere le loro ragioni. Ovviamente va tutto bene, purchè papi e cardinali si accorgano, una volta per sempre, che non si può giocare al gioco della libertà solo quando fa comodo a loro e che il rispetto che giustamente esigono come minoranza, nel contesto delle università pubbliche, siano disposti a riconoscerlo alle minoranze rispetto a cui sono maggioranza.

Ma qualcuno dall'Italia mi sa segnalare un TG o un giornale che abbia avuto posizioni diverse da quelle ufficiali: e' uno scandalo, signora mia, la censura di questi positivisti?

Io ho visto da qui roba abominevole tipo questo di cui mi piace molto il finale in cui si dice che 'nsomma, sto galileo, se si fosse fatto un pochino di piu' i cazzi suoi era meglio per tutti.

L'unica cosa un po' piu' sensata che ho sentito e' stato Radio Anch'io, qui, ospiti Cini e Odifreddi.

L'editoriale di Mauro si basa sull'assunto falso e ipocrita che la chiesa sia una lobby allo stesso livello delle altre.

Cioè la chiesa è una lobby a livello non stesso (Superiore? Inferiore?) delle altre? E in che cosa sta l'ipocrisia dell'assunto? Cosa vuol dire che un assunto (nel senso di ipotesi, postulato, assioma...) è ipocrita?

Mi sembra che le opinioni della chiesa non siano messe proprio sullo stesso piano delle opinioni di altri gruppi o organizzazioni, visto il diritto di veto de facto su molta parte della legislazione italiana di cui gode il Vaticano. E l'ipocrisia di Mauro sta nel fatto che lui queste cose le sa ma fa finta di non saperle perche' parlare male della chiesa non si puo'...specialmente a centro-sinistra.

Piero ma ti rendi conto della illogicita' di quello che hai appena sostenuto? cambia la parola "chiesa" nella tua frase con "Rifondazione Comunista" o "la Triplice Sindacale" e forse te ne rendi conto...

Ma che c'entra? Mica ho detto abbasso la chiesa e viva rifondazione e i sindacati. Poi se proprio vogliamo procedere su questo paragone insensato faccio meno fatica a capire i veti di rifondazione e dei sindacati, che almeno qualcuno lo rappresentano, che quelli del papa in un sistema non confessionale. 

Qui trovate il testo integrale del discorso.

ne sottolineo i passaggi finali:

[...] Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma. Con ciò ritorno al punto di partenza.

[...] è suo (del Papa) compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro. 

In effetti, il Professore Emerito Ratzinger ha argomentazioni intelletualmente a dir poco imbarazzanti. E passa per un grande intellettuale.....Ciò detto, alla Sapienza avrebbe trovato altri Professori Emeriti, anche fra quelli che non lo volevano, che, imho, destano lo stesso imbarazzo intellettuale (il palindromico Asor Rosa, among others...)

Quel discorso alla Sapienza del papa pubblicato sull'Osservatore Romano avrebbe fatto la sua porca figura nelle universita' europee del quindicesimo secolo. Infatti, da nessuna parte parla del ruolo della scienza nella societa', e cosa ne pensi lo disse gia' nel 1990: la sua interpretazione della scienza e' Scolastica, cioe' la scienza, in quanto ragione, deve essere limitata dalla fede per stabilire cosa si puo' e cosa non si puo'. Ora, senza scomodare il grande Adam Smith che e' stato prima di tutto un filosofo morale, una cosa sono i mores privati, una cosa sono il diritto, gli scambi, la tecnica. I mores ne sono espressione, ma se sono assoluti, allora ne segue che il diritto, l'economia e la tecnica sono assoluti anch'essi e tutto e' stato gia' rivelato nei fondamentali e tutto il resto diventa guardarsi l'ombelico.

Io, dall'estero, mi sono fatto l'idea che i fan del papa e il papa stesso e i vescovi se la siano cercata, quindi ben gli sta, e pazienza se anche l'universita' romana, che e' stata incapace di risolvere una questione privata in seno al senato in quasi due mesi, ne esce ugualmente male dando l'appoggio ai telegiornali per presentare il povero papa come vittima.

I tedeschi hanno centrato bene la questione (ricordiamoci, questo e' il paese dove a ogni frase del papa o di un vescovo si versano fiumi di inchiostro e di bobine)

 

Berlino, 13:06

PAPA: STAMPA TEDESCA, ITALIA IN PREDA AL 'KULTURKAMPF'

Lo scontro in atto in Italia tra cattolici e laici richiama alla
memoria il 'Kulturkampf', la disfida tra culture condotta in Germania
fra il 1871 e il 1878 dal 'cancelliere di ferro', Otto von Bismarck,
nei confronti della Chiesa cattolica tedesca, e anche di quella di
Roma. Tutti i mass media tedeschi danno un grande risalto alla rinuncia
di Benedetto XVI a intervenire all'inaugurazione dell'anno accademico
all'Universita' 'La Sapienza', e il quotidiano progressista
'Sueddeutsche Zeitung' in un corsivo di prima pagina titola appunto:
"Un Kulturkampf per Roma". Il giornale scrive che "il Papa e' un
brillante oratore, ma adesso ha preferito attenersi al motto 'Il
silenzio e' d'oro'. Benedetto XVI si piega e tace". Il giornale di
Monaco di Baviera sottolinea ancora: "In Italia si combattono sempre le
vecchie battaglie tra cattolici e laici. La cacciata di Benedetto XVI
dall'Universita' non e' un contributo alla lotta delle opinioni, ma un
segnale di insicurezza e di debolezza". La
"Sz" scrive poi che l'origine del conflitto in corso "non ha nulla a
che vedere con Galileo, in quanto in Italia i critici della Chiesa si
sentono sempre piu' spinti sulla difensiva". E aggiunge: "Questo
Papa mantiene quanto ha annunciato, nel portare in maniera offensiva
nella societa' i valori cristiani secondo l'interpretazione cattolica".
La conclusione della testata
bavarese e' che su quasi tutti i temi etici del momento, dalla lotta
contro la pena di morte alla morale sessuale fino alle politiche sulla
famiglia o alla bioetica, "si assiste ovunque all'avanzata del Vaticano".

 

[...] Certo, la "Sapienza" era un tempo l'università del Papa, ma oggi è un'università laica con quell'autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all'autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l'università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un'istituzione del genere.

