I baroni sono tutti dei porci...

28 dicembre 2010 giovanni federico

Forse i più vecchi  la ricordano: era, con leggera variazione, una canzone di Giorgio Gaber… Non so se fosse vero  allora, e non so se sia vero ora. Sicuramente, sia la Gelmini che gli oppositori alla sua legge sembrano crederlo. Il ministro sostiene che la sua legge è contro i baroni, gli oppositori ribattono che li rende padroni  dell’università. E’ vero? Proviamo a leggerla.

In primo luogo è necessario definire “barone”. Nella vulgata, è divenuto sinonimo di professore ordinario (o di  I fascia), ma non è esatto.  I “baroni” sono un sottoinsieme, seppur ampiamente maggioritario, dei professori ordinari. Più esattamente definirei “barone” chiunque si dia da fare, con  un minimo di successo, per facilitare la carriera accademica di una o più persone. Con la normativa vigente solo un professore ordinario può essere “barone”, in quanto solo i  professori  di I fascia possono essere commissari ai concorsi. Fino a due-tre anni fa, i professori associati ed i ricercatori erano membri di commissione e quindi in teoria potevano tentare di promuovere i loro protetti. Qualcuno ci provava, in genere con poco successo. D’altra parte non tutti gli ordinari sono “baroni”. Alcuni (pochi) si rifiutano di partecipare al gioco per scelta ideologica. Altri (pochi) per mancanza di allievi da promuovere. Un numero consistente di  professori ordinari vorrebbe essere “barone” ma non ci riesce, per incapacità personale nel tessere la rete di relazioni, a livello locale o nazionale, indispensabile a tal fine.

In questa definizione, un “barone” deve fare due cose, logicamente distinte.

i) Scegliersi uno (o più) protetti. Tale decisione è assolutamente arbitraria, a patto che il prescelto abbia la laurea e, ora, anche un dottorato nella disciplina di appartenenza, o in disciplina affine (il rettore Frati ha risolto brillantemente il problema di come assumere una moglie laureata in Lettere alla facoltà di Medicina istituendo una cattedra di Storia della Medicina). A parte questo, tutto va bene. A un estremo, i “baroni” più spudorati scelgono figli, mogli e amanti (la famosa Parentopoli che tanto scandalizza i giornalisti ingenui). All’altro ci sono casi di “baroni” altruisti, che si danno da fare per candidati non allievi diretti o addirittura sconosciuti, o per meriti scientifici. La maggioranza dei “baroni” sceglie semplicemente il proprio allievo,  bravo o pessimo che sia.

ii) Adoperarsi per la carriera del prescelto. In genere si inizia con dargli posti da precario (assegni, borse contratti etc.). poi si crea un posto da ricercatore, e poi si spinge perché sia bandito un concorso da associato etc. fino alla cattedra. Inoltre, il “barone” deve darsi da fare perché il suo allievo vinca i concorsi. Le strategie possibili sono molte, e non posso dilungarmi, anche se magari potrebbe essere divertente e istruttivo. Il punto essenziale da ricordare è che tutti i “baroni” di un Dipartimento vogliono far promuovere i propri allievi. Quindi la concorrenza, soprattutto in tempi di vacche magre come quelli attuali, è spietata, e si è spostata soprattutto a livello locale. E’ diventato più difficile creare un posto per il proprio allievo che fargli vincere il concorso. Nei mitici anni Ottanta e Novanta, un “barone” poteva sperare di portare in cattedra tre o quattro allievi. Ora la mediana è uno, e molti non riescono neppure ad averne uno.

Tutto questo è ABC per gli universitari italiani – ma prego i lettori non universitari (o universitari AmeriKani) di meditare un attimo prima di continuare. Ripeto: il “barone” è colui che fa far carriera ai suoi “protetti”, o almeno ci  prova seriamente.

Cosa dice di NUOVO la legge? E’ importante sottolineare NUOVO. La legge NON aumenta il potere concorsuale dei professori di prima fascia – per la semplice ragione che era GIA’ assoluto. Come detto, solo gli ordinari possono essere membri di commissione di concorso. La legge, contrariamente a quanto detto, NON aumenta neppure il loro potere accademico, almeno direttamente. Infatti, demanda alle università, nei loro statuti, la scelta delle procedure di elezione del rettore (l’elettorato attivo) e delle altre cariche accademiche. Queste ultime, salvo casi eccezionali, sono GIA’ riservate ai professori di prima fascia. La legge aumenta il potere dei Dipartimenti e abolisce le Facoltà (in pratica), ma non limita la partecipazione di associati e ricercatori ai consigli di Dipartimento. In sostanza, non aumenta il potere dei “baroni” perché era già molto forte. D’altra parte non intacca le prerogative personali di associati e ricercatori, tutti di ruolo. Quindi gli oppositori della legge, formalmente, hanno torto. La legge non è a favore dei baroni.

La novità della legge in questo argomento è “nascosta” nell’Articolo 6 comma 7 e 8:

  • nel comma 7 l’ANVUR stabilisce criteri oggettivi di verifica dei risultati dell’attività di ricerca ai fini del comma 8.
  • il comma 8 prevede che in caso di valutazione negativa ai sensi del comma 7, i professori e i ricercatori sono esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione e progressione di carriera del personale accademico, nonché dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca.

Dal punto di vista dei “baroni”, questi due commi sono potenzialmente devastanti. Infatti l’esclusione dalle commissioni toglie loro la fonte primigenia del loro potere. Se non possono essere in commissione, non possono  aiutare direttamente i propri protetti e non possono neppure scambiare promesse con i commissari (se ora tu mi fai vincere X, appoggio il tuo allievo Y al prossimo concorso). Si prefigura, per la prima volta nella storia dell’università italiana, una distinzione esplicita fra professori ordinari di serie A e di serie B o, se vi vuole fra (potenziali) “baroni”, e zombie accademici.

Succederà? Tutto dipende dall’ANVUR, che deve stabilire i “criteri oggettivi”. E’  in corso la procedura di selezione dei sette commissari. Entro il 20 settembre, gli aspiranti dovevano candidarsi, ed una commissione di cinque saggi deve presentare al ministro una lista di 10-15 nomi. Il ministro dovrà poi scegliere (tutti i dettagli in http://anvur.miur.it/).  La previsione implicita è che vengano  scelti commissari inoffensivi, vecchi “baroni” al finire della carriera e che questi stabiliranno criteri molto permissivi. In  tal caso, tutti (o quasi) i professori ordinari passeranno la verifica e tutto rimarrà come prima. Ma esiste uno scenario alternativo.

Mettiamo che si siano presentati  alcuni modernizzatori AmeriKani e che la commissione li abbia inseriti nella lista. Mettiamo che il Ministro li scelga – in parte per odio nei confronti dei professori in parte per risparmiare (i professori che non passano la valutazione non hanno diritto agli scatti di stipendio dopo il 2013). Il Comitato Direttivo ANVUR si trova con una maggioranza di AmeriKani, che impone una visione molto rigorosa dei criteri minimi per una valutazione positiva dell’attività di ricerca. Io mi intendo di pubblicazioni in Economia , e quindi  faccio un esempio del settore. L’ANVUR potrebbe stabilire che il minimo di attività è la pubblicazione di un articolo in una delle 219 riviste citate nella lista di Kalaitzidakis-Mamuneas-Stengos (An  Updated Ranking of Academic Journals in Economics, Rimini Centre for Economic Analysis WP 10-15, 2010). Un articolo in tre anni su un totale di 219 riviste e diciamo circa 15000 articoli non è certo un ritmo di pubblicazione da Assistant professor in tenure track ad Harvard. Per fare un esempio, Boldrin ne ha sei dal 2008 al 2010. Eppure, secondo il Bollettino dei Concorsi di Perotti, circa la metà dei commissari ai concorsi a cattedra 2000-2004 non aveva nessun articolo in una lista di 169 riviste (una versione anteriore) nell’intera loro carriera. E comunque l’ANVUR, nella sua versione AmeriKana, potrebbe essere anche più dura, chiedendo 3 articoli invece di uno, o magari un articolo nelle 100 riviste più importanti o uno nelle 50 più importanti e così via. Tanto più i criteri sono stringenti, tanto meno sarebbero i professori ammessi al sorteggio per partecipare alle commissioni. Il metodo è applicabile, più o meno facilmente, a tutte le discipline (per Lettere bisogna lavorare un po’, ma si può fare)*.

Quali sarebbero i vantaggi?

a) solo i professori in grado di pubblicare su riviste di livello internazionale potrebbero essere in commissione. Questo sarebbe già un vantaggio. In teoria, questi potrebbero avere (e scegliere) allievi incapaci, ma è poco probabile. Inoltre i bravi avrebbero ben pochi incentivi a far passare allievi di zombie accademici, che, essendo  esclusi dalle commissioni, non avrebbero possibilità di vendetta;

b) gli zombie accademici si troverebbero  in una situazione molto difficile, con poche o nulle possibilità di esercitare  potere “baronale”. Scommetto che molti, soprattutto anziani, sceglierebbero il prepensionamento, come exit strategy dignitosa. Questo sarebbe di per sè positivo. Ridurrebbe i costi del personale, e quindi aprirebbe spazi per nuove assunzioni;

c) tutti i professori ordinari sarebbero stimolati a pubblicare nelle riviste internazionali. Per i migliori, non sarebbe un problema. Dovrebbero solo continuare a fare quello che hanno già fatto. Per gli zombie ed i professori marginali (quelli che hanno passato la selezione per il rotto della cuffia) sarebbe invece difficile. Pubblicare sulle riviste internazionali richiede conoscenze ed abilità che non si improvvisano in pochi mesi. La soluzione più semplice sarebbe quella di trovare co-autori in grado di farlo. In altre parole, firmare i lavori dei propri allievi e protetti, con il giusto mix di lusinghe e minacce;

d) i “baroni” non potrebbero più scegliere ad libitum i loro  protetti. Dovrebbero preoccuparsi della capacità dei prescelti di scrivere articoli pubblicabili, e non solo per il bene dell’allievo stesso, ma anche per il proprio. Paradossalmente, questa esigenza sarebbe tanto più sentita quanto meno bravo è il “barone”. Uno veramente bravo non ha bisogno di farsi scrivere gli articoli dagli allievi. Al limite, potrebbe scrivere lui gli articoli e farli firmare agli allievi (magari giovani e belle/i).  Inoltre, gli allievi bravi dei “baroni” mediocri avrebbero comunque un minimo di potere contrattuale. In caso di difficoltà col proprio “barone” potrebbero sempre offrire la propria penna a qualche altro “barone” (altrettanto scarso ma più amichevole) alla ricerca di pubblicazioni.

In questo scenario, la legge potrebbe cambiare alla radice i meccanismi e gli equilibri di potere nell’università, riducendo il numero dei potenziali “baroni” e costringendoli ad un comportamento virtuoso per non diventare zombie. In questo caso, la Gelmini avrebbe ragione: è una legge contro i “baroni”

Purtroppo, come la maggioranza dei miei colleghi, anch’io ritengo lo scenario virtuoso poco probabile (il 5%? Il 10%?). Ma, data la posta in gioco, forse varrebbe la pena di fare qualcosa per promuoverlo.

*PS pregasi astenersi da commenti sui criteri oggettivi. Tipo: ma un articolo fondamentale può anche uscire su una rivista sconosciuta e simili. Lo so, anche se è statisticamente improbabile. E’ la legge che parla di criteri oggettivi. L’ha scritta sicuramente un economista.

