Alcune note positive dietro le schermaglie sull'ICI

22 agosto 2008 alberto lusiani

Bossi ha chiesto di reintrodurre l'ICI, alimentando polemiche in buona parte di scarso interesse. Tuttavia, tra gli interventi più recenti colgo alcune riflessioni corrette e positive su riforme orientate alla semplificazione fiscale e ad un federalismo fiscale responsabile.

L'abolizione dell'ICI sulla prima casa è stata approvata dal consiglio dei ministri all'unanimità (quindi anche da Bossi). Secondo me nella misura adottata ci sono due lati positivi e due lati negativi.

Siccome più o meno sulla stessa base imponibile vi sono tre
dichiarazioni e tre tributi (IRPEF, ICI e TARSU) ed i prodi legislatori del Belpaese non sono stati capaci nemmeno di organizzare la riscossione con un unico versamento (un compito banale ma evidentemente superiore alle loro capacità e alla loro sensibilità nei confronti dei sudditi), è positivo per il parco buoi contribuente che - a parità di pressione fiscale totale - almeno vi sia un adempimento fiscale in meno.

Tra due tasse per vari aspetti equivalenti come TARSU e ICI, preferisco venga eliminata la tassa basata sul possesso e su un reddito figurativo piuttosto che quella correlata a precisi servizi pubblici.

Tuttavia è negativo togliere un'imposta ancorata naturalmente al territorio, con base imponibile legata senza ambiguità al Comune in cui si trova. Un secondo elemento negativo è la sostituzione delle entrate ICI dei Comuni con trasferimenti dallo Stato basati sul gettito storico, la tipica norma fiscale italiana tanto stupida quanto viziosa in termini di responsabilità fiscale e di correlazione puntuale tra spese ed entrate.

Sottolineo che tra i lati positivi non esiste quello di aver alleggerito la pressione fiscale: per diminuire la pressione fiscale va diminuita la spesa pubblica, non c'è altra strada, e contestualmente all'eliminazione dell'ICI nessuna spesa pubblica è stata ridotta. Solo contando sulla tradizionale ignoranza e obnubilazione del parco buoi elettorale italiano SB e associati possono sperare di vendere questa ultima ridicola baggianata.

Come noto l'ICI sulla prima casa è stata abolita ottemperando ad una precisa promessa elettorale di Berlusconi che io valuto orientata puramente all'ottenimento del consenso, anche se non totalmente sbagliata in sé, tanto che sia pure non nella misura integrale di SB era presente anche nel programma e negli atti di governo del CS.

Premesso tutto questo, la proposta di Bossi di reintrodurre l'ICI poco tempo dopo averla abolita appare - presa alla lettera - irrimediabilmente stupida, mentre sono invece giustificabili le motivazioni addotte (fornire imposte ancorate al territorio per il federalismo fiscale).

Comprensibilmente diversi esponenti del PdL hanno obiettato che era insensato cancellare dopo poco tempo una delle poche promesse elettorali mantenute.
Alcuni esponenti del PD hanno correttamente ironizzato sulla confusione
esistente nel CD. Tutti costoro tuttavia non hanno dato alcuna risposta
alla sostanza delle motivazioni addotte da Bossi.

''Note positive sullo sfondo dell'usuale deriva''

Vengo ora alle note positive. Per fortuna sembra (pag.2 del Corriere della Sera del 17 agosto 2008) che almeno alcuni dei politicanti nostrani (Bossi stesso, L.Moratti, L.Domenici sindaco di Firenze) stiano facendo in seconda battuta alcune riflessioni che mi sembrano corrette e utili.

Bossi precisa ora che la sua proposta sarebbe una semplificazione e ridisegno di tutto il sistema fiscale per passare dalle circa 12 tasse attuali a 3 o 4 tasse, una per ogni livello di governo federale. In questo ambito le entrate dei Comuni sarebbero alimentate da un unica imposta basata sugli immobili. Considerata l'usuale creatività dei legislatori italiani nell'inventare (o qui resuscitare) nuove tasse, e a complicare la vita dei contribuenti moltiplicando gli adempimenti per i quali vengono inventate a getto continuo nuove scadenze e nuove modalita' di riscossione, commuove apprendere che qualcuno sia arrivato all'idea che sia positivo ridurre il numero delle imposte.

L.Moratti propone una "tassa di scopo" unica sugli immobili al posto di quelle ora esistenti, che sostituisca l'IVA sull'acquisto, l'IVA su luce, gas e telefono,l'imposta di registro e l'IRPEF sulla casa (che però credo sia azzerato sulla prima casa, anche se con modalità astruse dato che la prima casa va comunque dichiarata) e la TARSU (tassa sui rifiuti). Per quanto l'idea di attingere all'IVA sulle utilities per le entrate dei Comuni sia inusuale e probabilmente sbagliata, è sempre positiva l'idea di ridurre almeno il carico degli adempimenti fiscali e di legare il pagamento delle imposte a scopi ben determinati.

