Alcune prime osservazioni sui risultati dei test PISA 2009

7 dicembre 2010 andrea moro

Sono stati pubblicati oggi i risultati dei test PISA 2009 (in inglese; qui trovate un riassunto in italiano a cura dell’Invalsi),  l’indagine comparativa internazionale condotta ogni tre anni su iniziativa dell’OCSE per valutare l’apprendimento degli studenti delle scuole superiori dei paesi partecipanti. Credo la stampa tradizionale non  mancherà di soffermarsi sui dati. La quantità di informazioni desumibile dal rapporto è enorme, mi limiterò a fornire un breve sommario dei risultati e a fornire qualche spunto interpretativo.

Gli studenti italiani hanno partecipato in massa al test. Sono stati intervistati circa 30mila studenti, esistono quindi pochi dubbi sulla rappresentatività del campione, anche a livello regionale. L’età media degli studenti è di 15 anni e 9 mesi. Per gli amanti dei numeri, questa la tabella che riassume i risultati.

1. La Cina. La prima grossa notizia è il risultato degli studenti cinesi, che partecipano per la prima volta ai test. In particolare gli studenti di Shanghai hanno conseguito risultati migliori in tutte le tre aree considerate: lettura, matematica, scienze. In matematica, hanno ottenuto risultati migliori persino degli studenti di Singapore, storicamente i migliori nelle rilevazioni precedenti, e di gran lunga. Non si tratta di un campione rappresentativo di studenti cinesi (gli studenti di Macao fanno un po' peggio della media OCSE, per esempio), ma indicativo della modernizzazione della Cina e dell’enfasi sullo studio e l’apprendimento. Altro materiale per Voltremont e le sue paure.

2. L’Italia. Nessuna notizia rilevante qui. In media l’Italia fa malino, come nelle precedenti rilevazioni. Fa peggio della media OCSE in modo statisticamente significativo in tutte le discipline e si piazza sopra solo a paesi di reddito e ricchezza inferiore.

Nella lettura il punteggio dell’Italia è 486, statisticamente inferiore alla media OCSE, 493. Per interpretare questo numero si può per esempio leggere nel rapporto il livello di competenza richiesto da uno studente che ottenga un punteggio di Livello 3 (su 7), con un punteggio fra 480 e 553 (traduzione un po' libera del sottoscritto):

Livello 3 (punteggio minimo 480): In questo livello si richiede al lettore di localizzare, e in qualche caso riconoscere le relazioni fra, diverse informazioni che debbano corrispondere a più di una condizione. Compiti interpretativi di questo livello richiedono al lettore di integrare diverse parti di un testo per identificare un’idea principale, capire una relazione o costruire il significato di una parola o frase. Debbono terner conto di diverse caratteristiche per comparare, contrastare o categorizzare. Spesso l’informazione richiesta non è evidente nel testo, oppure ci sono molte informazioni che competono per l’attenzione del lettore; oppure ci sono molti ostacoli nel testo, come idee che sono diverse da aspettative o espresse in forma negativa.

L'impressione è che si richieda al lettore sedicenne di stare un po' attento a quanto sta leggendo. In questo documento potete leggervi la descrizione dei vari livelli (in inglese). Nel rapporto ufficiale trovate anche degli esempi di domande (vol. 1, pagine 91 e seguenti). In Italia, quasi tre quarti degli studenti leggono a questo livello o in modo peggiore. Più del 20 percento legge a livello inferiore al 2, cioè ha una capacità di comprensione del testo che è, al massimo di questo tipo:

Livello 1a (punteggio massimo 406): In questo livello il lettore deve localizzare una o più informazioni dichiarate esplicitamente. Riconoscere il tema principale o l’obiettivo dell’autore in un testo su un argomento familiare. Oppure, effettuare una semplice connessione fra informazioni presenti nel testo e il linguaggio quotidiano. Tipicamente l’informazione richiesta nel testo è predominante e c’è poca o nulla informazione che compete con essa. Il lettore è indirizzato  esplicitamente nel testo a considerare fattori rilevanti a completare il compito richiesto.

Ed ecco un esempio di lettura e domanda la cui riposta fornisce un punteggio che corrisponde al livello 1a:

Pulirsi i denti. I denti diventano sempre più puliti se li laviamo più a lungo e più vigorosamente? Ricercatori britannici sostengono di no. Hanno provato varie alternative per capire quale sia il modo migliore per pulirsi i denti. Spazzolarli per due minuti, non troppo forte, fornisce il migliore risultato. Se li spazzoli troppo forte, blah blah.... Bente Hansen, un'esperta di pulizia dentale, dice che è una buona idea tenere lo spazzolino come una penna: "Comincia da un angolo e poi pulisci tutta la fila di denti. Non dimenticare la lingua! Contiene un sacco di batteri che possono causare alito cattivo"

Domanda (353 punti): Di cosa parla questo articolo? A) Il modo migliore di pulire i denti B) Il migliore tipo di spazzolino C) L'importanza di avere buoni denti D) I diversi modi per lavarsi i denti.

L'impressione è che questa domanda corrisponda più ad un test di intelligenza che di capacità di lettura, si tenga conto però che questo è uno dei livelli più bassi. Nel rapporto si trova un commento che spiega la collocazione del livello di difficoltà della domanda: la brevità del testo, la familiarità della situazione descritta, il fatto che la risposta corretta contenga un riferimento al titolo, e così via. Consiglio soprattutto agli scettici dei test standardizzati di consultare il rapporto completo per farsi un'idea della qualità delle domande, che appaiono scelte e pensate in modo piuttosto minuzioso.

Tornando ai risultati degli studenti italiani, di particolare rilievo le differenze fra maschi e femmine. Nella lettura, i ragazzi italiani ottengono risultati significativamente inferiori delle ragazze, molto più che negli altri paesi. La media delle ragazze, 510 è significativamente superiore alla media dei paesi OCSE. Quella dei ragazzi è 464.

Nella matematica il risultato ottenuto dagli studenti italiani corrisponde a quello della lettura: il punteggio medio è 483, inferiore alla media OCSE, con una differenza statisticamente significativa. Peggio fanno solo paesi in via di sviluppo. Il risultato e' appena sopra il livello minimo per ottenere un risultato di livello 3 (su 6). Il 50% degli studenti si trova al livello 2 o inferiore. Il 74% circa risponde al livello 3 o inferiore. Il 25% circa risponde al livello 1 o inferiore. Ecco una descrizione di alcuni di questi livelli:

Livello 3 (punteggio fra 482 e 545): Lo studente deve eseguire chiaramente le procedure descritte, comprese quelle che richiedono decisioni sequenziali. Deve selezionare e applicare semplici strategie di risoluzione dei problemi. Studenti a questo livello possono interpretare e usare rapparesentazioni basate su diverse fonti di informazione e ragionare direttamente da esse. Devono sviluppare brevi comunicazioni per riportare le loro interpretazioni, ragionamenti e risultati.

In una domanda tipica per livello 3, viene mostrato un grafico indicante l’andamento per età delle due curve dell’altezza media di maschi e femmine. Le due curve si incrociano due volte, a 11 e 13 anni di età. Viene chiesto allo studente durante quale periodo di vita le femmine  sono più alte dei maschi della stessa età. Il 55% degli studenti dell’OCSE risponde correttamente a questa domanda, cui viene assegnata un livello di difficoltà di 525. Per confronto, vi descrivo anche una domanda che corrisponde al livello 2 (punteggio fra 420 e 482 punti). Viene mostrato un grafico di una scala stilizzata con il seguente titolo: “Il diagramma sottostante illustra una scala con  14 scalini e un’altezza totale di 252 cm”. Il grafico poi riporta ancora l’altezza totale, oltre alla profondità della scala, 400cm. Domanda: Qual è l’altezza di ciascuno dei 14 scalini. La difficoltà della domanda è di 421, il 78% degli studenti OCSE risponde correttamente.

Nelle scienze vale quanto descritto per le altre discipline. Si noti che in questo ambito gli alunni delle elementari italiani hanno ottenuto un risultato particolarmente buono nei più recenti test TIMSS che si riferiscano al 2007 (si vedano i miei rapporti quiqui). Questo risultato è limitato agli alunni delle elementari e non viene confermato dagli alunni delle medie testati lo stesso anno.

3. Le differenze regionali. Il rapporto breve del sito dell’Invalsi enfatizza come già fatto per le precedenti versioni le differenze per macro regioni, e confermano enormi differenze regionali. Non credo sia appropriato confrontare regioni italiane con interi paesi stranieri, ma tanto per dare un’idea, per la Lettura, il Nord-Ovest e il Nord-Est si attestano ai livelli di altri paesi europei comparabili (punteggi 511 e 504, rispettivamente, non tanto diversi da Australia, 514, Paesi Bassi, 508, Belgio, 506, Svizzera, 501, Polonia, 500, etc...). Il centro si attesta sulla media italiana, 488, mentre il sud ottiene un preoccupante 468, e le isole 456.

Nella matematica e nelle scienze le differenze hanno lo stesso ordine di grandezza: per la matematica, 507 al nord, 465 al sud e 451 nelle isole; per le science, i numeri sono 515, 466 e 454. A voler giudicare dagli esempi di domanda citati sopra, lo studente medio del Sud fa fatica ad interpretare un semplice grafico o a rispondere ad una domanda che richieda una divisione.

4. L’andamento dei risultati nel tempo. Una lettura approssimativa dei risultati porterebbe a fornire l’impressione che questi test siano determinati principalmente da coordinate geospaziali: l’Italia sta sui 480, gli USA sui 485, Singapore sui 510, e così via. In realtà ci sono esempi di miglioramenti significativi, come per esempio nel caso della Polonia, che partiva male nel 2000, o della Corea, che stava già aveva conseguito buoni risultati. In entrambi i casi, i risultati sono correlati con l'adozione ed il perseguimento di specifiche riforme mirate al miglioramento della qualità dell'apprendimento. Non mi soffermo sui dettagli, limitandomi a sottolineare che le riforme, se si vuole, si possono fare e sono anche efficaci.

Per l’Italia invece, nessuna riforma sostanziale e nessun cambiamento di rilievo nei risultati. Il corriere e la Gelmini soprattutto usano toni trionfalistici che non mi sento di condividere. Spulciando i dettagli, si scopre che nella lettura, l’Italia ottiene risultati stabili seppur altalenanti (487 nel 2000, 476 nel 2003, 469 nel 2006, e 486 nel 2009). La percentuale di studenti che leggono sotto il livello 2 rimane stabile (circa il 20%).  In matematica la media italiana migliora di 17 punti rispetto al 2003 (pur rimanendo sotto la media OCSE). Si tratta di un aumento statisticamente significativo dovute principalmente ad una convergenza nei risultati fra macro regioni, con miglioramenti del Sud e delle Isole che partivano da posizioni molto basse.  Per capire quanto grande sia questo miglioramento, si faccia riferimento alle differenze fra i livelli riportate in modo sommario sopra al punto 2. La differenza fra i punteggi minimi dei vari livelli è di 62 punti. In Italia, la percentuale di studenti che ha ottenuto risultati inferiori al livello 2 è diminuita in modo statisticamente significativo, passando dal 32 al 24 per cento. Sono anche aumentati in modo statisticamente significativo di qualche punto percentuale i top performers. Nelle scienze, l'aumento dal 2006 è stato di 13 punti, non elevato ma statisticamente significativo. Diviso per regione, l’aumento è stato maggiore nel Sud (19) e Isole (22 punti), ma non è stato significativamente positivo in nessuna dell macro-aree.

5. Considerazioni finali. Per riassumere, direi che rispetto al 2006 si tratta per l'Italia di “more of the same”: risultati scarsi in media e pessimi al sud in tutte le discipline. I segni di miglioramento sono piuttosto labili, e andrebbero spiegati: quali modifiche strutturali sono state intraprese per conseguire questi miglioramenti? Fossi la Gelmini (o un suo successore) intanto comincerei ad andare a spulciare i dati scuola per scuola per capire da dove vengono le differenze fra nord e sud, e da dove i  miglioramenti. Continuerei col cercare di capire perché le ragazze leggono meglio dei ragazzi. Questo è vero ovunque, ma le differenze sono più marcate in Italia che altrove. Perché?

Il rapporto comunque contiene una quantità enorme di altre informazioni, che forse consentono di rispondere in parte a queste domande. Promettiamo di tornarci una volta digerita la mole di pagine.

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La mia ipotesi è che differenti performance, siano esse legate a età, geografia o sesso, possano essere strettamente correlate al livello di robustezza (o disgregazione) del contesto culturale e sociale in cui si inseriscono gli individui. Ossia, quando un individuo vive in un ambiente (famiglia, amici, società...) dove esistono alcuni riferimenti credibili sia morali che pratici, allora diventa normale l'impegno personale nello studio e più in generale nell'affinamento delle proprie capacità cognitive. Se cioè l'individuo sa o intuisce che il proprio valore sociale (e quindi alla fin fine la propria autostima) dipende dai risultati che può ottenere attraverso canali quali studio, lavoro, comportamenti responsabili in genere, allora finisce per impegnarsi ed ottenere di più.

Più l'italiano si avvicina alla vita adulta e lavorativa, più si affranca dall'iniziale soggezione intellettuale ai propri genitori ad ai propri maestri, nonché dalla dimensione più circoscritta, famigliare della propria esistenza, cominciando  a confrontarsi con una realtà più vasta nella quale si dice contino solo arroganza, furberia e quant'altro. Credo che questo concetto, che in parte è vero ed in parte no, ma che fa parte comunque delle lezioni di vita quotidiane che bambini e adolescenti ricevono ben presto attraverso le parole degli adulti, sortisca gli effetti negativi sull'apprendimento di cui si parla.

Mi pare infine che il miglior rendimento della popolazione femminile sia appunto da legare alla dimensione relativamente più famigliare-tribale dell'esistenza delle donne, specialmente in Italia, il che le rende meno esposte a vedere le cose in modo pessimista, cinico e deresponsabilizzante.

Ieri ho dato un'occhiata ai titoli dei giornali italiani (su google news) i quali riportavano la notizia in modo ben diverso:

"Scuola, migliorano gli studenti I progressi maggiori al sud", "La scuola migliora la pagella","la scuola italiana frena la caduta" fino a Il Giornale con "La cura Gelmini Funziona"

Un dubbio: che la scarsa capacità di comprensione del testo, affligga anche i nostri giornalisti?

 

Oggi il Corriere ritorna sull'argomento: "Scuola, l'Italia recupera spinta dalla Lombardia"

http://www.youkioske.com/prensa-europea/corriere-della-sera-8-diciembre-2010/

Probabilmente usavano queste tabelle: http://www.invalsi.it/invalsi/ri/Pisa2009/documenti/OCSE-PISA2009_slide.pdf (specialmente pagina 29, 31, 33; e ad occhio hanno fatte le differenze)

.. e, comunque, il Trentino si piazza sempre bene.

Mi permetto di sottolineare che le evidenti differenze di rendimento tra nord e sud, unite al fatto che, in media, i voti nelle scuole superiori al sud sono più alti rispetto al nord, rendono impossibile usare il voto di maturità come discriminante nei test d'ingresso universitari.

Pur essendo convinto dell'importanza della valutazione dello studente sulla "prova secca" (test d'ingresso o dentro o fuori), ritengo che sarebbe importante poter contare anche su una valutazione più estesa, che valuti il rendimento nell'arco di più anni. Una selezione, anche molto dura, che si basi, per esempio, al 70% su di un test d'ingresso e al 30% sul voto di maturità, sarebbe probabilmente più equa.

Concedetemi poi una battuta così, en passant, visto che le scuole superiori le ho terminate da non molti anni, vi posso assicurare che stiamo abituando una generazione intera di studenti a non fare un ... "cavolo". E in questa maniera, dalle mie parti, il miracolo del nord-est, ce lo possiamo scordare.

i voti nelle scuole superiori al sud sono più alti rispetto al nord

ah si'? Hai numeri per dimostrarlo? (sia chiaro che chiedo perche' non so, non c'e' vena polemica)

Da quello che mi risulta il numero dei cento e lode al sud nel 2010 è il doppio di quelli al nord, lo stesso ministro Gelmini lo ha dichiarato in una conferenza stampa, comunque mi riservo di cercare i dati da fonte affidabile e di indicarne il link.

Anche da parte mia non c'è nessuna vena polemica nè campanilistica, ci mancherebbe, si trattasolo di inquadrare la situazione nel modo più oggettivo possibile.

Secondo questo studio di qualche anno fa, c'è soprattutto scarsa correlazione tra voti e risultato dei test esterni. Ad ogni modo Puglia Calabria e Sicilia sarebbero regioni piuttosto "generose" mentre la Lombardia sarebbe "avara" nei voti di maturità.

 

Puglia Calabria e Sicilia sarebbero regioni piuttosto "generose" mentre la Lombardia sarebbe "avara" nei voti di maturità

Si potrebbe pensare che un sistema eccessivamente premiante, quale quello in vigore in molte regioni del sud Italia, che elargisce con facilità voti elevati non incentiva lo studio e la ricerca di una preparazione adeguata. Al contrario, al nord, gli studenti sono costretti a studiare di più per ottenere  voti più alti, che vengono comunque dispensati in misura inferiore.

Dall'articolo del corriere della sera (qui),

 

Le performance degli studenti italiani, dal 2000 a oggi,
sono migliorate sia in lettura sia in matematica. È quanto rivela l'ultimo
rapporto Ocse-Pisa (quest'ultima sigla sta per Programme for
International Student Assessment, programma per la valutazione
internazionale degli studenti) mostrando una riduzione del divario con gli
altri Paesi coinvolti in questa indagine comparativa che quest'anno ha
interessato 74 Paesi.