109 commenti (espandi tutti)

Nei poteri dei baroni hai tralasciato di indicare che hanno anche il potere di influenzare i corsi di laurea, imponendo la presenza di materie a loro gradite, ma che poco o nulla hanno a che fare con quanto serve ai laureati per trovare un posto di lavoro. FIno adoggi ho visto infatti basare l-assegnazione dei posti in funzione dle "carico didattico", per cui chi era "in sofferenza" (molte lezioni e poche persone nel settore scientifico disciplinare) aveva molte piu' probabilita' di avere dei posti da gestire. LA potenza dei baroni si vede anche dal fatto che dopo complicatissimi calcoli per valutare il grado di sofferenza (tiene conto delle laurre seguite, delle ore di lezione, del numero degli esami, tutti con pesi diversi), se alla fine il conto non favorisce il barone di turno, dopo avere perso ore di riunioni per decidere i cirteri ed applicarlli, con buona pace di chi risulterebbe stracarico di lavoro e con pochi docenti viene messo a tacere perche' "la facolta'" non ti dara' mai un ricercatore e il posto se lo prendono i soliti noti che imperano a piacere nei consigli di dipartimento e facolta'.

Comunque stiamo facendo dell'accademia, siamo perfettamente tutti consapevoli che i professori sono tremendamente conservatori e che riusciranno ad eliminare ogni ostacolo alla loro attivita', applicando il motto di Tomasi di Lampedusa e facendo fallire anche questa riforma, cosi' come, spalleggiati dagli ordini professionali, hanno fatto saltare quella del 3+2.

Come non l'ho detto: "si crea un posto da ricercatore" per mettere a posto l'allievo con una serie di strategie che non ho spazio per raccontare in dettaglio. In alcuni casi si enfatizzano le necessità didattiche esistenti con complicati calcoli, in altri quelle future (p.es. l'apertura di nuovi corsi di laurea che inevitabilmente attrarranno migliaia di studenti), in altre ancora si sottolinea la bravura del proprio allievo o ci si appella alla tradizione decennale della materia etc. Ciascun "barone" usa le tecniche persuasive che ritiene più efficaci a conseguire il proprio fine - convincere gli altri "baroni" a creare il posto per il proprio allievo. Associati e ricercatori sono (quasi sempre) una massa di manovra.

E comunque l’ANVUR, nella sua versione AmeriKana, potrebbe essere anche più dura, [...]

A scanso di equivoci concettuali, mi inserisco per informare il lettore medio di nFA che l'"ANVUR ameriKana" non esiste. Chiunque proponesse una roba del genere dovrebbe anche avere fatto un buon training di mezzofondo e cominciare a correre, correre, correre...

Folle vocianti (di Americani veri, armati di forcone) sarebbero tosto alle calcagna dello sfortunato...

RR

 

...?

Non credo di aver capito questo commento.

Nel senso, una ANVUR americana? Non credo che fosse questo il punto del post, penso che l'idea fosse, una ANVUR italiana con una maggioranza di personaggi che l'estero lo conoscono e sono in grado di pensare razionalmente e non in modo baronale.

Per quel che ne so, non esiste una ANVUR americana perchè ci sono altri canali di valutazione, più efficaci e diversificati. Ma, again, senza valutazione non si va da nessuna parte. Qualsiasi valutazione, intanto, poi si vedrà di raffinarsi.

Ma, again, senza valutazione non si va da nessuna parte. Qualsiasi valutazione, intanto, poi si vedrà di raffinarsi.

Tipica locuzione gelminian-giavazziana, con la quale non si va da nessuna parte, e comunque con la quale si puo' andare tranquillamente anche nel burrone (come sistema universitario).

RR

 

 

 

Non capisco! Onestamente, senza doppi sensi. Non capisco cosa vuol dire.

Nel mio dipartimento a un certo punto si è deciso di distribuire i fondi di ricerca "ex 60%" in base alla produzione scientifica. L'asticella è molto bassa, i tre quarti del Dipartimento sono nella fascia di eccellenza e prendono il massimo. La cifra da spartire è minima, un eccellente incamera 3000-4000 euro l'anno. Anche per chi non fa assolutamente nulla (significa: nemmeno un extended abstract in 5 anni) comunque ci sono 500-1000 euro a testa da distribuire a pioggia.

Ora: nonostante gli incentivi siano minimi e la punizione irrilevante, io e miei colleghi ci siamo messi a pubblicare di più - anche chi pubblicava zero adesso pubblica. Io sospetto che sia più l'esposizione al giudizio dei colleghi (si formano delle graduatorie che vengono distribuite) che l'effettiva convenienza di avere quei pochi soldi per la ricerca.

Quindi, mia personale conclusione: intanto facciamo la valutazione, sempre meglio che nulla. Poi per migliorare c'è tempo. Non è stato così anche col CIVR? O non vorrete dirmi che il CIVR fosse stato fatto "bene". Ma è stato meglio che nulla e ha avuto almeno un po' di effetto.

Non conosco controesempi.

Non capisco! Onestamente, senza doppi sensi. Non capisco cosa vuol dire.

Bene, poichè io tengo un blog dove scrivo e commento di queste cose, allora rimando ad alcuni miei post per degli esempi e delle spiegazioni, ad esempio discutendo del "fondo premiale" per le Università che piace molto alla Gelmini, e anche a Giavazzi: qui parlo del bislacco e incomprensibile indicatore A1 sulla “qualità” dei processi formativi, e qui del rozzo e “produttivistico” indicatore A2 sui risultati formativi. Nell'ultimo post descrivo l'inadeguatezza degli indicatori B1, B2 e B4 per la "qualità della ricerca", e a gennaio chiuderò i commenti su questo capitolo.

Tu scrivi: con la distribuzione del "60%" Dipartimentale in base alla produzione scientifica, si sono ottenuti dei risultati buoni in termini di pubblicazioni "minime". Ma io invoco la valutazione per il finanziamento dei progetti, e ne ho scritto qui (facendo riferimento sempre al livello nazionale, in merito ad una proposta inserita "di straforo" nel ddl Gelmini). Quindi applaudo al Vs. modo corretto di impostare la distribuzione Dipartimentale (che peraltro deve essere una dotazione abbastanza basica, "popolare", per consentire di lavorare a chi lavora). Altro discorso è quello che si legge in giro per le politiche di sistema [tipo Gelmini-Giavazzi], che giudico nel complesso molto insoddisfacente e altamente criticabile.

Spero di essermi spiegato, ora, perchè il mio obiettivo è spiegare, comunicare - non quello di fare polemiche gratuite.

RR

Articolo lucido e preciso, grazie al postatore!

Queste sono banalità per un insider, ma è bene ribadirle una volta ogni tanto, per ricordarsi che queste banalità sono forse la piaga peggiore dell'Università italiana. A starci dentro si rischia l'assuefazione, sembra che queste cose siano fisiologiche. Non lo sono, sono una forma di delinquenza.

La mia riflessione è che - ancora una volta - non resta che prendere atto di come questa riforma sia una non-riforma. Aspettiamo che parta l'ANVUR, tutto ruota attorno alla valutazione. Se davvero esiste il 5-10% di porbabilità che l'ANVUR alzi l'asticella anche di pochino, vale la pena di impegnarsi perché accada.

Non credo che si farà. Nel frattempo, aspettando la riforma, avremmo potuto partire con altri CIVR. Non lo abbiamo (per ora) fatto. O avemmo potuto lanciare l'agenzia di valutazione quando la proponeva Mussi. Non s'è fatto. L'aria che tira da molti molti anni è che nessuno voglia sul serio la valutazione.

Forse non ci sarebbe bisogno di una maggioranza di ameriKani, ne basterebbero uno o due: ai baroni non piace essere additati al pubblico ludibrio. e di questi tempi non e' difficilissimo farlo. 

Proprio oggi leggevo questo recente articolo apparso su Nature, che (come un'altro apparso alcune settimane fa) parlava della riforma Gelmini in termini positivi perché:

Establishing ANVUR would show that Italy has placed its university system on the road to true reform

Visto quello che ho appena letto su questo post, l'ottimismo britannico non e' affatto giustificato, e questo a prescindere dal proverbiale pessimismo italico.

Perche? L'interpretazione di Giovanni lascia uno spiraglio di ottimismo. Tutto dipende dall'ANVUR, e ci sono margini di discrezionalità sufficienti perche' la cosa funzioni. I 5 saggi che devono scegliere il comitato direttivo sono questi, qualcuno li conosce?

- Prof. Marco Bersanelli (Prof. Ordinario di Astrofisica presso l'Università degli studi di

Milano)

- Prof. Claudio Bordignon (Prof. Ordinario in Malattie del sangue all'Università VitaSalute San Raffaele di Milano)

- Prof. Salvatore Settis (Prof. Ordinario di Storia dell'arte e dell'archeologia classica nella

Scuola normale superiore di Pisa)

- Dott. Marco Tornasi (Direttore Generale per l'università, lo studente  e il diritto allo

studio universitario)

- Dott. Dirk Van Damme (Capo del Centro per l'educazione, la ricerca e l'innovazione

presso l'OCSE).

Si, in realta' non volevo dire che e' giustificato il pessimismo, volevo solo dire che se uno vuole essere ottimista il condizionale e' assolutamente d'obbligo. Questa e' pure sempre l'Italia.

In realta' un pizzico di vero ottimismo sei riuscito a intillarlo, almeno a me, visto che Salvatore Settis e' l'autore di un libro "Paesaggio, Costituzione, Cemento" che avevo adocchiato pochi giorni fa e sto per comprare, viste le ottime premesse dell'indice: a naso sembra un individuo dotato della tensione morale necessaria per compiere la scelta "giusta".

Ho fatto una ricerca veloce su Marco Bersanelli:

Astrofisico, cinquanta anni, vicino a Comunione e Liberazione, appena nominato professore ordinario. Una non meglio specificata esperienza post laura come "Visiting Scholar at the Lawrence Berkeley Laboratory, University of California". Dopodiche' carriera stanziale a Milano. In una sua mini-biografia in rete dicono che

He has given many public seminars, coordinated public exhibits, and published essays exploring the links between science and religion and is the author of Solo lo stupore conosce (Milan: Rizzoli, 2003) about the human adventure of scientific research.

Secondo l'ISI Web of Knowledge ha 96 pubblicazioni, 1200 citazioni e un h number 20. A me sembrano numeri per nulla straordinari per un ordinario o un associato in fisica, e in particolare il suo h number e' mediocre. Tra l'altro alcuni dei suoi lavori sono frutto di ampie collaborazioni sperimentali e riportano decine di autori. La fisica sperimentale delle grandi collaborazioni e' pero' un campo che non conosco bene, forse bisognerebbe chiedere a Alberto Luisiani per avere una migliore valutazione dei suoi indici bibliometrici.

 

Allora Formigoni se ne è presi due su cinque : il medico e l'astrofisico

Oramai in Lombardia nella Sanità domina incontrastato quindi all'attacco dell'Università nazionale.

Sarà felice anche Lupi

 

Questa e' pure sempre l'Italia.

 

La descrizione delle grandi manovre per i concorsi mi ricordano ciò che succede nelle grandi industrie per l'annuale nomina dei nuovi dirigenti.

Forse è il paese che è malato non solo l'Università!

Dai, Bordignon mi sembra avere un profilo scientifico di ben altro livello e comunque incontestabile.

Bordignon e Settis sono gli unici due italiani membri dell'ERC. Di Settis non so nulla; Bordignon e' (era) molto bravo. Per una cronostoria http://www.via-academy.org/VIA/index.php?title=ANVUR 

Bordignon e Settis sono gli unici due italiani membri dell'ERC

In che senso? Perche' nei panel dell'ERC (quelli che assegnano i fondi europei) ci sono un sacco di italiani, tra cui (ad esempio) Giorgio Parisi e Massimo Inguscio.