Questo e' invece un passagio iniziale. Mi sembra una grossa apertura nei confronti della laicita' dell'istruzione, no????

ed a me sembra che accontentarsi del fatto che Benedetto XVI riconosca quello che e' lo status giuridico de La Sapienza nel Gennaio 2008 sia accontentarsi davvero di poco...

e' questo che chiami grossa apertura? il non aver vaticinato un ritorno a quello che era La Sapienza prima della laicizzazione? al suo status quando ancora esisteva lo Stato Pontificio?

Mah, visto che spesso il Papa viene ingiustamente accusato di posizioni da alto medio evo...

Inoltre non vedo dove sia la rozzagine o l'oscurantismo nelle affermazioni del Papa: povero illuso chi pensa che la ragione e la scienza possono potenzialmente spiegare e giustificare tutto. Quello che ho imparato nei miei studi universitari e' che il metodo scientifico e' uno strumento potentissimo, ma in settori estremamente limitati del sapere in quanto puo' essere correttamente applicato a fenomeni quantificabili e ripetibili (escludendo quindi l'estinzione dei dinosauri o le cause della crisi del '29). Allo stesso modo, l'esercizio della logica e della razionalita' non puo' essere applicato ad ogni ambito...purtroppo questa e' la triste eredita' dell'illuminismo.

Io questo Papa lo capisco. Lo capisco nel senso che vedo come non venga capito.

Ha fatto un enorme discorso attuale ma non "del momento", collegando l'universita' di oggi alla tradizione cristiana e greca antica, e tutto quello che viene letto e' che viene riconosciuta la laicita' de La Sapienza, e che la ragione deve essere sottomessa al bene???

Probabilmente il difetto e' che per capire questo Papa non bastano i "soundbites", e bisogna leggere i testi per intero. Troppo sforzo, per la cultura moderna.

Gia' il discorso per la giornata della pace era stato ridotto sui giornali a una difesa della famiglia matrimoniale (il che, certo non era ). Adesso, per chi ha voglia di leggere, c'e' un invito a fare in modo che la ragione sia libera, e libera di cercare il vero, contro le tentazioni a trasformare tutto secondo criteri utilitaristici e lobbystici.

Il Papa teme il piegarsi della ragione "davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità,
costretta a riconoscerla come criterio ultimo
" e per evitare cio', suggerisce di usare quanto puo' fornire la fede cristiana (e cosa altro dovrebbe suggerire, il Papa???).

E' proprio ironico che alla fine, un discorso papale sulla liberta' sia stato (quasi) zittito...

Io me li sono letti, ma evidentemente non li ho compresi. Mi son letto anche le sue encicliche, se è per quello, ma evidentemente non le ho capite. In particolare non ho capito dove sta l'invito alla ragione "libera".

Me lo potresti spiegare, davvero? In cosa consiste e come si definisce la libertà, della ragione o dell'individuo o di chi si voglia, nel discorso del signor Ratzinger? Sarò ignorante ed anche un po' stupido, ma non la vedo la liberta'. Almeno nel senso normale della parola ...

Per la medesima ragione chiedo a Giulio: COSA spiega la sparizione dei dinosauri e la crisi del 1929, dunque? O cosa potrebbe almeno provare a "spiegare" tali fenomeni? La mancanza di "ripetibilita'" è ovviamente un falso ostacolo o per lo meno un problema mal posto. Dal punto di vista teorico sia la crisi del 1929 che la sparizione rapida (si fa per dire ...) di moltissime specie animali sono eventi che potrebbero accadere di nuovo (per molti stanno gia' accadendo entrambi!). A rovescio, dal punto di vista pratico, ogni cervello umano e' un evento unico visto che la probabilita' che una identica combinazione di neuroni e sinapsi si realizzi e riceva gli stessi identici stimoli nei nove mesi di gravidanza e' effettivamente zero (infatti i gemelli monozigoti NON sono letteralmente identici a livello cerebrale, e neanche intestinale se e' per quello). Quindi la ripetibilita' e' aria fritta. Cosa, dunque, spiegherebbe tali fenomeni, se non le stesse regole fisiche che spiegano la rotazione della terra attorno al sole?

1) In base a quanto mi e' stato insegnato dal mio severo professore di Fisica I all'universita', affinche' una mia affermazione abbia valenza scientifica deve essere sperimentabile: chiunque si trovi nelle mie stesse condizioni (o in un sistema solidale rispetto al mio) deve essere in grado di effettuare un esperimento analogo a quello fatto da me e giungere alle stesse mie conclusioni. L'esperimento e' l'unico modo per confutare o confermare una teoria scientifica. Ora, se un tizio se ne esce con una teoria dell'evoluzione o sull'estinzione dei dinosauri come faccio a confermarla o confutarla seguendo tale schema? Posso semplicemente fare ragionamenti del cavolo del tipo: se questa teoria fosse corretta, allora dovrebbe essere corretta anche l'affermazione X, che invece posso dimostrare essere falsa. Un po' deboluccio come ragionamento, no? Ovviamente mi riferisco alla scienza sperimentale, quella che tenta di spiegare fenomeni della natura (e quindi anche i fenomeni sociali) e non alla matematica. 

2) Ogni rappresentazione della realta' attraverso un modello matematico implica delle approssimazioni: mi consentirai che fare un esperimento di termodinamica in un laboratorio dell'universita' Lecce o alla New York University implica delle condizioni al contorno molto simili, se confrontato a ripetizioni di altri tipi di esperimenti (e.g. shock petroliferi del '78 e del '91)

Il fatto che si "forzi" il metodo scientifico per spiegare fenomeni che esulano dal suo ambito di applicazione non e' un'operazione sbagliata, anzi, a meno che non si pretenda che i risultati abbiano una valenza scientifica 

Piu' in generale, ma perche' ti e' cosi' difficile ammettere che il razionalismo, la logica e la scienza non sono metodi di analisi della realta' universali ma "semplicemente" strumenti potentissimi, ma a portata limitata? A me sembra una cosa abbastanza scontata.

... UUhh?

Che non sia perche', forse, non hai capito come funziona il metodo scientifico ed hai interpretato un po' rigidamente le affermazioni del tuo severo professore di fisica?

Per esempio, seguendo la tua logica, che senso ha dunque studiare l'universo, i buchi neri e cose del genere, insomma fare gli astronomi? O gli archeologi, o anche solo i medici?

