Abolire le province sì o no?

5 dicembre 2012 Francesco Forti

Un dilemma atroce si aggira da tempo per lo stivale: ma queste province come si scrivono? Con o senza la "i"? E poi vogliamo abolirle? E perché? Per non avere più dubbi ortografici o per risparmiare sui costi? Il problema è spinoso. Tralasciando il dilemma linguistico, che è puramente di convenzione e quindi basta che un'autorità liguistica decida, quello veramente politico-democratico riguarda l'utilità per la polis, a fronte dei costi, di un determinato livello amministrativo. Una decisione ben più difficile. E di questo intendo discutere e approfondire con il vostro contributo.

Chi dice di accorpare, chi di abolire, chi di trovare un diverso ruolo. Questa è la sintesi delle posizioni ma fosse tutto qui potremmo solo andare a votare da qualche parte e decidere, dopo aver soppesato costi e benefici. Ebbene no. Secondo me dipende tutto dal contesto in cui intendiamo riferirci.

Se rimaniamo ancorati all'attuale contesto organizzativo dello Stato italiano per cui esso è centralizzato, con un determinato livello di decentramento (più o meno ampio e articolato) è chiaro che la capitale dispone e la periferia amministra sulla base a) della finanza centrale saggiamente(?) distribuita in base alle necessità locali e b) alle chiavi di riparto più o meno virtuose stabilite dai governi e c) dalla maggiore o minore abbondanza di risorse pubbliche. Se i soldi mancano bisogna tagliare e quindi se certi livelli di governo locale vengono ritenuti onerosi, si accorpa e si abolisce. Chi decide? Chi ha in mano le redini del potere. Roma, la Capitale, il Potere Centrale. Chiunque lo conquisti.

Se invece volutamente fossimo in viaggio, in tempi non biblici, verso un "punto 10 di FID" che recita senza mezzi termini che vogliamo:

introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l'obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo.

[il grassetto è dell'autore, NDA] allora cosa dovremmo pensare e proporre? Le stesse cose che possiano pensare in un contesto centralistico? Ma allora che federalismo sarebbe?

Premetto che anche il punto 10 come viene esposto ha qualche smagliatura, scusabile perché frutto di una terminologia imprecisa a cui siamo abituati. Il concetto che viene citato di "ente locale", inteso come "ente amministrativo", si concilia più con quello del decentramento, che con il federalismo. Il primo vede la periferia amministrare ciò che il Parlamento o il Governo centrale hanno deciso. Il secondo, soprattutto se "vero", vede sovranità locali, non enti. Un ente è colui che "agisce per conto di". Amministra. Amministrare, se non fatto in proprio, e qui preferirei parlare di autogoverno, è un'attività per conto terzi. Il proprietario dispone, l'amministratore cerca di gestire sulla base di indicazioni precise. In un contesto federale invece ci sono sovranità subnazionali che si autogovernano (con "ampia autonomia di spesa e di entrata") e spesso queste sovranità subnazionali sono a loro volta frutto di unioni federative di ulteriori sub-unità. Un sub-federalismo nel federalismo.

Allora se il nostro obbiettivo vero è il punto10, le cose cambiano. Non ci deve importare se una piccola provincia costa troppo. Una volta che il nostro obbiettivo è ampia autonomia sia di spesa che di entrata e rigoroso pareggio di bilancio, quanto costi una provincia interessa solo ed esclusivamente ai suoi abitanti. Che costi tanto o poco non tange le finanze centrali (cosiddette federali). Compete democraticamente al cittadino/elettore/contribuente di quella giurisdizione, piccola o grande che sia. E non è affatto detto che una piccola provincia costi tanto solo perché piccola in relazione ai Km2 e/o alla popolazione. Ci sono notoriamente piccole comunità statali (piccoli cantoni svizzeri o città stato un po' ovunque) che sono gestiti ottimamente, in modo economico e che presentano una bassa fiscalità. Per questo sono anche ambìti da cittadini facoltosi, il che rende possibile una efficace competizione fiscale sub-nazionale. La quale impedisce che alcune giurisdizioni abusino di una eccessiva pressione fiscale. Quindi piccole e medie giurisdizioni virtuose sono fondamentali per mantenere bassa la fiscalità in tutta la federazione. E notoriamente abbiamo che più piccole sono le giurisdizioni, più è possibile "votare con i piedi", cosa che si può fare in pochi mesi se le distanze son piccole mentre votare nelle urne si fa ogni 4 o 5 anni. Ecco quindi che in un contesto veramente federale la dimensione delle giurisdizioni, non conta, anzi forse più piccole sono meglio è, come secondo le tesi Charles Tiebout. Chiaramente occorrerà stabilire regole per cui veramente le sovranità locali hanno una completa autonomia di gestione corrente e che possono dipendere da fondi sussidiari di livellamento e di solidarietà solo per gli investimenti, solo per alcune tipologie di essi e su una base, per esempio, procapite. Ma di questo dovremmo parlare separatamente, riprendendo quanto iniziato a discutere qui su NfA.

Detto questo, l'altro aspetto che mi preme affrontare è quello concreto della dimensione ottimale teorica delle giurisdizioni, intese come quel soggetto politico sovrano subnazionale dotato dei tre poteri canonici (esecutivo, legislativo e giudiziario) senza il quale parlare di federalismo è una pura finzione. Se ne discute spesso: province o regioni? Qualcuno è di troppo? Cosa abolire? Come avete capito sono per il federalismo dei piccoli territori. Pensare di abolire le province in Lombardia sarebbe come pensare di abolire i cantoni in Svizzera. Non sarebbe certo un obbiettivo federalista. Per me stante l'autonomia di spesa e di entrata (con le doverose regole limitatorie in tal senso che si hanno in un contesto federale) più piccole sono i territori, meglio è. Considero anche che molto dipende dall'orografia. Vaste zone pianeggianti sono storicamente sedi di giurisdizioni territorialmente ampie. La tortuosità dei territori alpini e appenninici, tra crinali, valli, fiumi, comporta una decisa polverizzazione della territorialità. Ritengo che dovrebbero essere i cittadini di ogni territorio ad interrogarsi, discutere e decidere.

Non vedo poi come un'ottica liberale che esclude l'impostazione di una intelligenza calata dall'alto che stabilisca e imponga ottimalità economiche e pianificazioni sovietiche sulla base di chissà quali considerazioni strategiche, debba invece contemplare che essa esista per una scelta coercitiva sulla dimensione minima/massima dell'autonomia territoriale. Poi ci sono rivendicazioni storiche ed autonomiste, come quelle degli amici che vivono nelle nostre isole, che ritengono prevalente il concetto di entità subnazionale legata all'isola intera. A loro consiglio di pensare anche ad un subfederalismo di tipo provinciale o distrettuale, ma nulla più. Ritengo che essere federalisti veri, pressupposto per realizzare un federalismo altrettanto vero, sia fondamentale pensare di non imporre alcunché ma di dare solo indicazioni pratiche, dati oggettivi per una autonoma valutazione, stumenti concreti ed operativi per decidere. Se sono federalista non sono certo io a imporre cosa e se accorpare, cosa e se abolire.