Nel direttivo dell'European Research Council ci sono solo Settis e Bordignon. I fondi europei sono  molti e molto complessi

Conosco bene Settis e non sono ottimista. E' molto intelligente e conosce bene il mondo, ma in faccende universitarie è un conservatore totale e odia la Gelmini e Bondi per motivi personali.Noto  che manca uno scienziato sociale

 

Il 4o è Marco Tomasi (con la M), non è un docente, ex DA di UniTn e PoliTo.

Persona molto capace e di ampie vedute. Tuttaltro che il solito burocrate o manager.

 

 

Sì, Settis è l'emblema del Barone... l'uomo dalle mille poltrone

A mio parere, sulla base di quello che ho capito e di quello che sento, pur augurandomi di sbagliare, le norme introdotte giocheranno a favore dei baroni/porci.

L'art. 17 introduce l'abilitazione scientifica nazionale come requisito "necessario" per poter accedere ad un ruolo di prima/seconda fascia. In realtà risulterà essere un requisito "sufficiente", in quanto se un contendente prende questa idoneità ne consegue che poi nessuno avrà la concreta possibilità di dire che un certo pretendente non va bene. Lo spazio di discrezionalità a livello locale si incrementa, con un effetto complessivo assai regressivo rispetto alla situazione in cui eravamo arrivati (in realtà grazie alla Moratti). Se uno è un barone/porco avrà certamente un livello di condizionamento a livello locale (altrimenti che barone è ...) e quindi la contendibilità dei posti diminuisce drasticamente.

La contenbilità dei posti si giocherebbe in teoria a livello di ottenimento dell'abilitazione scientifica nazionale. Ma a questo livello ci sono due difetti importanti della procedura introdotta: esiste la componente aleatoria (con questa chi entra non "rende conto" a chi lo ha eletto) e non esiste il numero massimo di concorrenti idoneati. Per quale ragione la commissione che si muove su queste regole dovrebbe convergere su regole di lavoro restrittive ? Sarà seria o poco seria ma prevedo che converga su regole poco restrittive.

L'effetto combinato sarà nella direzione non voluta. Una concessione mediamente "lasca" dell'idoneità nazionale più un condizionamento assoluto della chiamata a livello locale consentono di posticipare tutte le operazioni accademiche non gradite, e di concretizzare solamente quelle che rispondono alla logica desiderata.

Concordo con il post che l'art. 6 avrà un effetto importante. Nel medio termine però. Le vicende concorsuali sono sempre per definizione vissute sul breve termine.

Non concordo. L'articolo 6 può avere effetti molto profondi ed immediati. Forse non mi sono spiegato bene. Ipotizziamo che l'ANVUR adotti un criterio molto selettivo per la verifica dell'attività scientifica (OK, lo so, non succederà mai, ma ci spero). Supponiamo che sia tale da far passare solo il 10% dei professori  ordinari nella prima applicazione (i "bravi"), e che ci sia un altro 10%, pur non approvato, è abbastanza vicino al limite minimo per poter passare la prossima volta (i "bravini"). Il restante 80% è troppo distante e non sarà mai in grado di raggiungere il limite (gli "zombie"). L'elenco è noto, in quanto  corrisponde ai sorteggiandi nelle commissioni. Supponiamo anche che tutti i professori ordinari siano "baroni" con un allievo da far promuovere all'abilitazione da ordinario. Ma solo uno dei "bravi" può essere in commissione. Che interesse avrebbe costui a far passare un allievo di un "zombie", che sa per certo non potrà mai essere in commissione e quindi  rendergli il favore? Dal punto  di vista della logica baronale, gli  converrà piuttosto far passare il proprio protetto e quelli degli altri "bravi" o al massimo dei "bravini". Così facendo, infatti massimizzerà le possibilità di trovar posto ai propri allievi, piazzandoli nei posti che venissero a crearsi negli atenei dove il professore è uno "zombie", che in quanto tale non può aiutare il proprio protetto. La qualità del corpo docente migliorerebbe perchè i bravi si riprodurrebbero e gli "zombi" no. Si aggiunga che la commissione  non potrebbe ragionevolmente abilitare studiosi che non avessero i requisiti minimi per essere a sua volta commissiario. 

Ammetto, è una visione utopistica e tirata per i capelli... :-) Ma la logica è quella dei modelli di selezione naturale.

premetto che sono abbastanza daccordo con te su quasi tutto. C'è tuttavia una piccola falla nel tuo ragionamento, secondo me. Tu assumi che i "bravi" ed i "bravini", in quanto bravi e bravini,  abbiano automaticamente allievi bravi e bravini, o quanto meno abbiano incentivo a far passare i propri allievi bravi e bravini. Questa secondo me è un'ipotesi molto azzardata, in mancanza di un meccanismo che leghi scelta (concorsuale) a risultati (fondi di ricerca). D'altronde, la storia dei comesichiamavano? sraffiani? in Italia non è fatta di qualche capostipite di valore e una serie di allievi che--lasciamostare?

E' vero, in teoria un "bravo" può scegliere un protetto scarso, magari per motivi extra-accademici (un bel sorriso?). D'altra parte, mi sembra difficile che riesca a farlo passare. Se l'ANVUR dice che il minimo di produttività è X, è difficile dare l'abilitazione ad uno che non arriva ad X. Casomai, se ci tiene tanto, il "bravo" può aiutare il proprio allievo a pubblicare

Si, qui però il caso è opposto. Maestri mediocri come Einaudi hanno avuto allievi eccellenti come Sraffa, che ha insegnato a Cambridge, non a Torino o alla Bocconi...

Sraffa non ha mai insegnato. Era il bibliotecario del King's College. Sul valore di Sraffa come economista, chiedete a Boldrin

"Sraffa non ha mai insegnato. Era il bibliotecario del King's College."

Giovanni mi sa che non e' del tutto vero. Sraffa ha insegnato a Cambridge per tre anni, poi, essendo di una timidezza proverbiale e odiando insegnare, allora Keynes gli creo' la carica di Marshall Librarian.

Esatto, ha insegnato, poi ha smesso per motivi caratteriali.Non riusciva a parlare in pubblico. Era considerato da Keynes il miglior economista dopo di lui,autore della seconda grande critica alla Teoria Neoclassica oltre alla General Theory .

Mi faccio però due domande legate a questioni di brevissimo:

1) Che effetto avrà il particolare che i "sorteggiabili" saranno tali in base ad una propria disponibilità (ex punto h dell'art.16) ? Uno si deve rendere disponibile per un incarico gravoso, gestito in solitaria o in tandem rispetto al settore scientifico disciplinare, non remunerato, che dura per due anni. E perchè uno si deve rendere disponibile ? Sulla base di quale ragionamento io sarei disponibile a una cosa così ? Per questioni ideali ? Per questioni di bottega ? Per "mandato" di un gruppo di persone serie ? Mi sa tanto che il meccanismo tenda a selezionare al contrario (pur tra persone che hanno superato il test di verifica scientifica ...). Un barone/porco con il curriculum a posto (che di sicuro si candida) finirà per fare sfracelli ...

2) Non è che lo zombi (adotto il linguaggio sopra esposto) finisca per influenzare le decisioni a livello di idoneità facendo pesare il suo controllo sulle chiamate dei posti a concorso ? La logica baronale non è così naives da considerare separati il tavolo dell'abilitazione scientifica nazionale e il tavolo su cui si discute delle chiamate. Se sono forte su un tavolo, faccio base su questa forza per scambiare sull'altro tavolo. Quindi, mi chiedo: non è che la posizione rafforzata sui contesti locali (ben rafforzata rispetto a prima) finisca per rafforzare in generale la posizione baronale ?

Mi pare che ci siano delle concrete possibilità perchè l'effetto complessivo sia pregiudicato. In questo momento non mi interessa il piano della polemica politica, delle norme alternative che avrei preferito, delle simpatie e delle antipatie. Mi interessa solo provare ad immaginare come funzionerà nel concreto questa cosa. Vedo nero.

Uno si deve rendere disponibile per un incarico gravoso, gestito in solitaria o in tandem rispetto al settore scientifico disciplinare, non remunerato, che dura per due anni.

Per l' ebbrezza del potere. Stare in commissione è sempre stato gravoso etc. eppure si sono sempre trovati candidati. Un tempo si facevano campagne elettorali, spendendo soldi e fatica per essere eletti. Quindi non vedo perchè dovrebbe essere diverso questa volta

 

 

Non è che lo zombi (adotto il linguaggio sopra esposto) finisca per influenzare le decisioni a livello di idoneità facendo pesare il suo controllo sulle chiamate dei posti a concorso

 

In teoria si, in pratica ci sono due casi: i) posti "falsi" (creati per l'esigenza di promuovere insiders senza effettive esigenze didattiche) e ii) posti "veri" (creati per effettive esigenze didattiche). Uno zombie può impedire la messa a concorso di posti falsi, nella certezza di non poterli controllare. Ma questo sarebbe un bene: le università risparmierebbero e potrebbero usare i fondi più produttivamente. Uno "zombie" può anche ritardare la messa a concorso/chiamato di posti veri, ma ad un certo punto non potrà impedirla. Qualcuno che insegna una materia fondamentale ci vuole

Dall'ANVUR:

- Prof. Marco Bersanelli (Prof. Ordinario di Astrofisica presso l'Università degli studi di
Milano)
- Prof. Claudio Bordignon (Prof. Ordinario in Malattie del sangue all'Università Vita-
Salute San Raffaele di Milano)
- Prof. Salvatore Settis (Prof. Ordinario di Storia dell'arte e dell'archeologia classica nella
Scuola normale superiore di Pisa)
- Dott. Marco Tornasi (Direttore Generale per l'università, lo studente e il diritto allo
studio universitario)
- Dott. Dirk Van Damme (Capo del Centro per l'educazione, la ricerca e l'innovazione
presso l'OCSE).

I 5 saggi non sembrano malaccio, mi sbaglio?

ANVUR

Carlo Carminati 3/1/2011 - 09:41

Oggi ho trovato un aggiornamento sul sito di VIA academy: qualcuno puo' confermare?

A prima vista non sembrano malaccio nemmeno questi.

Lo scoop è sul Corriere. Conosco bene Graziosi - e, contrariamente a quanto scritto dalla VIA, è un pioniere della valutazione. Infatti, in qualità di presidente della SISSCO (Società per lo Studio della Storia Contemporanea) ha creato una commissione per la valutazione delle pubblicazioni in ambito umanistico, nell'ambito dell'iniziativa CUN per i requisiti minimi per i concorsi (2009). La commissione ha prodotto un software per il ranking delle riviste, sulla base di alcuni  indicatori di diffusione internazionale e di organizzazione interna delle riviste. In particolare l'uso di referee. Solo 3 riviste su circa 80 usavano il peer reviewing esplicitamente. Ovviamente, appena si è diffusa la notizia che è importante, tutte hanno dichiarato che lo usavano da sempre o che lo avevano introdotto proprio quell'anno. Sulla base di quell'esperienza, fu poi incaricato dal CUN di presiedere un comitato ad hoc che ha recepito il metodo della commissione SISSCO, dopo ampia consultazione con le società scientifiche dei settori umanistici. Il CUN ha approvato, suggerendo alle società scientifiche di preparare elenchi per ciascuna disciplina, da usare nei concorsi (il CUN non può obbligare nessuno, solo indicare).  Poi, come spesso succede in Italia, le  società stesse, tranne una, si sono rifiutate di applicare il metodo, adducendo varie scuse, della serie "bisogna leggere gli articoli" e la cosa si è arenata. Naturalmente, gli scienziati della VIA queste cose non le sanno (indovinate perchè le so io...).

Sul sito VIA-academy si dice semplicemente che Graziosi

Non sembra avere pubblicazioni specifiche nel campo della valutazione.