Mah, ho sempre trovato affascinanti quelli che ritengono "scontati" quei problemi che fanno sudare gli specialisti? Di grazia, visto che per te e' "scontata" la portata limitata del trio razionalismo, logica e scienza, mi diresti DOVE finisce la portata? A tre chilometri dal mio naso, o a quattro?

Michele

L'unico vincolo e' che il Papa si aspetta che la ragione umana venga usata per cercare la verita'. Non lo so: c'e' qualcuno in disaccordo? A un certo punto dice anzi chiaro e tondo che la filosofia (ai nostri tempi, la ragione) deve essere libera dalla teologia. Si rifiuta anche di dare indicazioni su come debba procedere, la ragione.

La quale pero', a suo parere, non va messa da parte (e di nuovo: che dovrebbe dire, il Papa???):

"le Facoltà di filosofia e di
teologia [...] questo è il senso permanente e
vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la
verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della
verità
.
Ma come possono esse
corrispondere a questo compito? [...] neppure io posso offrire
propriamente una risposta
, ma piuttosto un invito a restare in cammino
con questa domanda [...]. Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare
coppia [...] ciascuna deve conservare il proprio
compito e la propria identità
.
"

A un certo punto lamenta addirittura l'assolutizzazione della ragione, e invita invece a storicizzarla, nel senso di trasformarla in una ricerca continua invece che nella definizione di elementi "fuori dalla storia". Di nuovo, offre come soluzione l'abbandono dell'idea che la "sapienza" della tradizione religiosa (notare: non solo quella cristiana) sia tutta da cestinare:

"Di fronte ad una ragione
a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità
a-storica
, la sapienza dell’umanità come tale - la sapienza delle
grandi tradizioni religiose
- è da valorizzare come realtà che non si
può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee
"

Verso la conclusione, espandendo la citazione di prima, parla di quanto gli sta piu' a cuore, riguardo l'universita' e la ragione occidentale in genere: e cioe', che con tutto quello che si conosce adesso, per seguire l'utile o le pressioni esterne, la verita' non la cerchi piu' nessuno:

"Il pericolo del mondo
occidentale
- per parlare solo di questo - è oggi che l’uomo, proprio
in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda
davanti alla questione della verità
. E ciò significa allo stesso tempo
che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli
interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come
criterio ultimo
"

Interessante notare anche che all'inizio si congratula del fatto che La Sapienza sia libera da preti e politici (e magari lo fosse!!!)

"Nella sua libertà da autorità
politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione
particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di
un’istituzione del genere
"

Peccato che la verità cui si riferisce il papa includa quella rilevata, che non andrebbe mai mischiata con quella scientifica.

Non lo so se vogliamo far polemica per polemica, ma prima di congratularsi dell'indipendenza de La Sapienza, il Papa ha detto "la Sapienza [...] è un’università laica con
quell’autonomia che [...] deve essere legata
esclusivamente all’autorità della verità.
"

La verita' rivelata alle autorita' ecclesiastiche non fa quindi necessariamente parte di quella "autonomia". 

E poi dice "[il Papa] sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà". Quindi la commistione non e' per forzatura papale.

Ripeto: il messaggio e' un appello a non buttare al macero la sapienza delle tradizioni religiose, in quanto accumulata lungo le generazioni e quindi non marchiabile semplicemente come "irrazionale".

Se qualcuno legge qualcosa di diverso per favore citi esplicitamente i punti del discorso a cui si riferisce. 

 

il messaggio e' un appello a non buttare al macero la sapienza delle
tradizioni religiose, in quanto accumulata lungo le generazioni e
quindi non marchiabile semplicemente come "irrazionale".

Puo' essere benissimo irrazionale e accumulata allo stesso tempo. Le due cose non sono mutualmente esclusive - Infatti cio' che scrivi lo si puo' riferire a qualsiasi pseudoscienza millenaria (scegli tu: astrologia, tarocchi, etc).

I messaggi del papa in quel discorso?

Uno: la ragione deve essere aiutata dalla Fede Cristiana.

Se però la ragione - sollecita
della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le
viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un
albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita.
Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più
piccola.

Due: l'europa ha una storia Cristiana che farebbe bene a perseguire se non vuole frantumarsi.

Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa
vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie
argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della
sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non
diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma

Entrambi chiari, non nuovi (ed entrambi scorretti per quanto mi riguarda).

E se non si fosse capito sottlinea che "esiste il pericolo che la [...] teologia [...] venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande". Insomma esiste il pericolo che i non cattolici inizino a fregarsene di cosa dice il Papa (!).

 

Sono adesso io che non capisco. Il Papa dice che se la ragione non ascolta il "grande messaggio che le
viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza
", allora quella ragione "inaridisce". Analogamente per il discorso delle "radici".

Dove sta scritto "deve", pero'?

Se il "Signor Ratzinger" la pensa in quel modo, ed e' Papa, sara' bene che lo dica. Non puo' dire la sua opinione? Dove sta la scorrettezza? Che dovrebbe dire: "fate pure senza di me, la fede e' per gli stupidi, chi ragiona non puo' aver fede, etc etc"???

 

Dove sta scritto "deve", pero'?

Se io ti dico: se non bevi, muori. Dove sta il "devi" in questa frase?

Se il "Signor Ratzinger" la pensa in quel modo, ed e' Papa, sara' bene che lo dica. Non puo' dire la sua opinione?

Ma che lo dica, ci mancherebbe! Basta essere consapevoli che non e' un punto di vista che e' compatibile col laicismo - e infatti il Papa mica lo nega.

 

Lo dice chiaramente: scegliete o il laicismo (che vi porta a frantumarvi) o la retta via. Questa e' una situazione che ci riporta indietro di 1000 anni.

A me sembra che questo Papa in realta' non piaccia nemmeno a tanti cattolici i quali, nell'imbarazzo di dover difendere le sue posizioni, iniziano ad essere, come si dice, piu' papali del papa. Ratzinger e' molto chiaro e molto diretto in cio' che dice: che sia la spada di Maometto o il dominio della fede sulla ragione lui non le manda a dire. E' molto esplicito. Poi c'e' tutta una serie di persone che ci lavora attorno cercando di attutirne i significati e parlando di travisazioni. Non credo che il Papa sia contento di cio'.

Non so di cosa sia contento il Papa ma si e' cominciato a parlare di "argomentazioni imbarazzanti". Io ancora non le vedo...