54 commenti (espandi tutti)

SI

marcomarkiori 5/12/2012 - 21:34

Non c'è nessun dilemma, si tratta di abbandonare una visione ingegneristica e tenere conto della realtà e dei concreti comportamenti degli enti che stiamo analizzando.

Ora, per quanto posso vedere io tutti, ma proprio tutti i gestori di risorse pubbliche stanno assumendo comportamenti del tutto insensati dal punto di vista economico.

Il pareggio di bilancio, nel contesto di bilanci finanziari fortemente condizionati dallo Stato centrale (mai il ministero dell'interno è stato così invadente nella gestione degli enti) si traduce semplicemente nella totale deresponsabilizzazione dei decisori pubblici.

In più, come ha osservato Bordignon, le province finché esisteranno, fatalmente si porteranno dietro pezzi di settore pubblico.

La vergognosa confusione che sta avvenendo con l'istituzione recente delle città metropolitane è l'ennesima riprova della deriva.

Quindi se il numero degli enti, dei centri di responsabilità e degli obblighi porta a sempre allo stesso risultato, e sempre peggiore resta una sola cosa da fare:

obliterare!

E che questa cosa si dovrà fare cominciando dalle Province.

nel contesto di bilanci finanziari fortemente condizionati dallo Stato

In quel costesto pare ci siano due spinte opposte: proliferare, comunità montane docet, e obliterare.

La mia riflessione spinge però a esaminare un contesto diverso.

concordo praticamente su tutto l'articolo.

Il problema è che la Kultura da dove partire in Italia è terrificantemente bassa, infatti da poco ho inserito un commento in questo articolo 

http://www.linkiesta.it/blogs/benvenuti-al-nord/l-abolizione-delle-province-e-la-spending-review

 

L'articolo è di una fondazione Nord Est che nasce nel 1999 per volontà della Confindustria e delle Camere di Commercio di Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia.

"La mission è quella di studiare i processi che caratterizzano lo sviluppo sociale ed economico, il tema dell'identità territoriale e culturale come valore strategico per il futuro del Nord Est"

e altre menate di comparazioni con il contesto di altre nazioni.

Questi hanno fatto un sondaggio con  gli imprenditori del nord est:

 

con particolare favore l’abolizione delle province così come indicato dall’83,1% del panel intervistato, a fronte di solo il 7% che vorrebbe mantenere la attuale situazione istituzionale. Tuttavia, è necessario fare i conti con le reali motivazioni che spingono anche le imprese a dichiararsi a favore di una revisione delle province. Infatti, le attese non riguardano né migliori servizi per le imprese e i cittadini, né una migliore gestione del territorio – che rimarranno uguali - bensì la ormai imprescindibile necessità di contenere i costi della Pubblica Amministrazione, come dichiara l’80% dei rispondenti. Con un’unica concessione e speranza, che insieme alle minori spese si ottenga anche una maggiore velocità nelle decisioni che coinvolgono più territori.

 

Dopo avero letto l'articolo mi sono detto, e meno male che questi sono imprenditori e dovrebbero ragionare come tali, ma come funzionano le loro aziende e le eventuali loro ristrutturazioni?

Motosegano un'area che eroga dei servizi (ahaa, ma anche loro non li percepiscono), vedendo degli ipotetici risparmi senza porsi il problema di come riorganizzare le altre strutture, e addirittura pensando che facendo gestire dei servizi su una struttura più pachidermica, con contratti di lavoro più costosi e con bassa automazione dei processi si ottengano risparmi ed efficienza senza entrare nel merito?

E meno male che sono imprenditori, ma l'AFfondazione nord est  che studia le comparazioni con altri stati è in grado di dire che ragionano come il culo?

Le province gestiscono alcune strade. Si occupano della manutenzione di alcuni istituti scolastici. Possono essere destinatarie di compiti delegati dalle regioni.

Non ricordo nient'altro di rilevante. Una volta gestivano notevoli istituti assistenziali, ma ora sono passati ai comuni.

Francamente, mantentere tutto l'apparato politico-amministrativo, con annesse elezioni ogni cinque anni, per così poco, non sembra giustificato.

Sono come quelle vecchie stazioni ferroviarie di paesini ormai spopolati: carine ma poco utili.

Giusto, nell'attuale assetto hai ragione. In un futuro assetto federalistico, sempre che lo si voglia come polis, le competenze cambiano. Vedi ad esempio le competenze che hanno comuni e cantoni in svizzera (e realtiva autonomia finanziaria) ma anche le due province autonome di trento e bolzano o i länder austriaci. Sai quali sono i compiti di un cantone di 300'000 abitanti come il Ticino?  Nulla a che vedere con una vecchia stazione di un paesino spopolato. Sono più ampi di quelli di una regione italiana.

ed è per questo che in Italia non si risolve mai niente, è tutto una opinione con pretese di obliterazione allegate

Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267. "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000 - Supplemento Ordinario n. 162

CAPO II 

Provincia

Articolo 19, Funzioni:

1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:

 

a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamita';

 

b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;

 

c) valorizzazione dei beni culturali;

 

d) viabilità e trasporti;

 

e) protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali;

 

f) caccia e pesca nelle acque interne;

 

g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;

 

h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;

 

i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;

 

l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.

2. La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi da essa proposti promuove e coordina attivita', nonche' realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.

3. La gestione di tali attivita' ed opere avviene attraverso le forme previste dal presente testo unico per la gestione dei servizi pubblici locali.

 

 

Articolo 20

Compiti di programmazione

1. La provincia:

a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione economica, territoriale ed ambientale della regione;

b) concorre alla determinazione del programma regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani regionali secondo norme dettate dalla legge regionale;

c) formula e adotta con riferimento alle previsioni e agli obiettivi del programma regionale di sviluppo propri programmi pluriennali sia di carattere generale che settoriale e promuove il coordinamento dell'attivita' programmatoria dei comuni.

2. La provincia, inoltre, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica: 

a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;

b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;

c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;

d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali.

3. I programmi pluriennali e il piano territoriale di coordinamento sono trasmessi alla regione ai fini di accertarne la conformita' agli indirizzi regionali della programmazione socio-economica e territoriale.

4. La legge regionale detta le procedure di approvazione, nonche' norme che assicurino il concorso dei comuni alla formazione dei programmi pluriennali e dei piani territoriali di coordinamento.

5. Ai fini del coordinamento e dell'approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa attribuite dalla regione ed ha, in ogni caso, il compito di accertare la compatibilita' di detti strumenti con le previsioni del piano territoriale di coordinamento.

6. Gli enti e le amministrazioni pubbliche, nell'esercizio delle rispettive competenze, si conformano ai piani territoriali di coordinamento delle province e tengono conto dei loro programmi pluriennali.