L.Domenici sostiene che l'abolizione dell'ICI sulla prima casa è incongrua rispetto al federalismo fiscale e raccomanda un ripensamento complessivo delle imposte sugli immobili, proponendo di "unificare tutti i tributi sugli immobili, ICI, imposta di registro, imposta ipotecaria e altro".

Le riflessioni appena elencate sono sensate e abbastanza convergenti, e delineano una riforma fiscale che produrrebbe maggiore semplicità, più trasparenza, maggiore correlazione tra
spese ed entrate locali, e quindi maggiore responsabilità al livello locale di governo. Secondo L.Moratti e L.Domenici, Calderoli condivide queste linee di pensiero e sarebbe al lavoro per farne una proposta legislativa. Rimane il dubbio: riusciranno a trovare applicazione decente queste buone
idee, nella Repubblica bananifera Italiana? O vinceranno i soliti fautori della massima
irreponsabilità fiscale alimentata dalla cassa centrale comune di Roma, oppure vinceranno i moltiplicatori creativi di imposte, che immagino stiano da tempo lavorando ad una nuova imposta chiamata ICI2-la-vendetta-federale?

10 commenti (espandi tutti)

Bossi semplifica sempre molto (Michele direbbe che i suoi due neuroni non gli consentono altro, I suppose ...), forse anche per farsi capire da quella massa ignorante e credulona che partecipa alle celebrazioni tipo "acqua del Po", del resto non molto diversa dalla folla che s'incontra alle varie "feste" di partito e ... mi fermo qui, ma le considerazioni che si potrebbero fare in relazione alle cerimonie fidelizzanti ed identitarie non sono poi così differenti :-)

Sta di fatto, però, che appena dopo la dichiarazione incriminata, Calderoli ne ha precisato il significato (proprio nel senso che hai scritto) di accorpamento in un'unica gabella - da destinare al territorio - di tutte le 10-12 imposte che attualmente gravano sugli immobili.

A stretto giro di posta, Chiamparino ha approvato il progetto che oggi pare riscuotere un'ampia approvazione trasversale, fatte salve le dichiarazioni di bandiera tendenti, da un lato, alla critica generale per l'azione di governo e, dall'altro, alla rassicurazione di quegli elettori del cdx che hanno tratto motivazioni di voto dall'abolizione dell'ICI.

Del resto, anche Oscar Giannino ha prontamente spiegato (magari partendo dall'approvazione, con una motivazione a mio avviso poco chiara, del provvedimento assunto, forse per non dichiararne la vera essenza di mossa acchiappa-voti) le cose nello stesso modo.

Auguriamoci che, in un'ottica di federalismo non parolaio, la proposta abbia un seguito.

Precisazione sulla TARSU. Dal 1999 i Comuni avrebbero potuto (ed in teoria "dovuto" dal 2003, ma ci sono state poi successive proroghe) passare dalla TARSU alla Tariffa Igiene Ambientale (TIA), un normale servizio che i cittadini pagano (come pagano la bolletta della luce e del gas) in base ai componenti del nucleo familiare e della superficie delle abitazioni. La correlazione con la casa è incidentale (è difficile pesare le "scoasse" che ciascuno deposita nel cassonetto, anche se qualche paesino dell'Alto Adige lo fa. Una correlazione con la superficie della abitazione ha un qualche senso, anche se personalmente sarei favorevole a correlare le scoasse ai consumi idrici, misurabili con il contatore), e nulla ha a che vedere con il carico fiscale.

La proposta della Moratti sulla eliminazione dell'IVA sui "consumi casalinghi" mi sembre francamente una stupidaggine.

Sarebbe teoricamente corretto far pagare la TARSU come servizio proporzionalmente all'immondizia prodotta, lo ritengo pero' un obiettivo troppo ambizioso per il disastrato Stato italiano, che non e' capace nemmeno di impedire la costruzione di immobili abusivi: figuriamoci se sara' mai capace di avere il controllo di quante
persone abitano ogni immobile o quanta immondizia producono.  Credo che i ritardi della transizione cui accenni non siano casuali e che sarebbe molto meglio far pagare servizi come l'immondizia come tassa proporzionale al valore dell'immobile.  Peraltro, mi sembra una buona idea pensare ad un costo proporzionale al consumo di acqua (o di elettricita'), sicuramente piu' attendibili delle dichiarazioni degli italiani o delle capacita' di accertamento statali.