 

Le tavole per i confronti nel tempo le trovate qui (a p. 146). Notate che tra il 2000 e il 2009 la performance (assoluta) dell'Italia e' rimasta praticamente identica (e' caduta di un punto), quindi non e' migliorata. Vediamo invece la performance relativa, ovvero lo scostamento del punteggio dell'Italia rispetto alla media OCSE (a 26 paesi da usare per i confronti 2000 vs. 2009, p. 136 del documento linkato), era 9 (=496-487) punti nel 2000 ed e' di 10 (=496-486) punti nel 2009, anche in questo caso non mi sembra un miglioramento.

 

 

LETTURA - Per quanto riguarda la lettura l'Italia si piazza - nella
classifica internazionale che vede ai primi posti Cina, Corea e Finlandia -
in 29ma posizione, totalizzando un punteggio di 486 a fronte di una
media Ocse di 493, con un divario di 7 punti. Lo scostamento nel 2000
era di 13 punti, nel 2004 di 18, nel 2006 era cresciuto fino a 23 punti.

 

In questo caso non mi e' molto chiaro cosa sia stato utilizzato per i confronti su tutti gli anni, avrebbe dovuto essere la media OCSE a 23 paesi (sempre p. 136), che e' tuttavia 499 nel 2009 e non 493, e da' un divario di 13 (=499-486) punti nel  2009 e non di 7. Va bene...ci rinuncio.

In ogni caso, anche se da qualche tabella/anno ottenessimo un miglioramento in termini relativi (es. dal 2006 al 2009) si presenta un'altra questione: la performance relativa dipende dall'insieme di paesi considerato, e dalla loro performance, per cui si puo' migliorare in termini relativi anche non facendo nulla di buono (magari anche peggiorando), ma includendo nel campione paesi  che fanno molto peggio di noi. Ma allora di chi sarebbe il merito del miglioramento relativo? Forse non farei affermazioni troppo trionfalistiche, anzi non le farei affatto.

 

 

L'articolo del Corriere parla di un deciso miglioramento del punteggio dei quindicenni della Puglia. Anche questo è un dato immaginario? Il Corriere riporta un deciso intervento del provveditore agli studi della Puglia per sollecitare un maggiore impegno delle scuole nel prendere sul serio i test PISA. E' davvero così? E' questa dunque la strada per migliorare il rendimento dei ragazzi delle regioni meridionali?

Il Corriere riporta un deciso intervento del provveditore agli studi della Puglia per sollecitare un maggiore impegno delle scuole nel prendere sul serio i test PISA. E' davvero così? E' questa dunque la strada per migliorare il rendimento dei ragazzi delle regioni meridionali?

È una parte della risposta. Anche in Sicilia da un paio d'anni c'è più attenzione al riguardo e sono stati fatti alcuni corsi di aggiornamento rivolti agli insegnanti. Probabilmente un impegno ancora maggiore (e meglio coordinato) può dare risultati migliori.

Per meglio valutare il significato dei test PISA bisognerebbe tener conto che la misura influenza ciò che viene misurato. Per ottenere un buon punteggio occorre anche essere esercitati ad affrontare il tipo di prove richiesto dal test. E la scuola italiana, tradizionalmente, ha valutato il rendimento degli alunni con modalità ben differenti.

Naturalmente, qualora i test PISA (o INVALSI o di altro genere) diventassero rilevanti, l'impegno degli studenti e dei docenti si indirizzerà al loro superamento e il lavoro sarà finalizzato ad ottenere i migliori risultati in queste prove.

Ciò aiuterà senza dubbio la comparazione della nostra scuola con altri sistemi scolastici, ma non è detto che sotto ogni aspetto migliori la qualità dell'insegnamento ricevuto. Forse non ci sono alternative più efficaci e senza dubbio è preferibile una valutazione imperfetta all'assenza di valutazioni (e di mete da raggiungere), ma l'adozione di uno stile d'insegnamento incentrato sui test ha anch'esso un suo prezzo da pagare.

E' certamente importante ricordare che "non è detto che [un insegnamento diretto ad un esito migliore dei test PISA] migliori [sotto altri aspetti] la qualità dell'insegnamento ricevuto [dallo studente]". Tuttavia la mia impressione è che un "inseguimento" degli standard di comprensione e conoscenza della matematica verificati dai "test" PISA   possa essere utile anche per  migliorare la conoscenza e comprensione della matematica in generale, ed in particolare, ai fini di una migliore preparazione per gli studi universitari. Questo potrebbe non essere vero per altre discipline (mi sento minimamente competente solo in matematica), ma una eventuale posizione contraria alla adesione agli standard culturali "imposti" dai test PISA, dovrebbe essere argomentata. 

Per ottenere un buon punteggio occorre anche essere esercitati ad affrontare il tipo di prove richiesto dal test. 

Io ti invito, sinceramente, ad andarti a vedere gli esempi delle domande, alcune delle quali ho riportato nel testo proprio perché sapevo che sarebbero arrivati certi commenti. Davvero occorre essere "esercitati" per rispondere alla domanda "Se una scala è alta 252 cm e ha 21 gradini, quanto alti sono i gradini?". Lo stesso vale per le domande sulla lettura. Non mi pare ci sia un "teach to the test" per queste domande, soprattutto quelle più elementari cui un buon 20% e più degli studenti italiani non riesce a rispondere. 

Amici insegnanti continuamente sollevano questo tipi di obiezioni, a me pare in un esercizio di denial collettivo di proporzioni gigantesche. 

Insisto, vai a vederti le domande, ed i commenti sul perche' e percome siano state formulate in quel modo piuttosto che in un altro, con esattamente quelle parole invece che altre, e poi dimmi come fai a fare "teach to the test". 

 

Un'ultima osservazione sul "teach to the test". Un modo grezzo per farlo e' aumentare le ore nelle materie testate: italiano, matematica, scienze. Ebbene, una breve scorsa (non ho tempo per fare un calcolo di correlazione serio) alla tabella IV.3.16b del quarto volume del rapporto (pagina 235 del testo, l'ho estratta qui for your convenience) mostra che l'italia e' praticamente uno dei paesi dove si spendono piu' ore matematica e lingua propria. Alle medie, le differenze sono enormi per l'italiano insegnato in Italia (460 minuti alla settimana in Italia) rispetto al francese in Francia, il Tedesco in germania, il cinese a Shanghai, etc... (media OCSE: 227). Ma anche per la matematica le differenza fra italia e resto del mondo sono di tutto rispetto (Ita: 290m, OCSE 217). Alle superiori si insegna piu' lingua che altrove con differenze meno abissali che per le media (282 vs 207), e anche il numero di ore spese in matematica sono decisamente superiori della media OCSE, ma di meno (228 vs 211). Per le scienze, invece, molto sotto la media across the board. 

Visti i magri risultati TIMSS e PIRLS (matematica/scienze e lettura) per le medie, direi che (1) si spende una marea di tempo a insegnare Italiano con scarsi risultati nelle capacita' di lettura e comprensione del testo. Da quanto mi dicono i colleghi nelle universita', anche la capacita' di scrittura fanno schifo. (2) Sarebbe interessante andare a vedere la distribuzione delle ore intra-regionale per vedere se parte delle differenze sono originate anche da questo, tramite selezione in diversi tipi di liceo o scuola superiore. Certo non si spiegano le differenze riscontrate alle medie.

Sarebbe interessante conoscere la prospettiva di un insegnante di Italiano.

Ho girato la domanda ad un'amica che insegna italiano alle medie, ecco la risposta:

Innanzitutto il "tempo" dedicato all'apprendimento della lingua: nelle ore di "italiano" alle medie vengono conteggiate anche una serie di attività che (purtroppo) con l'apprendimento della lingua hanno poco a che fare (per esempio i progetti di "educazione affettiva", "educazione stradale" "educazione alla cittadinanza") che in altri paesi sono scorporati o inesistenti. Quindi, in pratica, mentre risultano, per esempio, 6 ore settimanali di Italiano, in realtà di lingua e grammatica se ne fanno, quando va bene, solo due o tre.

Amici insegnanti continuamente sollevano questo tipi di obiezioni, a me pare in un esercizio di denial collettivo di proporzioni gigantesche.

Non è mia intenzione negare l'utilità dei test PISA.

Io ti invito, sinceramente, ad andarti a vedere gli esempi delle domande, alcune delle quali ho riportato nel testo proprio perché sapevo che sarebbero arrivati certi commenti. Davvero occorre essere "esercitati" per rispondere alla domanda "Se una scala è alta 252 cm e ha 21 gradini, quanto alti sono i gradini?". Lo stesso vale per le domande sulla lettura. Non mi pare ci sia un "teach to the test" per queste domande, soprattutto quelle più elementari cui un buon 20% e più degli studenti italiani non riesce a rispondere. 

Se non hai mai fatto test nella tua vita (scolastica), puoi avere qualche difficoltà in più ad affrontare un tipo di prova inusuale. Non credo che ciò alteri in maniera drammatica i risultati, ma probabilmente la cosa una qualche influenza ce l'ha.

Gli studenti italiani che si preparano per il TOEFL o per il GMAT si esercitano con test dello stesso genere. Poi, che siano bravi o meno dipende certo da altro, ma se non hanno alcuna familiarità con il tipo di prova è da mettere in conto uno svantaggio aggiuntivo.

Del resto se è vero che si sono registrati miglioramenti nei risultati (per quanto limitati) ciò non dipende certo da un cambiamento del sistema scolastico nell'ultimo anno. È più ragionevole pensare che semplicemente si sappia meglio affrontare il test. Senza che che i livelli di apprendimento siano granché cambiati.

Ripeto ancora una volta che ciò non toglie valore ai test PISA. Solo, quando facciamo confronti (tra un anno e l'altro o tra un paese e l'altro), cerchiamo di tener presente cosa stiamo misurando: non il livello delle scuole in astratto, ma la capacità di affrontare i test PISA. In maniera indiretta questa è anche una misura dell'efficienza di un sistema scolastico. Ma, appunto, in maniera indiretta.

Ripeto ancora una volta che ciò non toglie valore ai test PISA. Solo, quando facciamo confronti (tra un anno e l'altro o tra un paese e l'altro), cerchiamo di tener presente cosa stiamo misurando: non il livello delle scuole in astratto, ma la capacità di affrontare i test PISA. In maniera indiretta questa è anche una misura dell'efficienza di un sistema scolastico. Ma, appunto, in maniera indiretta.

Non esiste il "livello delle scuole in astratto", si tratta di un concetto filosofico che vive in maniera non riproducibile nel cervello di chi ne parla e che non ha pressoche' alcuna utilita' concreta. Secondo me anche solo contrapporlo ai risultati PISA e' indicativo di una certa' mentalita' che io chiamerei idealismo prescientifico che e' endemica in Italia. Cio' che esiste, che e' valido concretamente, sono indicatori numerici, quantitativi, riproducibili, confrontabili sui risultati dell'educazione scolastica. Questo dice il metodo scientifico, questo indica la visione pragmatica ed empirica del mondo avviata con Hume, che si e' affermata nei Paesi progrediti ma che in Italia ha serie difficolta' ad affermarsi ancora oggi, a causa della nostra storia fatta di controriforma, analfabetismo di massa, e attitudine idealistica prescientifica, direi anche medievale e premoderna, delle elites.

I test PISA sono come ha mostrato Andrea Moro delle domande del tutto ragionevoli per capire quanto gli studenti hanno appreso per capire un testo scritto, per applicare il ragionamento matematico che e' alla base della conoscenza scientifica moderna, per interpretare scientificamente la realta'.  Sono certo e se ho tempo ci scrivo un articolo su nFA che dentro lo stesso Stato (come in Italia) c'e' una corrispondenza pressoche' totale tra risultati dei test PISA, PIL pro-capite regionale, analfabetismo storico, e tante altre cose.

Non e' facilmente attuabile fare un'istruzione mirata al successo dei test PISA, che sono molto generali. Sarebbe probabilmente comunque meglio in Italia organizzare l'educazione scolastica avendo come riferimento l'obiettivo di ottenere un buon punteggio sui test PISA, quando si considera che le domande PISA corrispondono abbastanza bene al tipo e al livello di conoscenze che un sistema scolastico dovrebbe dare nel mondo moderno (non in quello dei bei tempi andati di Aristotele e Platone).

Non esiste il "livello delle scuole in astratto", si tratta di un concetto filosofico che vive in maniera non riproducibile nel cervello di chi ne parla e che non ha pressoche' alcuna utilita' concreta. Secondo me anche solo contrapporlo ai risultati PISA e' indicativo di una certa' mentalita' che io chiamerei idealismo prescientifico che e' endemica in Italia.

Forse i test PISA di comprensione di un testo dovrebbero essere introdotti anche all'Università. Non ho affermato che esista un "livello delle scuole in astratto", ho detto che spesso mi pare che si ragioni sui test PISA come se descrivessero in astratto questo livello.

Mi sembra di avere affermato, molto empiricamente, che i test misurano la capacità di rispondere al test, che questa misura è cosa buona e giusta, che una misura è meglio di nessuna, ma che tale misurazione (come sempre accade) ha anche limiti di cui è opportuno essere consapevoli.

Mi rendo conto che di fronte alla resistenza al cambiamento la mia può essere scambiata per una difesa dell'esistente. Non è così. Non sono così fiducioso sulle luminose sorti progressive di una scuola che metta al centro del suo lavoro i soli test PISA e temo le distorsioni che questo può comportare, ma ignorarli è ancora peggio.

Tuttavia, poiché si era sollevato un problema concreto (come può una regione aver migliorato in un solo anno i suoi risultati), e visto che non è mia intenzione fare propaganda a priori per l'una o l'altra posizione, ho provato a dare una risposta.

All'obiezione che i quesiti erano facili vorrei far notare che non colpisce il bersaglio. Qui non stiamo parlando della risposta ad una singola domanda, ma dei risultati di tutta una prova. Se vuoi sostenere che sia ininfluente l'essere esercitati a svolgere un certo tipo di compito (nella gestione del tempo e nella strategia da usare) ho l'impressione che sbagli di grosso. La prima volta che affronti una  prova di tipo nuovo devi perdere un po' di tempo per capire come funziona e come svolgerla al meglio. E questo, in generale, un qualche svantaggio lo comporta. Mi sembra un'osservazione banale.

L'errore che fai e' pensare che i test pisa siano simili a TOEFL, GRE e GMAT, dove (ai tempi in cui gli ho fatti io) gli studenti (italiani) si presentavano senza capire cosa fossero gli ovali che bisognava riempire con la matita, qualcuno metteva la crocetta, qualcuno un pallino, etc... Inoltre, ora e allora, erano test congegnati male, in cui si testavano sia conoscenze, sia abilita' intellettuali, sia velocita' di ragionamento. Fattori magari correlati ma che il risultato del test tende a confondere aumentando il noise della sua informativita'. L'ultimo fattore, la velocita' di risposta, era essenziale per ottenere un punteggio ottimo, e per questo esercitarsi prima era essenziale, come dici tu. 

I test PISA, da quanto ho visto io, non hanno nulla a che vedere con i test di cui sopra, e le loro domande sono del tutto simili agli esercizi assegnati dai professori di matematica e geometria. 

Dando una rapida occhiata agli esempi di test proposti e assumendo per vero che i nostri studenti non siano preparati a quel tipo di test si evince che i nostri studenti non hanno MAI fatto un compito in classe in vita loro, nemmeno alle elmentari.

Insomma non mi sembrano i quesiti della sfinge non capisco che strategia e/o preparazione ci voglia per rispondere alla domanda: "quanti cubettini servono a Susan per costruire un cubo come in figura c" (per la cronaca ammesso che il nostro non sappia fare le moltiplicazioni in questo caso li può semplicemente contare dal disegno... O_O)

Non sono passati molti anni da quando io avevo 15 anni, ed è inutile girarci attorno siamo delle capre (mediamente), punto. Sfruttando trucchi ed alchimie si può arrivare al diploma senza saper fare una proporzione (o anche senza sapere le tabelline), tanto si dice non servono a nulla oppure non servono solo quelle... certo, certo...

Davvero occorre essere "esercitati" per rispondere alla domanda "Se una scala è alta 252 cm e ha 21 gradini, quanto alti sono i gradini?".

se è troppo esercitato, forse lo studente si accorge che non può rispondere a questa domanda (c'è la risposta: non ci sono info sufficienti?) :)

Non ho trovato i dati sul miglioramento delle regioni, sinceramente non so dove il corriere li abbia pescati. Sulla pagina PISA 2006 dell'invalsi ci sono i rapporti completi con dati per macroregione ma non per regione. 

Nella press release di PISA 2009 dell'invalsi ci sono invece alcune slides con i dati regionali. La PUGLIA fa meglio, ma con differenze non statisticamente significative, della media italiana in tutti i 3 settori disciplinari. 

Segnalo questo blog post, che aiuta a comprendere i risultati cinesi. L'autore e' il figlio di Nicholas Kristof, reporter del New Yor Times, che sta passando un anno di scambio in un liceo cinese. Qui parla della preparazione estenuante per il "high test", un test standardizzato sostenuto nell'ultimo anno di liceo il cui risultato determina l'ammissione all'universita', e spesso il futuro sociale ed economico dello studente:

http://rickaltieri.wordpress.com/2010/11/18/highs-and-lows-of-chinese-education/

Il politecnico di Torino e quello di Milano hanno aperto recentemente un programma di formazione "mista" con l'università Tongji di Shangai. La figlia di un mio collega cinese [trasferitosi qui da parecchi anni] sempre "prima della classe" con poco sforzo in Italia, ha deciso di approfittarne ed è rimasta scioccata nello scoprire di essere diventata quasi una "capra" nel nuovo ambiente. La determinazione e la competitività degli studenti cinesi che ha incontrato le sono sembrate... di un altro pianeta (e non del tutto sane).