Sono già stati citati, comunque eccoli: 

Uno

È necessario fare un ulteriore
passo. L’uomo vuole conoscere - vuole verità. Verità è innanzitutto una
cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la
tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino,
nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della
Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato
una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice,
rende tristi. E di fatto - chi vede e apprende soltanto tutto ciò che
avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di
più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza
del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è
quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è
vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad
essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice
che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come
la Bontà stessa. Nella teologia medievale c’è stata una disputa
approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione
tra conoscere ed agire - una disputa che qui non dobbiamo sviluppare.

Due

Detto dal punto di vista della
struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non
sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo;
che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata
nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione
- sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande
messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza,
inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque
che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa
più grande, ma più piccola.

Avrò capito male, ma mi sembra un' appello a riconoscere la superiorità della verità sulla ragione. E per un Papa la Verità è quella rilevata.Non pretendo nulla di diverso da lui, è naturale che si interessi più alla fede che alla scienza.

Mi sembra però comprensibile che ad un fisico dia fastidio sentire frasi del genere all' inaugurazione dell' università senza nemmeno poter replicare.Certo sarebbe stato molto meglio se si fossero limitati a cercare il contraddittorio lasciando spazio a tutte le opinioni. E soprattutto avessero preso le distanze dai soliti contestatori professionisti, o quantomeno dai loro metodi. 

Sei proprio certo che 

L'unico vincolo è che il Papa si aspetta che la ragione umana venga usata per cercare la verità.

La parola da sottolineare qui è "cercare". Se cerchi vuol dire che non sai cosa sia la verità, se cerchi sei aperto a pensare tutto, a considerare tutto, ad esperimentare e dubitare. Insomma, se cerchi fai lo scienziato, non vai in giro a predicare ... sei certo che il signor Ratzinger creda di non avere alcuna verità in tasca o in mente? Proprio nessuna? È tutta lì la questione.

SE davvero argomentasse quello che tu vorresti lui argomentasse, non avrebbe scritto le encicliche che ha scritto, non avrebbe prodotto il discorso di Ratisbona, non concluderebbe le sue encicliche con frasi come la seguente

Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino! 

Insomma, non sarebbe il capo di un'organizzazione secondo cui la verità ultima (da cui, razionalmente segue tutto quanto conta ed alla quale, altrettanto razionalmente, tutto quanto apprendiamo con l'uso della ragione si deve adeguare e verso cui deve tendere) ci è stata rivelata da un signore ebreo duemila anni fa, circa.

Non direbbe nemmeno alcune delle cose che tu citi e che, secondo te, sono coerenti. Come fa a sapere lui che la ragione NON deve essere a-storica? Che la "verità" (qualsiasi sia il significato che il signore attribuisce a tale parola, significato che mi elude) sia storica, da dove l'ha appreso? Potrebbe dimostrarcelo? Suppongo che i 67 fisici che hanno criticato la sua presenza all'università trovino una tale affermazione risibile, almeno nel loro campo di lavoro.

In che senso, dunque, quanto dice dimostra che lui NON sa già la soluzione finale, NON sa già cosa è bene e cosa è male? Forse non gliel'hanno detto, ma una (delle tante cose) che gli scienziati che non hanno in tasca la verità ma la cercano fanno è chiedersi COSA sia il bene e COSA sia il male.  

Nota metodologica: nel citare le affermazioni di una persona per provare che sostiene X, non e' buona pratica citare solo le poche affermazioni di questa persona che non contraddicono X ed omettere invece quelle che esplicitamente negano X o lo contraddicono. Tipo, ed estraendo rapidamente a caso solo dal discorso mancato di Roma senza andar per encliche ed altri discorsi,

Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa
comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio,
indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata:
Egli stesso è per noi la via.

[i cristiani dei primi secoli] ... l’hanno compresa come il
dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto
alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo
Ragione-Amore.

Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità
ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso
dell’interrogarsi socratico: qual è quel bene che ci rende veri? La
verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive
nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del
Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è
rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.

... mi fermo qui, ad 1/3 circa del discorso ... 

Perdonatemi ma non ho ancora scoperto come fare il quote automaticamente...

> sei certo che il signor Ratzinger

Dobbiamo chiarirci alcune cose. Stiamo parlando di cosa avrebbe detto il Papa a La Sapienza, o di cosa pensiamo in generale del Papa e del Papato?

Se ci limitiamo alla prima ipotesi, allora non vedo dove il Papa abbia detto di avere una verita' in tasca da servire li' per li' perche' tutti la seguano. Anzi, ha detto "papale papale" 8-) di non avere risposte sul come cercare, la verita'...

> non sarebbe il capo di un'organizzazione secondo cui la verità ultima

Insomma questo si presenta senza voler imporre niente, lo dice, lo ripete, spiega come la pensa, si fa un po' di domande, collega l'universita' di oggi a quello che erano le prime universita', dice di non avere le risposte, invita i pensatori a non abbandonare pero' quello in cui lui crede, spiega perche' fa quell'invito...

e tu hai dei problemi con la base del suo credere???

Comincio a sospettare che il Papa non ti avrebbe fatto contento neanche se avesse scritto che tutto quello che voleva era un panino alla mensa de La Sapienza...

Il fatto che il Papa pensi di avere la "soluzione finale" in tasca come dici tu e' un problema fra il Papa e il suo Dio. Altrimenti, sulla base delle tue critiche, non potrebbe fare altro che stare zitto...in altre parole, stai rigettando tout-court tutto quello che il Papa potrebbe dire, che e' poi proprio la preoccupazione espressa dal Papa in quel discorso.

Si vede che fa bene a preoccuparsi...

Sulle omissioni di cui mi accusi non capisco di cosa ti lamenti. Ha detto quello che lui crede essere il compito del Vescovo, la sua interpretazione dell'ingresso della filosofia greca nel pensiero dei primi cristiani, e quello che lui ritiene essere la verita'. Ha detto tante altre cose che non ho ritenuto di ricopiare.

E infatti a cosa mi serviva ripetere quelle affermazioni? (Vagamente Gandhiane, se me lo chiedi...)