In Sardegna: legge regionale n. 9/2006

 

FUNZIONI TRASFERITE di provenienza regionale

PROVINCE

Artigianato (Art. 15)

· Formazione per gli imprenditori artigiani. (art. 15, comma 1)

 

Capo II Industria (Art. 19)

· Funzioni di programmazione e di pianificazione per gli ambiti sovracomunali in materia di aree industriali. (art. 19, comma 1)

· Funzioni amministrative relative alla formazione professionale degli imprenditori impegnati nel campo industriale, compresi quelli appartenenti alle piccole e medie imprese. (art. 19, comma 3)

 

 

Ricerca, produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica (Art. 21)

· Concorso alla determinazione degli atti di programmazione regionale in materia di energia. (art. 21, comma 1)

· Individuazione di aree finalizzate alla realizzazione di impianti e reti di teleriscaldamento. (art. 21, comma 3, lett. e)

· Provvedimenti che interessano una sola provincia relativi alla realizzazione di linee elettriche con tensione uguale o inferiore a 150 kV. (art. 21, comma 3, lett. f, punto 2)

· Provvedimenti che interessano una sola provincia relativi alla installazione ed esercizio di impianti e depositi di oli minerali e relativi oleodotti di interesse locale. (art. 21, comma 3, lett. f, punto 3)

· Provvedimenti che interessano una sola provincia relativi alla installazione ed esercizio di impianti e depositi di riempimento e travaso o depositi di gas combustibili. (art. 21, comma 3, lett. f, punto 4)

· Provvedimenti che interessano una sola provincia relativi alla attività di distribuzione e vendita di gas combustibili in bombole e attività di controllo connesse. (art. 21, comma 3, lett. f, punto 5)

Miniere e risorse geotermiche (Art. 24)

· Funzione di controllo, per le sole attività estrattive a cielo aperto e fatte salve le competenze dei comuni, della rispondenza dei lavori di riabilitazione ambientale al progetto approvato e i relativi poteri sanzionatori. (art. 24, comma 1)

Fiere, mercati e disposizioni in materia di commercio (Art. 27)

· Vigilanza sull’applicazione dei regolamenti comunitari in materia di classificazione, calibratura, tolleranza, imballaggio, presentazione dei prodotti commercializzati. (art. 27, comma 1, lett. a)

Turismo (Art. 31)

· Parere obbligatorio previsto dall’art. 2 della legge regionale n. 35/1986, anche con riferimento alle strutture ricettive disciplinate dalla legge regionale n. 27/1998. (art. 31, comma 1, lett. a)

· Funzioni amministrative di cui alla Legge 25 agosto 1991, n. 284 ed al successivo decreto del Ministero del Turismo e dello Spettacolo del 16 ottobre 1991, già svolte dagli E.P.T. (art. 31, comma 1, lett. b)

· Funzioni amministrative in materia di agenzie di viaggio e turismo di cui alla Legge Regionale 13 luglio 1988, n. 13, ivi comprese le attività di vigilanza e controllo sulle medesime. (art. 31, comma 1, lett. c)

· Rappresentanza nelle commissioni di cui all’articolo 6 della Legge 25 agosto 1991, n. 287, 1° comma lettera e) e 3° comma lettera h), già di competenza degli enti provinciali per il turismo. (art. 31, comma 1, lett. d)

· Funzioni in materia di associazioni pro-loco previste dal Decreto dell’Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio del 5 novembre 1997, n. 887. (art. 31, comma 1, lett. e)

· Attività di promozione turistica del territorio di competenza, informazione, accoglienza e assistenza turistica. (art. 31, comma 1, lett. f)

· Rilevazione dei dati statistici presso le strutture ricettive e la loro successiva trasmissione al sistema informativo turistico regionale (art. 31, comma 1, lett. g)

· Tutte le funzioni già di competenza degli enti provinciali per il turismo già attribuite dall’art. 23 della L.R. 21 aprile 2005, n. 7. (art. 31, comma 1, lett. h)

Agricoltura (Art. 35)

· Autorizzazioni per l’acquisto di prodotti fitosanitari tossici e nocivi. (art. 35, comma 1, lett. a)

· Autorizzazioni per la vendita di bulbi e sementi, per la vendita di mangimi, per la trasformazione di prodotti agricoli e l’espianto di piante di olivo. (art. 35, comma 1, lett.b)

· Certificazione della qualifica di coltivatore diretto, IAP e di ogni altra qualifica richiesta in materia di agricoltura. (art. 35, comma 1, lett. c)

· Autorizzazione per l’istituzione delle aziende faunistiche venatorie ai sensi della legge regionale 23 del 1998. (art. 35, comma 1, lett. d)

· Interventi per l’educazione alimentare. (art. 35, comma 1, lett. e)

· Finanziamenti per l’elettrificazione rurale di cui all’articolo 18 comma 2 della legge regionale 21 del 2000. (art. 35, comma 1, lett.f)

· Finanziamenti per la realizzazione di strade interpoderali, rurali e vicinali ai sensi degli articoli 17 e 18 comma 1 della legge regionale 21 del 2000. (art. 35, comma 1, lett. g)

· Finanziamenti per la realizzazione di laghetti collinari, invasi, pozzi e acquedotti rurali ai sensi dell’articolo 18 comma 1 della legge regionale 21 del 2000. (art. 35, comma 1, lett. h)

Edilizia residenziale pubblica (Art. 39)

· Individuazione del fabbisogno abitativo in ambito provinciale. (art. 39, comma 1, lett. a)

· Esercizio della vigilanza sulla gestione amministrativo-finanziaria delle cooperative edilizie fruenti del contributo, ivi compreso il potere di commissariamento e gli altri previsti, per l’autorità governativa dall’articolo 2545 sexiesdecies del Codice civile. (art. 39, comma 1, lett. b) (lettera modificata dalla legge finanziaria regionale per il 2007)

· Formazione e gestione dell’anagrafe provinciale degli assegnatari di contributi pubblici per la casa. (art. 39, comma 1, lett. c)

Protezione dell’ambiente naturale (art. 44)

· Funzioni in materia di protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali (art. 44, comma 2)

Aree protette e Rete natura 2000 (Art. 49)

· In materia di valutazione ambientale strategica, funzioni amministrative relative alla valutazione di piani e programmi di livello comunale e sub-provinciale. (art. 49, comma 1)

· In materia di valutazione di impatto ambientale, funzioni amministrative non ritenute di rilievo regionale e lo svolgimento della valutazione di impatto ambientale dei progetti, delle opere e interventi di valenza provinciale. (art. 49, comma 1)

Gestione dei rifiuti (Art. 59)

· Rilascio delle autorizzazioni per il trasporto, il recupero e lo smaltimento degli olii esausti. (art. 59, comma 5, lett. a)

· Rilascio delle autorizzazioni per lo smaltimento dei fanghi in agricoltura. (art. 59, comma 5, lett. b)

· Attività in materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti. (art. 59, comma 5, lett. c)

Risorse idriche e difesa del suolo (Art. 61)

· Rilascio di licenze di attingimento per le acque superficiali. (art. 61, comma 1, lett. a)