Ovviamente l'attivita' di cui ci parli potrebbe non aver prodotto pubblicazioni di larga diffusione (anche se magari ha partecipato alla stesura di alcuni rapporti a circolazione 'interna'). Penso faresti bene a segnalare la cosa alla VIA (in genere son piuttosto scrupolosi, son sicuro che integreranno le info).

Comunque mi sembra che a livello scientifico sia una persona molto apprezzata, il che e' una buona notizia.

Si ok abbiamo capito il meccanismo. Ma voi che gli amerikani li conoscete bene, ci volete far sapere se di grazia si sono immolati per la causa? Farebbe loro grande onore :-)

Ma, data la posta in gioco, forse varrebbe la pena di fare qualcosa per promuoverlo.

 

cosa? no, davvero, diteci cosa, e noi partiamo.

 

Ma, data la posta in gioco, forse varrebbe la pena di fare qualcosa per promuoverlo.

 

cosa? no, davvero, diteci cosa, e noi partiamo.

a questo punto (a legge approvata, commissione di saggi nominata, probabile shortlist ANVUR  in mano al ministro) la domanda  da 100 milioni mi sembra questa:  che si puo' fare  ? 

Concordo con chi ha scritto che ai baroni non piace essere pubblicamente additati come maestri di imbrogli.  Quindi penso che una attivita'  di monitoraggio delle nomine, sulla falsariga dei "Bollettini dei Concorsi"  di Roberto Perotti, resa pubblica su questo sito, o su una pagina dedicata,  magari pubblicizzata da un editoriale su un quotidiano importante potrebbe aiutare. L'obiettivo dovrebbe essere quello di rendere piu' accountable chi potrebbe non sentirsi tale.  

Se qualcuno ha altre idee le esponga.  Non posso credere che NFA  si lasci scappare una causa persa come questa.

ps. Scrivo questo con la consapevolezza che  un monitoraggio pubblico (noto a tutti i partecipanti al gioco) puo' comunque essere inutile di fronte alla determinazione dei Baroni doc,  come ben illustrato dalla vicenda di Roma 3  in cui fui sportivamente coinvolto.

 

 

Sottoscrivo la proposta di Francesco.

Ho cercato già in passato, anche attraverso questo sito, di convincere colleghi italiani a realizzarla. Per farlo ci vogliono colleghi italiani e parecchi. Io sono assolutamente certo che lo sputtanamento pubblico del barone sia l'arma più efficace, anzi forse l'unica che ha qualche possibilità di successo ed esattamente per le ragioni che dice Francesco.

Proviamo a fare un appello pubblico e cerchiamo volontari? Ce ne vogliono parecchi per coprire tutte le discipline.

Qui abbiamo economia, ben coperta, storia economica, chimica, matematica, fisica, qualche ingegnere. Zero medici, architetti, studiosi del diritto ...

Facciamo un appello pubblico? Chi lo firma? Scommetto che Il Fatto ce lo pubblica ...

Se serve manovalanza per coprire i concorsi in medicina (o magari soltanto in chirurgia), io mi offro volontario. Sono in pensione, sogno da sempre un'iniziativa di questo genere e il tempo non mi manca.

Perche' parlate di "concorsi" al plurale?

Rimarra'  la sola "abilitazione nazionale aperta", o sbaglio?

Comunque d'accordo, monitoriamo. Su questo aspetto vi segnalo questa pagina  questa pagina che mi sembra interessante, visto che l'ANVUR e' lo snodo di tutto.

 

Su questo aspetto vi segnalo questa pagina che mi sembra interessante, visto che l'ANVUR e' lo snodo di tutto.

 Quale pagina? RImanda alla presentazione di NfA

Ooops! Hai ragione: ho corretto il commento.

Segnalavo una pagina del wiki di VIA-academy

Rimarra'  la sola "abilitazione nazionale aperta", o sbaglio?

Fortunatamente il princìpio del concorso non è stato manomesso in maniera sostanziale, come si può leggere all'Art. 18, rubricato "chiamata dei professori". Vi si disciplina, ad un meta-livello (perchè poi dovranno essere dei regolamenti d'Ateneo a farlo nel concreto) il procedimento concorsuale e la valutazione comparativa di candidati che abbiano liberamente risposto ad un bando pubblico dell'Ateneo, purchè in possesso della rispettiva abilitazione. Almeno così ritengo vada letto il testo, che riporto, anche se qualche cavillo linguistico per restringere il campo dei partecipanti o per evitare di eseguire una vera valutazione comparativa, lasciando spazio alla sola decisione politica del Consiglio di Dipartimento, si potrebbe forse scovare. Poi vedremo come si comporteranno le Università. 

Art. 18.
(Chiamata dei professori)


a) pubblicita` del procedimento di chiamata  sul sito dell’ateneo e su quelli del Ministero e dell’Unione europea; specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o piu` settori scientifico-disciplinari; informazioni  dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento economico e previdenziale;
b) ammissione al procedimento, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 29, comma 8, di studiosi in possesso dell’abilitazione per il settore concorsuale e per le funzioni oggetto del procedimento, ovvero per funzioni superiori purche´ non gia` titolari delle medesime funzioni superiori. Ai procedimenti per la chiamata di professori di prima e di seconda fascia possono partecipare altresı` i professori, rispettivamente, di prima e di seconda fascia gia` in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, nonche´ gli studiosi stabilmente impegnati all’estero in attivita` di ricerca o insegnamento a livello universitario in posizioni di livello pari a quelle oggetto del bando, sulla base di tabelle di corrispondenza, aggiornate ogni tre anni, definite dal Ministro, sentito il CUN. In ogni caso, ai procedimenti per la chiamata, di cui al presente articolo, non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinita`, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo;
c) [...] d) valutazione delle pubblicazioni scientifiche, del curriculum e dell’attivita` didattica degli studiosi di cui alla lettera b). Le universita` possono stabilire il numero massimo delle pubblicazioni in conformita` a quanto prescritto dal decreto di cui all’articolo 16, comma 3, lettera b), e accertare, oltre alla qualificazione scientifica dell’aspirante, anche le competenze linguistiche necessarie in relazione al profilo plurilingue dell’ateneo ovvero alle esigenze didattiche dei corsi di studio in lingua estera;
e) formulazione della proposta di chiamata da parte del dipartimento con voto favorevole della maggioranza assoluta dei professori di prima fascia per la chiamata di professori di prima fascia, e dei professori di prima e di seconda fascia per la chiamata dei professori di seconda fascia, e approvazione della stessa con delibera del consiglio di amministrazione. [...]

RR

 

Ma si', mi sembrava evidente fin da subito che i concorsi locali non sarebbero certo spariti, con buona pace di certi commentatori. L'abilitazione la prenderanno tutti (d'altronde le proposte di criteri che ho visto girare per la mia disciplina sono iper-inclusivi) e si tornera' al concorso locale. Senza il secondo abilitato.

Che se da un lato era una norma tutta italiana e abbastanza assurda nella sua bizantinita', talvolta compensava la vittoria di un mediocre candidato locale con la selezione del miglior esterno. Ora restera' solo il candidato locale (selezionato da una commissione locale?).

Ah, tra l'altro e' rimasto questo

(...) valutazione delle pubblicazioni scientifiche, del curriculum e dell’attivita` didattica degli studiosi di cui alla lettera b). Le universita` possono stabilire il numero massimo delle pubblicazioni in conformita` a quanto prescritto dal decreto di cui all’articolo 16, comma 3, lettera b),

un altro simpatico metodo concorsuale che facilita la selezione dei candidati mediocri.

L'abilitazione la prenderanno tutti (d'altronde le proposte di criteri che ho visto girare per la mia disciplina sono iper-inclusivi) e si tornera' al concorso locale. Senza il secondo abilitato.

Non possiamo chiedere all'abilitazione di risolvere tutti i problemi. L'abilitazione può risolvere certi problemi - esiste in quanto può contribuire a tagliare un po' di "impresentabili", e a promuovere la chiarezza dei percorsi di carriera.

Il concorso locale è poi necessario per fare, come in qualsiasi reclutamento, la valutazione comparativa fra gli aspiranti al posto.

Ho già scritto che, in linea di massima, sono favorevole allo schema.

RR

 

Sono assolutamente d'accordo che i concorsi (o le selezioni) locali siano tanto inevitabili quanto necessari. Peraltro funziona cosi' in tutto il mondo. Ma non sono stato io a cercare di vendere questa riforma come quella che "abolisce i concorsi". Giusto per ricordare quanta disinformazione sia stata prodotta in questi mesi.

Una valutazione locale e' essenziale per permettere ad una sede di sviluppare una politica scientifica autonoma. Il problema e' che fino a quando questa non verra' affiancata ad una seria valutazione scientifico/didattica dei dipartimenti o eventualmente dei singoli laboratori, non ci saranno gli incentivi per far ben funzionare i meccanismi di selezione locale, che resteranno principalmente clientelari. No matter what. E mi sbagliero', ma non penso che questa riforma che dovrebbe distribuire una piccola frazione del FFO in base a criteri non ancora specificati possa fornire incentivi sufficienti a cambiare la situazione.

Per quanto riguarda gli impresentabili, mi chiedo davvero quanti siano i casi recenti di vincitori impresentabili. Se e' vero che quasi sempre non vincono i candidati migliori, sarebbe interessante vedere quanti casi recenti (diciamo nell'ultimo decennio) esistono di vincitori che non passerebbero nemmeno un'abilitazione. Mi sbagliero' ancora, ma penso molto pochi. Detto questo, ben venga l'abilitazione (che esiste anche in Spagna e Francia, per dire), ma ti ricordo che questa era gia' prevista -- per di piu' gestita da una commissione di esperti stranieri -- nella proposta di riforma dei concorsi di Mussi.

Peraltro funziona cosi' in tutto il mondo. Ma non sono stato io a cercare di vendere questa riforma come quella che "abolisce i concorsi". Giusto per ricordare quanta disinformazione sia stata prodotta in questi mesi.

Beh, adesso non mi metto a tornare sulla disinformazione di regime perchè se n'è già parlato abbastanza. Il concorso è il principio universale per l'assegnazione di posti di lavoro. Concorrenza significa anche fiducia nella possibilità di valutazioni comparative serie ed eque. Certo, sarà più difficile nel Paese degli Alemanno e dei Bertolaso [quindi servono tecniche aggiuntive], ma alternative migliori non ne vedo.

Una valutazione locale e' essenziale per permettere ad una sede di sviluppare una politica scientifica autonoma. Il problema e' che fino a quando questa non verra' affiancata ad una seria valutazione scientifico/didattica dei dipartimenti o eventualmente dei singoli laboratori, non ci saranno gli incentivi per far ben funzionare i meccanismi di selezione locale, che resteranno principalmente clientelari.

Non sono d'accordo nel potere taumaturgico, meccanicistico e sostitutivo di altre facoltà e altri doveri dei c.d. "incentivi", in particolare se con ciò si intendesse mettere in campo una politica di finanziamenti selettivi avulsa dalla realtà giuridico-istituzionale in cui opera il settore dell'istruzione superiore e della ricerca, mentre sono favorevolissimo alla valutazione.

Per quanto riguarda gli impresentabili, mi chiedo davvero quanti siano i casi recenti di vincitori impresentabili.

A Fisica e Matematica, pochi, ma stando a quello che si legge su questo blog, pare che ad Economia ce ne siano parecchi.

RR

 

Caro RR,
            non condivido il tuo ottimismo.

Il concorsone nazionale aperto sembra fatto apposta per garantire che in futuro saranno todos caballeros (l'asticella dell'abilitazione nazionale sara' mooolto bassa. Scommettiamo?).

In questa situazione ciascuno sara' fortemente tentato di scegliere un candidato locale (come peraltro e' avvenuto in molti casi in regime di concorsi locali ad idoneita' multipla).