Tu avevi detto che non avevi capito il discorso di Ratzinger: avrei forse dovuto spiegartelo dicendo che "il Papa e' cattolico"? O ricopiando tutto il testo per intero?

ps sulla a-storicita' della ragione: ad essere davvero risibile sarebbe il fisico che, dopo Aristotele, Galileo, Newton, Michelson/Morley, Einstein, Planck e Hubble dichiarasse la sua scienza "fuori dalla storia"?

pps sul merito della mia interpretazione non hai ritenuto di dover entrare. fai pure, se e quando vuoi

Per l'ultima volta, provo a trovare un qualche senso in un mulinello d'affermazioni che si autocontraddicono. Per l'ultima volta, comunque.


Cominciamo dal pps.
La tua interpretazione, che sono poi almeno tre o quattro, ti ha già spiegato Gilestro perché è incoerente. A meno che l'interpretazione non sia che voleva spiegarci, Ratzinger, le radici greche e cristiane dell'università, affermazione abbastanza all'acqua di rose, né vera né falsa ed alla quale, soprattutto, ha dedicato meno righe di quelle dedicate a ricordare che la Sapienza era, un tempo, università papalina ... Tu davvero pensi che occorra scomodare un Sommo Pontefice per spiegare a dei docenti universitari che la civiltà greca antica ed il monachesimo medievale, tra i tanti altri, hanno giocato un ruolo nella creazione dell'università moderna? Suvvia, suvvia ...

Ma tu ci hai offerto altre interpretazioni, comunque. Ad esempio (by the way, quarto operatore dalla destra, primo rigo)

L'unico vincolo è che il Papa si aspetta che la ragione umana venga usata per cercare la verità.

ma poi ci dici anche, nell'ultimo commento

Ha detto quello che lui crede essere il compito del Vescovo, la sua
interpretazione dell'ingresso della filosofia greca nel pensiero dei
primi cristiani, e quello che lui ritiene essere la verità.

E qui casca l'asino della ragione, sia essa occidentale o orientale, nordica o sudica. Perché 'sta benedetta verità il tuo amico Ratziger vorrebbe che la cercassimo, ma lui sa già cos'è! Ma allora, se già sa cos'è, perché perdere tempo e denaro? Ce la dice e morta ivi. O vuole, il nostro simpaticone, la moglie piena e la botte ubriaca?


Enough per il pps, veniamo al ps.
Che ci ha una valenza generale, il ps. Dici

sulla a-storicità della ragione: ad essere davvero risibile sarebbe il
fisico che, dopo Aristotele, Galileo, Newton, Michelson/Morley,
Einstein, Planck e Hubble dichiarasse la sua scienza "fuori dalla
storia"?

Delle due l'una. O per te (e quel grande pensatore del Sommo Pontefice) la parola "ragione" vuol dire "visione del mondo" o "modello dell'universo" o "conoscenza accumulata a non abbandonata", o siete confusi in alto grado. Nel primo caso, ossia "ragione = integrale delle conoscenze" dire che questa variabile è storica è dire una cosa tanto profonda quanto "non hanno scoperto tutto i Sumeri, o giù di li'". Di nuovo, dobbiamo scomodare nientepopodimenoché il Vicario di Dio in Terra per apprendere una banalità che insegnano alle elementari? Nel secondo caso la parola "ragione" vuol dire "regole della logica" oppure "meccanismi/procedure seguiti dal cervello umano nel suo operare" oppure, ancora ed in maniera onnicomprensiva, "leggi immanenti alla materia". Ecco, tutte queste tre ultime (e le loro ovvie varianti) noi tutti, risibili umani, speriamo proprio siano astoriche, specialmente quando prendiamo un aereo, accendiamo un computer, andiamo dal medico o anche solo proviamo a pensare. Sai com'è, se per un accidente storico o religioso mi cambiano la costante gravitazionale sono cazzi amari per tutti!


Abbastanza per il ps, veniamo al testo.
Qui è dura. Una sola perla, perche' alle altre ho in realta' gia' risposto ma tu hai evitato di leggere. Scrivi:

Ha detto tante altre cose che non ho ritenuto di ricopiare.

Appunto. Ma il metodo della scienza richiede che, se X dice che Y nel discorso Z ha profferito la sentenza "Il cane puzza" e non ha profferito la sentenza opposta o altre sentenze, allora deve essere il caso che, fra tutte le sentenze di Y contenute nel discorso Z nessuna sentenza contraddice o pone in discussione che il cane puzzi e, inoltre, la sentenza "il cane puzza" o equipollente secondo i criteri semantici comuni ad X ed al suo uditorio deve essere presente. Purtroppo, da un lato la sentenza secondo cui gli studiosi sono liberi di ricercare la verità dove vogliono, quando vogliono, nella forma (legale, per carità, legale: niente esperimenti contro i diritti umani) che vogliono, seguendo le ipotesi che vogliono, eccetera, insomma questa bella sentenza sulla totale libertà della scienza non c'è.

Ma non solo, fra le sentenze che tu "non [hai] ritenuto di copiare" ve ne sono parecchie che la contraddicono e che sostengono molto chiaramente la solita favola: che la verità, il fine, la direzione, il senso, chiamalo come vuoi tu, della ragione e della scienza lo dà la fede, cattolica nella fattispecie. Perché solo la religione cattolica sa cosa è il bene e cosa è il male: sembra che il suo Dio gliel'abbia suggerito, e poi anche fatto mettere per iscritto! Non c'è più honor code ... Io ne ho citate solo un po' di queste sentenze, se leggi con un minimo di attenzione, ne trovi molte altre. Quindi, se davvero vuoi spiegarci cosa davvero intendeva dire Super-Ratzi, beh devi rendere conto di TUTTE le sentenze che ha scritto, non solo quelle che piacciono a te.

Non solo, siccome il signore in questione è uno affascinato (come potrebbe non esserlo? È un tedescone tutto d'un pezzo e vecchio stampo) dalla Ragione con l'iniziale maiuscola, quanto dice nel posto A non può contraddire quanto ha scritto o detto nel posto B. Il tedesco Vescovo di Roma è uno con un sistema organico di pensiero (e lo è, peccato che sia insensato e senza alcun fondamento empirico, oltre che abbastanza circolare) il quale, quindi, non avrebbe detto alla Sapienza cose in contraddizione con quanto ha detto/scritto prima e che non ha ancora abiurato. Insomma, i suoi altri scritti dovrebbero essere usati se uno vuole davvero capire quanto egli intendeva dire agli universitari romani ...