 

La presentazione dei media, tv e giornali, dei risultati di PISA 2009 è a dir poco scandalosa. Se il TG Minzolini e le dichiarazioni del ministro in carica sono facilmente spiegabili nel loro ridicolo trionfalismo, il titolo di pagina 7 del Sole dell'8 dicembre lo è un po' meno: "Gli studenti italiano recuperano". Leggendo il brano dell'articolo di Claudio Tucci che di seguito trascrivo si capisce però da dove i giornalisti abbiano tratto simile giudizio sintetico e così approssimativo.

"Restiamo comunque sotto la media OCSE in tutte tre le aree testate (e lontano dagli obiettivi di Lisbona), ma nella graduatoria europea recuperiamo sei posizioni nella comprensione dell'italiano, tre posizioni in matematica e un solo posto in scienze. Un risultato eccezzionale, ha commentato il ministro Gelmini. D'accordo il presidente dell'INVALSI, Piero Cipollone: Stiamo convergendo verso l'alto, a testimonianza che si lavora seriamente nelle scuole si può migliorare a prescindere dai tagli."

E' quindi lo stesso INVALSI, con le affermazioni del suo presidente, economista di provenienza Banca d'Italia, a esprimersi in modo da indirizzare i commenti dei media. A questo punto mi permetto di sollevare qualche perplesità sull'onestà intellettuale del presidente dell'INVALSI e nutrire più di una  preoccupazione sul ruolo che l'istituto in questione dovrebbe svolgere nella valutazione del sistema italiano dell'istruzione.

Più interessante, per capire cosa fare, questo passo, tratto dall'articolo di Marco Moussanet, sempre nella stessa pagina, dal titolo "Asiatici i migliori e l'esordiente Cina balza subito in testa". In realtà la Cina è presente solo con la città di Shangai, che ha delle caratteristiche di grande interesse: "ha un PIL pro capite nettamente inferiore alla media OCSE (considerazione che in misura minore si può estendere anche alla Corea", ma ancora più importante: "è ancora Shangai .... la realtà in cui è maggiore la percentuale di studenti provenienti dagli ambienti socio economici più disagiati a ottenere risultati scolastici di alto livello (ben il 76%, rispetto al 72% di Hong Kong)"

Come si arriva a questo risultato? Semplice, ce lo racconta in poche parole lo stesso OCSE nel suo commento: "Tutte le scuole vengono continuamente tenute sotto controllo da un'equipe specializzata e quando un istituto scolastico comincia a dare segni di peggioramento significativo vi vengono inviati, spostandoli da altre scuole, i dirigenti migliori, che costituiscono squadre di insegnanti scelti tra i più bravi."

Che noi abbiamo questo genere di problemi, ovvero non riusciamo a colmare lo svantaggio iniziale pur spendendo tanto, lo si comprende intuitivamente dall'esperienza diretta delle scuole italiane, ma è interessante notare un dato che è allo stesso tempo dimostrazione indiretta del problema e comunque elemento aggravante. Si tratta dell'indice che determina la varianza, dove siamo secondi assoluti con il 62% e che esprime la differenza nei risultati ottenuti da scuole della stessa città o addirittura dello stesso quartiere.

Ve la immaginate la stessa strategia d'intervento, qui da noi, tra graduatorie, RSU e sindacati, ricorsi al TAR e compagnia cantando?

 

Tutte le scuole vengono continuamente tenute sotto controllo da un'equipe specializzata e quando un istituto scolastico comincia a dare segni di peggioramento significativo vi vengono inviati, spostandoli da altre scuole, i dirigenti migliori, che costituiscono squadre di insegnanti scelti tra i più bravi

Ecco come fa Shangai ad avere risultati così alti: non appena una scuola va male, ci vengono mandati gli insegnanti ed i dirigenti migliori e i peggiori vengono scaricati in provincia, dove però non vengono fatti i test PISA.

Mi immagino già i tg cinesi euforici: "le scuole cinesi sono le migliori al mondo! finalemente lo riconoscono anche gli stati imperialistici dell'ocse".

Con i genitori delle province di campagna, che non si sono mai mossi dal loro villaggio per più di trenta chilometri se non attraverso la televisione di regime, tutti orgogliosi dell'istruzione limitata impartita ai loro bambini.

Gli unici dati attendibili per la Cina, sono quelli della SAR di Macao, perché almeno lì, il Partito non ha completamente mano libera.

Ecco come fa Shangai ad avere risultati così alti: non appena una scuola va male, ci vengono mandati gli insegnanti ed i dirigenti migliori e i peggiori vengono scaricati in provincia, dove però non vengono fatti i test PISA

Ha frainteso il senso della citazione da me evidenziata. Non riguarda Shangai ma gli altri paesi orientali come Corea (Sud) e Hong Kong che si collocano stabilmente ai primi posti delle classifiche.

E' l'intervento necessario per ottenere risultati dove è più difficile averli, nelle situazioni di maggiore povertà economica e culturale. E' esattamente quello che la scuola italiana non riesce a fare, vincere la partita dove è più difficile e le condizioni di partenza sono più sfavorevoli.

Fondamentale è poi il fatto - assolutamente normale in qualsiasi ambito lavorativo -che le situazioni difficile vengano controllate con rigore dall'esterno e che il primo a risponderne sia il dirigente. A questo deve comunque essere lasciata la libertà di scegliersi per quanto possibile i collaboratori e il personale che ritiene migliore per lo scopo.

Dove vengano mandati gli insegnanti meno capaci non lo so, immagino ad assovere compiti più adeguati alle loro capacità o dove fanno minor danno, e se sono del tutto incapaci a fare un altro lavoro. Il sistema delle charter school americano - di cui si è discusso in un precedente post - non è molto dissimile da questo. E' chiaro che in questo contesto il dirigente non è un burocrate che ha vinto una volta un concorso e poi rimane al suo posto a prescindere dai risultati ottenuti.

Fantascienza?

al liceo mi è capitato un paio di anni di fare questi test INVALSI. da quel che mi ricordo sono sempre stati poco considerati dai professori. certo, dicevano sempre di cercare di fare bene, dal momento che era un test serio, ecc. però la 3 giorni di test era poco più che una vacanza dalle lezioni. essendo fatta di maggio, a ridosso delle verifiche di fine anno, poi, dava ancora meno importanza alla cosa. 

c'è poi un fatto da considerare: la scuola italiana sottovaluta l'importanza della comprensione del testo ("comprensione del testo... che cazzata!" è quello che senti dire un po' da tutti, prof. e studenti). invece è fondamentale, non è roba da bambini delle elementari(non è un caso che i test d'ingresso in alcune università la adottino). per questo molte volte vedi certi scempi ai test.

secondo me se il ministero incentivasse le scuole a migliorare i risultati (dando più soldi in base alla valutazione) forse potremmo avere punteggi da media europea. ma di sicuro non è minimamente da considerare, vista la pochezza di risorse delle scuole pubbliche italiane.

Eh si comprensione del testo, che idea originale.. basta leggere e poi tutto fila via liscio. Anzi, vai anche piu' veloce e pensi di essere piu' produttivo :-)

PS Guarda che gli incentivi che consideri si possono fare a costo zero.

Non so se ve ne siete resi conto, ma BS non cade più. La campagna acquisti sta funzionando e Fini, il quaquaraqua per antonomasia della politica italiana (a questo punto credo abbia guadagnato il titolo sbaragliando la pur agguerita concorrenza) ha deciso che ha troppa paura di fare il salto nel vuoto e cominciare a far politica. Siccome far politica in proprio richiede avere idee, crederci, aver del coraggio, inventarsi delle cose, proporle alla gente e tutto il resto, il quaquaraqua della libertà che se fosse in mano suo non avrebbe futuro preferisce nascondere la testa nel mezzo delle tette dell'ex concubina di non mi ricordo quale grasso delinquente del centro Italia e votare di nuovo la fiducia al satrapo. In cambio di cosa? Che lo lascino godersi le tette in questione, lo scranno di Montecitorio ed il cucinotto e bagno del cognato a Montecarlo. Mi sembra euo: ognuno ha ciò che si merita.

L'Italia non è dunque più allo sfascio, come sembrava anche dalla lettura di Corriere e Sole durante le ultime settimane, ma in grandissimo recupero su tutto e tutti. Un avvenire luminoso ci attende sotto l'illuminata guida del satrapo risorto. Consapevole di questo fatto, ed allertata del cambio di vento romano, la stampa di regime ci informa che, infatti, i benefici effetti di tale ressurezione nazionale erano stati anticipati dai nostri studenti liceali e vengono riflessi nei risultati dei test PISA 2009. Cipollone, vero economista indipendente ed obiettivo, conferma sulla base della sua acuta conoscenza della statistica e dei modelli di catching up.

Tutto lì, banda di comunisti anarcoidi. Va tutto per il meglio. Tornate alle vostre equazioni del cazzo e lasciateci lavorare che dobbiamo fare la patrimoniale per rubare ancora un po' di soldi agli italiani in modo da mantenere in piedi la casta. L'ha annunciato il Mangiamorte (siete sicuri che sia davvero la morte che mangiano costoro e non qualcosa d'altro che inizia con la stessa lettera ed ha una struttura fonetica equivalente?) par excellence, il signor Fortis.

Adesso poi che i presidi pugliesi si impegnano a far si che i nostri ragazzi imparino i trucchi necessari per passare questi inutili test, faremo ancora più bella figura. La ripresa di tutto, persino della produttività, è assicurata. Parola di BS: ghe pensi mi. 

concordo in toto...siamo messi malissimo

qua mi tocca di imparare il crucco se voglio continuare a vivere in europa...in un paese normale.

PS: a questo giro è proprio finita, ma l'Italia si merita pure di peggio, se mai ci fosse.

PPS: si accettano consigli su mia prossima meta di trasferimento (l'ondon mi ha stufato). Requisiti: clima non orrendo come in UK, dieta semi-mediterranea, trasporti decenti, opportunità lavorative valide per ambosessi.

Le fettine di culo le porto io...

;-)

 

 

Alcuni lettori si offenderanno, ma non so bene che farci.

In svariati commenti alla notizia, qui ed altrove, leggo che, fondamentalmente, è tutta una questione di superiorità nostra nelle cose che contano e "organizzazione" degli altri che ai testi ci tengono e noi no, perché noi siamo liberi, furbi e superiori. Insomma, parafrasando: "se volessimo batteremmo tutti, solo che a noi non interessa. A noi interessa il conoscimento serio e vero, non i test".

E via con giustificazioni e spiegazioni tanto ad hoc quanto demenziali. Demenziali e RIVELATRICI, allo stesso tempo, del fatto che i test PISA sono un'ottima fotografia, invece, della realtà d'un paese con la testa infilata nell'ombelico e tragicamente indietro rispetto al resto del mondo. Si consideri l'argomento esposto sopra da un lettore, suppongo giovane, secondo cui i giorni del test PISA sono occasioni per fare vacanza. Ecco perché vengono fatti male.

Il lettore non si chiede: se lo sono per i ragazzini italiani, perché non dovrebbero esserlo per quelli USA o finlandesi? E se la differenza è dovuta al "fregarsene", perché mai se ne fregano così tanto di più nel Sud e così di meno nel Nord, nel Triveneto ed in Lombardia in particolare? Ecco la risposta che nessuno mai darà esplicitamente ma che di sicuro gira nella testa dell'italiano medio: noi siamo furbi, loro no. Loro sono stupidi e proni all'ordine, quindi si impegnano. Noi sappiamo che queste cose non contano nulla e ne approfittiamo, giustamente! Con tutte le ovvie implicazioni.

Continuate così, furboni miei. Continuate così. Il mondo, decisamente, è dei tonti se i risultati di Palermo e Napoli riflettono una superiore astuzia ed uno stadio più avanzato della civiltà e della cultura.

P.S. Le differenze regionali sono, di fatto, mostruose. Occorrerebbe un post al proposito. Se si confrontano i dati per decili fanno davvero impressione e non fanno altro che confermare le precedenti. Sono due paesi diversi. Comparare solo le medie confonde, visto che a molti una differenza di meno di 100 punti su un range di 450-550 non sembra molto. Questo perché non si tiene conto che il livello 400 praticamente lo raggiunge anche Rocco con un po' di training, specialmente se fatto dai presidi pugliesi ...

Le differenze regionali sono, di fatto, mostruose. Occorrerebbe un post al proposito.

Infatti! Mi chiedo anche come si sposa questo dato con il fatto che il nord, a sentire la Lega, è pieno di presidi e professori del sud. Vuol dire che i docenti migliori emigrano verso su?

Aggiungo che gli studenti stranieri (non tutti, ma un certo numero si') spesso sono piu' motivati e fanno meglio degli italiani... forse sempre perche' i nostri pensano di essere furbi? o perche' mancano le motivazioni?

La Lega puoi anche sentirla, basta non ascoltarla.

Ci sono poi, ovviamente, almeno una mezza dozzina di ragioni che spiegano questa permanente differenza. Tutte "leghiste", nel senso buono della parola, non in quello offensivo ...

Le differenze regionali sono, di fatto, mostruose. Occorrerebbe un post al proposito.

Infatti! Mi chiedo anche come si sposa questo dato con il fatto che il nord, a sentire la Lega, è pieno di presidi e professori del sud. Vuol dire che i docenti migliori emigrano verso su?

Questa e' una molto stupida esibizione di anti-leghismo.  Per quanti insegnanti e presidi meridionali lo Stato centrale abbia riversato nel Nord Italia credo che anche tu dovresti essere in grado di capire che la frazione di insegnanti settentrionali rimarra' comunque maggiore al Nord rispetto al Sud, quindi se esistono i leghisti che citi non avrebbero nulla da rispondere o giustificare. Non solo, gli ipotetici leghisti potrebbero anzi richiedere allo Stato centrale di diminuire la frazione di insegnanti meridionali al Nord, visto che tale frazione (vicinissima al 100% nel Sud) appare statisticamente correlata con peggiori risultati PISA.

Ti faccio poi notare che in questo blog 1) nessun leghista ha scritto quanto affermi, a mia conoscenza 2) almeno due non-leghisti hanno espresso lamentele per l'eccessivo numero di meridionali che occupano posizioni statali nella Scuola a Nord, sia in generale precludendo l'impiego ai nativi non disposti a investire decenni della loro vita nelle farsesche procedure di reclutamento statale, sia perche' una parte dei posti pubblici settentrionali nella Scuola vengono coperti da meridionali con trucchi e sanatorie assortite, per esempio assorbendo indebiti esuberi di alcune regioni meridionali che hanno prodotto, contro le norme di legge, un numero eccessivo di idonei in alcuni concorsi regionali.

Io certamente sono anti-leghista, però in questo caso concreto parlavo senza alcuna ironia, perché la sproporzione degli insegnanti meridionali al nord rispetto ai settentrionali al sud è risaputa, almeno a livello di percezione popolare.

La tua difesa non richiesta del leghismo è, pertanto, un po' buffa

sig. Keidan, evidentemente anche Lei ha fatto il test PISA di matematica, la qual cosa ha abbassato la media dell'Italia.

 

Anche peggio: sono un pericoloso extracomunitario!

potrebbe farsi dare la cittadinanza italiana, allora.

non capire la matematica più basilare, reagire stizzito ed indispettito spiegazioni invece di capirle, e, ovviamente, buttare tutto in politica.

integrazione completata.

p.s. anche io nel commento di prima nel caso concreto parlavo senza alcuna ironia.

La "spiegazione" di Lusiani non spiega niente, è una tautologia. Io mi sono chiesto: ci sarà qualche correlazione tra la concentrazione di personale meridionale nelle scuole del nord e i risultati PISA, magari da vedere regione per regione. La risposta è stata, in sostanza: ci sarà qualche correlazione. Un po' pochino.

In realtà, visto che l'emigrazione da sud a nord spesso coinvolge gli elementi migliori della società meridionale, l'effetto sulle scuole del nord non è affatto scontato.

P. S. Gli attacchi personali e politici non li ho cominciati certamente io.

La "spiegazione" di Lusiani non spiega niente, è una tautologia. Io mi sono chiesto: ci sarà qualche correlazione tra la concentrazione di personale meridionale nelle scuole del nord e i risultati PISA, magari da vedere regione per regione. La risposta è stata, in sostanza: ci sarà qualche correlazione. Un po' pochino.

Qualcuno spieghi a Keidan come stanno le cose, non riesco a capacitarmi che le sue capacita' di comprensione siano cosi' scarse.  Deve esserci a questo punto un serio livello di malafede.

La "concentrazione di personale meridionale nelle scuole del nord", lo ripeto per la seconda volta, e' inferiore alla "concentrazione di personale meridionale nelle scuole del sud".  E' chiaro il concetto? Quindi: meno concentrazione di insegnanti meridionali corrisponde a punteggio PISA piu' elevato, piu' concentrazione di insegnanti meridionali corrisponde a punteggio PISA piu' basso.  Chiaro fin qui?  A questo punto come te la cavi con l'ipotetico leghista (che non vedo ancora nelle tue inappropriate citazioni) che afferma: vogliamo una minore concentrazione di insegnanti meridionali nelle scuole del Nord?  Con tutto quello che hai detto finora non hai fatto altro che convincere ogni persona in buona fede e onesta che l'ipotetico leghista di cui parli ha ragione da vendere e agisce a beneficio degli studenti del Nord.