I Dipartimenti che hanno scelto bene finora continueranno a scegliere bene, ma molte (delle poche) risorse disponibili potrebbero essere usate, nei dipartimenti meno virtuosi, per arruolare (o promuovere) candidati mediocri (solo perche' locali): questo sarebbe pernicioso.

L'unico argine al disastro sarebbero efficaci incentivi (o disincentivi) per indurre le facolta' a scegliere bene (= forte responsabilizzazione).

Comunque a questo punto non ci resta che vedere che succede: incrociamo le dita!

Il concorsone nazionale aperto sembra fatto apposta per garantire che in futuro saranno todos caballeros (l'asticella dell'abilitazione nazionale sara' mooolto bassa. Scommettiamo?)

Non condivido la tua impostazione. La legge sottodetermina i comportamenti rilevanti: non può giungere a comandare come robot le persone. Però può porre obblighi, divieti, e financo raccomandazioni e denigrazioni. Può definire strutture e istituzioni. Noi dobbiamo interessarci di fare questo lavoro al meglio possibile, e lo schema fissato pare adatto al caso nostro. Dopo, cominceremo a preoccuparci del resto, e metteremo in campo altre forme di vigilanza e controllo.

L'unico argine al disastro sarebbero efficaci incentivi (o disincentivi) per indurre le facolta' a scegliere bene (= forte responsabilizzazione).

Visione marxista della storia che non posso sottoscrivere per nulla. La struttura non determina la sovrastruttura. Lascio volentieri a Giavazzi e ai suoi accoliti questa ideologia, noi la pensiamo diversamente.

RR

 

 

Il concorsone nazionale aperto sembra fatto apposta per garantire che in futuro saranno todos caballeros (l'asticella dell'abilitazione nazionale sara' mooolto bassa. Scommettiamo?)

Non condivido la tua impostazione. La legge sottodetermina i comportamenti rilevanti: non può giungere a comandare come robot le persone. Però può porre obblighi, divieti, e financo raccomandazioni e denigrazioni. Può definire strutture e istituzioni. Noi dobbiamo interessarci di fare questo lavoro al meglio possibile, e lo schema fissato pare adatto al caso nostro. Dopo, cominceremo a preoccuparci del resto, e metteremo in campo altre forme di vigilanza e controllo.

Impostazione? Io ho proposto una scommessa: o ci stai o non ci stai :)

L'unico argine al disastro sarebbero efficaci incentivi (o disincentivi) per indurre le facolta' a scegliere bene (= forte responsabilizzazione).

Visione marxista della storia che non posso sottoscrivere per nulla. La struttura non determina la sovrastruttura. Lascio volentieri a Giavazzi e ai suoi accoliti questa ideologia, noi la pensiamo diversamente.

RR

Che ti piaccia o no, quello che c'e' nella legge e' il modello Giavazzi (piu' o meno pastrocchiato). Ovviamente questo modello, per non provocare danni peggiori dei concorsi locali ad idoneita' multipla, dovrebbe sorreggersi sulla responsabilizzazione dei dipartimenti. Ma su questo piano la legge approvata e' deficiente: la strada e' ancora lunga e massimamente perigliosa.

Non capisco poi questi riferimenti a visioni marxiste e sovrastrutture, ma questo e' certamente un mio limite.

 

 

Secondo me fate i conti senza l'oste. Conti abbastanza insensati. Se i criteri vengono messi molto stretti sin da subito, è probabile che non si potranno formare le commissioni... per mancanza di commissari. E' altamente probabile invece che i criteri non siano affatto stretti.

Conviene che i criteri siano stretti? Secondo me, NO. Ma le mie ragioni sono complicate, e capisco che la mia posizione qui possa risultare pro-baronia. Secondo me, a dirla tutta, stabilire dei criteri nazionali unici di valutazione dei docenti è una follia statalista, e mai mi sarei aspettato su questo blog di sentir perorare questa causa.

Per quanto riguarda l'abilità dei baroni a pubblicare: soprattutto nel settore di medicina (a mio parere uno dei settori più corrotti in assoluto in Italia), il professore ordinario firma tutto il firmabile, spesso senza neanche leggere i lavori. Dato che i criteri non saranno stretti, per un barone superare lo scoglio non sarà poi troppo difficile, basta non avere sotto di se dei deficienti completi. Inolte, rimane il problema di stabilire dei criteri decenti per letteratura, filosofia, giurisprudenza, etc.

Infine, sulla definizione di barone data all'inizio. Guardiamo ai "full professor" europei. Chi non ricade in quella categoria? E negli USA? Davvero i full professor non hanno "protetti" e "preferiti" da piazzare magari in altre università? Io potrei enumerare almeno 4-5 casi di "baroni" che siano riusciti a piazzare i propri allievi in posti strategici, oppure anche al loro posto al momento della pensione. Potremmo forse dire che i "protetti" negli altri paesi hanno dei curriculum migliori del protetto medio italiano. Sicuramente non si arriva agli scandali italiani. Ma non raccontiamoci barzellette: la "politica" universitaria gioca un ruolo importante in tutte le Università del mondo. Credere di poterla eliminare con delle regolette legislative per premiare il "merito" in maniera "scientifica" è piuttosto ingenuo.

Lipari, sembri decisamente non capire.

La riforma non l'ha scritta GF o qualche altro redattore di nFA. L'avessimo scritta noi sarebbe molto più semplice e radicale.

Qui si ragiona dentro ai vincoli, stretti, che la riforma impone assieme all'assetto corrente dell'università italiana. La domanda che GF si pone è: data questa pletora d'osceni vincoli, si può sperare di fare qualcosa di utile?

Il paragrafo finale trasuda cattiva coscienza. Non che mi stupisca, ma mi diverte vedervi tutti ripetere sempre questa storiella ridicola secondo cui "tutto il mondo è paese". Sarà anche così, ma alcuni paesi son meglio degli altri ... e chi vale qualcosa lo sa.

Infine, sulla definizione di barone data all'inizio. Guardiamo ai "full professor" europei. Chi non ricade in quella categoria? E negli USA? Davvero i full professor non hanno "protetti" e "preferiti" da piazzare magari in altre università?

Eh? Per mia esperienza, negli usa nessun professore che abbia smesso di fare ricerca conta nel recruiting. In tutti e tre i casi che ho sperimentato, il ruolo cruciale nel mio reclutamento è stato giocato da un associate professor o equivalente, in due casi appena promosso a quel ruolo. Chi fa ricerca conta più di chi non la fa, associato o full che sia. 

Leggiti la legge. Per ciascun settore disciplinare (con almeno 50 professori) deve essere sorteggiato un membro della commissione per l'abilitazione - fatta a livello di  macrosettore. La tenure dura 2 anni - due tornate annuali (se le fanno). In  dieci anni sono necessari 5 professori  - al massimo il 10% del totale - di meno in settori numerosi

I criteri non saranno stretti perchè i "baroni" si ribellerebbero, non perchè sia impossibile farli stretti

Per quanto riguarda l'abilità dei baroni a pubblicare: soprattutto nel settore di medicina (a mio parere uno dei settori più corrotti in assoluto in Italia), il professore ordinario firma tutto il firmabile, spesso senza neanche leggere i lavori.

Ma scusa leggi  i post? Accendi  il cervello prima del computer? Rileggiti il punto d) dei vantaggi dei criteri stretti

Aspetto con ansia la dimostrazione dei  vantaggi dello status quo (criteri ampi). 

Scusate, mi sono spiegato male. Non difendo affatto lo status quo. Avrei voluto una legge molto più estrema e innovativa. E so benissimo che non l'avete scritta voi! Mi scuso per lo sfogo precedente.

A me sinceramente sembra che questa legge cambi pochissimo e che si sia persa un'occasione. Forse GF ha ragione, anzi lo spero: i "baroni" saranno puniti. Ma guardando ad esempio a Frati, citato nel post, difficilmente verrà punito, anzi probabilmente continuerà a far parte di commissioni di concorso, almeno a guardare il suo h-index su google.

Da quello che ho capito, le commissioni devono dare una specie di abilitazione nazionale; poi, il ricercatore TD sarà assunto nella sua università. Mobilità? poca, come adesso, difficilmente una università prenderà uno non locale. Chi mi "crea" il posto nella mia università? Il mio barone, e se lui non mi vuole, non mi prende, che io sia abile o no. Sempre che riescano a fare un concorso di abilitazione annuale, cosa di cui, permettetemi, dubito fortemente. Come fa il mio barone a creare un posto per me? Deve lottare contro gli altri baroni della stessa università. Che cambia rispetto ad ora?

Dite: a livello nazionale, l'abilitazione sarà più seria. E' vero, probabilmente si elimineranno gli "indecenti", e questa è forse l'unica "luce" che vedo nel tunnel di questa legge. Ma finché non vedo, non credo. Se l'asticella per l'abilitazione sarà bassa, l'eccellente "rompiscatole" (che ha litigato con il suo barone) potrebbe essere scavalcato benissimo in sede di assunzione da molti altri "docili" mediocri e restare fuori dalla lotteria delle assunzioni. Se l'asticella sarà troppo alta, tutto il meccanismo si bloccherà. Sapete benissimo che non si possono avere 60 e più università piene di professori al top nel mondo.

Infatti, un'altra cosa che manca è l'incentivo ad "aggregare" per fare massa critica. Serve aggregare i migliori. A qualcuno non piacerà, ma servono centri di eccellenza e università "di seconda fila", non 60 università mediocri. Questa cosa richiederebbe di dare soldi alle università migliori, che possano investirle offrendo stipendi più alti ai migliori ricercatori. Io per esempio avevo questa idea, che sarà anche da ingenuo idealista, ma insomma, perché dovrei rinunciare a dirla (http://scacciamennule.blogspot.com/2010/11/cosa-non-va.html)?

Con questa legge invece ci vogliono valutare tutti uno per uno, e premiarci o punirci singolarmente, indipendentemente da tutto il resto (didattica, abilità di fund raising, etc.) Purtroppo, questa cosa qui potrebbe avere effetti nulli o devastanti, dipende. Se mettono l'asticella troppo bassa, è come non metterla. Se mettono l'asticella troppo alta, premieranno in pochi. Gli stipendi sono già quello che sono, la carriera accademica in Italia diventerà ancora meno attrattiva. Bisogna poi capire quanto sarà messo in questo famoso "fondo" per la meritocrazia.

Nel nostro campo (Computer Science), ad esempio, si possono fare due tipi di ricerca: sperimentale, molto "costosa" in termini di tempo, e molto rischiosa come pubblicabilità; oppure ricerca teorica, carta e penna e mi invento il nuovo algoritmo per risolvere l'ennesimo problema accademico. Credeteci o no, la seconda è molto più semplice e frutta molto di più in termini di pubblicazioni accademiche, anche se molto meno in termini di trasferimento tecnologico. Valutando solo le pubblicazioni, i docenti saranno spinti a fare questa secondo tipo di ricerca, trascurando la prima, più rischiosa.

Poi: alcuni ordinari, non troppo lontani dalla pensione, da tempo si dedicano al "fund raising" e sinceramente il loro contributo alla ricerca è scarso. Hanno dato nel passato, quando erano più giovani e freschi, e adesso usano la loro posizione per convincere enti pubblici e privati a finanziare la ricerca. Da noi ce ne sono di molto convincenti. Che vogliamo fare, costringere anche queste persone a pubblicare? Vogliamo fare la manfrina di fargli firmare le pubblicazioni del loro gruppo, perché ogni 2 anni devono avere un tot di pubblicazioni? Mi sembra sinceramente ridicolo.

Insomma, io in questa riforma ci vedo molti punti oscuri, alcuni decisamente negativi. E' forse un miglioramento rispetto alla situazione attuale, ma mi sembra che siamo ancora molto ma molto lontani da quello che servirebbe veramente.