· Rilascio di autorizzazioni alla ricerca, estrazione e utilizzazione delle acque sotterranee per portate inferiori a 10 l\s e per usi domestici. (art. 61, comma 1, lett. b)

· Progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione, in conformità al piano di bacino, o ai piani stralcio, e\o agli altri atti della pianificazione e programmazione regionale di:

-opere idrauliche di terza e quarta categoria, ad esclusione di quelle di competenza dei Consorzi di bonifica, anche in difetto di classificazione;

-interventi di difesa del suolo e di prevenzione del rischio di frana e/o idrogeologico ivi compresa la pulizia e la manutenzione dei corsi d’acqua naturali o inalveati ricadenti nel territorio provinciale ad esclusione di quelli di cui al comma 3 dell’articolo 61 della presente legge. (art. 61, comma 1, lett. c)

· Funzioni precedentemente esercitate dalle C.C.I.A.A. concernenti le determinazioni sul vincolo idrogeologico di cui al r.d. 3267/1923, ai sensi del comma 17 dell’articolo 14 della l.r. 7/2002. (art. 61, comma 2)

Viabilità (Art. 65)

· Progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione della rete stradale regionale con esclusione della viabilità di interesse comunale. (art. 65, comma 2, lett. a)

· Rilascio delle autorizzazioni per le competizioni sportive su strada sulla base della rispettiva competenza territoriale. (art. 65, comma 2, lett. b)

Trasporti (Art. 68)

· Funzioni amministrative di interesse provinciale in materia di trasporti e funzioni e compiti di gestione dei servizi di trasporto con qualsiasi mezzo effettuati, quando istituiscono stabili collegamenti tra due o più comuni di una stessa provincia non in continuità urbana, di uno o più comuni con il relativo capoluogo di provincia e quando collegano il territorio di una provincia con aree periferiche di un’altra provincia limitrofa. (art. 68, comma 1)

· Attività di progettazione, realizzazione e gestione degli aeroporti di cui alla lett. g), comma 1, articolo 67 della presente legge. (art. 68, comma 1)

Protezione civile (Art. 70)

· Erogazione di una quota delle attività formative secondo le indicazioni della programmazione regionale. (art. 70, comma 4)

· Esecuzione degli interventi, di rilevanza provinciale, necessari per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da eventi calamitosi. (art. 70, comma 2, lett.a)

Istruzione scolastica (Art. 73)

· Interventi a favore degli Istituti professionali ai sensi della l.r. 25 giugno 1984, n. 31, art. 13, comma 1, lettere g, h ed l. (art. 73, comma 1, lett. e)

· Erogazione dei contributi previsti dall’articolo 3 della legge regionale. 31 del 1984 a favore delle scuole materne non statali. (art. 73, comma 2, lett. b)

· Erogazione di contributi a favore delle Università della Terza Età in Sardegna di cui alla legge regionale 22 giugno 1992, n. 12 e successive modificazioni ed integrazioni. (art. 73, comma 2, lett.c)

· Erogazione dei contributi a favore delle scuole non statali (art. 73, comma 2, lett.c bis) (lettera introdotta dalla legge finanziaria regionale per il 2007)

Formazione professionale (Art. 75)

· Tutte le funzioni e i compiti amministrativi e gestionali relativi alla formazione professionale escluse quelle attribuite alla Regione. (art. 75, comma 1, lett. a)

· Partecipazione, con il concorso dei Comuni, all’elaborazione della programmazione regionale in materia di formazione professionale. (art. 75, comma 1, lett. b)

· Individuazione, tramite i servizi per il lavoro dei fabbisogni formativi nel territorio provinciale. (art. 75, comma 1, lett. c)

Spettacolo e attività culturali (Art. 79)

· Interventi per manifestazioni culturali e di spettacolo organizzate da operatori privati non professionali; ai sensi della L.R. 21 giugno 1950, n. 17. (art. 79, comma 1, lett. a)

· Interventi per lo sviluppo delle attività musicali popolari di cui alla l.r. 64/1986 e s.m.i.. (art. 79, comma 1, lett. b)

· Promozione e gestione delle attività culturali, di ricerca e studio, anche attraverso l'erogazione dei contributi previsti dal comma 3 dell'articolo 60 della legge regionale n. 1 del 1990. (art. 79, comma 1, lett. c)

· Organizzazione di iniziative dirette a favorire l’integrazione delle attività culturali con quelle relative all’istruzione scolastica ed alla formazione professionale. (art. 79, comma 1, lett. d)

· Interventi in favore dell'istituzione e del funzionamento delle scuole civiche di musica di cui alla legge regionale 15 ottobre 1997, n. 28; a tal fine il programma regionale previsto dal comma 3 dell'articolo 2 della legge regionale n. 28 del 1997, suddiviso per province, è sottoposto alla Conferenza Regioneenti locali secondo le procedure di concertazione previste dalla legge regionale n. 1 del 2005; in sede di prima applicazione il programma è inviato altresì al Consiglio regionale per l'acquisizione del parere della Commissione consiliare competente. (art. 79, comma 1, lett. e)

Sport (Art. 81)

· Programmazione e attuazione, sulla base della programmazione generale e delle linee di indirizzo delle politiche sportive regionali adottate ai sensi del comma 2 dell'articolo 3 della presente legge, e di intesa con i comuni singoli o associati, di tutti gli interventi in materia di sport previsti dalla legge regionale n. 17 del 1999, fatto salvo quanto previsto dall' articolo 80 della presente legge. (art. 81, comma 1)

· Predisposizione ed invio alla Regione, entro il 30 giugno di ogni anno, di una relazione sullo stato dello sviluppo dello sport nel territorio provinciale, che espliciti gli interventi realizzati e valuti i risultati raggiunti. (art. 81, comma 2)

Cultura e lingua sarda (Art. 82)

· Programmazione e gestione delle risorse finanziarie relative alle attività delle Consulte locali per la cultura e la lingua dei sardi. (art. 82, comma 1, lett. a)

· Programmazione e gestione delle risorse finanziarie relative all’erogazione di contributi agli enti locali per il ripristino dei toponimi in lingua sarda e delle varietà linguistiche tutelate ai sensi dell’art. 24 della L.R. 26/1997. (art. 82, comma 1, lett. b)

· Programmazione e gestione delle risorse finanziarie relative agli interventi previsti dagli articoli 13, 17 e 20 della legge regionale n. 26 del 1997. (art. 82, comma 1, lett. c)

Guardando un elenco sterminato di adempimenti qualcuno può credere che le province facciano molto.

Non è così. Sono compiti residuali.

Nel nostro ordinamento, i compiti di programmazione spettano a Stato e Regioni, i servizi sono forniti dai comuni.

Se dovessimo scrivere le competenze dei comuni, anche dei più piccoli, non basterebbero un centinaio di pagine.

Dov'è l'inghippo? Leggiamo: "Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori..." E li elenca.