Il leghista Umberto Bossi dice, testuali parole: "Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord". Una deputata della Lega aggiunge: "Chi non conosce il Veneto non verrà ad insegnare nelle scuole del Veneto". Di ipotetico ci vedo ben poco. Comunque non è questo il punto.

Provo a rovesciare la prospettiva. Se, per magia, da un giorno all'altro tutti i docenti meridionali del nord tornassero a casa loro al sud, il livello PISA del sud ne gioverebbe o rimarrebbe inalterato o peggiorerebbe? Chiedo questo perché, come già detto, a emigrare sono, spesso, i migliori, quindi non è detto che l'apporto dei docenti meridionali emigrati sia per forza nefasto anche per il nord.

Non solo, gli ipotetici leghisti potrebbero anzi richiedere allo Stato centrale di diminuire la frazione di insegnanti meridionali al Nord, visto che tale frazione (vicinissima al 100% nel Sud) appare statisticamente correlata con peggiori risultati PISA.

Stai dicendo che ci sono dati sulla correlazione tra l'outcome degli studenti nelle scuole del nord e la provenienza dei loro insegnanti? Altrimenti, attribuire causalmente i peggiori risultati del sud rispetto al nord agli insegnanti non è proprio corretto, a meno di analisi un po' piu' attente che non  guardare alla semplice correlazione. Che poi, se fosse come dici tu, io sarei solo contento perché ci sarebbe una chiarissima indicazione di policy. Temo che però 'sta stima della funzione di produzione dell'educazione sia ancora in alto mare, e non parlo dell'Italia ma della letteratura di public economics in genere.

p.s. le manifestazioni di anti-leghismo non sono MAI stupide. Io uso l'anti-leghismo didattico: quando preparo una lezione, immagino di doverla spiegare a Calderoli :)

Non solo, gli ipotetici leghisti potrebbero anzi richiedere allo Stato centrale di diminuire la frazione di insegnanti meridionali al Nord, visto che tale frazione (vicinissima al 100% nel Sud) appare statisticamente correlata con peggiori risultati PISA.

Stai dicendo che ci sono dati sulla correlazione tra l'outcome degli studenti nelle scuole del nord e la provenienza dei loro insegnanti?

Rileggi le due frasi, se la lingua italiana non e' un'opinione le due affermazioni sono leggermente diverse, la mia si riferisce agli studenti italiani tutti, la tua solo agli studenti del nord.

Credo di capire la linea dei tuoi ragionamenti, ma penso sia meglio a discuterne piu' pacatamente in un filone di commenti ben separato da questo, che e' irrimediabilmente condizionato dal livello abissale di alcune stupidaggini affermate da Keidan.  Tali stupidaggini sarebbe meglio venissero stigmatizzate da tutti e non solo da chi come me ha opinioni politiche opposte a quelle di Keidan, sia per l'interesse del blog, sia per l'interesse di una discussione produttiva.

In realtà, finora non ho fatto affermazioni, ma più che altro domande. Ma non ha importanza.

La tua posizione (ideologica, ma spacciata per matematica), si basa, a mio avviso, su alcune premesse implicite e non dimostrate, ossia:

1) i pessimi risultati PISA sono correlati con alta concentrazione di docenti meridionali, e quindi questi ultimi sarebbero la causa dei pessimi risultati di cui sopra

2) i docenti meridionali a casa loro sono statisticamente indistinguibili dai meridionali emigrati al nord

Il tuo ragionamento equivale a dire che, visto che l'università italiana è quel disastro che tutti sappiamo, allora bisogna cacciare dalle università americane Michele Boldrin, e tutti altri espatriati italiani, perché sarebbero dannosi in quanto italiani (così come proponi di cacciare i meridionali emigrati dalle scuole del nord).

In realtà, per il punto 1) direi che tanto quanto i docenti, se non di più, sono incriminabili le famiglie, e un certo lassismo culturale ben diffuso nel territorio del Meridione.

Per il punto 2) vorrei osservare che solo alcuni meridionali decidono di spostarsi verso altri lidi, e molto spesso ciò è indice della non accettazione, da parte della persona in questione, della cultura meridionale cui al punto precedente. Quindi, non è affatto scontato che, essendo i dati PISA insoddisfacenti nel sud con docenti meridionali, allora anche nel nord altri docenti meridionali siano per forza nocivi.

La tua posizione (ideologica, ma spacciata per matematica), si basa, a mio avviso, su alcune premesse implicite e non dimostrate, ossia:

1) i pessimi risultati PISA sono correlati con alta concentrazione di docenti meridionali, e quindi questi ultimi sarebbero la causa dei pessimi risultati di cui sopra

Come al solito fai affermazioni false, basate su tuoi pregiudizi personali e non su quanto io io ho affermato. Specificamente non ho mai affermato la parte "e quindi questi ultimi sarebbero la causa dei pessimi risultati di cui sopra". La parte "i pessimi risultati PISA sono correlati con alta concentrazione di docenti meridionali" invece, per quanto possa dispiacere i tuoi pregiudizi, e' un dato di fatto, non una "premessa non dimostrata".

i docenti meridionali a casa loro sono statisticamente indistinguibili dai meridionali emigrati al nord ...

Per il punto 2) vorrei osservare che solo alcuni meridionali decidono di spostarsi verso altri lidi, e molto spesso ciò è indice della non accettazione, da parte della persona in questione, della cultura meridionale cui al punto precedente. Quindi, non è affatto scontato che, essendo i dati PISA insoddisfacenti nel sud con docenti meridionali, allora anche nel nord altri docenti meridionali siano per forza nocivi.

Non esistono a mia conoscenza studi che consentano di stabilire se gli insegnanti meridionali a Nord siano piu' o meno validi di quelli al Sud.  Ci sono diversi elementi da considerare, quello che consideri tu (non accettazione della "lassismo culturale" della cultura meridionale) e' solo uno, che a me sembra piuttosto poco plausibile nei grandi numeri.

Ci sono altri elementi, ben conosciuti e supportati dai dati, per esempio dal confronto tra domande di trasferimento da Nord a Sud rispetto a quelle da Sud a Nord, che implicherebbero proprio l'opposto di quanto scrivi.  Due elementi motivano i meridionali a preferire l'impiego a Sud rispetto a quello a Nord: 1) la preferenza per trovare lavoro vicino alla famiglia di origine e agli immobili di proprieta' di detta famiglia estesa, una motivazione comune anche ai centro-settentrionali 2) il maggior valore dello stipendio nazionale nel Sud, dove il costo della vita e' inferiore come documentato per es. dalla recente indagine ISTAT sulla poverta'.

Ora se come il numero delle domande di trasferimento indica i meridionali preferiscono trovare lavoro pubblico nel Sud, e se c'e' un minimo di meritocrazia nel reclutamento dei dipendenti pubblici nel Sud Italia, risulterebbe che finiscono al Nord gli aspiranti insegnanti meridionali peggiori, mentre i migliori ottengono il desiderato impiego nel Sud.  Se c'e' assenza totale di meritocrazia nella selezione, allora la qualita' potrebbe essere la stessa, se la selezione privilegia i peggiori (non implausibile, in Italia, ma bisognerebbe trovare qualche evidenza) allora potrobbe anche essere gli gli insegnanti meridionali nel Nord siano di migliore qualita' di quelli nel Sud.

Grazie delle info, che rispondono al mio interrogativo. Info, che comunque potevi tirar fuori già molto prima, senza farle precedere dalla sequenza di insulti.

gli ipotetici leghisti potrebbero anzi richiedere allo Stato centrale di diminuire la frazione di insegnanti meridionali al Nord

ipotetici? mica tanto (l'esempio è buono perché totalmente bi-partisan, qui il leghismo è trasversale)

Non è l'esempio giusto. In quella richiesta il consiglio provinciale di Vicenza sollevava la legittima obiezione che i concorsi per preside avevano conferito ideoneità con criteri restrittivi al nord, e di larga manica al sud. Il risultato era: troppo pochi idonei al nord rispetto alla domanda, e troppi al sud. I concorrenti che non avevano ricevuto idoneità al nord si trovavano di fatto ad essere discriminati. 

Non entro nel merito della vicenda legale (non e' nemmeno chiaro se il consiglio abbia richiesto l'esclusione di idonei meridionali piuttosto che di idonei con idoneita' presa in province del sud). Ma l'obiettivo qui non era "ridurre la frazione di insegnanti meridionali al nord". L'obiettivo era "ridurre la frazione di insegnanti cui era stata regalata l'idoneita' "

non conosco la questione, ma il tuo argomento vale se in aggregato (nord + sud) sono state date troppe idoneità per coprire le scuole d'italia, i.e. qualcuno resta a piedi. Sai se questo è vero?

No l'aggregato non c'entra. Il problema e' che in un concorso con gli stessi criteri era piu' facile risultare idonei in certe zone piuttosto che in altre. Chi e' rimasto in piedi sono stati i concorrenti del nord che non hanno preso marginalmente l'idoneita' ma ne avrebbero avuto i requisiti al sud. 

ho capito, ma come fai ad inferire che al nord i criteri erano quelli giusti ed al sud erano troppo laschi, e non che al nord erano troppo severi ed al sud giusti? Immagino che il troppo o troppo poco si definisca in base alla disponibilità di scuole da coprire, o no?

No l'aggregato non c'entra. Il problema e' che in un concorso con gli stessi criteri era piu' facile risultare idonei in certe zone piuttosto che in altre. Chi e' rimasto in piedi sono stati i concorrenti del nord che non hanno preso marginalmente l'idoneita' ma ne avrebbero avuto i requisiti al sud.

Io ho capito qualcosa di leggermente diverso, da precedenti interventi su nFA.  Per quello che ho capito io lo Stato italiano ha bandito un concorso per presidi, regione per regione, specificando che i posti disponibili erano N_i nella regione R_i, e che gli eventuali idonei aggiuntivi (al netto di ritiri fisiologici dei vincitori) non sarebbero mai stati assunti, ma avrebbero dovuto fare un nuovo concorso.  Seguendo le indicazioni fornite, e ritenendo che lo Stato avrebbe dato seguito a quanto stabilito dallo Stato stesso, le regioni del Nord come la Lombardia hanno determinato a seguito di concorso una lista di idonei proporzionata ai posti disponibili nella regione.  Le regioni del Sud (almeno la Campania e' stata nominata esplicitamente) invece hanno determinato una lista di idonei molto piu´ numerosa non solo dei posti disponibili al tempo del concorso, ma anche dei posti disponibili in regione negli anni futuri.

Gli idonei campani non avevano alcun diritto all' assunzione, ne' in Campania ne' altrove, secondo quanto prescritto dallo Stato. Ma come spesso succede con lo Stato italiano, che ha una propensione decisamente disonesta e direi criminogena, perche' proprio incentiva chi non segue leggi e norme e trova trucchi e espedienti per danneggiare gli altri e la societa´, la pressione esercitata dai presidi idonei meridionali almeno campani ma presumo di tutto il Sud, ha ottenuto che lo Stato da un diritto inesistente ne creasse uno reale, garantendo agli idonei meridionali l' assunzione a preside senza ulteriore concorso diversi anni dopo, danneggiando tutti i possibili altri candidati piu' giovani.

Inoltre, dato che il numero degli idonei meridionali non poteva trovare posto nelle Regioni che avevano dato loro l' idoneita', lo Stato italiano seguendo la sua abituale indecente condotta non ha trovato soluzione migliore che riversare gli idonei meridionali proprio su quelle regioni, come la Lombardia e il Veneto, che avevano virtuosamente seguito le norme e le indicazioni precedenti dello Stato stesso, determinando un numero di idonei congruente ai posti disponibili al tempo del concorso, e prevedendo di fare un successivo concorso per reclutare anni dopo i nuovi presidi richiesti.

Il comportamento decisamente ignobile dello Stato italiano spiega molto bene perche' a Vicenza tutte le forze politiche hanno pubblicamente condannato la condotta statale chiedendo che nel Veneto non venissero riversati gli indebiti idonei meridionali.  Direi che ogni persona onesta e senziente non potrebbe fare diversamente.  Solo persone che io considero personalmente stupide e/o completamente traviate dai propri pregiudizi, e/o sostanzialmente in malafede per propri interessi personali o della propria banda, come ad esempio qui Artemio Keidan, possono pubblicamente criticare la sollevazione di tutti i partiti politici di Vicenza contro questo episodio indecente della condotta statale, per di piu' in un settore critico come la Scuola, che dovrebbe essere esempio di onesta', trasparenza, e rispetto delle regole, ma che l'operato dello Stato italiano spesso riduce alla condizione di bordello (cit. da Economist, Dante).

Se questa è la vera storia, sono daccordo con te che le regioni virtuose hanno ragione a lamentarsi. Ma si capisce che il troppo o troppo poco va valutato in base alla disponibilità totale di posti, sia che questa sia calcolata regione per regione, che in aggregato. Il problema, appunto, è che sono stati fatti troppi presidi in aggregato, e che i presidi in piu' sono stati prodotti dal sud.

ecco l'esempio giusto

se il precedente era non giusto, allora come mai il consiglio provinciale ha parlato in termini di nord/sud, e non esplicitamente di promozioni facili e idoneità regalate?

Io tenderei un po' a fregarmene della concentrazione di insegnanti meridionali nelle scuole del Nord. Le differenze tra Nord e Sud sono ovvie ma mi sembra che chi vive-lavora-e-paga-le-tasse in una regione "appartenga" a quella regione. Mi sembra, tuttavia, che si dovrebbe essere d'accordo sul fatto che lo stato centrale dovrebbe smettere di distribuire dove vuole quello che vuole. In questo caso, gli insegnanti meridionali andrebbero dove vogliono e dove sono richiesti. Se richiesti, ci potrebbero rimanere e saremmo tutti più contenti.

Io tenderei un po' a fregarmene della concentrazione di insegnanti meridionali nelle scuole del Nord. Le differenze tra Nord e Sud sono ovvie ma mi sembra che chi vive-lavora-e-paga-le-tasse in una regione "appartenga" a quella regione. Mi sembra, tuttavia, che si dovrebbe essere d'accordo sul fatto che lo stato centrale dovrebbe smettere di distribuire dove vuole quello che vuole. In questo caso, gli insegnanti meridionali andrebbero dove vogliono e dove sono richiesti. Se richiesti, ci potrebbero rimanere e saremmo tutti più contenti.

Fa piacere vedere un po' di sana attitudine liberale e meritocratica, che condivido.

Quanto scrivi sarebbe perfetto se lo Stato italiano facesse decentemente la sua parte e cioe' 1) garantisse una decente uniformita' delle valutazioni e dei livelli di difficolta' dei titoli di studio, o quantomeno una decente informazione della loro disuniformita' 2) garantisse una decente uniformita' delle procedure di reclutamento, senza indebiti vantaggi per alcuni e ingiusti svantaggi per altri.

Per andare oltre la decenza, poi, lo Stato dovrebbe anche controllare un minimo l'operato dei suoi dipendenti, particolarmente in settori critici come la Scuola, anche dopo il reclutamento, sia per il livello di qualificazione, sia per eventuali indebiti casi di assenteismo.  Tutto cio' avviene nei Paesi progrediti, ma purtroppo non avviene nel disastrato Stato italiano.

A Shangai si occupano di mandare i migliori insegnanti e presumo soprattutto i migliori dirigenti scolastici dove i risultati richiedono miglioramenti, in Italia il settore statale appare dedicarsi piu' che altro a garantire privilegi ai dipendenti pubblici che si muovono unicamente secondo le loro richieste personali, per quanto so senza alcuna programmazione orientata a migliorare l'apprendimento scolastico.

Io intendevo essere soprattutto federalista, nel senso che del personale dell'istruzione pubblica potrebbero occuparsene essenzialmente le regioni e lo stato dovrebbe occuparsene il meno possibile. In questo caso, non posso credere che, Bossi o non Bossi, se ci fosse un giacimento di insegnanti eccellenti nel mezzogiorno, la Lombardia non cercherebbe di attirarli nelle proprie scuole e trattenerceli. 

Non so, posso giusto portare la mia testimonianza: in quarta (o terza) superiore partecipai al test PISA. Il docente responsabile ci disse semplicemente "compilate questo test, è per un sondaggio". Per carità, io lo feci decentemente, suppongo - dato che non c'era altro da fare, chiacchierare era proibito. Ma se avesse detto "si tratta di un test per la valutazione internazionale degli studenti italiani", mi sarei sicuramente impegnato di più, diciamo per "orgoglio nazionale". Penso che lo stesso avrebbero fatto i miei compagni del tempo. Spero che la situazione sia migliorata, sono passati ormai 7 anni e il test PISA è diventato nel frattempo più importante e conosciuto. 

So WHAT???!

Come sai che lo stesso non l'ha detto un docente finlandese ai suoi studenti?

O che i docenti in altre scuole italiane aiutano gli studenti?

Ammazza ragazzi, siete proprio messi male. È la mentalità che avete, la famosa prior. Ma vi rendete conto di COME interpretate il mondo?

Perché se il tuo professore o quello della tua morosa era sloppy non potrebbe esserlo anche il professore medio tedesco?

Il docente responsabile ci disse semplicemente "compilate questo test, è per un sondaggio"

Secondo me questo docente ha fatto benissimo a metterla così, perché di un sondaggio si tratta, non di salvare l'onore della patria. Questi test servono per vedere la condizione reale degli studenti, non quella falsata da eccessivo stress patriottico

La condizione reale degli studenti nel compilare un sondaggio, o la loro condizione reale nello svolgere un compito scolastico e/o potenzialmente lavorativo? Poni lo stesso livello d'impegno nelle due situazioni? Io no.