Finalmente, ti sorprenderà ma io so da qualche tempo che il signor José Ratzinger è cattolico! Quindi non mi sorprendo di quanto ha detto e/o voleva dire. Per nulla, conosco MOLTO bene la religione cattolica, ed il pensiero del nostro JR in particolare: sono un mio hobby, in mancanza di meglio. A me non sorprende per nulla quanto egli dice e scrive: per questo non sono cattolico e considero JR, le sue prediche, ed i suoi comparielli di curia una jattura per l'umanità tutta e non solo per i chierichetti.

Per questo, come ho chiarito dall'inizio, visto che il rettore l'aveva invitato per farsi propaganda io l'avrei accolto a braccia aperte ed invitato ad un ragionevole ed universitario contraddittorio con, per esempio, Parisi o Bernardini - Cini no, Cini è uno come il JR, solo con il segno rovesciato, come giustamente ha evidenziato Antonio Mele. Sarebbe stato divertente vedere lo επίσκοπος con la verità fornitagli direttamente nientepopodimenoche' da Dio in persona discutere razionalmente con un confuso signore che si occupa di sistemi disordinati, spinglasses ed altre imprecise questioni quantiche. Insomma, uno che sa solo d'essere molto, molto impreciso e confuso e che investe il suo tempo e la sua notevole intelligenza a ridurre lentamente la confusione e l'imprecisione che ci avvolge. Perché così va il mondo, confusamente, e così è il mondo, complicato. Da sempre è così e sempre sarà, alla faccia di quelli con la verità rivelata.

Cini no, Cini è uno come il JR, solo con il segno rovesciato

Molto peggio. JR di mestiere fa il papa, quando subordina la ragione alla fede è coerente col suo ruolo.

Cini è pagato per fare il fisico, quando subordian la scienza all' ideologia nega l'essenza della sua professione.

 

Il sito e' stato irraggiungibile tutt'oggi fino ad adesso..tsk tsk forse l'hosting era meglio non farlo fare a quei signori vestiti di nero 8-)

Perché 'sta benedetta verità il tuo amico Ratziger vorrebbe che la
cercassimo, ma lui sa già cos'è! Ma allora, se già sa cos'è, perché
perdere tempo e denaro? Ce la dice e morta ivi.

Sei insomma scontento perche' te lo immaginavi Papanzer e ha deluso le tue aspettative? Ti dice che l'universita' e' meglio che non abbia preti o politici (chissa' come sono contenti, alla Cattolica...) e si rifiuta di imporre alcunche', ma non sei contento neanche di quello.

Come ho gia' chiesto: c'e' qualcosa che avrebbe potuto dire senza incorrere nelle tue critiche, o vuoi semplicemente che stia zitto (o meglio, che non si faccia ascoltare)?

se per un accidente storico o religioso mi cambiano la costante gravitazionale sono cazzi amari per tutti!

Ebbene anche la costante gravitazionale fra cento o mille anni non sara' piu' tale, o non sara' piu' utile, e la fisica sara' andata avanti con teorie migliori. Anche la relativita' sara' sostituita, probabilmente diventera' un corollario di un modello migliore e piu' preciso. Cento anni fa piu' o meno JJ Thomson pensava agli atomi come dei "panettoncini", adesso siamo alla "giungla delle particelle". Dei "sei numeri" di Martin Rees non se ne conosceva neanche uno, adesso si parla della distanza di Planck.

Quale parte della fisica possa mai dirsi "fuori dalla storia", "assoluta", spiegamelo, per favore

parecchie che la contraddicono e che sostengono molto chiaramente la solita favola

Il ragionamento del Papa e' coerente. Certo, ci sono delle premesse (l'aver Fede, l'aver fede in quel particolare sistema religioso, etc etc) ma una volta stabilite le condizioni di partenza non ci sono voli pindarici o non-sequitur. E certo, per capire tutto cio' un non-credente deve per un attimo riuscire a relativizzare la propria posizione. Non posso che invitarti a fare quello sforzo (dici di sapere che il Papa e' cattolico, ma poi non fai uso di quel dettaglio). Senza quello sforzo la tua lettura delle encicliche non ha alcun senso (e infatti, senso non riesci a trovarne).

Non ti facevo cosi' "assolutizzante". Sei piu' Ratzinger di Ratzinger stesso.  

 

Effettivamente, qui hai proprio ragione. Devo ammetterlo ...

... come il fatto che il tribunale della santa (si fa per dire) inquisizione non possa più sequestrarmi, torturarmi e bruciarmi in piazza ad arbitrio di papi e cardinali è un una "grossa apertura nei confronti della laicità dell"a giustizia. No????

 

Non pensi che la seguente affermazione

"Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere"

sia estremamente moderna e niente affatto oscurantista? Altro che Inquisizione....

Ringraziamo Mastella e sua moglie se ieri il boicootaggio del papa, l'impossibilità di parlare, l'ostracismo, la mancanza di democrazia e via blaterando, ha portato via solo il 50% del tempo nei vari telegiornali e servizi speciali.

Insisto, era meglio non creare le condizioni per farlo passare come una povera vittima.

A mio parere qualcuno dovrebbe dire chiaro e tondo che è stato il Papa a rifiutare di andare a parlare alla Sapeinza. Dietro la scusa della famiglia divisa per la presenza non gradita dell'ospite si nasconde un'altra realtà: il Pontefice ha rifiutato la contestazione.

non ha quindi priviliegiato la tranquillità dell'Università bensì la sua. come ha detto qualcuno in tv, uno dei pochi fuori dal coro, il Papa non è abituato ad essere contraddetto e non accetta alcuna contestazione.

non ci parlino della sicurezza, se l'abbiamo garantita a Bush avremmo potuto garantirla anche a lui.

La verità è che, levati pochi paesi tra cui l'Italia (e per fortuna non più di tanto anche da noi), l'influenza morale e materiale del papa e della chiesa cattolica in generale sulle questioni scientifiche è vicina allo zero.

I (rispettabili) dilemmi morali e la ricerca di una superiore verità fedele ai dogmi del Vaticano, non hanno alcuna influenza su un ricercatore cinese o giapponese e da almeno due secoli hanno cessato di averla anche sui ricercatori occidentali.

L'intera questione papa-sapienza è quindi una tempesta nel bicchiere dell'acqua stangnate dell'università e della politica italiane, ma nulla interessano ad un ricercatore di Stanford, Cambridge o Tokyo, che non a caso continuano ad andare avanti benissimo senza l'influenza papale.