Ma la gestione concreta non spetta alla provincia. Per esempio "protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali;"

La stragrande maggioranza dei parchi sono nazionali o regionali. Quei pochissimi provinciali sono l'eredità del passato, quando le province avevano compiti di assistenza e venivano fatte oggetto di lasciti ed eredità. E il patrimonio è rimasto rilevante da allora.

Compiti intermedi, a livello più grande del comune ma più piccolo delle regioni, tali da giustificare un organo politico elettivo, non esistono.

Se particolarità storiche lo giustificano, nulla vieta l'esistenza di regioni piccole: esistono già regioni come Valle d'Aosta e Molise, con una sola provincia. In queste regioni già potrebbero essere unificati gli organi elettivi e amministrativi: perché votare sia per la regione che per la provincia?

Alla fine tutte le competenze che Massimo Mereu ha elencato potrebbero essere svolte ugualmente dalle regioni, visto che le nostre sono, di per sé stesse, territorialmente già di dimensioni abhastanza ridotte.

Tralasciando come le cosa sono e vanno oggi (male, come sappiamo) il vero problema è riscrivere e riassegnare le competenze pensando ad un assetto federale. Su questo naturalmente potremmo dare uno sguardo a come sono oggi distribuite le competenze  nei paesi a noi vicini che sono federali. 

Con gli elenchi non si fa molta strada. Ho lavorato per dieci anni in vari comuni, da quasi altrettanti lavoro per una provincia lombarda, c'è una sola funzione tra quelle esercitate dall'ente per cui lavoro che potrebbe essere esercitata dai comuni (ma solo quelli più grandi, oltre i 20.000 abitanti) ed é quella che riguarda la costruzione e la manutenzione delle scuole. Tutte le altre funzioni sono tipicamente d'area vasta. Potrebbe esercitarle la regione, ribaltando la sua struttura e organizzazione visto che da 25 anni Regione Lombardia si é andata disfando di quasi tutte le competenze operative, per svolgere solo funzioni legislative e quelle ulteriori funzioni operative e gestionali legate a sanità e infrastrutture (ferroviarie e autostradali). Il paragone con la Svizzera regge in minima parte, tutto il Canton Ticino fa 200.000 abitanti, la provincia di Varese, meno estesa, circa 900.000. La Lombardia da sola ha più abitanti di parecchi stati dell'UE27. Questi numeri contano, volenti o no. Quanto alle unioni di comuni, chi le ha sperimentate sa bene quanto poco e male funzionino, per non parlare che su alcune tematiche territoriali affidare la gestione ai comuni é come mettere la volpe a guardia del pollaio.

Attenzione: l'abolizione delle province non significa l'abolizione del territorio delle province. Si tratta dell'abolizione dell'ente elettivo come è ora.

Che bisogno c'è di fare le elezioni, con un presidente, un consiglio, una struttura amministrativa, per svolgere funzioni delegate dalle regioni? Per riparare le strade provinciali? Per curare i piccoli parchi? Per pulire i corsi d'acqua?

Troppi livelli politici aumentano i rischi di confllitti e di rimpallo di responsabilità. Tra regione, provincia e comune, uno è di troppo.

La provincia.

Paragoni

Francesco Forti 9/12/2012 - 11:40

A parte il fatto che gli abitanti del Ct. TI sono 330'000, i comuni in Ticino, piccoli e grandi che siano, sono responabili dell'edilizia scolastica per la scuola primaria mentre tutto il resto, dalle medie fino all'università, è responsabilità del cantone, con finanze proprie. 
Circa 2/3 di tutti i compiti nazionali sono articolati nei comuni e nei cantoni, molto di piu' di quanto in Italia sia assegnato al trittico comuni/province/regioni.
Se oi funziona (e fuinziona) è proprio perché si tratta di picciole realtà, con poca o nulla burocrazia.

A me sembra che quanto dici potrebbe applicarsi tranquillamente ai comuni (soprattutto se citi come riferimento le città-stato e cantoni come il Ticino, di 300.000 abitanti). Come dire: aboliamo le province, e l'autogoverno lo facciamo fare ai comuni, con le regioni a fare da referente organizzativo.

 

Qui c'è un'interessante proposta di razionalizzazione del territorio. Io la trovo molto utile, ma ovviamente non prende in considerazione un'ipotesi federalista in senso proprio, bensì una migliore amministrazione.

il discorso federalista è comunque  importante dal punto di vista della responsabilizzazione dei costi, e soprattutto per fare da contrappeso ad una cultura poco libertaria degli italiani che pretendono e impongono agli altri per la loro faziosità, scarsa capacità di ragionare in modalità strutturata e godimento delle rendite, senza rendersi conto che fanno il gioco dei poltici.

Questi figuri, fornendo uno scalpo di taglio orizzontale con risparmi fittizzi e ridcoli, ottengono il doppio fine di avere i voti e gestire le strutture più ricche in monopolio, nonchè di mangiare a 4 ganasce.

Purtroppo anche chi è in buona fede si lascia trascinare in questi errori gravissimi, specialmente in contesto libertario, è veramente triste per me vedere FiD che vuole imporre di abolire le province, spiegando  il tutto con un paper di Giuricin veramente penoso negli ambiti di analisi, da classico italiota che ragiona un pò a  black-box (farò un  commento che spiega l'analogia estendendo le caratteristiche dei  black-box model).

Uno dei fondamenti dell'articolo di Francesco Forti, chiaramente molto trascurati anche dai lettori di nFA e che mi piace tantissimo, consiste nella libertà che si lascia ai cittadini di gestirsi come meglio crede e di avere un sistema gestione degli enti che permette una concorrenza che eleva e non abbassa il livelllo di servizio facilitando lo spostamento dei cittadini in territori limitrofi. Ti posso assicurare che per noi che viviamo in un'isola, ma con territori completamente differenti, non avere possibilità di reale concorrenza  delle province perchè non hanno una serie di deleghe e indirizzi strategici che sono in capo alla regione per noi porta verso una unica via, emigrazione dall'isola e desertificazione dei territori, nonostante le grandi ricchezze ambientali che non hanno tanti territori italiani ed esteri.

 

Analogamente la Kultura italiota vuole ammazzare i piccoli comuni, che magari erogano servizi superiori, ci sono comuni che portano in bus i bambini piccoli al mare,anche in comuni limitrofi, cosa che per noi cagliaritani è fantascienza, nonostante abbiamo la spiaggia in città. Infatti quando in estate finiscono le scuole la maggioranza dei genitori portano i figli  in strutture molto più tristi ma molto più comode logisticamente.

Ma le analisi italiote senza numeri legati a KPI e SLA, che spacciano dei benchmarking che non sono benchmarking, i quali dicono che i piccoli comuni costano di più, ma vaaa, non ci avrei mai creduto. Ed infatti già si parla del prossimo scalpo di finti risparmi, ammazzare i comuni più piccoli, e non c'è nessuno di questi assassini che  ti dice  in quale parte del mondo succede, il problema è che l'italiota non lo  chiede e non si pone dei dubbi.