Certo, è sicuramente possibile (anzi, probabile). Il mio appunto intendeva solo dire come sarebbe forse possibile QUI far prendere il test un po' più sul serio ai ragazzi. Magari ora la situazione è cambiata. Non scaldiamoci, su, era un aneddoto.

 

Capisco l'aneddoto, ma commenti come i tuoi corrispondono al diniego collettivo con cui questi risultati vengono sempre affrontati. O gli studenti italiani spavaldamente rispondono a caso, o non si impegnano abbastanza, o i test non sono rappresentativi delle vere conoscenze. Una scusa si trova sempre per pensare di essere i migliori. 

Capisco l'esigenza di battere cassa della Gelmini, ma nessun giornalista che si ponga almeno criticamente di fronte all'evidenza: anche SE dal 2006 al 2009 i risultati fossero migliorati, cosa e' stato fatto in quei 3 anni per rendere questo possibile? Se la Gelmini ce lo dice, facciamolo di piu perdinci!

Un altro esempio di tale diniego collettivo, a livelli più alti, è offerto dall'ufficio stampa della LUISS di Roma

Commenti come i miei vogliono solo mettere in luce un episodio avvenuto realmente, non corrispondono (se non nella testa del lettore) ad alcuna attitudine astratta verso la qualità (o mancanza di) della scuola italiana. I risultati comunque pare siano migliorati solo in senso relativo, dunque c'è poco da stare allegri.

Il mio punto si può riassumere così: se si vuole che i test PISA siano universalmente e realmente rappresentativi della preparazione degli alunni, allora sarebbe meglio cercare di "forzare" gli insegnanti a somministrarli con serietà, sia in Italia che in Germania che in Finlandia.

il PISA è una semplice misura di outcome, dove dentro ci sta tutto, da quella volta in cui mamma ti ha tolto la merendina perché non hai studiato le tabelline, a quella figliola che non te l'ha data prima del test, passando per l'insegnante cretino che non sa neanche cosa sia il test. E il fatto che ci siano insegnanti cretini è una misura della qualità della scuola, mi pare.

P.S. Le differenze regionali sono, di fatto, mostruose.

... nonostante 150 anni di statal-centralismo (in realta' un po' di meno, inizialmente nel Regno d'Italia la scuola era competenza comunale).  Secondo me se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi troviamo le stesse identiche diffferenze, a conferma che lo statal-centralismo italiano e' fallito.

 

Secondo me se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi troviamo le stesse identiche diffferenze, a conferma che lo statal-centralismo italiano e' fallito.

Questi dati sembrano indicare qualche modesto progresso. La statal-centralismo sarà pure fallito, però almeno per l'analfabetismo qualche progresso ce lo ha fatto fare.

Secondo me se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi troviamo le stesse identiche diffferenze, a conferma che lo statal-centralismo italiano e' fallito.

Questi dati sembrano indicare qualche modesto progresso. La statal-centralismo sarà pure fallito, però almeno per l'analfabetismo qualche progresso ce lo ha fatto fare.

 

Scusa ma insisto: lo statal-centralismo italiano e' proprio fallito, senza appello.

Nemmeno in Corea del Nord lo Stato e' riuscito a conservare l'analfabetismo di 150 anni fa, bella forza. 

Una delle poche ragioni plausibili per lo statal-centralismo sarebbe la riduzione delle differenze regionali grazie alla presenza di un governo centrale, riduzione che beninteso si spera ottenuta non solo bloccando o frenando lo sviluppo delle regioni in partenza piu' ricche e istruite, ma invece solo o prevalentemente portando le regioni meno ricche e meno istruite al livello delle migliori. E' nella riduzione delle differenze regionali che lo statal-centralismo italiano ha miseramente fallito, e se sono attendibili gli studi sul PIL regionale al momento dell'unificazione ha cosi' miseramente fallito da aver ampliato e aggravato le differenze regionali.

Cito da un noto sito che e' certamente mainstream in Italia quanto ad opposizione alla Lega e al federalismo come lavoce.info:

ANALFABETISMO E PIL

Una conferma di tale visione può essere ricavata dal semplice confronto tra la distribuzione regionale di due dati: il Pil per abitante del 2009 e il tasso di analfabetismo al censimento del 1951. Il grafico riportato in tabella illustra l’esistenza di una robusta correlazione tra i due fenomeni (R quadro di 0,86): a un estremo della distribuzione troviamo il Trentino Alto Adige, che associa il maggior Pil per abitante a un tasso di analfabetismo che, nel 1951, era dell’1 per cento (in quanto parte dell’impero d’Austria, la scuola dell’obbligo fino a 14 anni fu qui avviata nel 1774). All’altro estremo troviamo la Calabria, una delle regioni più povere d’Italia e che nel 1951 aveva una quota di analfabeti del 35 per cento. Le altre regioni italiane si distribuiscono lungo la linea di interpolazione in modo quasi uniforme, con il Nord addensato nella parte alta, le regioni del Centro in mezzo e quelle del Sud in basso.

Occorre altresì sottolineare che la relazione presenta una qualità abbastanza stabile nel tempo: vale per il confronto con il Pil del 1971, così come con le stime sul valore aggiunto del 1938 e del reddito del 1951. Meno evidente è il raffronto con il censimento del 2001, dove il dato dell’analfabetismo è sostituito dall’indice di non conseguimento della scuola dell’obbligo. Ma una buona tenuta della relazione si avrebbe anche con i dati dell’analfabetismo rilevati nei decenni immediatamente successivi all’unificazione d’Italia, posto infatti che le evidenze del 1951 altro non sono che una trasformazione lineare di quelle dell’Ottocento. Infine, la correlazione appare molto buona anche rispetto agli esiti dei test Invalsi dello scorso anno sulle prestazioni degli studenti in italiano e in matematica.
C’è sufficiente evidenza per sostenere che si è di fronte a un dato strutturale.

Quindi 150 anni di statal-centralismo non hanno ridotto per nulla, probabilmente hanno aggravato, le differenze regionali. Infatti l'articolo afferma:

Partendo da questo ragionamento, dovrebbe altresì essere riconosciuta l’incapacità delle politiche, locali prima e nazionali poi, di modulare qualità e intensità dell’istruzione in funzione degli effettivi e diversi fabbisogni del paese.

Nel seguito, in omaggio alla linea di propaganda politica prevalente su lavoce.info, di opposizione alla Lega Nord e al federalismo, si chiarisce che questo totale fallimento non va addebitato allo statal-centralismo che ha operato nei 150 anni di unita', ma invece al fatto che tale statal-centralismo ha operato seguendo l'ispirazione dei costi standard / fabbisogni standard dei decreti di attuazione del federalismo fiscale di Calderoli (che eredita peraltro l'impostazione dell'Ulivo/1996).  C'e' da complimentarsi per l'abilita' retorica dell'autore nell'interpretare i dati di cui pure e' costretto a prendere atto...

se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi

è una cosa che mi sono riproposto più volte di fare. Però se come penso anch'io non troviamo grandi differenze nel divario non possiamo concludere che è il centralismo ad aver fallito, perché fino ad ora non si sono mai misurati i risultati e quindi non si sono dati gli incentivi giusti agli stakeholders.

se confrontiamo i dati sull'analfabetismo al momento dell'unificazione italiana con i dati PISA di oggi

è una cosa che mi sono riproposto più volte di fare. Però se come penso anch'io non troviamo grandi differenze nel divario non possiamo concludere che è il centralismo ad aver fallito, perché fino ad ora non si sono mai misurati i risultati e quindi non si sono dati gli incentivi giusti agli stakeholders.

Scusa Salvatore: il centralismo, in Italia, dal 1861 al 2010 ha fallito, punto.

Non ha ridotto le differenze tra Nord e Sud per esempio nell'istruzione, mentre cio' e' avvenuto nel resto del mondo in generale e all'interno di Stati federali in particolare.  Il fatto che "non si sono mai misurati i risultati e quindi non si sono dati gli incentivi giusti agli stakeholders" e' responsabilita' e colpa della scadente e stupida versione del centralismo statale all'italiana, dove l' "aiuto" al Sud consiste in provvedimenti di mostruosa stupidita' (e disonesta') come NON misurare i risultati dell'istruzione, NON cercare di avvicinare le competenze acquisite con la scuola statale del Sud a quelle del Nord, dare valore legale uguale a titoli di studio che corrispondono a competenze molto diverse, e cosi' via.  Un sistema centralista intelligente e onesto ovviamente non opererebbe cosi', ma in Italia abbiamo avuto uno statal-centralismo basato sulla stupidita' e la disonesta'.

nel 1861 la percentuale di analfabeti in Italia era del 75% - variabile dal 54% Piemonte e Lombardia all'89.7% della Sardegna. Il Nord al 61%, Sud e Isole all'87-88%

Fino al 1912 (legge Daneo-Credaro) l'istruzione primaria, formalmente obbligatoria, era finanziata dai comuni - quindi locale e federalista. Nel 1911 (quarant'anni dopo) Italia 37.9% Nord 22.4% Sud e Isole 58-59%.

Dopo è divenuta statale e centralista. Dopo altri quarant'anni (e due guerre mondiali) nel 1951 Italia 14%. Nord 4.4% e Sud e Isole 24%

Svimez Un secolo di statistiche storiche tav 411

PISA 2009, Nord-Ovest vs Isole, % di studenti al livello 2 o meno (file invalsi):

reading: 34.1 vs 57.8; maths: 37.1 vs 63.8

quindi siamo tutti d'accordo che e' un fallimento del centralismo italiano. sui rimedi la discussione resta aperta. il mio modello resta quello cinese che si misurano i risultati e se una scuola va male il preside si manda via e si rimpiazza con uno di un'altra provincia. 

quindi siamo tutti d'accordo che e' un fallimento del centralismo italiano. sui rimedi la discussione resta aperta. il mio modello resta quello cinese che si misurano i risultati e se una scuola va male il preside si manda via e si rimpiazza con uno di un'altra provincia.

Qualunque elemento crei incentivo a fare meglio produrrebbe risultati migliori di quelli ottenuti finora, credo. Il problema e' che bisognerebbe ripartire da zero, dai fondamenti.  Lo Stato italiano e' da sempre piu' o meno un'associazione a delinquere per togliere a molti e dare a pochi, mantenendo il consenso col la spesa pubblica e reclutando dipendenti pubblici senza meritocrazia ma in cambio del voto.  Su queste basi non puo' venir fuori nulla di buono. Bisognerebbe ripartire da zero: lo Stato e' uno strumento che ha la sua legittimita' unicamente dal consenso dei cittadini, e deve essere al loro servizio solo in quei compiti dove e' piu' efficiente del mercato. Tutto cio' che e' superfluo, come pagare i politici piu' della media europea, o pagare il Quirinale 4 volte Buckingham Palace dovrebbe essere liquidato istantaneamente, con un un bel calcione a chi facesse anche la minima resistenza. Ogni compenso ai dipendenti pubblici non in linea con quello per simili funzioni nel privato dovrebbe essere anti-costituzionale, e questo dovrebbe riguardare anche le garanzie sul mantenimento del rapporto di lavoro dipendente. Ma non credo che gli italiani abbiano i mezzi culturali per capire queste banalita', preferiscono credere alle favole, che sono molto piu' rassicuranti.

Questo perché non si tiene conto che il livello 400 praticamente lo raggiunge anche Rocco con un po' di training, specialmente se fatto dai presidi pugliesi ...

Sto ridendo da un quarto d'ora come un ebete e non posso spiegarlo a chi mi sta intorno.

p.s. ma Rocco non è abruzzese?

p.s. ma Rocco non è abruzzese?

No, è inglese.

P.S. È un labrador retriever, con il quale ora esco a farmi una corsa. Salut. :-)

Ma non e' che per uno "parcheggiato" ti muovi un po' troppo?

Ah, ecco. Qui Rocco, per antonomasia, è lui. Mi si era formata nella testa l'immagine di lui che si cimenta nei test PISA con i trainer pugliesi...

Invece, visto che si parlava di Puglia, pensavo proprio che il Rocco di cui si parlava fosse lui!

La risposta, anzi un po' di risposte le possiamo trovare in questo report.

Leggendo l'executvie summary (qui) saltano fuori cose interessanti, tipo:

the vast majority of interventions made by the improving systems in our sample are ‘process’ in nature

Buona parte degli interventi significativi rigurdano il processo e non le risorse o l'organizzazione.

Direi (e lo dico innanzi tutto per me) da leggere.

 

 

La discussione si e' concentrata sulle differenze Nord-Sud pero' direi che ci stiano perdendo la diffrenza fra i diversi tipi di scuola.

I licei (e da quello che ho visto sono quelli di _tutta_ italia) hanno medie (con una piccola varianza) paragonabili alle miglior medie mondialimentre i professionali sono come il terzo mondo.

IMHO e paragonando colla Danimarca dove vanno a scuola i miei figli i problema e' nello stacco elementari/medie dove, per diverse cause fra cui l'inizio della puberta' e la forma di insegnamento, si forma un'elite' di persone che riesce ad andare avanti senza problemi e con delle buone basi mentre il resto impara ad odiare lo studio.

Scusa ma siam sempre li', negli altri paesi esistono solo le "scuole d'elite" (se vogliamo considerare i licei tali)? Stiamo parlando di medie, quindi ci sta che gli studenti straniere di scuole piu' difficili siano migliori dei liceali nostrani; magari la forbice si ridurrà perché la distribuzione non è uniforme, ma il punto che fai notare non mi pare rilevante.

Certamente, e per lo stesso motivo occorre cautela nell'essere troppo ottimisti per i risultati del Nord. Le differenze regionali ci sono anche in Finlandia e Corea.

la situazione italiana non sarebbe comunque da stappare champagne, ma un'interessante informazione viene dal confronto tra risultati per scuola pubblica e privata.

http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/10/news/pubbliche_private-100298...

a quanto pare la tanto vituperata scuola pubblica si tiene in scia (seppur a fatica) con la media OCSE, mentre la privata fa da zavorra, confermando la nomea di "diplomificio". Tutto questo mentre Berlusconi si compra l'appoggio della CEI promettendo di ripristinare i fondi alle scuole cattoliche.

 

puoi anche vederla così: Il livello medio degli studenti delle private è maggiore di quelle pubbliche per la media OCSE, per l'Italia è vero il contrario. Gli studenti  italiani intrinsecamente peggiori vanno alle private, gli studenti migliori vanno alle pubbliche.Il livello dei nostri studenti migliori è uguale a quello degli studenti peggiori della media OCSE. Non molto incoraggiante.

L'osservazione da fare è che gli studenti delle private sono mediamente peggiori di quelli delle pubbliche. E questo da sempre. Tranne pochissimi casi. Non ostante il finanzamento alle private abbia subito un incremento negli ultimi anni.

Se di merito dobbiamo parlare, e quindi di ripartizione dei fondi anche in base al merito,  non sarebbe opportuno tenerne conto anche in questo caso? Per quale motivo mortificare la parte che funziona meglio?

Sono d'accordo.

Ma allora, secondo questa logica, bisognerebbe valutare e premiare scuola per scuola e non settore per settore (in questo caso, pubblico Vs privato). Anche così non avrebbe alcun senso. Cioè tu dici se in generale le scuole private vanno male, bisogna puntire anche le ottime scuole private esistenti?

Tra l'altro, io questa cosa che le scuole private fanno schifo e quelle pubbliche sono ottime non la bevo così facilmente. Credo ci siano forti differenze territoriali anche qui.

Ma allora, secondo questa logica, bisognerebbe valutare e premiare scuola per scuola e non settore per settore

Perche' no. Non ho mica detto che bisogna premiare aprioristicamente le pubbliche rispetto alle private. Una certa quota di finanziamento e' auspicabile che sia basata sul merito. Sul come valutare "i meriti", i "plus" ed i "minus" delle scuole e' tutto un argomento da definire.

Tra l'altro, io questa cosa che le scuole private fanno schifo e quelle pubbliche sono ottime non la bevo così facilmente. 

ho detto mediamente. E mediamente e' una cosa che sanno tutti, senza il bisogno di un articolo di repubblica...

a quanto pare la tanto vituperata scuola pubblica si tiene in scia (seppur a fatica) con la media OCSE, mentre la privata fa da zavorra, confermando la nomea di "diplomificio".

Io farei un ragonamento diverso. Se gli studenti migliori andassero alle private, cosa succederebbe?
Le due tipologie avrebbero punteggi diversi ma la media generale sarebbe identica. Gli studenti italiani sempre quelli sono. Infatti è sbagliato affermare, come fa Repubblica

Insomma: a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro "contributo", la scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci posizioni. 

Sarebbe vero se potressimo sterminare gli studenti peggiori, che non mi pare il caso. Se non ci fosse la scuola privata quegli asini andrebbero alla scuola pubblica ed il risultato nazionale non cambierebbe. La vera domanda è: come mai i peggiori vanno alla scuola privata? Perché invece altrove ci vanno i migliori. Ma tutto questo a mio avviso non cambia il rendimento generale di una nazione. 

Francesco 


Sarebbe vero se potressimo sterminare gli studenti peggiori, che non mi pare il caso. Se non ci fosse la scuola privata quegli asini andrebbero alla scuola pubblica ed il risultato nazionale non cambierebbe.

Beh, piano. Questo presuppone che gli studenti sono quello che sono a prescindere da come loro si insegna. Questo ha poco senso.

Non è banale stabilire che cosa succederebbe agli studenti privati se passassero al pubblico. Forse, costretti a studiare per sfangarla, alzerebbero un pochino la loro media. Forse, fuori da un ambiente protetto studiato per loro, sarebbero in balìa della loro fragile psiche e il loro rendimento crollerebbe.