Dite: a livello nazionale, l'abilitazione sarà più seria. E' vero, probabilmente si elimineranno gli "indecenti", e questa è forse l'unica "luce" che vedo nel tunnel di questa legge. Ma finché non vedo, non credo. Se l'asticella per l'abilitazione sarà bassa, l'eccellente "rompiscatole" (che ha litigato con il suo barone) potrebbe essere scavalcato benissimo in sede di assunzione da molti altri "docili" mediocri e restare fuori dalla lotteria delle assunzioni. Se l'asticella sarà troppo alta, tutto il meccanismo si bloccherà. Sapete benissimo che non si possono avere 60 e più università piene di professori al top nel mondo.

Chi puo' sostenere che un'abilitazione nazionale aperta sara' "piu' seria"?

Io temo che alla fine saranno "todos caballeros" e poi impazzeranno le chiamate locali. Cosi' com'e', il concorso nazionale mi sembra peggio dei vecchi concorsi ad idoneita' multipla, a meno che non vadano rapidamente a regime valutazione e meritocrazia.

Su questo ultimo punto concordo con GF (se dovessi scommettere darei un 10% di probabilita' che cio' avvenga).

Purtroppo c'e' anche l'incognita "tempo": non sono un esperto, ma temo che mandare a regime il sistema prefigurato da GF richieda molti mesi, se non anni. Su questo punto mi piacerebbe avere delucidazioni: penso sia tutt'altro che secondario.

Purtroppo c'e' anche l'incognita "tempo": non sono un esperto, ma temo che mandare a regime il sistema prefigurato da GF richieda molti mesi, se non anni. Su questo punto mi piacerebbe avere delucidazioni: penso sia tutt'altro che secondario.

Anni? Sei un ottimista.

L'ANVUR è lì da più di due anni, i termini per le candidature sono scaduti il 30 settembre... e ancora non si sa niente.

A luglio ci dissero: preparatevi, caricate tutte le vostre pubblicazioni nel sistema, che a settembre si parte con la nuova valutazione CIVR di Cuccurullo.

Siamo al 2 gennaio, e non si sa ancora niente.

Stiamo ancora aspettando l'allocazione dei fondi per il 2010.

Adesso stanno ancora valutando il PRIN "2009", bandito all'inizio del 2010.

E così via...

Secondo voi, che probabilità c'è che facciano due abilitazioni nazionali ogni anno? E una all'anno? E una ogni due anni? (ricorsi permettendo).

Domanda semplice semplice: Boldrin - visto che viene nominato nell'articolo - si è candidato per far parte dell'ANVUR? Quanti della redazione di nFA hanno presentato la propria candidatura???? Insomma, se nessun Amerkano si candida mi pare evidente che poi la riforma non produrrà gli effetti sperati!!! 

Nessuno sapeva niente della cosa, ma dai, non ci sono solo gli amerikani. Non era l'anno dell'afrika? Forse si e' candidato Palma...

aho, che c'ho scritto "giocondo", Raimondo Vianello

Becchi un buono stipendio e diventi  uno dei sette uomini  più potenti dell'università italiana. Mi sarei candidato anch'io, per puri motivi ideali of course :-), se l'avessi saputo

Ecco, se l'avessi saputo ...

P.S. Questa è la parte seria: vi rendete conto che questa commissione è la chiave? E l'hanno tenuta praticamente segreta? E che è già sicuramente decisa, alla faccia della trasparenza? Quali rettori italiani saranno a conoscenza dei nomi ed avranno partecipato alla serie di telefonate con MSG che ne hanno deciso la composizione? Questa mi sembra l'unica domanda rilevante.

Il Bando è stato pubblicato il 29 luglio, con scadenza il 20 settembre.

Pur non essendo in un periodo ottimale, il lasso di tempo è stato ragionevole, e compatibile con gli standard internazionali (anche la form telematica). Del resto il ("nuovo") Regolamento è entrato in vigore solo il 13 giugno, quindi i tempi, comprensivi della nomina del Search Committee, erano quelli.

Il bando è stato tuttavia pubblicizzato tramite l'ENQA solo il 6 settembre, e similmente tramite l'EUA. Va detto che uno dei requisiti per i candidati è quello di avere padronanza della lingua italiana, cosa ha verosimilmente "tagliato" molti possibili candidati non italiani, con mio disappunto.

Non posso evitare di citare il fatto che un po' di pubblicità l'ha fatta anche il mio sito (che linkava il sito del MIUR per le candidature), che ha consentito a molte persone di prendere un po' di informazioni. Ci sono stati dei picchi di visite proprio il 29 luglio, e il 20 settembre.

Comunque adesso che il Search Committee ha concluso il lavoro preliminare tutto e' in mano al Ministro, e la proposta deve passare anche alle Commissioni Parlamentari.

RR

 

Sicuro che becchi un buono stipendio? I saggi intanto fanno volontariato a quanto pare...

In generale mi sembra che questo tipo di incarichi non sia adatto a ricercatori nel pieno della produttività scientifica.

Il decreto  ANVUR (o almeno la bozza che ho io) parla di un trattamento economico onnicomprensivo e da qualech parte mi ricordo anche di aver letto una quantificazione in rapporto allo stipendio dei professori di  prima fascia Era significativemente più alto. D'altra parte è un impiego a tempo pieno. Secondo il Sole di ieri ci sono state 300 candidature ed in pole position per la presidenza è Fiorella Padoa Schioppa.

Non si rende un servizio all'autonomia dell'ANVUR facendo l'eco a "voci" sulla Kostoris come Presidente (sto parlando del "Sole"). Il Presidente è eletto dal Consiglio Direttivo, con una maggioranza dei 2/3, non è nominato dal Ministro come per gli Enti di Ricerca. Quindi le tecniche italiote che valgono in quel caso dovrebbero essere dismesse per questo.

Ora e' il momento della scelta dei 7, da parte del Ministro, fra i 15 shortlisted. Ci sara' tempo dopo per vedere e commentare su chi, fra i 7, sia meglio come Presidente - e si dovrebbe casomai promuovere l'autonomia del Direttivo come tale nel condurre discussioni, fare verifiche inter eos nelle more dell'insediamento, piuttosto che prendere ordini da voci esterne.

RR

Non credo ci si possa candidare. Non c'è un voto.

Ci si poteva e doveva candidare, con un apposito modulo nel sito del MIUR (ora disattivato). Scadenza 20 settembre. Ovviamente, gli insiders lo sapevano. Il tutto  non mi  rende fiducioso dell'esito

Mai saputo. Io non sono molto attento a queste cose, onestamente, ma non è stata una cosa molto pubblicizzata,  mi pare.

Honni soit qui mal y pense (ordine della Giarrettiera)

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti)

Anch' io l'ho saputo un mese fa e per caso

Se almeno la notizia fosse stata pubblicata sul sito dell'ISSNAF, gli amerikani ne sarebbero potuti venire a conoscenza, ma mi pare che quel sito non sia (inspiegabilmente) più aggiornato da qualche mese oramai.

Cmq non riesco a capire che interesse potrebbe avere la Gelmini a nominare degli incompetenti in un ruolo così strategico, a questo punto poteva direttamente evitare di afre la riforma e risparmiarsi molte rogne. 

Anzi dirò di più, dal bando (http://anvur.miur.it/documenti/Bando_selezione_Consiglio_Direttivo_ANVUR...) emerge che oltre all'auto-candidatura vi era la possibilità da parte di Istituzioni, Accademie, Società scientifiche, esperti ecc.. di segnalare possibili candidati. Fondazioni e associazioni come l'ISSNAF per gli USA e la VIA Academy per il Regno Unito avrebbero potuto svolgere un ruolo importante nel presentare CV dei professori italiani che lavorano nelle migliori università al mondo.

Ora non resta che aspettare invitando nFa a far sentire la propria voce qualora i nomi non fossero all'altezza o i "criteri oggettivi" non fossero adeguati

Insiders mi dicono che la Gelmini ci creda davvero. Credo che sia piuttosto un problema di avere la forza politica di farlo.

"Alcuni (pochi) si rifiutano di partecipare al gioco per scelta ideologica. Altri (pochi) per mancanza di allievi da promuovere."

Al di là dell' ideologia c' entrano le preferenze e le necessità. Chi non ha bisogno di supportare la propria attività di ricerca con torme di collaboratori e si trova nella felice situazione di poterla svolgerla autonomamente (diciamo un matematico, un letterato o anche un economista che non debba trattare quantità di dati importanti) può felicemente fare a meno degli "allievi", a meno che non sia poweralchoholic e gli piaccia gestire il potere in quanto tale, soprattutto se non ha bisogno per illustrarsi di produrre allievi che gli diano lustro e riconoscenza in quanto "caposcuola" o capobastone (o perchè è in grado di illustrarsi autonomamente o perchè di illustrarsi non gliene importa un granchè). Ciò perlomeno nel nostro sistema universitario dove l' insegnamento graduate è considerato un privilegio e non un dovere accademico. I povericristi che invece svolgono attività di ricerca di gruppo o che comunque hanno bisogno di manodopera per svolgere parte dei loro compiti devono invece per forza avere degli allievi della cui carriera occuparsi al fine di guadagnarsene la collaborazione, soprattutto se i fondi per remunerare i collaboratori sono scarsi o inesistenti e gli obbiettivi che si propongono, tenuto conto del vincolo di bilancio, incompatibili con una remunerazione adeguata dei collaboratori. Per quanto riguarda la mancanza di allievi da promuovere, la cosa mi pare alquanto irrealistica. Non credo in pratica che il problema esista, l' offerta di possibili allievi da promuovere o di allocchi da illudere è praticamente illimitata. Basta abbassare adeguatamente l' asticella. Del resto come diceva un grande barone del passato che per questo è passato alla storia, a mettere in cattedra uno bravo sono buoni tutti. Il capolavoro del grande barone sta, da sempre, nel mettere in cattera gli incompetenti e i cretini.


La necessità di avere un gruppo di lavoro è sicruramente uno stimolo a crearsi un seguito di allievi, ma non è condizione necessaria. Tanto che i baroni di Lettere, dove il lavoro di gruppo è rarissimo,  hanno e promuovono allievi. E' un istinto molto più primordiale. L'allievo ti rassicura sulla qualità del tuo lavoro ed è una proiezione di  te nel futuro - è come un figlio, che, a differenza dei figli, ti puoi scegliere e (tende a) non ribellarsi (finchè diventa ordinario)

Non vi è alcun dubbio che la Gelmini e gli oppositori alla legge che porta il nome del Ministro ritengono che tutti i baroni siano porci. E’ proprio però sulla definizione di barone che si sentono e si leggono le più grandi sciocchezze. Ad esempio è sbagliata l’idea – cerco di essere educato- che è barone chi difende i propri allievi: avere un allievo stupido, e difenderlo a tutti i costi, non è segno di “baronaggine” ma solo di stupidità ed arroganza. Poco a che fare con l’essere baroni. Sorvolo poi sul fatto che la difesa dei propri allievi capaci è qualcosa che ha fatto parte della migliore tradizione accademica.

  I baroni, nell’università di oggi, forse non ben conosciuta anche da coloro che ci vivono, sono un sottoinsieme di professori, quasi sempre di prima fascia, che hanno fatto della politica universitaria la ragione della propria vita. Attraverso un uso spregiudicato del potere che si acquisisce nelle posizioni di “comando” – essere direttore di Dipartimento, membro del Senato accademico, Pro-Rettore, membro del Consiglio di amministrazione – è possibile creare una rete conoscenze e stabilire una rete di interessi che permettono di “sistemare” non solo gli allievi, ma figli, parenti, mogli, amanti e semplici conoscenti.  Il barone può in genere accedere a cospicui finanziamenti, e – facendo lavorare collaboratori –  può anche fare una brillante carriera come ricercatore. Tutto questo è reso possibile dal sistema “democratico- corporativo”, sostanzialmente autoreferenziale, dato che il potere delle autorità accademiche nasce esclusivamente da una delega degli stessi colleghi.