La cosa più bella che per me traspare da questo articolo di Francesco Forti, è il senso di libertà e di cambiamento evolutivo positivo dei contesti territoriali, per uno che ha partecipato ad un tentativo di fare un nuovo comune con 13.000 residenti e 35.000 abitanti in estate e che attualmente in un vasto territorio non ha vigili urbani e non ha banche non è da poco, sai quanti cittadini dei territori limitrofi avrebbe potuto vivere meglio e con un lavoro valorizzando questo territorio facendolo diventare un nuovo comune? non meno di altri 30.000-40.000, vivendo tutti meglio chiaramente

Certamente.  Il discorso delle competenze è generale e riguarda tutti i livelli di potere. Tuttavia nessuno pensa di abolire i comuni; al massimo di accorpare quelli più piccoli. E dovrebbero essere loro a farlo, soprattutto in un contesto di autonomia di spesa di tipo federalista. Ma visto che invece si parla di abolire del tutto le province, su questo ho concentrato il mio discorso. L'idea è che l'abolizione dall'alto puo' avere senzo solo nell'attuale contesto. In uno federale di piena responsabilità di spesa, no. L'altro discorso riguarda il livello ottimale per essere "membri" di una federazione. I comuni, salvo rarissime eccezioni, sono troppo piccoli per assumere compiti "statali". Le due province autonome di trento e bolzano dimostrano che quel livello funziona, al pari dei piccoli cantoni svizzeri,  e se quelle due province avessero veramente piena autonomia di spesa e di entrate senza dipendere da entrate nazionali, avremmo la prova anche che funziona sul piano economico. Una regione, prendo la Lombardia, per me è troppo grande per essere validamente uno "stato membro" senza avere al suo interno un ulteriore livello di sub-federalismo (perché milano non è livigno, per capirci). Ma la mia è solo un'idea come tante. Dovrebbero essere i cittadini a deciderlo. La Valtellina vorrebbe autogovernarsi come un cantone svizzero? Se decidono di sì e sono consapevoli degli oneri e degli onori, non esiste "ingegneria" che possa mettersi di traverso. 

ancora province

alberto r 15/12/2012 - 16:34

Le province autonome di Trento e Bolzano sono l'esempio della buona autonomia amministrativa. Sono ricche, non pagano praticamente tasse allo Stato, hanno una popolazione di 500.000 abitanti a testa e si governano come se fossero delle regioni. In pratica non possono essere prese da esempio nella realtà italiana.

Sono d'accordo che il federalismo sia il massimo auspicabile nella gestione dei territori, ma mi domando, siamo pronti per il federalismo in Italia?

Le province hanno una ragione di esistere come area vasta da governare ma solo se hanno una popolazione e superficie adeguate. In Friuli regione autonoma stanno trasformando le province in enti di rappresentanza e là possono permettersi di farlo. Se guardiamo i numeri la regione ha una popolazione di 1.200.000 abitanti che pari ad una provincia di medie proporzioni. Per capirsi nel vicino Veneto ci sono 5 provincie di 900.000 abitanti circa e nessuno si lamenta che siano troppo grandi. Quindi sarebbe meglio abolire l'ente regione in Friuli e trasformarlo in provincia risparmiando sui costi. Passiamo alla regione Lombardia: l'abolizione delle province in questa regione sarebbe una catastrofe. Improponibile la gestione da Milano di un territorio formato da 10.000.000 di abitanti e da una miriade di piccoli comuni. Quello che vorrei di far capire è che l'esistenza di una singola provincia non può essere sganciata dal numero di abitanti che la compone. Uno studio che ho trovato su internet a riguardo delle province italiane parla di una cifra di 350.000 abitanti minimo per scatenare le sinergie sufficienti per una gestione in attivo di questo ente.

Lo stesso vale per i comuni: piccolo forse è bello, ma sicuramente è costoso. Ed i comuni italiani in gran parte preferiscono essere piccoli anche se gravano sulle spalle dei cittadini. Siamo sicuri che gli Italiani siano pronti per il federalismo?

Non so rispondere alla domanda del quesito. Immagino che se è vero che nel ns. sistema giuridico attuale sono inutili, meglio eliminarle.  Nell'attesa di un sistema diverso.

Ma poiché esistono da lungo tempo, esiste tutta una organizzazione "per provincia" su cui la provincia stessa non ha competenza, ma che si tira dietro lo stesso.

Ad esempio, i tribunali sono provinciali. Nel senso che non dipendono dalle province, ma ce ne è uno per ognuna. Diminuendo ora le province, saranno infatti cancellati anche i tribunali relativi. E cancellandole completamente? Ce ne sarà uno per regione? O per comune? O per "ex provincia"?

Un altro quesito. Che fine faranno i dipendenti pubblici delle province cancellate? Ovviamente, non possono comunque essere licenziati. Immagino che, cancellazione o solo diminuzione, assisteremo al solito spettacolo all'italiana, dell'assalto alla clientela e delle braghe calate alle pretese sindacali.

Scusate, devo collegarmi al sito provinciale della FIGC (gioco calcio), per il calendario delle partite di mio figlio.  Ooops, ma esisterà ancora?

le provincie sono nate in italia in seguito all'unificazione della stessa come suddivisione territoriale dello stato su cui il governo nazionale istituiva le sue propaggini a livello decentrato. a capo della provincia era il prefetto che dipendeva ( e dipende tutt'ora) dal ministero dell'interno. Questo è il motivo per cui i tribunali, le prefetture e altri uffici decentrati di governo sono ancora istituiti a livello provinciale. la suddivisione era quindi provincia come decentramento dello stato ma con uffici dipendenti direttamente dal centro, e comuni con rappresentati eletti e erogazione di una serie di servizi. nell'ottica con cui furono istituite le provincie erano degli enti prettamente tecnici. con la repubblica la storia è cambiata e le provincie hanno acquisito un ruolo politico e un primo passo verso il decentramento anche decisionale di alcune competenze. dall'istituzione delle regioni e con l'attuale assetto costituzionale (nuovo titolo V datato 2001), sembra evidente la pletoricità di enti elettivi decentrati e la sovrapposizione di competenze che questo comporta. oggi credo che mantenere il livello politico stato-regioni-provincie-comuni non abbia molto senso. il vero costo delle provincie non è rappresentato tanto dagli stipendi delle persone che vi lavorano ma dal fatto che enti tecnici sono stati colonizzati dalla politica. e soprattutto che esiste un livello decisionale ulteriore che rallenta terribilmente l'iter decisionale. tempo fa lessi la storia incredibile dell'iter che ha riguardato la costruzione di un ponte che collegava 2 regioni e due provincie differenti. gli enti che avevano voce in capitolo sulla questione erano una decina. ognuna con potere di far ripartire l'iter dal passo 1. morale della favola. solo per arrivare al progetto esecutivo sono passati anni...

abolire? ni...

stefanobi 6/12/2012 - 23:44

vi leggo da anni ormai, non sempre con costanza, ma dato l'argomento mi interessa, provo con un commento :)

 

sono sempre un po' scettico verso le capacità taumaturgiche "automatiche" dei sistemi federali di risolvere i principali problemi dell'amministrazione e della spesa pubblica.