Devo dire che io credo più alla prima che alla seconda, la tendenza della scuola privata italiana è, per quel che riguarda la mia (anedottica e regionalmente limitata) esperienza, al costoso diplomificio. Con, immagino, lodevoli (ma minoritarie) eccezioni. Che, ammetto, non conosco.

La vera domanda è: come mai i peggiori vanno alla scuola privata? Perché invece altrove ci vanno i migliori.

E questa è oggettivamente una gran bella domanda. Idee?

Beh, piano. Questo presuppone che gli studenti sono quello che sono a prescindere da come loro si insegna. Questo ha poco senso.

Beh, sì e no. Al test precedente mesi dopo presentarono le stesse domande fatte agli studenti, ad un gruppo di professori di quell'ordine di scuola, i quali ignari delle domande PISA, risposero come la media dei ragazzi italiani. Stessi errori. Il risultato fu che le risposte erano praticamente le stesse. Stesse % di risposte giuste e sbagliate. Il che è di buon senso, visto che difficilmente i ragazzi possono essere migliori dei loro docenti. Alla fine allora la domanda è sulla valutazione dei docenti (pubblici e privati). Il benckmark degli studenti si trasforma in un benchmark sulla docenza. Ed allora la domanda vera (ma da verificare) potrebbe essere: perché alla scuola privata vanno docenti che finiscono con l'essere mediamente peggiori di quelli della pubblica (mentre altrove ci vanno i migliori)? 

Francesco 

la domanda vera (ma da verificare) potrebbe essere: perché alla scuola privata vanno docenti che finiscono con l'essere mediamente peggiori di quelli della pubblica (mentre altrove ci vanno i migliori)?

Già, gran bella domanda.

La butto lì, senza dati in mano, da prendere come una intuizione. La ragione è che in Italia l'istruzione non è merce ricercata, il mercato del lavoro non seleziona i più istruiti, non offre loro i lavori migliori o più retribuiti. Pertanto, mediamente un facoltoso genitore non "investe" in istruzione ma piuttosto in un diploma rapido. Pertanto, un scuola privata non investe in docenti capaci ma in... boh, infrastrutture? Pubblicità? Ditemi voi dove spende i soldi una scuola privata, non ne ho idea.

Al test precedente mesi dopo presentarono le stesse domande fatte agli studenti, ad un gruppo di professori di quell'ordine di scuola, i quali ignari delle domande PISA, risposero come la media dei ragazzi italiani. Stessi errori. Il risultato fu che le risposte erano praticamente le stesse. Stesse % di risposte giuste e sbagliate.

Mi sembra poco credibile. Hai una fonte?

Il benckmark degli studenti si trasforma in un benchmark sulla docenza.

No. Se vuoi valutare seriamente dovresti tenere conto di una serie di altri fattori che influiscono sul rendimento scolastico degli alunni. I docenti sono uno di questi fattori. Quello che segue è un elenco casuale, incompleto, non sistematico, a puro titolo esemplificativo:

  • il livello di scolarizzazione delle famiglie
  • l'attenzione dei genitori ai risultati dei figli
  • la percezione della scuola come mezzo di affermazione sociale
  • la percezione della sua inutilità sul piano lavorativo
  • la selezione degli alunni in entrata (ad esempio con formazione di scuole/classi di serie A, B, C)
  • la selezione in uscita (la consapevolezza della necessità di doversi impegnare)
  • la continuità didattica/l'assenza di continuità
  • il numero di materie studiate
  • la qualità dei locali e delle strutture
  • il funzionamento degli enti locali (edilizia scolastica, servizi)
  • il funzionamento delle asl (disabili, disagio)
  • l'efficacia della dirigenza

Per valutare bisogna mettere a confronto situazioni tra loro comparabili: scuole dello stesso tipo, appartenenti a contesti socio-culturali sufficientemente simili. Una scuola di periferia con un'altra di periferia, un classico con un classico, eccetera. Altrimenti sono solo chiacchiere.

All'interno di ciascuna tipologia possiamo valutare se si è lavorato bene o male. Ma pretendere lo stesso livello di comprensione di un testo nella classe di un docente liceale che insegna ai figli di papà e in quella di uno che si è ammazzato in un professionale di frontiera sarebbe semplicemente idiota.

I test PISA sono una misura dell'efficienza complessiva del sistema scolastico, di cui gli insegnanti sono parte importante. Non sono una misura sic et simpliciter della qualità dell'insegnamento.

Ed allora la domanda vera (ma da verificare) potrebbe essere: perché alla scuola privata vanno docenti che finiscono con l'essere mediamente peggiori di quelli della pubblica (mentre altrove ci vanno i migliori)?

Sono domande da extraterrestre, almeno in Italia. Nel nostro paese il titolo di studio ha valore legale ed è richiesto per molti lavori indipendentemente dal livello di competenza posseduto. La scuola pubblica sarà poco selettiva, ma resta troppo impegnativa per una parte dei nostri studenti. Si è quindi creato un fiorente mercato del "pezzo di carta". Negli esamifici l'attività didattica è puramente pro forma (e in qualche caso estremo nemmeno esiste). Oltre a ciò, siccome l'insegnamento nelle scuole private può essere riconosciuto per accedere al "ruolo" in quelle pubbliche, sia le scuole private finte sia quelle "serie" in molti casi non pagano o pagano male i docenti, dato che troveranno comunque qualche giovane aspirante disponibile a lavorare per la gloria e per il punteggio.

Mi sembra poco credibile. Hai una fonte?

mmmmmm la cosa fu riportata in molti giornali (altrimenti come avrei potuto saperlo?) ... 
Purtroppo devo andare a memoria.... erano i test del 2007, quelli in cui gli studenti italiani risultarono avere idee confuse, in fisica, sul perché del giorno e della notte, tra rotazione e rivoluzione. 

Mi pare che i test agli studenti uscirono a dicembre 2007 mentre il clone fatto ai professori alcuni mesi dopo, quindi a naso ho ristretto una rcerca su google ed ho trovato questo: 

 

 

L'inchiesta di «Panorama» sugli insegnanti di scienze 

«I prof sanno meno degli allievi» 

Usate le domande che l'Ocse aveva rivolto agli studenti. Solo il 36% ha saputo spiegare perché lievita la pasta 

ROMA — L'indagine Ocse- Pisa 2006, che ha visto i nostri quindicenni piazzarsi agli ultimi posti nella graduatoria internazionale relativa alla cultura scientifica, non risparmia neppure i prof. Gli stessi test sono stati infatti proposti dal settimanale Panorama a un campione di 100 docenti di Scienze delle medie e superiori con risultati non molto diversi. Se la maggior parte dei nostri quindicenni non ha saputo rispondere alla domanda: perché si alternano giorno e notte, non pochi insegnanti di Scienze si sono trovati in difficoltà di fronte alla domanda: «Perché la fermentazione fa lievitare la pasta?». Pisa-Ocse, la vendetta: ovvero i professori di Scienze non sempre sanno rispondere alle domande destinate ai propri allievi quindicenni. 

Il settimanale ha selezionato cinque test dal questionario Pisa-Ocse 2006 che ha coinvolto un campione di oltre 400 mila studenti quindicenni di 57 Paesi e li ha proposti ai professori che avrebbero dovuto mettere i ragazzi in condizione di rispondere ai quesiti. I risultati sono stati sorprendenti. Per esempio, alla domanda «Perché la fermentazione fa lievitare la pasta? », appunto, ha risposto correttamente, scegliendo l'unica opzione giusta sulle quattro proposte, solo il 36 per cento degli intervistati: «La pasta lievita perché si produce un gas, il biossido di carbonio ». Per tre domande le percentuali di risposte esatte sono state inferiori al 40 per cento. Inoltre, in due casi su cinque le percentuali di risposte esatte dei docenti delle medie inferiori sono state più alte di quelle dei loro colleghi delle superiori. «Stiamo lavorando su un piano di aggiornamento degli insegnanti», è il laconico commento del ministro Fioroni, che proprio in seguito ai risultati dell'indagine Ocse-Pisa 2006 ha deciso di varare un piano di emergenza. 

L'inchiesta di «Panorama» non stupisce il presidente dell'associazione nazionale dei presidi, Giorgio Rembado. «La selezione del personale attraverso i concorsi — spiega — è sparita dagli orizzonti della scuola da moltissimi anni». «La maggior parte degli attuali insegnanti — continua Rembado — sono entrati attraverso lo scorrimento delle graduatorie per supplenti, ovvero per anzianità. E l'anzianità non è mai un buon criterio di selezione». «Fino a quando non avremo la possibilità di selezionare i docenti attraverso le competenze disciplinari e didattiche — conclude Rembado — non avremo la certezza di poter contare su un buon corpo docente». «Non penso che gli insegnanti di scienze siano così ignoranti — protesta Anna Pascucci, presidente dell'associazione nazionale dei docenti di Scienze naturali —. In queste statistiche non si sa mai chi sono le persone intervistate e che cosa si vuole sondare. Penso che si stiano amplificando dei dati sulla cui validità bisognerebbe riflettere ». «I docenti di Scienze — conclude Anna Pascucci — non sono ignoranti. Certamente hanno poco tempo per aggiornarsi: solo cinque giorni l'anno». 

Giulio Benedetti 

04 gennaio 2008 

www.corriere.it

Ci sarebbe da precisare anche che "la maggior parte degli insegnanti" è entrata, non "sono entrati", ma qui non so se il refuso è del giornalista o del presidente dell'associazione nazionale dei presidi. Forse oggi si insegnano cose diverse ma "ai miei tempi" era un errore abbastanza grave. 

Perché come dicono le famose regole "autocontraddittorie" ...  i verbi deve concordare con i propri soggetti

il corriere che cita un'inchiesta di panorama è una fonte credibile?

Fonte più accurata,

http://blog.panorama.it/italia/2008/01/03/scuola-litalia-bocciata-in-scienze-a-partire-dai-professori/ , scrive:

Un esempio? Alla domanda sul ”perché‚ la fermentazione fa lievitare la pasta” ha saputo rispondere soltanto il 36 per cento dei professori di scienze intervistati.

Qui (http://www.uaar.it/news/2008/01/04/scuola-italiana-bocciati-scienze-anche-prof/)

Scrive un commentatore:

  1. Elio scrive:
    5 gennaio 2008 alle 11:32

    Premetto che non ho letto il servizio completo su Panorama, ma ho visto solo la notizia su Studio Aperto.

    Sul tt (tele-tabloid) di Italia 1 sbeffeggiavano i professori, riportando, come scritto sopra, che pochi hanno saputo rispondere come avviene la fermentazione. Per il “giornalista”, con tono sarcastico, la fermentazione avviene “per la produzione di CO2″ (vero) “e non, come affermano i professori, per la presenza di FANTOMATICI funghi unicellulari”. A essere semeiologi, avviene per la produzione di CO2, ma così, dal nulla? I fantomatici funghi unicellulari sono i LIEVITI, che respirando producono la CO2. Quindi di fatto corretta. Io ci andrei un po’ piano…

Stante la persistente cialtroneria e scarsa rigoriosità del giornalista italiano medio (di Panorama durante un governo di centrosinistra, poi!), ho un dubbio piuttosto forte sul metodo utilizzato dal giornalista per "ripetere" il test PISA, sono quasi certo che per non perdere tempo il giornalista di panorama ha fatto domande orali a risposta aperta (e non il test PISA che prevede domande scritte a crocette a risposta multipla) e poi ha controllato se le risposte assomigliavano a quelle del test PISA.

Bisognerebbe però leggere l'articolo originale, per fugare ogni dubbio, ma non riesco a trovarlo. Gli archivi di panorama arrivano fino a marzo 2007...

 

 

 

Ah ah questa dei lieviti è impagabile!

Povero giornalista, "fantomatici funghi"... io non mi farei vedere in giro per un mese dalla vergogna.

il corriere che cita un'inchiesta di panorama è una fonte credibile?

Era stata chiesta "qualche fonte". Non una "credibile". Comunque, fonte a parte, come siano messi i docenti italiani alle medie lo sappiamo. Sono passati quasi 40 anni ma ricordo ancora una prof di scienze che mi corresse "grigio" in "griggio" in un compito di scienze. Al liceo. :-(

Francesco 

Era stata chiesta "qualche fonte". Non una "credibile".

non ci crederà ma mi aspettavo una Sua risposta del genere. ma leggendo con attenzione il sig. guglielmo Le ha chiesto:

Mi sembra poco credibile. Hai una fonte?

nella frase immediatamente percedente alla interrogativa, il sig. guglielmo ha espresso delle perplessità proprio a riguardo della credibilità delle Sue affermazioni: risulta chiaro quindi che quando chiede "una fonte", la richieda che sia anche "credibile".

Lei ha appena effettuato un test PISA di comprensione del testo. ;)

 

Comunque, fonte a parte, come siano messi i docenti italiani alle medie lo sappiamo

sinceramente, io, non lo so. ho sempre avuto ottimi insegnanti di scienze naturali alle scuole medie inferiori e superiori, e maledetti loro, mi hanno pure fatto appassionare a queste materie...

ciò che so, e che do per certo, è la scarsissima rigorosità e professionalità di molti giornalisti italiani, a confronto non solo alla rigorosità richiesta in Italia a qualunque altra professione, ma anche a quella rispettata dai giornalisti stranieri (e da pochi altri giornalisti italiani).

i test PISA sono fatti da team specializzati dell'OSCE, vengono standardizzati per poter essere effettuati in decine di paesi diversi con diverse lingue e quindi somministrati nei territori dei vari stati in modo tale che abbiano significatività statistica (coprendo città e campagna, nord, sud, est e nord, quarteiri più ricchi e più poveri, ecc. -ad eccezione della Cina...).

in italia, poi, arriva un giornalista, fa domande a caso senza neanche capirle e dice: "ha, ha, non è colpa degli studenti se sono ignoranti, è colpa degli insegnanti..." basando l'efficacia del suo messaggio sul fatto che gli italiani pensano:

Comunque, fonte a parte, come siano messi i docenti italiani alle medie lo sappiamo

basandosi su aneddoti personali vecchi di decenni senza significato statistico o scientifico:

Sono passati quasi 40 anni ma ricordo ancora una prof di scienze che mi corresse "grigio" in "griggio" in un compito di scienze.

e poi, ovviamente, scaricando le responsabilità su di un governo che ha diverso colore politico da quello del parlamentare, datore di lavoro del giornalista stesso.

Fortunato tu, io ero in periferia e 40 anni fa la realtà era diversa. Trovare un prof che fosse bravo e riuscisse ad appassionare sulla materia era un terno al lotto. Ora non so. 

E non so cosa c'entrino le mie critiche con le responsabilità di un particolare governo oggi. 

Credo che le responsabilità siano comuni e decennali. 

nella frase immediatamente percedente alla interrogativa, il sig. guglielmo ha espresso delle perplessità proprio a riguardo della credibilità delle Sue affermazioni: risulta chiaro quindi che quando chiede "una fonte", la richieda che sia anche "credibile".

Non è assolutamente chiaro. la fonte è una fonte. Poi se uno non reputa credibile una particolare fonte è pienamente legittimo ma sono fatti suoi. Se il sig guglielmo avesse reputato credibile panorama, per lui il caso era chiuso. Ma ci sono milioni di lettori e qualcuno sicuramente reputerà non credibile panorama, o l'unità, o repubblica, o il sole24ore. Mi è stata chiesta una fonte ed io l'ho fatto, andando a rivangare un po' di mail nel mio eurora e post in vari forum. Se poi, malgrado il fatto che panorama anche a me possa sembrare in generale poco credibile, la notizia quadra con i miei ricordi per me quella particolare notizia diventa credibile. Questo è il mio modo di interpretare la lettura del testo e della realtà. 

Francesco 

 

E non so cosa c'entrino le mie critiche con le responsabilità di un particolare governo oggi.

Mi scusi. Non era un'invettiva contro di Lei. Ci mancherebbe. Era contro (alcuni) giornalisti che scimmiottando le ricerche PISA rovinano nei fatti il lavoro di chi, con alta professionalità, crea, fa eseguire ed analizza questi test.

Ho solo evidenziato, utilizzando le sue parole, come questi riescano nel loro intento.

La vera domanda è: come mai i peggiori vanno alla scuola privata? Perché invece altrove ci vanno i migliori.

E questa è oggettivamente una gran bella domanda. Idee?

credo che sia errata l'assunzione di fondo, ovvero che alla privata vadano i peggiori. in realtà, in entrata alle scuole private (superiori, visto che a queste fa riferimento il PISA) ci sono due flussi indipendenti:

- studenti che vengono mandati alla scuola privata perché ritenuta migliore (gli 'studenti base'). hanno alle spalle genitori benestanti che credono che una scuola privata crei a priori - a differenza della scuola pubblica - un ambiente consono allo sviluppo del loro figliolo. Tra questi studenti ci possono essere geni, studenti medi e 'scarsi'.

- studenti che non sono sopravvissuti alla scuola pubblica (le 'trote', come il buon Renzo B.). i genitori li mandano perché hanno la convinzione - motivata da decenni di esperienza diretta e indiretta - che i risultati medi di uno stesso studente migliorano sensibilmente passando ad una scuola privata (a parità d'impegno e 'talento').

E' possibile (e credo ragionevole, ma non ho dati a favore) che la prima categoria sia la nettamente maggioritaria, perché nella stragrande maggioranza dei casi (mi baso su esperienza personale) gli scarti della scuola pubblica non hanno alle spalle delle famiglie in grado di sostenere le rette di quella privata. Per loro l'alternativa più comoda è passare ad una scuola superiore 'più facile' (tipicamente da liceo a ITIS, e da ITIS a professionale) oppure ad una scuola diversa di pari livello, sempre però in ambito pubblico.