   Questi politicanti  sono i baroni di oggi: e la legge Gelmini, disegnata per limitare il potere dei baroni, finisce per conferirgliene di più. Il Rettore acquista maggiori poteri: Senato e CdA, ristretti nel numero dei membri, diverranno meglio controllabili da parte del Rettore: questi sarà il vero satrapo. Chi non crede a quel che scrivo, può provare a ricostruire la carriera di alcuni Rettori in carica oggi, che hanno sistemato l’intera famiglia, e da un punto di vista documentale sono apprezzati ricercatori.

Mi permetto di esplicitare l'allusione contenuta nell'ultima riga di questo commento. Si tratta evidentemente del rettore di Sapienza, incluso in una lista (pubblicizzata da www.lavoce.info) di grandi scienziati italiani per avere un indice H di 42. Prima della pubblcizzazione di questo "criterio obiettivo" si mormorava che questo importante rettore avesse vinto la cattedra per meriti sindacali e che fosse dubbia la sua partecipazione alle ricerche da lui firmate. Ma questi mrmorii non valgono nulla rispetto a "criteri obiettivi".  Per avere un riferimento pratico su che cosa significa un indice H di 42,  mi basterà dire che l'unico italiano che è stato seriamente preso in considerazione per la medaglia Fields del 2010 ha un  indice H di 4. (La medaglia Fields è il massimo premio conseguibile per ricerche di matematica, è attribuito ogni 4 anni, in coincidenza con il congresso mondiale dei matematici; secondo una regola non scritta non si attribuisce a chi ha superato i 40 anni).

Per avere un riferimento pratico su che cosa significa un indice H di 42,  mi basterà dire che l'unico italiano che è stato seriamente preso in considerazione per la medaglia Fields del 2010 ha un  indice H di 4. (La medaglia Fields è il massimo premio conseguibile per ricerche di matematica, è attribuito ogni 4 anni, in coincidenza con il congresso mondiale dei matematici; secondo una regola non scritta non si attribuisce a chi ha superato i 40 anni).

Caro Alessandro,
                         l'osservazione che fai e' pertinente, ma l'esempio che scegli (ottimo matematico con H index 4) non e' calzante.

L'H-index va confrontato tra categorie omogenee, ed e' noto che l'H-index dei matematici sia mediamente molto piu' basso di quello dei medici: mi ricordo che tempo fa avevo dato un occhiata all'H-index di JC Yoccoz (anche lui medaglia Fields) ed era attorno a 20.

Quindi: se vuoi confrontare l'H-index di Frati devi usare un altro medico.

PS: Alberto Lusiani faceva notare come l'H-index possa necessitare di rinormalizzazioni anche quando si confronta la produzione scientifica all'interno di una categoria (p.es. nel caso della fisica ci sono sottosettori in cui gli articoli portano decine e decine di firme, ed altri dove tipicamente a firmare sono due o tre persone)

E' vero, ma la lista dei grandi scienziati pubblcizzata da Lavoce.info metteva tutti assieme. Certamente ogni indice può migliorare se riferito ad una categoria omogenea. Ma a che punto ci fermeremo con la definizione di omogeneo? Ricordiamo che la pretesa dei fautori degli automatismi è di poter trovare "parametri obiettivi" e la scelta di una categoria omogenea potrebbe non essere obiettiva.  Ogni gruppetto autoreferenziale  di ricercatori potrebbe pretendere di essere giudicato all'interno della propria categoria omogenea. I nostri amici di nfa se la sentirebbero di considerare "categoria omogenea" quella degli "sraffiani"? I nostri geometri algebrici se la sentirebbero di considerare categoria omogenea quella dei "geometri finiti"? Fino a che punto accetteremo di "normalizzare"? E chi decide quando e come normalizzare? L'onnisciente, ed onnipotente ANVUR? Ho comunque rinunciato a discutere seriamente con i sostenitori di parametri obiettivi da applicare automaticamente. I miei commenti sono solo delle battute... 

E' vero, ma la lista dei grandi scienziati pubblcizzata da Lavoce.info metteva tutti assieme.

Questo, a naso, mi sembra poco sensato.

Per curiosita', riesci a recuperare il link?

PS: ho trovato un link simile su VIA-academy, ovviamente nelle istruzioni c'e' un caveat riguardo al significato di questa classifica. I matematici sono in coda, il primo (tra gli italiani in Italia) e' Brezzi (H=49, analisi numerica) seguito da diversi analisti,  mentre grossi nomi di settori tipo geometria/algebra (Bombieri, Procesi) sono molto piu' indietro (H=33).

PPS: ora ho ritrovato anche l'articolo su lavoce.info: i dati sono sempre quelli della VIA-academy, ma qui manca il caveat che si trova nell'originale (infatti l'articolo raccoglie anche molte note critiche).

F

palma 2/1/2011 - 16:27

Mi toglie una curiosita'? chi venne considerato per Fields?

Credo di non poterlo dire. L'informazione proviene da persona che ha fatto parte della commissione incaricata di scegliere le medaglie fields. Probabilmente ho fatto male io a diffondere informazioni apprese da conversazioni private, che dovevano restare tali. Me ne pento, ma non voglio aggravare la mia scorrettezza. Per il mio commento era sufficiente l'informazione sullo H-index del rettore di Sapienza, che credo sia una indicazione del suo potere piuttosto che della sua produttività scientifica.

Barone, moi?

I miei  allievi li promuovo perchè sono dei  geni. Sono gli altri ad essere baroni schifosi che promuovono dementi e per di più prendono tutti i soldi e le posizioni di potere

Sempre gli altri ...

Barone, moi?

Caro Giovanni,

                      questa domanda mi ha fatto venire in mente un punto nevralgico del paradigma baronale che -forse- nell'articolo e' sufficientemente enfatizzato: i baroni esistono perche' esistono i servi della gleba.

Il potere del barone e' garantito dall'esistenza di un consistente numero di subordinati (piu' o meno precari) che scommettono sul fatto che la fedelta' al signorotto verra' prima o poi premiata (mentre l'autonomia e' in genere scoraggiata).

Il DDL La legge Gelmini, aumentando i margini di precarieta' (un periodo di 3+2 anni in cui la conferma del ricercatore in formazione e' subordinata all'esistenza di risorse prima ancora che al merito), aumenta il potere baronale.

Per il resto, hai ragione: la questione fondamentale, a questo punto, e' la gestione dell'ANVUR (oltre a tutti i decreti e regolamenti necessari per mandare a regime la valutazione e i meccanismi meritocratici.

 

Caro Claudio

guarda che ho visto associati molto più servili di dottori di ricerca. L'unico sistema per distruggere il potere baronale è rendere i baroni accountable al "mercato" attraverso una valutazione automatica secondo criteri trasparenti e noti a priori.

 

"una valutazione automatica secondo criteri trasparenti e noti a priori"

Questa frase mi richiama alla mente i famigerati indici di successo delle imprese di stato ai tempi del socialismo reale (il cui successo nello stimolare comportamenti socialmente utili era alquanto dubbio). Il problema degli indici di successo è che gli agenti invece di perseguire i compiti presumibilmente assegnati o ragionevolmente assegnabili all' istituzione perseguono il conseguimento dell' indice, qualunque esso sia, con effetti alquanto distorti sul risultato. Tanto per fare un esempio, se l' indice di successo è il numero degli studenti laureati (come pare sia il caso in alcuni contesti) basta "facilitare" il superamento degli esami e la presentazione della tesi. Se l' indice del successo sta nelle pubblicazioni conviene minimizzare amministrazione e didattica, e così via. Fra l' altro le pubblicazioni sono un bene pubblico e non si capisce bene perchè un' istituzione finanziata dallo stato dovrebbe concentrare l' attenzione sulla sua produzione: se lo stipendio  di Giovanni Federico viene pagato dall' Università Europea io posso tranquillamente leggere la sua produzione scientifica come se venisse pagato da qualsiasi altra istituzione universitaria, italiana o straniera. E' invece diverso il caso della didattica, che è un servizio intrinsecamente privato (nel senso della rivalità). Ma come valutare la didattica? Non certo con il voto degli studenti, che risente pesantemente del modo con cui gli studenti stessi sono valutati (qualche settimana fa sul New York Times c' era una discussione in merito con riferimento al sistema americano). E allora? Saperlo, saperlo...

Ritornando agli indici automatici, non mi risulta che ve ne siano esempi in alcun altro sistema universitario. E se vi sono come funzionano?

Del resto qualunque indice difficilmente potrebbe curare un' istituzione che risente pesantemente di un contesto sociale intrisecamente corrotto...

Non posso che essere d'accordo con te. Gli indici automatici, a mio parere, distorcono il risultato. Ne avevo parlato <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1237">qui</a>.

Come disse David Parnas: "Paper-count-based ranking schemes are often defended as "objective." They are also less time-consuming and less expensive than procedures that involve careful reading. Unfortunately, an objective measure of contribution is frequently contribution-independent."

 

Caro Claudio

Carlo (ma qui e' un po' colpa mia che persevero col nickname carminat)

 

guarda che ho visto associati molto più servili di dottori di ricerca.

Lo so: il servilismo si affina con la pratica. Cio'  non toglie che la ricattabilita' all'ingresso della carriera non sia una buona cosa.

L'unico sistema per distruggere il potere baronale è rendere i baroni accountable al "mercato"

Su questo penso che siamo sostanzialmente d'accordo.

attraverso una valutazione automatica secondo criteri trasparenti e noti a priori.

Dubito fortemente che la valutazione sara' mai automatica (se dovessi scommettere, lo  darei allo 0,1%).

 

Qualche volta, rispondendo ad un commento,  mi capita di sbagliare e  creare un nuovo thread (il che rende la risposta poco comprensibile).

Qual'e' la maniera migliore per rimediare?

Io sarei per cancellare il commento e poi ripostarlo (anche se non mi e' chiaro quale sia la maniera piu' pulita di cancellare un commento).

l DDL "La legge Gelmini, aumentando i margini di precarieta' (un periodo di 3+2 anni in cui la conferma del ricercatore in formazione e' subordinata all'esistenza di risorse prima ancora che al merito), aumenta il potere baronale."

Questa osservazione sarebbe condivisibile se attualmente all' università ci fossero solo docenti di ruolo, invece che lo zoo di vari tipi di precari: cultori della materia, contrattisti, assegnisti di ricerca, creati tanto più alacremente e creativamente, secondo la mia esperienza, dai colleghi tanto questi sono più  adusi a protestare contro il precariato. D' altra parte sembra impossibile pensare che tutto lo zoo del precariato scompaia con la riforma Gelmini. (Con la 382 del 1980 si abolirono giustamente e coraggiosamente gli assistenti volontari, statuendo che le conseguenze finanziarie dei compiti assegnati ad eventuali precari abusivamente creati sarebbero dovute ricadere sui docenti responsabili dell' abuso, disposizione mai applicata e prescrizione subito gigantemente violata.) Semplicemente, con la Gelmini si crea una nuova categoria, relativamente privilegiata, in quanto meglio retribuita e con una qualche prospettiva di carriera, di precari (che vengono a sostituire, secondo quanto mi pare di capire, gli attuali assegnisti di ricerca), semplificando la struttura dei  docenti di ruolo, dalla tripartizione attuale alla bipartizione in associati e ordinari, sopprimendo, giustamente, la categoria dei ricercatori, dallo stato giuridico, come le presenti agitazioni confermano, assurdo ed idiota. Ma le questioni delicate della nuova figura sono due. Non  tanto il precariato (la cui creazione creativa è uno dei compiti portati avanti con maggiore successo dalle nostre istituzioni universitarie, per così dire una creazione dal basso, quando dall' alto non vi si provvede), ma: 1. i procedimenti (presumibilmente clientelari) con cui i nuovi precari, come tutti gli altri allo stato presente, verranno nominati; 2. il procedimento, presumibilmente idoneativo (e quindi largamente non selettivo) con cui i precari clientarmente nominati verranno  immessi in ruolo. Chi ha letto la legge (non il sottoscritto, non mi valeva la pena, dato che sto per andare in pensione), potrebbe illuminarmi su questi due punti cruciali?