Come diceva Michele, sono finiti i tempi in cui si poteva venire torturati e bruciati come eretici e da Galileo in poi la religione è diventata un'opzione, ma non più il centro della nostra vita e quindi non è più capace di indirizzare le scelte della scienza e della ragione.

Come diceva Michele, sono finiti i tempi in cui si poteva venire
torturati e bruciati come eretici e da Galileo in poi la religione è
diventata un'opzione, ma non più il centro della nostra vita e quindi
non è più capace di indirizzare le scelte della scienza e della ragione.

Mah... Aspetta che Huckabee diventi presidente... %-(

A me fa disgusto l'articolo del signor Fortunato. 

Come fai a definirlo "bello"? Ne avesse azzeccata una!

Un testo che andrebbe messo alla voce "straw man argument" nelle enciclopedie.

Non condivido il tuo giudizio. E' mieloso e retorico oltre che strumentale (come testimonia il paragrafo finale dove mostra la sua vera preoccupazione, ossia il governo della soppressa e le elezioni a venire) ma non tutti gli argomenti sono incoerenti, anzi. Aldila' delle forzature illuministiche, la definizione di "laico" a me sembra condivisibile, come anche il criterio generale di separazione fra i diversi poteri ...

Ci spieghi le ragioni del tuo dissenso?  

La frase finale dell'articolo di Magris e' indecente, oltre che naif. Dice, vabbe' ragazzi, le goliardate e il casino va bene, pero' adesso che sta per cadere il governo potevate trattenervi! Suvvia, ha scomodato Croce, Weber, Jemolo, e vari altri, per dire una cosa cosi'? Poi son d'accordo ci sono anche belle parole sul laicismo, ma ..... secondo me questo, oltre che di  straw man argument, entra nella definizione di intellettuale organico. Peccato, Danubio e' un gran bel libro!

Mi sembra davvero che qualsiasi argomento che viene posto e attaccato sia fatto con la logica dell'uomo di paglia. Io ne vedo talmente tanti che dovrei andare paragrafo per paragrafo ma non mi sembra il caso quindi mi limito a tre punti.

1- La definizione di Laico. Magris ridefinisce il concetto di laicismo nella maniera che piu' piace a lui per arrivare poi alla conclusione che "Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie
certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che
ne esistono altri, pur essi rispettabili
". Quello non e' laicismo, quella e' la definizione di onesta' intellettuale. Il laico e' semplicemente chi "rivendica l’autonomia dello stato dall’autorità ecclesiastica sul piano politico, sociale e culturale" (cit DeMauro Paravia). Dico "semplicemente" perche' la situazione della Sapienza e' talmente chiara che non ha bisogno di ridefinire il concetto di Laico andando a tirare in ballo l'amore, la poesia, l'amicizia. Senza considerare poi che tutto cio' e' avvenuto in Italia e che l'Italia, piu' di ogni altro paese in Europa, ha bisogno di *questa* definzione di laicismo, di quella classica ed originale - ne ha bisogno da sempre, dalla caduta dell'impero romano ad oggi. Il laicismo e' Luca 25,26: Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Con *questa* definzione di laicismo a me la protesta dei 67+1 sembra estremamente legittima: per piacere non invitiamo il Papa almeno alla unica occasione formale che una universita' ha. Invitatelo qualsiasi altro giorno ma non in questa occasione.

2- Accusa di anticlericalismo gratuito. Magris scrive: "Del resto, se si fosse invitato invece il Dalai Lama — contro il quale
giustamente nessuno ha né avrebbe sollevato obiezioni
, che è
giustamente visto con simpatia e stima per le sue opere, alcune delle
quali ho letto con grande profitto — anch'egli avrebbe tenuto un
discorso ispirato a una logica diversa da quella della ricerca
scientifica occidentale.
" In grassetto la parte di paglia. Chi lo dice che nessuno avrebbe sollevato obiezioni se si fosse invitato il Dalai Lama? Questo argomento e' molto simile a quello della signora Mastella quando dice "Ci hanno incastrati perche' catttolici" o e sebbene piu' elegante ideologicamente mi ricorda quelli di Mirko Tremaglia. Di fatto, paradossalmente, il problema Italiano sta tutto li': nessuno si sognerebbe mai di invitare il Dalai Lama all'apertura di un anno accademico perche' in Italia il Dalai Lama e' solo un simpatico e rispettabilissimo signore buddhista pelato mentre il Papa e' il Papa. Magris sbaglia due volte: la prima quando accusa i 67+1 di anticlericalismo pregiudiziale, la seconda quando non vede che quell'anticlericalismo qualora ci fosse (e sicuramente in alcuni c'e') e' giustificato dalla storia e dalla situazione sociale Italiana.

3- Cito ancora: "Perché si fischia il Papa quando nega il matrimonio degli omosessuali e
non si fischiano le ambasciate di quei Paesi arabi, filo- o
anti-occidentali, in cui si decapitano gli omosessuali e si lapidano le
donne incinte fuori dal matrimonio?
" Questo e' molto simile all'argomento due ma secondo me piu' grave perche' non parla di situazioni ipotetiche come l'altro ma apparentemente reali. Ora, mi viene difficile capire a chi si riferisce Magris con queste parole. Spero non a tutti coloro che hanno dato l'appoggio ai 67+1 perche' in quel caso, nuovamente, casca male. Per altro questo argomento, sebbene in questo editoriale sia buttato li', e' stato quello di contestazione preferito da una certa fazione politica: attaccate il Papa e poi non dite niente contro i Musulmani. Dialetticamente disonesto, simile al benaltrismo di chi dice "con tutti i problemi che ha l'universita' in Italia..."

Infine, io leggo ovunque che queste di contestazione decisa sono le azioni che fanno male al laicismo e da cui i veri laici si devono discostare. Ma chi l'ha detto? Finche' le contestazioni sono pacificiche e legittime (= permesse dal codice civile e penale) perche' bisognerebbe trattarle come reati?

"Ma questa doverosa battaglia per la laicità dello Stato non autorizza
l'intolleranza in altra sede, come è accaduto alla Sapienza; se il mio
vicino fa schiamazzi notturni, posso denunciarlo, ma non ammaccargli
per rivalsa l'automobile.
"

Ma chi e' che ha bollato la macchina al Papa? Chi?