Quindi a mio parere è più forte l'effetto peggiorativo dovuto alla scuola privata stessa, più che l'effetto migrazione dei peggiori dalla pubblica alla privata.  E credo che entrambi siano dettati dalla generosità delle valutazioni date in quest'ultima: spingono gli 'studenti base' ad attestarsi su standard più bassi (quel che basta a portare a casa una media del 6-7) e le 'trote' a seguire la corrente e finire nella scuola privata.

Ora, dal momento che le scuole private italiane, essendo mosse da obiettivi privati in cui l'eccellenza degli studenti non è l'obiettivo primario, non hanno incentivo a modificare lo status quo fotografato dal PISA, per quale motivo lo Stato dovrebbe continuare a finanziare le scuole private che, peraltro, sono fonte di indottrinamento religioso di una certa rilevanza?

La vera domanda è: come mai i peggiori vanno alla scuola privata? Perché invece altrove ci vanno i migliori.

E questa è oggettivamente una gran bella domanda. Idee?

tenendo fermo il sistema universitario, perché non c'è alcun premio nell'avere un'educazione secondaria che segnali lo studente come "migliore della media",  visto che all'università possono iscriversi tutti. Mi sembra, sulla base di osservazioni casuali, che in tutti i paesi con scuole secondarie private di qualità alta l'incentivo ad andare in queste sia la possibilità di accedere a università migliori. Nel contesto italiano, c'è chiaramente incentivo a creare un sistema al di fuori del pubblico che fornisca il "servizio del diploma" piuttosto che quello della segnalazione della qualità.

E se i peggiori andassero alle pubbliche, sarebbero ancora i peggiori?

Dire che uno studente rimane uguale nel rendimento a prescindere dalla scuola significa affermare che la scuola in sè non conta nella preparazione.

Rimane giusto secondo me il punto, perché nelle private italiane ci vanno i peggiori (mediamente) mentre all'estero è vero il contrario?

A me pare che i test vogliano monitorare l'efficacia dei sistemi scolastici e non le qualità di partenza degli studenti.

Non fosse così dovremmo concludere che gli italiani sono geneticamente ignoranti e metterci il cuore in pace.

Inoltre non si spiegherebbero i progressi , spesso correlati a precise azioni sul sistema scolastico.

A me pare che i risultati di Shangai dimostrino invece come la scuola possa invece cambiare situazioni di partenza anche disastrose.

Vorrei sapere come è stato selezionato il campione. E' casuale?

Mi spiego. Nel sud ci sono zone dove è un successo il solo fatto di tenere gli alunni in classe ogni giorno per tutta la durata delle lezioni, figuriamoci insegnare la matematica. Ovviamente questo è un effetto del degrado in cui quelle zone versano, e diviene una causa del suo perpetuarsi.

Se queste scuole sono selezionate, abbiamo una foto corretta della media del sud, ma la situazione delle scuole "normali" sarebbe migliore, più vicina alla media nazionale.

Se sono accuratamente evitate, perchè chiaramente spurie rispetto al resto del campione, allora la situazione media delle scuole del mezzogiorno è ancora peggiore (anche se bisognerebbe quantificare il peso, certamente non trascurabile, di queste zone).

andrò forse un po' fuori tema, e me ne scuso in anticipo, ma mi preme dire che

 

1. in linea di principio, mi sembra che se il sistema scolastico viene percepito come un sistema che aiuta (permette, o favorisce) la promozione sociale, e ancora di più se lo è anche nei fatti, allora gli studenti saranno più motivati ecc. e in somma il sistema scolastico funzionerà meglio; e, viceversa, che se un sistema scolastico somiglia invece a un parcheggio, allora esso funzionerà peggio (quanto a risultati educativi)

 

2. mi sembra appunto che il nostro sistema scolastico non sia più un sistema che aiuta (permette, favorisce) la promozione sociale, ma sia oggi simile a un parcheggio molto ampio

 

a scanso di equivoci: non propongo di imitare i tedeschi, i quali, se le notizie che ho non sono scadute, decidono del destino dei loro piccoli fin da quando questi hanno circa dieci anni: tu sì, tu no, con un bel timbro sulla fronte (tu farai l'operaio non specializzato, tu diventerai un ingegnere)

 

Condivido questa idea.

Se studiare serve "solo" ad una crescita umana personale ma non apre le porte ad una vita lavorativa migliore, allora non ha senso mandare tutti a scuola: meglio riservarla ai pochi ricchi con velleita` intellettuali.

Se invece quello che conta e` solo il "pezzo di carta" per fare un concorso pubblico o poter firmare un documento legale, la cosa migliore e` comprare il titolo senza perderci tempo dietro.

 

 

Ovviamente, dopo la prima riga, ho switchato "irony mode" ON...

Quasi tutti i commenti sembrano ritenere che l'esito dei test PISA fornisca un giudizio sulla scuola o sui suoi docenti. In realtà a me sembra che non sia proprio così. Il rendimento di una scuola o di un insegnamento dovrebbe essere misurato tenendo conto degli studenti che vi entrano, il loro livello culturale, il livello culturale della famiglia, la loro curiosità, ecc. ecc. Prima di giudicare l'insegnamento impartito dagli istituti professionali sulla base degli esiti dei test PISA bisognerebbe tener conto del fatto che chi frequenta questi istituti anziché i licei è proprio chi ha avuto meno successo negli studi delle elementari e delle medie (a parte la pur notevole selezione di classe). I bravi vengono incoraggiati dai docenti a scegliere i licei.  Personalmente non credo che i docenti degli istituti tecnici siano peggiori dei docenti dei licei. Tra l'altro gli istituti tecnici industriali forniscono spesso diplomati competenti in matematica e interessati ad imparare.

Certamente il divario tra nord e sud negli esiti dei test PISA è un fenomeno che dovrebbe essere studiato e capito. Una comprensione di questo fenomeno ci potrebbe fornire strumenti per diminuire il divario anche in altri ambiti. Per quanto riguarda la matematica è stato osservato che c'è una differenza notevole tra nord e sud anche nei test di ammissione alle facoltà di ingegneria e nelle prove per le "borse di merito"  per le matricole di matematica (40 per tutta Italia sulla base di una prova nazionale). Uno dei problemi che rende difficili capirci qualcosa è che le prove PISA sono organizzate per un campione delle scuole che non copre tutte le scuole e nemmeno tutte le provincie. Credo che non sia nemmeno stratificato per regione. Per approfondire il problema bisognerebbe organizzare le prove su un campione stratificato per provincia. Infine vorrei dire che va benissimo "premiare" le scuole che riescono a migliorare la loro posizione.  Ma questo non può avvenire se una scuola non capita per due volte consecutive nel campione PISA. Bisognerebbe organizzare prove simili a quelle PISA per tutte le scuole.  Premiare invece le scuole che ottengono i risultati migliori in assoluto significa premiare, in gran parte, il livello degli studenti che entrano nella scuola, questo livello  dipende dalla collocazione geografica (intendo, ad esempio, quartieri di Roma) e quindi dalla classe sociale prevalente degli studenti, in ogni caso non è un "merito" della scuola.

 

A livello nazionale, un’importante novità di PISA 2009 è costituita dal campione di scuole che, oltre ad essere stratificato per tipo di scuola1, come nei precedenti cicli, per la prima volta è rappresentativo di tutte le regioni italiane e delle due province autonome di Trento e Bolzano. Hanno partecipato in totale 1.097 scuole e 30.905 studenti.

Quasi tutti i commenti sembrano ritenere che l'esito dei test PISA fornisca un giudizio sulla scuola o sui suoi docenti. In realtà a me sembra che non sia proprio così. Il rendimento di una scuola o di un insegnamento dovrebbe essere misurato tenendo conto degli studenti che vi entrano, il loro livello culturale, il livello culturale della famiglia, la loro curiosità, ecc. ecc.

I risultati PISA danno una stima quantitativa delle competenze dei 15enni italiani, tali competenze, non e' possibile negarlo, dovrebbero plausibilmente essere principalmente effetto dell'istruzione scolastica, non dimentichiamo che nello Stato italiano tale istruzione e' obbligatoria in istituti accreditati fino a 16 anni. Ovviamente oltre alla Scuola concorrono a determinare le competenze dei 15enni le famiglie (quindi il grado di alfabetizzazione dei genitori, primariamente) e il contesto culturale e sociale locale. 

Personalmente ritengo che la Scuola italiana sia particolarmente scadente per quanto riguarda l'istruzione degli studenti che hanno un retroterra familiare e sociale poco alfabetizzato e poco incline all'impegno nello studio, quindi e' probabile che in Italia, piu' che in altri Paesi dove lo Stato funziona meglio ed e' piu' efficace a fornire ai suoi cittadini simili opportunita', le competenze dei 15enni siano significativamente condizionate dal retroterra familiare e sociale locale.

Siccome gli insegnanti sono pressoche' sacri in Italia, perche' mercato elettorale ambitissimo, specie dal PD che trova proprio tra gli insegnanti il maggior consenso in assoluto, un articolo su lavoce.info ha cercato di separare gli effetti scolastici da quelli familiari/sociali nella determinazione delle competenze dei 15enni come misurate da PISA e ricordo che (ovviamente) concludevano chele differenze regionali non erano determinati da differente qualita' di scuole e insegnanti, ma solo con la maggiore arretratezza sociale e la minore alfabetizzazione familiare presenti nelle regioni meridionali.

Personalmente (ma ammetto che non ho analizzato personalmente i dati, al contrario di lavoce.info) ritengo che famiglia, societa' e scuola concorrano con incidenza comparabile a determinare i risultati PISA dell'Italia.

Prima di giudicare l'insegnamento impartito dagli istituti professionali sulla base degli esiti dei test PISA bisognerebbe tener conto del fatto che chi frequenta questi istituti anziché i licei è proprio chi ha avuto meno successo negli studi delle elementari e delle medie (a parte la pur notevole selezione di classe). I bravi vengono incoraggiati dai docenti a scegliere i licei.  Personalmente non credo che i docenti degli istituti tecnici siano peggiori dei docenti dei licei. Tra l'altro gli istituti tecnici industriali forniscono spesso diplomati competenti in matematica e interessati ad imparare.

Qui sono d'accordo.

Certamente il divario tra nord e sud negli esiti dei test PISA è un fenomeno che dovrebbe essere studiato e capito. Una comprensione di questo fenomeno ci potrebbe fornire strumenti per diminuire il divario anche in altri ambiti.

Concordo, e un merito che va riconosciuto al ministro Gelmini (a dispetto del suo pessimo curriculum scolastico) e' quello di aver avviato test simili a quelli PISA ogni anno in tutte le scuole italiane, a cura dell'INVALSI.  Ora i dati cominciano ad esserci, coi ministri prima della Gelmini lo Stato italiano permaneva in un totale rifiuto di ammettere che ci potesse essere qualcosa da valutare e confrontare nelle competenze acquisite nella scuola dell'obbligo:  pezzo di carta e bollo statale erano tutto quanto serviva ad un paese che millantava di essere moderno e avanzato.

In ogni caso personalmente ritengo che si scoprira' quello che gia' si conosce bene: il Sud e' storicamente piu' arretrato e meno alfabetizzato del Nord, e lo Stato italiano centralista ha fallito nel suo compito istituzionale di far progredire il Sud, anche nell'istruzione scolastica, ai livelli del Nord.  Probabilmente lo Stato centrale ha perfino ampliato le differenze originarie, con una serie di prassi viziose e stupide.

[...] Bisognerebbe organizzare prove simili a quelle PISA per tutte le scuole. 

Per quello che so io questo viene fatto in Italia da pochi anni tutti gli anni.

Non nego che al centralismo possano essere attribuiti tutti i mali (ma sono o sono state cetraliste molte nazioni progredite, lo è, credo, ancora la Francia). Tuttavia io vorrei capire possibili cause dell'insufficienza delle scuole del sud, più vicine alla realtà empirica, in modo che si possa intervenire sul piano pratico. Un intervento possibile, a livello sperimentale (anche solo per qualche scuola, per capirne di più) è premiare i miglioramenti delle scuole, lasciando alle scuole stesse di cercare modi (non truffaldini) di migliorare l'insegnamento della matematica. Sono d'accordo che le capacità e l'impegno dei docenti sono molto importanti nell'insegnamento della matematica. Ma le condizioni al contorno influenzano anche il rendimento dei docenti. Ad esempio l'insegnante più preparato che non sia in grado di controllare una classe o di mantenere alto il livello di attenzione non potrà mettere a frutto la sua preparazione. L'attenzione degli studenti è la condizione più importante, a mio avviso, per avere un insegnamento efficace. Ma l'attenzione è anche determinata dalle condizioni sociali al contorno: fiducia nell'utilità dell'insegnamento, rispetto per chi è competente, desiderio di imparare, rispetto per le regole, ecc. D'altra parte un insegnante incompetente dà luogo al disinteresse degli studenti.  Insomma le concause possono essere non solo plurime ma variamente intrecciate.

vorrei capire possibili cause dell'insufficienza delle scuole del sud, più vicine alla realtà empirica, in modo che si possa intervenire sul piano pratico

Un elemento utile per iniziare sarebbe una valutazione onesta, uniforme e periodica delle competenze di studenti e insegnanti.  Assieme ai dati sul retroterra familiare e sociale degli studenti, queste informazioni potrebbero consentire di determinare empiricamente i migliori insegnanti e le migliori tecniche di insegnamento.  Se ci sono test standardizzati fatti bene e amministrati senza trucchi, insegnanti e studenti poi avranno degli obiettivi piu' chiari.  Credo che tutti gli Stati progrediti raccolgano questi dati e facciano le relative analisi, in Italia invece si tende ad educare ancora con i metodi del 1800 che avevano un senso per l'istruzione d'elite degli studenti di buona famiglia, ma che producono risultati mediocri se applicati all'istruzione di massa di una popolazione uscita a malapena l'altroieri dall'analfabetismo di massa.

Ma l'attenzione è anche determinata dalle condizioni sociali al contorno: fiducia nell'utilità dell'insegnamento, rispetto per chi è competente, desiderio di imparare, rispetto per le regole, ecc.

Certamente e anche in questo campo lo Stato italiano potrebbe far molto, e invece non fa o peggio fa danni.  Se lo Stato assumesse i dipendenti pubblici con concorsi (come dice la sua stessa costituzione) e se questi concorsi consistessero in valutazioni oneste ed uniformi, ecco che ci sarebbero tutti gli incentivi per gli studenti a stare attenti, e addirittura per le famiglie per pretendere buoni insegnanti. Se invece lo Stato assume i suoi dipendenti in maggioranza, come ha fatto maggioritariamente nella Scuola negli ultimi decenni, stabilizzando precari che hanno avuto supplenze e punti vari in graduatoria accumulati con mezzi spesso obliqui e rocamboleschi, se valuta allo stesso modo il pezzo di carta di un liceo che lavora bene e il pezzo di carta rilasciato dal diplomificio di infima qualita', allora pone incentivi dannosi, che disincentivano nell'impegno allo studio e incentivano solo ad arrivare al pezzo di carta col minore sforzo possibile anche grazie ad imbrogli ed espedienti.

Oramai ovunque si usi performance-based compensation per gli insegnanti, si usano misure di value added come suggerisci tu. Non sono senza problemi, ovviamente, ma sono una buona base di partenza. Ovviamente come hai suggerito sopra, i PISA non sono progettati per fare questo tipo di valutazioni.

Il bel commento su Pisa di due amici sul loro blog mi fa pensare: non solo gli italiani sono convinti che le loro scuole siano meglio di quelle amerikane - ma interessante la reazione della stampa italiana, entusiasta dei ns. risultati e di quella amerikana che si strappa le vesti. Mah, anche questo e' declino, adattarsi a non poter concorrere con Singapore. Almeno in amerika non si parla che di nuove scuole/nuovi metodi/incentivi, in Italia l'altro gg il signor Pellizzeti ( o qualcosa cosi') su MicroMega ha dato del "malfamato" a chi pensa ai voucher. 

Come ulteriore spunto di riflessione vi propongo la lettura di questo report dell'Unicef:

http://www.unicef-irc.org/publications/pdf/rc9_eng.pdf

dal titolo "The children left behind", che ho scoperto leggendo il NYTimes di oggi 11 dicembre.

Per essere molto concisi, un'analisi delle condizioni di benessere materiale, educativo e sanitario dei bambini (<15 anni) di 23 paesi OCSE vede l'Italia tra i paesi con la maggiore disuguaglianza tra i bambini "migliori" e i "peggiori", insieme a Grecia e Stati Uniti.

Un'altra voce a rimarcare che le differenze all'interno del nostro paese pesano e molto. 

Come ulteriore spunto di riflessione vi propongo la lettura di questo report dell'Unicef:

http://www.unicef-irc.org/publications/pdf/rc9_eng.pdf

Grazie per i dati, riporto la classificazione degli Stati riguardo all'indicatore riassuntivo sul livello di disuguaglianza dei bambini:

  Denmark
8 Finland
  Netherlands
  Switzerland

  Iceland
7 Ireland
  Norway
  Sweden

  Austria
  Canada
6 France
  Germany
  Poland
  Portugal

  Belgium
  Czech Republic
  Hungary
5 Luxembourg
  Slovakia
  Spain
  United Kingdom

  Greece
3 Italy
  United States

Si conferma il pessimo funzionamento dello Stato italiano, e i pessimi risultati in particolare della scuola statale italiana centralizzata nel reclutamento e nei programmi.  Stati come la Svizzera, dove l'istruzione e' cantonale inclusa l'universita', dove convivono quattro lingue e 2+ religioni, sono invece ai vertici della classifica, assieme ai Paesi scandinavi.