Quanto al fatto che la TARSU non abbia nulla a che fare col carico fiscale, non sono per nulla d'accordo.  Carico fiscale non e' solo quanto si paga per l'arricchimento diretto della Casta, e' anche tutto quello che si paga per ogni servizio fornito dallo Stato in maniera monopolistica, forzosa e obbligatoria, e la TARSU ricade ampiamente in questo ambito.  Se lo Stato fosse in concorrenza coi privati per fornire il servizio, e i cittadini fossero liberi di scegliere, sarebbe un servizio, in caso contrario oggi come oggi e' una tassa.  E aggiungo che mi da' anche parecchio fastidio che qualcuno tenti di sottrare surrettiziamente la TARSU  dal computo del totale del carico fiscale imposto sui sudditi della Repubblica.

 

Mi chiedo perche' la lega non abbia spinto per far approvare l'"abolizione" dell'ICI sotto forma di credito d'imposta. Certo, questa forma non avrebbe contribuito alla semplificazione fiscale, ma avrebbe salvaguardato l'autonomia impositiva pur ottenendo gli stessi esiti sui bilanci dello stato e delle famiglie.

Mi chiedo perche' la lega non abbia spinto per far approvare
l'"abolizione" dell'ICI sotto forma di credito d'imposta.

Vorrei tanto saperlo anche io... Io credo che l'abolizione dell'ICI nasca solo come promessa elettorale per raccattare voti, senza alcuna strategia generale sensata alla base. Una volta vinte le elezioni, hanno preso il provvedimento piu' ovvio e piu' stupido, cioe' sostituire le entrate dei Comuni dall'ICI delle prime case con trasferimenti dallo Stato uguali agli incassi storici. Non credo ci sia un disegno perverso sotto, credo si tratti solo assenza di menti pensanti che lavorino ad una strategia complessiva, che soppesino incentivi e i disincentivi prodotti dalle leggi che approvano. Ora le affermazioni sui giornali fanno pensare che per caso o per fortuna stiano andando per una strada ragionevole almeno dal punto di vista della semplificazione, ma aspetterei di vedere cosa partoriscono come articolato di legge prima di dare un giudizio finale.

A proposito della possibilità di pagare in base alla spazzatura prodotta, il problema è che non è tecnicamente difficile, basta fare come mi dicono si faccia in Svizzera, se non metti un opportuno adesivo sul sacco non te lo portano via, gli adesivi possono avare una differenza di prezzo notevole in base al fatto che si tratti di immondizia differenziata o meno.

Dato che già , perlomeno al Nord Italia, se sbagli a differenziare la spazzatura non te la ritirano, e anche se i sacchi pesano più di 10 Kg la cosa potrebbe funzionare, sempre se qualche sindacato non ritenga questo un eccesso di responsabilità per gli addetti alla raccolta. 

La Svizzera e' culturalmente diversa dall'Italia e sarebbe saggio non proporre norme che possono funzionare solo dove esiste sufficiente rigore civico. Alcune aree del Nord Italia, lontane dai centri urbani piu' grandi, approssimano per difetto il civismo svizzero, e li' qualcosa del genere puo' funzionare. Nel resto del Paese, che e' la netta maggioranza, un sistema del genere favorirebbe solo la creativita' mediterranea per le truffe e gli imbrogli.

 

La semplificazione del prelievo fiscale sugli immobili è assolutamente necessaria. In alcuni campi la complicazione ha raggiunto livelli oramai kafkiani, come l'esempio che vi porto sta a dimostrare.

Prendiamo la banale compravendita di un garage. Questo atto dovrebbe scontare l'imposta di registro o l'IVA a seconda se il venditore è o meno un imprenditore. Questo in teoria ed in anche in pratica quando ho inziato la mia attività.

Oggi, a causa del sedimentarsi di leggi e leggine, le possibili tassazioni sono al di là di ogni immaginazione.

Nel caso in cui a vendere sia un privato cittadino, bisogna considerare se il garage è o meno la pertinenza di un appartamento, perchè in questo caso la tassa di registro si paga sul valore catastale, indipendentemente dal prezzo di acquisto, ma l'aliquota può essere il 3% o il 7% a seconda se il bene è pertinenzaiale ad una prima casa, naturalmente oltre a quella di registro si pagano anche  le imposte ipotecarie e catastali (2% e 1% del valore catastale oppure due tasse fisse da €. 168 se prima casa). Se invece il garage non è pertinenzale ad un appartamento, allora la tassazione viene determinata non più sul valore catastale, ma sul prezzo pieno di vendita.

Se invece il venditore è un imprenditore, sino a poco fa si pagava l'IVA, mentre oggi, dopo alcune riforme Visco-Bersani (dettate dalla necessità di dare un colpo alle vendite elusive) la situazione è enormemente più complicata.