Cacchio stamattina mi sono svegliato leggendo l'ennesimo editoriale "laico" in difesa dell'ingerenza accettata e mi e' venuta voglia di resuscitare il mio blog e scriverci "L'editoriale che avrei voluto leggere". Ci abbiamo fatto il callo alle ingerenze ecclesiaste che nemmeno piu' le riconosciamo. Ci siamo quasi affezionati cosi' come ci siamo quasi affezionati al clientelismo di Mastella. Entrambe le cose in un paese come la Spagna (per ricollegarmi al tuo post di la') non sarebbero successe. L'ultima volta che Benedetto ando' in Spagna Zapatero neanche lo ricevette, cosi' come Prodi non ricevette il Dalai Lama (prodi con l'aggravante di farlo per motivi politici e diplomatici, ovviamente).

 

Di fatto, paradossalmente, il problema Italiano sta tutto li': nessuno
si sognerebbe mai di invitare il Dalai Lama all'apertura di un anno
accademico perche' in Italia il Dalai Lama e' solo un simpatico e
rispettabilissimo signore buddhista pelato mentre il Papa e' il Papa.

E' "simpatico e rispettabilissimo" in Italia, perche' di monaci buddhisti ce ne sono pochi e non provano a influenzare il quadro istituzionale, ma in Tibet e' in primo luogo un uomo politico. La ragione per cui e' poco gradito agli inquilini di Zhongnanhai e' che tra il 1956 e il 1959 si mise a capo di un'insurrezione armata contro lo stato cinese, e quando essa fu repressa si rifugio' in India mettendo su un governo in esilio.

 

 L'ultima volta che Benedetto ando' in Spagna Zapatero neanche lo
ricevette, cosi' come Prodi non ricevette il Dalai Lama (prodi con
l'aggravante di farlo per motivi politici e diplomatici,
ovviamente).                                                        

 Zapatero non ha ricevuto il Papa, ma non ha nemmeno pubblicamente dichiarato che la visita del Papa fosse sgradita perchè "in contrasto con i principi laici che reggono la repubblica spagnola"

Qualcuno avrebbe obbligato, pistola alla tempia, i 67 firmatari e gli studenti (?) che hanno occupato il rettorato a presenziare alla lectio magistralis mostrando facce sorridenti, a fare il baciamano al Papa e a dichiarare contenti e beati "che belle parole che ha detto il Santo Padre"? 

Devo dire che non mi aspettavo queste reazioni. Anyway, rimango del mio parere: l'articolo di Magris - nel casino mass mediatico sollevato dall'intera vicenda - è uno dei più lucidi che mi è capitato di leggere. Andando al sodo, vorrei fare alcune osservazioni. Giorgio afferma nel suo commento che
"Magris ridefinisce il concetto di laicismo nella maniera che piu' piace a lui":  beh, l'articolo porta la sua firma, temo non ci sia molto da fare...
Passando oltre, Giorgio scrive anche "Finche' le contestazioni sono pacificiche e legittime (= permesse dal codice civile e penale) perche' bisognerebbe trattarle come reati? " Non mi sembra che Magris le tratti le contestazioni come reati, piuttosto mi pare che ne sottolinei l'incongruenza,  e che il dissenso poteva essere espresso in altro modo. A questo proposito, mi piacerebbe che Giorgio analizzasse anche questo passaggio: "Benedetto Croce criticò Darwin in modo molto più grossolano, rifiutando quella che gli pareva una riduzione dello studio dell'umanità alla zoologia e non essendo peraltro in grado, diversamente dalla Chiesa, di offrire una risposta alternativa alle domande sull'origine dell'uomo, pur sapendo che il Pitecantropo era diverso da suo zio filosofo Bertrando Spaventa. Anche alla matematica negava dignità di scienza, definendola «pseudoconcetto».
Se l'invitato fosse stato Benedetto Croce, grande filosofo anche se più antiscientista di Benedetto XVI, si sarebbe fatto altrettanto baccano?"
Sinceramente non ho capito bene il punto due del commento di Giorgio - forse sarà che ho iniziato a lavorare alle 8 oggi?

Chiudo con un esperienza personale - in parte simile - che vorrei condividere con i lettori del blog.
Più o meno dieci anni fa, l'università dove studiavo decise di organizzare un incontro conferenza alla quale avrebbe preso parte un estremista di destra. Vennero i ragazzi dei centri sociali, oltre a studenti di estrema sinistra dell'università, chiusero con catene tutti gli ingressi dell'edificio
all'interno del quale si sarebbe dovuto svolgere detto incontro, bloccandovi dentro studenti, corpo docente, e impiegati della facoltà; a questo punto l'incontro venne annullato. Cosa avrebbe detto il conferenziere di estrema destra non si è mai saputo, forse  la solita noiosa tiritera apologetica del fascismo. Ma era bastata la sua appartenenza politica a far decidere che un eventuale contraddittorio non doveva aver luogo.

un saluto a tutti e buon lavoro se state lavorando

Alessio

ps premetto - anzi, postmetto, che non sono né di estrema destra né appartenente alla Militia Christi ;)

 

Zapatero non ha ricevuto il Papa, ma non ha nemmeno pubblicamente
dichiarato che la visita del Papa fosse sgradita perchè "in contrasto
con i principi laici che reggono la repubblica spagnola"

Beh, li' il papa in Spagna ci e' andato a far messa. Alla Sapienza a quanto pare c'e' una cappella universitaria e quella e' ovviamente casa sua: ci puo' entrare e uscire senza problemi. Diversa e' un'occasione formale, no?  

Se l'invitato fosse stato Benedetto Croce, grande filosofo anche se più
antiscientista di Benedetto XVI, si sarebbe fatto altrettanto baccano?"

Vorrei non rispondere ma di fatto continuo a pensare che porre una domanda del genere vuol dire non essere consapevoli di cosa sia il laicismo e di quanto ne abbiamo bisogno. Croce non era in prima pagina su tutti i giornali tutti i santi giorni, tanto per cominciare. Di nuovo, e' il punto 2 del commento li' sopra nel quale non sono stato troppo chiaro: il problema non e' l'ingerenza delle religioni tutte nello Stato italiano o dei pensatori irrazionali in genere nello Stato Italiano. Quei problemi (almeno quelli!) non esistono. Il problema che esiste e' l'ingerenza della Chiesa Cattolica nello Stato.

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