Ma le questioni delicate della nuova figura sono due. [...] 1. i procedimenti (presumibilmente clientelari) con cui i nuovi precari, come tutti gli altri allo stato presente, verranno nominati; 2. il procedimento, presumibilmente idoneativo (e quindi largamente non selettivo) con cui i precari clientarmente nominati verranno  immessi in ruolo. Chi ha letto la legge (non il sottoscritto, non mi valeva la pena, dato che sto per andare in pensione), potrebbe illuminarmi su questi due punti cruciali?

Non ho letto la legge (se non pezzi mesi fa) ma rispondo lo stesso in attesa che qualcuno dia dati piu' precisi.

1) i ricercatori TD vengono reclutati con concorsi locali simili al passato.  Non so dire se verranno accettate le modifiche di Mussi, che impongono seminario pubblico, valutazione dei soli titoli scientifici con criteri obiettivi e (se ricordo bene) abolizione delle prove scritte.  E' possibile che vengano accettate, perche' in linea con la tendenza di questo ministero di prescrivere per legge una selezione obiettiva e meno manipolabile.  Per quanto io dia atto sia a Mussi che a Gelmini che le intenzioni sono buone (prove scritte e orali specie se privati favoriscono disonesta' e manipolazioni, come confermato anche dalle intercettazioni dei commissari di un concorso manipolato), si tratta di usuali sempre fallite e destinate a fallire prescrizioni formali burocratiche all'italiana, che andrebbero se non abolite tout-court almeno complementate con decente valutazione successiva dei risultati.

2) i ricercatori TD dopo 3+3 anni (forse anche prima, non so) possono essere assunti a TI nella posizione di professore associato dagli Atenei di appartenenza senza alcun ulteriore concorso, se gli Atenei stessi cosi' desiderano, a patto che abbiano conseguito l'idoneita' dalla commissione nazionale. L'idoneita' quindi e' necessaria ma non sufficiente. La responsabilita' dell'immissione in ruolo nello spirito della legge ricade tutta sugli Atenei che in quel modo decidono di spendere i fondi a propria disposizione nei successivi decenni.

Anch'io sto appena cominciando a studiare la legge (per ora senza l'ausilio delle note che appaiono nella versione ultima pubblicata in GU). Mi sembra però che la legge prescriva che la eventualità di chiamata di un ricercatore TD abilitato sia prevista finanziariamente dalla programmazione triennale delle risorse. Mi sembra che questo darebbe forza ad una eventuale ricorso al TAR da parte di un non chiamato, se la motivazione per la non chiamata fosse di ordine finanziario. Insomma l'applicazione della legge sarà più complessa di quanto non sembri, in presenza appunto di interessi legittimi, che sarebbero poi appoggiati dai docenti e ostacolati solo dal "brutto e cattivo" consiglio di amministrazione. Le università caute, risponderanno alla prevedibile carenza di fondi, non bandendo concorsi per ricercatori a TD, e concentrandosi sulle meno onerose promozioni dei ricercatori abilitati a professore associato.

  Devo confessare che provo un senso di noia alle diatribe sul reclutamento. Se ne parla da mezzo secolo, e non si è mai fatto un passo avanti: anzi, cercando di infilare nella selezione dei docenti concorrenza e mercato (tra atenei) si è fatto solamente un lungo passo indietro, vedi concorsi locali. Vi è molto poco da inventare: e fino a quando si cercherà di percorrere la strada dei "criteri obiettivi" (vedi abolizione di prove scritte per il reclutamento dei Ricercatori, e simili sciocchezze) non si andrà lontano. Il reclutamento inefficiente deriva da un sistema sbagliato: fino a quando non vi sarà un bilanciamento tra il potere di chi amministra, ed il potere di chi ha in mano la gestione "tecnica" non possiamo aspettarci nulla o quasi di buono. Le tanto celebrate università USA vivono e prosperano con un bilanciamento dei due poteri: i CdA non sono formati in maggioranza da docenti. Un qualche miglioramento potrà esservi nelle ns università quando l'ANVUR funzionerà a pieno regime, e BENE.

   Non è dato sapere fra quanti lustri  

Penso che la tempistica con cui le varie parti della legge Gelmini andranno in vigore sia un fattore non trascurabile.

Mi piacerebbe avere un'idea di quello che succedera' nel breve periodo (nel 2011, diciamo).
Quali saranno gli snodi? Ci sara' il concorsone? In che stati sara' l'ANVUR a fine anno?

Mi sembra che questo post di Giovanni si concentri sugli effetti della legge "a regime", mentre bisognerebbe analizzare meglio cio' che accadra' nel medio-breve periodo. Anzi, per dare una valutazione della "riforma" voluta dalla Gelmini  bisognerebbe prendere in considerazione tutti i provvedimenti emanati dal Ministro (e non solo l'ultima legge), ed anche analizzare quale sia l'effetto combinato dei provvedimenti  Gelmini-Tremonti (p.es.: i fondi previsti sono sufficienti a finanziare  l'attivita' dell'ANVUR?).

 

Proprio  per questo ritengo sciagurato l'emendamento Frassinetti-Valditaram che constringe le università a stanziare fondi  per posti di associati a spese di altre voci (art 29 comma 9)

A valere sulle risorse previste dalla
legge di stabilita` per il 2011 per il fondo
per il finanziamento ordinario delle universita`,
e` riservata una quota non superiore a
13 milioni di euro per l’anno 2011, 93 milioni
di euro per l’anno 2012 e 173 milioni
di euro annui a decorrere dall’anno 2013,
per la chiamata di professori di seconda fascia,
secondo le procedure di cui agli articoli
18 e 24, comma 6, della presente legge

  Si noti che tali chiamate, se ho capito bene, prescindono dall'abilitazione nazionale (art 16).  Il tipico contentino clientalare che costerà a regime circa il 2.5% del finanziamento (ed il doppio dei fondi di  ricerca PRIN)

Penso che la tempistica con cui le varie parti della legge Gelmini andranno in vigore sia un fattore non trascurabile.

Mi piacerebbe avere un'idea di quello che succedera' nel breve periodo (nel 2011, diciamo).
Quali saranno gli snodi? Ci sara' il concorsone? In che stati sara' l'ANVUR a fine anno?

A questo riguardo può essere d'aiuto l'encomiabile tabell(one) sui decreti delegati/regolamenti attuativi preparato da P. Gianni del cartello sindacale CNU. "Di sicuro" sarà difficile rispettare tutte le scadenze: è anche per questo che stanno guadagnando tempo non pubblicando ancora la legge in G.U.: si stanno prendendo anche quel mese che è concesso fra la promulgazione e la pubblicazione... Dicevano che avevano già lavorato su alcuni di questi regolamenti (tipo quello per l'abilitazione), ma prima devono comunque farne altri, tipo il riordino degli SSD e l'istituzione dei "settori concorsuali". Ci sono rumors di opposizioni da parte dei settori "scontenti" incorportati alla Ceausescu in settori più grandi, dove tipicamente se lo piglieranno in quel posto. Sull'ANVUR io ho sbollito le mie speranze, dopo che hanno fatto tutto il possibile per svuotarne le competenze e l'autonomia, e dopo aver letto la presunta lista dei 15 shortlisted, "fatta vedere al Ministro prima ancora della formalizzazione", dove alcuni Signori Nessuno in materia di valutazione figuravano chiaramente per motivi di equilibri politici... Alla prossima. RR

 

Signori Nessuno in materia di valutazione figuravano chiaramente per motivi di equilibri politici...

Per esempio?

Diciamo, all'opposto, che c'è una sola persona, in quella lista di 15, che può stare lì dentro a testa alta, senza problemi - e cioè Andrea Bonaccorsi. E lo dico, si badi bene, pur essendo piuttosto lontano dalle attuali idee di Bonaccorsi sulla valutazione per il sistema italiano, come traspaiono chiaramente nei testi che ha suggerito al Piddì, animati da un manierismo giavazzista ormai dilagato.

Degli altri, quelli si possono autosostenere in qualche modo sono la Anna Laura Trombetti Budriesi e la Fiorella Kostoris - soprattutto perchè mi pare di capire che è stata fatta la scelta di mettere una con esperienza nel CNVSU (periodo 1999-2003) e una con esperienza nel CIVR (periodo 2003-oggi), visto che i rispettivi 2 Presidenti uscenti erano indicati come membri aggiuntivi d'ufficio per un solo anno. Fra le 2 preferisco la Trombetti, che ha anche dato recentemente alle stampe una ricerca comparata di 600 pagine sui sistemi universitari Europei (letto sì e no il 10%, ma quanto basta per vedere che è fatta bene).

Comunque se avessi dovuto scegliere io avrei scelto altre 2 donne, non queste - spero almeno di poterle recuperare per altre vie, comunque.

Ma non fatemi dire altro, suvvia.

RR

 

 

Non mi e' evidente che la lista circolata fosse cosi' male (ma qui forse e' meglio aspettare il marchio di ufficialita' prima di dare giudizi).

Penso comunque che il rischio sia non tanto di avere un ANVUR di incompetenti (o, peggio, di intrallazzoni) quanto quello di avere un ANVUR privo di poteri. Il pericolo piu' concreto che vedo e' quello che la valutazione ANVUR (se e quando arrivera') faccia la stessa fine di quella CIVR.

Non mi e' evidente che la lista circolata fosse cosi' male (ma qui forse e' meglio aspettare il marchio di ufficialita' prima di dare giudizi).

A me invece sì. Basti ricordare i 3 criteri fissati dal Comitato di Selezione:

a) consolidata e pluriennale esperienza nell'ambito della valutazione, in ambito nazionale e/o internazionale

b) comprovata esperienze nella direzione strutture di elevata complessità, in ambito nazionale e/o internazionale

c) prestigio scientifico internazionale di alto profilo, avvalorato da contributi innovativi alla scienza e/o alla tecnologia

I 15 tipped non ci stanno dentro bene. Certo, bisognerebbe conoscere bene la lista dei 300 applicants, visto che di una valutazione comparativa pur sempre si tratta...

Penso comunque che il rischio sia non tanto di avere un ANVUR di incompetenti (o, peggio, di intrallazzoni) quanto quello di avere un ANVUR privo di poteri. Il pericolo piu' concreto che vedo e' quello che la valutazione ANVUR (se e quando arrivera') faccia la stessa fine di quella CIVR.

Su questo posso anche concordare, basta leggere anche le vicende della CiVIT...

Sono pentito di essermi opposto, qualche anno fa, al concetto di Autorità...

RR

 

 

 

 

 

Il Consiglio dei Ministri odierno ha deliberato l'avvio della

"procedura per la nomina a componenti del Consiglio direttivo dell’ANVUR dei professori: Sergio BENEDETTO, Andrea BONACCORSI, Massimo CASTAGNARO, Stefano FANTONI, Giuseppe NOVELLI e delle professoresse Fiorella KOSTORIS e Luisa RIBOLZI".

A questo punto, sotto a scoprire chi sono questi "Magnifici" 7.

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