 

qualunque sia il sistema istituzionale, a 2-3-4-5 livelli di governo, alla fine l'elemento fondamentale resta quello culturale.

 

riguardo le dimensioni ottimali delle giurisdizioni, si sono avuti risultati contrastanti e anche inaspettati (in senso negativo), riguardo alla qualità della spesa, i livelli di corruzione e la fornitura di beni e servizi pubblici.

 

saluti :)

è un'obiezione comune ma vedendo come il mezzo milione di italiani vive e si trova bene nella vicina Svizzera e considerato che la cultura italiana (ok, forse qualcuno vorrebbe dire lombarda o pedemontana) è pur sempre l'elemento di governo di un cantone, il Ticino -  e di buona parte di un altro, il Ct. Grigioni, direi che il federalismo è adatto alla nostra cultura e sappiamo gestirlo abbastanza bene. Alcune delle soluzioni che autonomamente il Ticino ha adottato nelle materie di sua competenza sono considerate best practices e quindi adottate gradualmente in altri cantoni. Naturalmente tutto questo non è "automatico" ma frutto di un lungo lavoro politico di costante miglioramento.  Quando pero' si vede che una soluzione è valida, adottarla è questione di un paio di anni.

è il federalismo?

Perché da come ne parlate, sembra che ci basterebbe adottare il "vero federalismo" e diventeremmo subito sviluppati ed efficienti quanto la Svizzera, o al peggio quanto la Germania.

 

Ci sono paesi federali che funzionano bene, altri che funzionano mediamente (es. gli USA, con valori di benessere pro capite più o meno nella media dei paesi sviluppati a livello nazionale, ma con grandi differenze da uno stato all'altro) ed altri ancora che funzionano male (Messico, India, per non parlare di quelli africani).

Non mi sembra per nulla automatico che il federalismo porti benessere. I paesi federali sono tali tipicamente per ragioni storiche (sono nati dall'unione di stati precedentemente più o meno indipendenti), non per qualche forma di ingegneria politica di un qualche grande statista.

I paesi federali sono tali tipicamente per ragioni storiche (sono nati dall'unione di stati precedentemente più o meno indipendenti), non per qualche forma di ingegneria politica di un qualche grande statista

 

fino a meno di due secoli fa (più o meno quando i miei trisnonni erano bambini) mi sembra che la penisola italiana fosse esattamente come la descrivi tu :)

La penisola italiana

NV 8/12/2012 - 03:43

è stata unificata mediante annessioni militari, non un unione volontaria di stati.

vero, non è per nulla automatico. per prima cosa bisogna volerlo e poi bisogna convincere una maggioranza, governare, infine costruirlo, questo federalismo. E sarà una cosa decisamente difficile, non certo una passeggiata. Forse tra le varie differenze che ti chiedi una è proprio la forza di volontà, la caparbietà. Chiaro che noi si puo' andare avanti cosi', come andiamo avanti dal 1861. Ma se si convince una maggioranza a cambiare, perché l'attuale situazione è disastrosa, credo che non potremo che migliorare.

che il federalismo migliori le cose?

Se gli italiani non riescono o non vogliono controllare la propria classe politica a livello centrale, perché dovrebbero essere in grado di farlo a livello locale?

 

(e comunque dubito che gli svizzeri del Canton Ticino si possano considerare di cultura italiana, o anche solo piemontese. Basti vedere cosa pensano dei frontalieri)

Che importa cosa pensano gli svizzeri dei frontalieri?
In fondo li considerano immigrati del Sud, come diceva un tale per quanto tu possa sentirti nordico sei sempre il "meridionale" di qualcun altro.

forse è una prospettiva un po' troppo generosa :)

pensiamo solamente al fatto che esiste un Ufficio per la riforma della pubblica amministrazione (prima ancora di un ministero per la riforma e di un ministero per la fuzione pubblica) da quando esiste la Repubblica. sono venti anni ormai che si riforma la PA senza grandi risultati in termini di efficienza.
è senz'altro vero che le istituzioni a forza di dare regole, inculcano certi orientamenti comportamentali. putnam venti anni fa, per quanto criticabile fosse la sua ricerca, aveva colto nel segno sul fatto che ci fossero macroscopiche differenze nei rendimenti delle istituzioni settentrionali e meridionali, in parte dovuti a fattori culturali.

tutto questo non vuol dire affatto che non si debba provare, anzi. mi dispiacerebbe se dovesse risolversi come la storiella del federalismo fiscale del governo berlusconi, tanto clamore, la rivoluzione copernicana, per non aver, a conti fatti, realizzato veramente poco.

oltretutto senza aver minimamente portato avanti una cura dimagrante per i ministeri. e meno male che la lega ce l'aveva duro!

sono 20 anni e piu' che non si combina nulla perché è il metodo top-down che non funziona. Grandi studi calati dall'alto. Riforme che già in partenza sono frutto di lungo compromesso, ottenuto nelle stanze romane. Il federalismo consente un approccio molto diverso.  Partendo da un'autonomia comunale marcata, tutta da scoprire (e potrebbe essere interessante studiare l'autonomia comunale in germania, austria, svizzera) le soluzioni partono dal basso, dai comuni e dai cantoni e si propagano sia orizzontalmente sia verso l'alto. Sono tante soluzioni diverse, ognuna pensata in base alle caratteristiche del territorio in cui viene adottata.

Alla base dei due metodi ci sono due concetti distinti, che affondano le basi nella rivuluzione francese.  L'obbiettivo è l'egualianza, in entrambi i casi ma mentre un metodo impone dall'alto la stessa soluzione a tutti, da Bolzano a Lampedusa, pensando che una legge uguale ci renda uguali, l'altro metodo parte dalla constatazione che siamo tutti anche un po' diversi (Bolzano non è Lampedusa) che ogni realtà ha bisogno di leggi, norme, soluzioni differenti pur in un contesto unico con alcune - poche - norme valide per tutti.
Per questo abolire del tutto le provincie appartiene alla logica top-down e non funzionerebbe. Ogni giurisdizione deve poter decidere se avere una provincia, dei distretti, delle contee, pagarseli con la propria fiscalità e dedicarsi a farli funzionare al meglio.  Se poi la provincia A è organizzata in modo diverso dalla B, se costa di piu' o di meno, la cosa è solo un vantaggio per la provincia C che puo' prendere in considerazione  piu' casi di studio per ottimizzare il proprio funzionamento. Considerando che un po' ovunque, sia nei paesi federali che in quelli decentrati esistono livelli intermedi (le contee usa sono 3'141) penso che abolire sia decisamente sbagliato, se andiamo verso il federalismo. Piuttosto ridisegnare dal basso confini, ruoli, poteri, dare autonomia di spesa e di entrata.