Prima di tutto bisogna verificare se il garage è stato o meno costruito dal venditore.

Nel primo caso - vendita da costruttore - occorre verificare se il garage è pertinenziale ad un appartamento, perchè in questo caso paga l'IVA (4% - 10% o 20% a seconda se prima o seconda casa o se si tratta di fabbricato di lusso), sempre che la costruzione sia terminata da meno di quattro anni, perchè altrimenti l'atto è esente IVA e si paga la tassa di registro, con le modalità sopra indicate (e quindi in base al valore ctatastale). Se invece il garage non è pertinenziale ad un appartamento, allora si tratta di vendita di bene "strumentale per natura" e quindi oltre all'IVA, l'atto sconta l'imposta ipotecaria e catastale complessivamente pari al 4%

Se a vendere è un imprenditore che non ha costruito il garage, bisogna verficare la persona dell'acquirente: se è un privato cittadino allora occorre valutare se il bene è pertinenzale ad una abitazione ed in tal caso si paga la tassa di registro calcolata sul valore catastale, indipendentemente dal prezzo. Se invece  il garage non è pertinenziale ad una abitazione allora si pagherà l'IVA (aliquota del 20%) oltre all'imposta ipotecaria e catastale del 4% determinata sul prezzo di vendita.

Se l'acquirente è a sua volta un imprenditore, l'atto è di regola esente da IVA e si paga la tassa di registro, a meno che chi vende non opti per l'imposizione IVA o chi compra ha o meno diritto ad una detrazione di imposta superiore al 25%, perchè in questo caso si paga l'IVA oltre alla già ricordata tassa del 4%- In realtà l'IVA in questo caso viene assolta col sistema del reverse charge, ossia in inversione contabile-

Questi sono i casi più frequenti perchè ci sarebbero poi alcune ipotesi particolari (piani di recupero per i centri storici, acquisto di ONLUS, beni storici ecc.) sui quali non vi tedio.

In pratica, spesso la determinazione della corretta tassazione finisce con l'essere una specia di lotteria.

 

In pratica, spesso la determinazione della corretta tassazione finisce con l'essere una specia di lotteria.

Una cosa che non cessa di stupirmi e' che a nessuno venga in mente di esigere che quanto meno il conto del dovuto se lo faccia lo stato, assumendosene l'onere e la responsabilita' di eventuali errori. Per tutte le imposte che io pago in Hong Kong (redditi d'impresa, redditi personali, redditi da affitto e rates, che sono una specie di ICI) l'unica cosa che devo fare e' dichiarare redditi e detrazioni, e nel caso dei rates neppure quello; dopodiche', mi arrivano cartelle col conteggio del dovuto e le date di scadenza per i pagamenti.

Una cosa che non cessa di stupirmi e' che a nessuno venga in mente di
esigere che quanto meno il conto del dovuto se lo faccia lo stato,
assumendosene l'onere e la responsabilita' di eventuali errori.

Questo pensiero e' ardito per due motivi: l'inefficienza dello Stato italiano e la cultura stessa italiana (soprattutto di Casta) secondo cui lo Stato non e' al servizio dei cittadini ma viceversa.  In ogni caso, il modello 730 e' una prima sia pur scadente approssimazione di un piu' decente rapporto tra contribuenti e Stato, limitatamente al calcolo dell'IRPEF per i lavoratori dipendenti. Il idpendente compila il 730 indicando solo i redditi (inclusi i catastali) e le detrazioni (divise in una ventina di tipologie). Il calcolo dell'imposta, che altrimenti richiederebe diverse ore di attento lavoro, lo fa non lo Stato ma il datore di lavoro.  Quindi lo Stato continua a prender soldi per fare poco e male, visto che non fa i calcoli dell'imposta, e ha un'efficienza molto bassa nel controllo delle dichiarazioni, tuttavia ha imposto quello che sarebbbe un suo compito ai datori di lavoro.  Va detto che questa organizzazione e' comunque piu' efficiente perche' la compilazione in serie di molte dichiarazioni, spesso eseguita telemaitcamente, e' molto piu' efficiente che avere ogni singolo contribuente a sudare sulla sua dichiarazione. Ovviamente ne' lo Stato ne' il datore di lavoro di fatto si prendono poi la responsabilita' del calcolo dell'IRPEF.  Nelle mie dichiarazioni ho avuto due errori modesti, uno compiuto da un CAF, l'altro dal datore di lavoro, tutti gli interessi e le sanzioni (limitate a causa della dimostrabile buona fede) le ho pagate io. Questo e' lo stato delle cose in Italia, siamo ancora ben lontani da una condizione di Stato civile, tuttavia almeno qualche buona idea implementata in maniera scadente esiste.

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