Cari Redattori,

ieri mattina avevo letto un geniale post di si-culo, che faceva notare dei pesanti strafalcioni contenuti nella domanda sulla pulizia dei denti. Ora noto che il post di si-culo e' scomparso, e il testo di Moro e' stato aggiustato. Cosa e' successo? Grazie.

Era basato su un'osservazione sbagliata, visto che (come indicato nel testo prima del primo riquadro delle citazioni) si trattava di mia traduzione. Dopo breve battibecco, siculo aveva rimosso il suo testo cosi' io ho cancellato tutto per ridurre il noise, che e' gia' tanto. 

http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/14/news/indagine_diplomati-10186053/?ref=HREC1-10

abbastanza sconfortante. Importante il dato che i giochi sembrano fatti dopo le medie inferiori, per cui riforme della secondaria e dell'università sono relativamente ininfluenti

Visto dalla collinetta un po' incantata dei diciotto anni, il marchingegno di un'impresa appare, a molti, come qualcosa di non pienamente intelligibile. I ragazzi usciti quest'anno dalle superiori si concedono la libertà di immaginarsi, quando verrà il tempo, in un impiego con un contratto a tempo indeterminato nel marketing.

(e a Natale Santa e la fatina dei denti ti portano pure un pony...ndr)

Ma sette su dieci, del mondo del lavoro non ne sanno quasi nulla. Mentre le scelte di studio sono ancora condizionate dal contesto familiare e l'esito scolastico delle medie incide in maniera significativa sulle scelte delle superiori e, di fatto, del post-diploma. Tanto che sempre più necessario pare l'orientamento degli studenti che si accompagni a strumenti di valutazione dell'istruzione..

...

Genere e contesto familiare. Le analisi realizzate dagli autori dell'indagine evidenziano come il genere e il titolo di studio dei genitori influenzino ancora in maniera marcata le traiettorie percorse dagli studenti. Quasi la metà dei ragazzi, del campione analizzato, che ha almeno un genitore laureato, ha concluso gli studi delle medie con ottimo. La quota scende al 28 per cento, nel caso di ragazzi con genitori con al più il diploma di maturità, e si riduce a solo il 17 per cento per quei figli di genitori con grado di istruzione inferiore.

La scelta dei 14 anni e la necessità di orientare. L'esito scolastico delle medie incide, a sua volta, in maniera significativa sulle scelte delle superiori. Una studentessa, appartenente alla classe media impiegatizia e con genitori diplomati, se esce dalle medie con ottimo, ha il 75 per cento delle probabilità di accedere ad un liceo. Se lo fa con sufficiente, la probabilità scende all'8 per cento.

....

Quasi il 73 per cento dei diplomati si dice pienamente interessato a lavorare in futuro nell'area del marketing, della comunicazione e delle pubbliche relazioni. Un certo interesse desta anche l'organizzazione e la pianificazione così come la ricerca e lo sviluppo. L'amministrazione e la contabilità, che ancora oggi dà un posto alla gran parte delle figure impiegatizie, crea invece qualche allergica reazione in almeno un terzo del campione. Poco interesse destano anche l'area dell'assistenza tecnica, della finanza e del legale. La meno gradita è l'area dei sistemi informativi, il settore dove lavora il cuore informatico di ogni impresa

(alla faccia dei nativi digitali, ndr)

Infine, a preoccupare gli autori dell'indagine, in tempi in cui molti operatori lamentano una cerca mancanza di figure tecniche, è lo scarso interesse per una professione coerente con gli studi e con i propri interessi culturali, manifestato proprio dai ragazzi che hanno concluso i percorsi tecnici e professionalizzanti e fra questi, in modo particolare, da quelli che non intendono accedere all'università




Una cosa che si sente dire nel loro giro è che è assurdo che si diano soldi alle scuole private che servono solo ai ricchi stupidi per il pezzo di carta. Io ovviamente ho risposto Ma no, tu devi sapere, bla bla. Ma poi cazzeggiando su PISA con Luigi Balletta ho scoperto questa tabella di score -striking to me

Full question: "Is your school a public or a private school?".
        Reading Mathematics Science
Country Category % %SE Mean SE Mean SE Mean SE
Italy Public 93.55 0.58 489 1.65 486 2 492 1.9
Italy Private 5.81 0.63 448 8.96 446 7.25 455 8.13
Italy missing 0.64 0.29 385 19.24 406 26.32 401 26.01
OECD Total Public 84.61 0.48 486 1.17 483 1.33 491 1.22
OECD Total Private 15.26 0.48 521 3.6 518 3.21 525 3.85
OECD Total missing 0.13 0.04 442 12.21 437 14.99 446 12.72

 

Salvatore (o chiunque lo sappia), sai se nel campione PISA le scuole private sono sovra o sotto rappresentate? Ossia, quel 6% di risposte provenienti da scuole private come si compara con la percentuale di 15enni che in Italia vanno in scuole private?

io non lo so. Un quadro piu' completo e' qui (per OECD, non-OECD e' simile), siamo praticamente gli unici al mondo:

     
Variable: Public (=1) or private (=2)
Private-Public Mean Country Score
    Reading Mathematics Science Read Math Sci
Country Category Mean Mean Mean
Australia 1 497 499 511 45 38 41
Australia 2 542 537 552
Austria 1 465 493 491 32 12 18
Austria 2 497 505 509
Belgium 1 475 483 475 45 46 45
Belgium 2 520 529 520
Canada 1 521 522 526 45 60 41
Canada 2 566 582 567
Chile 1 423 398 425 46 40 39
Chile 2 469 438 464
Denmark 1 491 500 495 17 14 20
Denmark 2 508 514 515
Estonia 1 501 512 528 9 -10 1
Estonia 2 510 502 529
Finland 1 536 541 554 6 -6 10
Finland 2 542 535 564
Germany 1 497 512 520 16 21 17
Germany 2 513 533 537
Greece 1 480 464 467 62 49 61
Greece 2 542 513 528
Ireland 1 474 472 489 35 25 31
Ireland 2 509 497 520
Israel 1 470 443 451 28 28 27
Israel 2 498 471 478
Italy 1 489 486 492 -41 -40 -37
Italy 2 448 446 455
Japan 1 522 531 542 -8 -6 -9
Japan 2 514 525 533
Luxembourg 1 472 491 485 1 -10 -8
Luxembourg 2 473 481 477
Mexico 1 420 414 411 48 43 45
Mexico 2 468 457 456
Netherlands 1 515 531 526 -11 -8 -6
Netherlands 2 504 523 520
New Zealand 1 517 516 529 69 64 59
New Zealand 2 586 580 588
Norway 1 503 498 500 -38 -44 -44
Norway 2 465 454 456
Poland 1 499 493 507 55 64 56
Poland 2 554 557 563
Portugal 1 485 482 489 31 32 27
Portugal 2 516 514 516
Slovak Republic 1 475 495 489 24 17 16
Slovak Republic 2 499 512 505
Spain 1 469 473 478 36 31 31
Spain 2 505 504 509
Sweden 1 494 491 492 35 30 29
Sweden 2 529 521 521
Switzerland 1 500 534 516 18 7 13
Switzerland 2 518 541 529
United Kingdom 1 492 490 510 61 56 73
United Kingdom 2 553 546 583
United States 1 494 482 496 71 61 68
United States 2 565 543 564
OECD Total 1 486 483 491 35 35 34
OECD Total 2 521 518 525

Ho i microdati sotto mano. Sovracampionano le scuole private: il 9.7% circa di risposte vengono da private, ma se "pesi" le risposte con i pesi campionari, corrispondono al 6% circa degli studenti italiani. Le differenze vengono soprattutto dai licei, ma mi ripropongo di tornarci. 

Grazie, ma la mia domanda è quanti sono i quindicenni nelle scuole private italiane rispetto al totale nella popolazione. In altre parole, quanto è diffuso il fenomeno della scuola privata per i 15enni?

Sul totale degli iscritti, le percentuali dovrebbero essere queste:

Anno in scuola pubblica ogni 100 iscritti
2005-2006 95.2
2006-2007 95
2007-2008 94.8

 

 

fonte Istat.  (Perdonate la tabella artigianale.)

Grazie! Quindi il campione PISA è più o meno simile, per quanto riguarda public vs. private, alla popolazione. Ero preoccupato che avessero preso poche private e particolarmente scarse. Così l'osservazione di Salvatore acquista ancora maggiore forza. L'Italia è unica in questo basso livello delle private

Perfettamente coerente con l'idea dell'istruzione come conquista di un pezzo di carta e in generale con un modello di società socialmente ingessata, dove i posti si ottengono per eredità familiari e/o legami di clan

ci vorrebbe di incrociare questi dati con le variabili di family backgrouond

Gli studenti delle private hanno i genitori con piu' istruzione, ma la differenza non e' molto significativa. Circa il 10% in piu' dei frequentatori delle private (~45% vs ~35%) posseggono mobili antichi, plasma tv e aria condizionata ma il 10% di differenza non e' significativamente diverso da zero. 

Credo che il problema sia non che sono state campionate delle scuole private particolarmente scarse ma che le scuole private in Italia sono mediamente piu' "scarse" rispetto ad altri paesi, o per essere rigorosi gli studenti che vanno alle private sono mediamente piu' scarsi (ad esempio non hanno voglia di studiare). In effetti non mi ricordo se qui (che comunque contiene un'analisi teorico/empirica della questione) ed anche altrove si afferma che in Italia e' maggiore la % di scuole private che sono "remedial schools", ovvero destinate al recupero degli anni scolastici. Il fatto che si crei un mercato privato per gli studenti secondari peggiori ma con le risorse finanziarie per pagare forse non e' troppo in linea con l'idea diffusa di una scuola Italiana pubblica di infima qualita' (ci sono anche esempi di servizi di tipo "remedial"  per l'universita'....), almeno in termini degli standard richiesti agli studenti. In ogni caso, questi confronti sulle medie grezze lasciano il tempo che trovano, sarebbe meglio (almeno) riportare i residui di regressioni che controllino per i fattori di contesto inclusi in PISA (ad esempio la % di studenti nel median grade - ovvero che non hanno perso anni - e' la stessa nelle scuole pubbliche e nelle private, nel campione PISA?), altrimenti non e' lecito imputare alle scuole la responsabilita' degli esiti degli studenti: se la loro allocazione per abilita', background familiare, ecc. non e' random tra scuole, si fa presto a dire ad esempio che in PISA i "licei fanno meglio degli istituti professionali", che scoperta!!!

eh bratti bratti, glielo diciamo a checchi che frequenti brutte compagnie...

comunque, va bene l'econometria, ma concorderai che il fatto, grezzo per quanto sia, che siamo più o meno gli unici al mondo con le scuole private che fanno peggio di quelle pubbliche sia singolare e worthy of some professional attention -o no?

Concordo sul fatto che sia di interesse. Il punto piu' interessante per me e' spiegare il perche' in Italia le istituzioni educative private si occupino spesso di "remedial education". Senza fare di tutta l'erba un fascio, ovviamente ci sono fior fiore di scuole (universita') private. Il punto del mio intervento sopra e' che e' possibile che il valore aggiunto delle scuole private (qualita') non sia piu' basso in Italia che altrove, ma sia invece diverso lo student intake delle scuole private in Italia rispetto alla media OCSE. Questo ha comunque serie implicazioni di equita' ed efficienza, soprattutto se coloro che vanno alle scuole private sono soprattutto i meno abili e piu' abbienti, e se si tagliano fondi per i corsi di recupero nelle scuole pubbliche e si sceglie di allocare fondi pubblici a "queste" scuole private.

P.S. Distribuzione % (usando i pesi campionari) del giudizio all'esame di scuola media INFERIORE, dall'Indagine ISTAT sui percorsi di studio e di lavoro dei diplomati del 2004 (intervistati nel 2007):

  pubblica privata
sufficiente 22.7 40.6
buono 29.9 34.8
distinto 24.4 15.6
ottimo 23.1 9.1

(non sommano a 100 a causa degli arrotondamenti)

 

La mia esperienza personale è che nelle private di qualità ci vanno studenti mediamente migliori che nel pubblico, e in quelle "di recupero" ci vanno prevalentemente gli studenti scarsi e soprattutto svogliati.

Per cui alla fine è pure difficile separare i due fattori.

Giusto ma per correttezza, chiarisco che il campione delle scuole private non e' simile alla popolazione, ma sovradimensionato, ma (per fortuna), pesando le osservazioni con i pesi forniti, il tutto si aggiusta nel calcolo della media nazionale. 

Oltre al fatto che gli studenti delle scuole pubbliche italiane hanno risultati migliori di quelli delle scuole private, l'altro dato sorprendente è che gli studenti delle scuole pubbliche italiane hanno risultati in linea con gli studenti delle scuole pubbliche OCSE. Con tutti i caveat del caso (sorting, selection e chi più ne ha chi ne metta...) è un dato che dovrebbe essere commentato.

Volevo porre l'attenzione su tre indici che mi hanno stupito  Israel 474 447 455         gli ultimi due sono math e science.

Israele negli ultimi 10-15 anni ha visto fiorire numerose aziende hi-tech informatiche ma non solo,

tanto da diventare un esempio da seguire riguardo lo sviluppo economico legato alla tecnologia.

Il loro sistema scolastico pero' qualitativamente

è piu' simile a quello arabo che a quello occidentale.

Qualcuno conosce il motivo di questa differenza di risultati?

Azzardo tre ipotesi:

a) grandi differenze fra arabi israeliani e ebrei israeliani

b) peggioramento delle scuole negli ultimi anni

c) effetto positivo dell'immigrazione di ebrei russi

Un'altra delle "caste" italiane all'opera per difendere il suo orticello.

Da quando rifiutarsi di fare degli straordinari "a gratis" è diventato un privilegio di casta? Capisco la modernizzazione del paese, ma un paese in cui si lavora senza essere pagati è un po' troppo "moderno" per i miei gusti. A me sembra la solita buffonata: la Gelmini si riempie la bocca di merito e valutazione ma poi non mette i soldi necessari per farla questa benedetta valutazione.

A scuola ci sono andato anch'io: il tempo per il caffè, per la chiaccherata con il bidello, per leggere il giornale e commentare i programmi televisivi del giorno prima i professori lo hanno sempre trovato (qualcuno trovava anche il tempo per un sonnelino e per giocare a carte, ma lasciamo stare i fuoriclasse). Accidenti il tempo di far dei test per misurare il proprio operato non si trova proprio, a meno di fare straordinari non pagati! Che peccato!

Ovviamente sospendere un' ora le lezioni normali per fare il test (come propone sotto Artemio) non è neanche da prendere in considerazione, sarebbe una perdita incolmabile per la formazione dei giovani.

Ovviamente sospendere un' ora le lezioni normali per fare il test (come propone sotto Artemio) non è neanche da prendere in considerazione, sarebbe una perdita incolmabile per la formazione dei giovani.

Ma perché no? Buffonata per buffonata. A mio modo di vedere i questionari non li dovrebbero somministrare i docenti; dovrebbe essere qualcuno che non ha incentivo ad influire sui risultati. Suvvia, siamo in Italia, cosa impedisce ai docenti di scrivere le domande corrette alla lavagna e farle copiare agli studenti in modo che sembrino tutti dei geni? A maggior ragione se da questo dipendono bonus di stipendio o carriera.

Rimango della mia idea, tutta questa cosa della valutazione non è stata organizzata in modo serio. Scusate ma è possibile che quando ha previsto i test la Gelmini (e i suoi tecnici al ministero) non si siano posti il problema di chi li avrebbe dovuti somministrare? Possibile che la legge e i regolamenti ministeriali non dicano nulla in proposito? Pensavano che i test si somministrassero da soli? Ribadisco, questa è la solita storia di approssimazione e cialtroneria all'italiana.

Piero io mi limitavo a commentare l'articolo: le motivazioni per non effettuare i test lì riportate sono chiaramente pretestuose. Sulla validità dei test in sè e della riforma Gelmini in generale confesso di non essermi interessato più di tanto (ho solo letto i post su nfa al riguardo e neanche tutti).

e motivazioni per non effettuare i test lì riportate sono chiaramente pretestuose

Maybe, ma che la scuola sia un ambiente altamente conflittuale non è una gran novità. Lo sa anche il mio gatto; a maggior ragione avrebbe dovuto saperlo la Gelmini e agire di conseguenza. E' talmente surreale una norma che stabilisce l'obbligo per le scuole a somministrare il test ma non per gli insegnanti che sembra quasi fatta apposta per far fallire il tutto.

che sembra quasi fatta apposta per far fallire il tutto.

Se fosse così? Se i test li facessero veramente ed i risultati non fossero buoni? Bisognerebbe prendere provvedimenti: riformare, licenziare, assumersi responsabilità. Invece così si può dire: "io ci ho provato, ma gli insegnanti (comunisti) hanno affossato tutto!"

Hai scatenato il complottista latente che è in me :-)

 

A mio modo di vedere i questionari non li dovrebbero somministrare i docenti; dovrebbe essere qualcuno che non ha incentivo ad influire sui risultati. Suvvia, siamo in Italia, cosa impedisce ai docenti di scrivere le domande corrette alla lavagna e farle copiare agli studenti in modo che sembrino tutti dei geni? A maggior ragione se da questo dipendono bonus di stipendio o carriera.

 

Infatti. Questo era lo scopo della commissione esterna alla maturità, che infatti ad un certo momento era stata praticamente abolita, con la scusa del risparmio. POi l'hanno ripristinata in parte, credo. Ma comunque funziona male perchè gli insegnanti "esterni" sono comunque della zona e devono interagire con i professori locali.

Se fanno i test durante l'ora di lezione non muore nessuno, secondo me

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