certamente, la differenziazione organizzativa è fondamentale. come lei ricorda nell'articolo, basti pensare all'orografia...non si può pensare di amministrare tutti i territori sempre secondo gli stessi moduli... il problema è che in italia ad esempio la possibilità di associazionismo tra autonomie è stata abusata e letteralmente finalizzata ad ingrassarsi - quando è stato realizzato senza i presupposti (sani) individuati dalla legge.
se è vero che l'approccio è una determinante dell'esito del processo, i nodi vengono al pettine IMHO anche per due fattori:
1) sul lato dell'autonomia di entrata, fondamentalmente c'è stato una specie di "congelamento" delle novità portate nel 2001 e abbiamo perso anni in attesa di una legge che alla fine ha cambiato poco o nulla. e in italia il federalismo fiscale era inteso essenzialmente come autonomia di entrata. per la spesa, beh, a livello centrale c'è stato un sistematico coordinamento (leggi: tagli indiscriminati alla spesa locale) che ha perdurato l'assenza di responsabilità a livello locale (tanto poi basta che il governo del tuo stesso colore ti ripiani i buchi di bilancio)
2) l'inadeguatezza delle classi dirigenti locali. decenni di irresponsabilità nel reperire entrate e di spesa clientelare facendo debiti. morale della favola: la buona amministrazione locale presuppone un serrato controllo democratico da parte delle comunità. vedendo però come in alcuni territori ci si sia ostinati in alcuni orientamenti politici fallimentari, mi fa pensare male...come farebbero alcune regioni in un sistema tendenzialmente federale, cioè con autonomia ampia e responsabilità pesante?

guardiamo semplicemente l'autonomia speciale siciliana...senza considerare che forse l'introduzione delle regioni negli anni '70 ha favorito l'espansione della criminalità al sud

ok, la foto della situazione attuale è realistica.  Ma essa non è federalismo, è puro decentramento, senza vera responsabilità, almeno per come la conosco io che in un contesto federale non solo ci vivo ma nel mio piccolo faccio un po' il meccanico (smonto, studio, propongo riparazioni e innovazioni). Anche la classe dirigente si sviluppa diversamente a seconda del contesto, come già nel '43 aveva capito Einaudi. Non sarà istantaneo ma se non si cominca mai saremo sempre qui a lamentarci delle cose che non vanno ... a meno che questo non sia solo un gioco di ruolo che ci piace giocare e che non vogliamo interromere con soluzioni nette.

come ha ricordato sopra, il metodo è fondamentale. tenendo conto che il processo istituzionale in italia in direzione federale è irreversibile possiamo solo rimboccarci le maniche e far funzionare le cose con delle modifiche strutturali.

 

- prima, identificazione di "chi fa cosa" con un vero processo collaborativo tra i livelli 

- poi, ripartizione delle risorse (qua ce ne sarebbero di varianti...)

questo è già in costituzione e nella legislazione ordinaria. diciamo anche che  da un punto di vista decisionale ci vogliono due palle così a livello politico per fare tutto questo. spero che avvenga, anche perché non c'è un altro treno su cui saltare.

 

però da un punto di vista della cittadinanza, ce la siamo proprio cercata! non oso quantificare, ma sembra che la maladministration piaccia a livello locale. quindi una bella svegliata è richiesta pure ai miopi cittadini-elettori :)

Considerando che un po' ovunque, sia nei paesi federali che in quelli decentrati esistono livelli intermedi (le contee usa sono 3'141) penso che abolire sia decisamente sbagliato, se andiamo verso il federalismo.

In Svizzera, dopo tutto, non c’è nulla di paragonabile alla province, tra governo federale e comune c’è solo il cantone, e le contee non sono per nulla paragonabili a una provincia italiana in senso amministrativo e burocratico. I paesi presi a modello per l'efficienza amministrativa non hanno tanti livelli polito-amministrativi (ad esempio Germania e Austria). Ciò non esclude che vi siano distretti amministrativi come appunto in Austria e Germania, oppure simili alle contee. Sulla base dei dati del 2010 di fonte UPI e piuttosto arcinoti, le province hanno costi di funzionamento (cioè di burocrazia e politica) pari al 6% circa (cioè oltre mezzo miliardo di euro) del totale nazionale mentre gestiscono una spesa inferiore all’1,5% (pari a 12-14 miliardi di euro) del totale della spesa pubblica. Se si tiene conto che la parte più costosa in termini di personale (scuola, sanità e sicurezza) non fa parte delle competenze delle province, non ci sarebbe giustificazione per avere una struttura così costosa rispetto alla massa gestita piuttosto misera in termini di spesa per servizi. È anche una questione di economie di scala.  Gli stessi servizi possono essere erogati con modalità diverse e più efficienti a tutto beneficio delle tasche del contribuente. 

Questo livello provinciale, come attualmente concepito, è ridondante non solo perché così era previsto quando sono state istituite le regioni, ma anche in termini di chiarezza di chi fa cosa.  Lo snellimento e il consolidamento sono necessari, soprattutto per chi a parole si richiama a modelli esteri di efficienza della macchina amministrativa. Le soluzioni possibili sono tante, dall’eliminazione del livello provinciale, all’elezione dello sceriffo della contea, oppure alla nomina di un prefetto con compiti amministrativi. Per fare ciò non servono parlamenti provinciali e nemmeno i connessi.

Oltre all'obiezione di minimizzare il peso delle province (sono solo 12 miliardi), l'obiezione più comune a questa mossa di efficientamento è che se si trasferiscono ai comuni o alle regioni le competenze provinciali e la relativa responsabilità, la spesa di funzionamento non cambierebbe, ma sarebbe solo girata alle regioni o ai comuni con gli annessi dipendenti. Ciò non è vero, in quanto se la macchina amministrativa viene semplificata, molte persone e i relativi costi, potrebbero essere adibiti a compiti più utili per la collettività.

Ora Francesco Forti propone una ulteriore obiezione all'abolizione delle province, questa volta con motivazioni  federaliste. Siccome nell’imprevedibile futuro saremo tutti  parte di uno stato federale, allora lasciamo che, una volta raggiunto il federalismo, i cittadini decidano se vogliono abolire le province. Quindi lasciamo tutto come sta e si lavori ventre a terra per il federalismo.

Pardon per premessa lunga, ma concludo sottolineando che l'obiezione di Forti non sarebbe l'unico approccio compatibile con il federalismo, in quanto si possono benissimo eliminare tutte le province e lasciare poi a cittadini decidere se vogliono un ulteriore livello di governo intermedio e come. Anzi questa via sarebbe più compatibile con l'ideale federalista in quanto darebbe ai cittadini più ampi margini di manovra e avrebbe l'indubbio vantaggio di ottenere un risultato subito a prescindere dall'eventuale verificarsi dell'ipotesi federalista.

In Germania i distretti sono dotati di un consiglio e di una giunta eletti direttamente dai residenti.
Austria e Svizzera, hanno meno abitanti della Lombardia.

sì, i distretti tedeschi hanno un consiglio eletto dai residenti...lì infatti hanno tagliato sul numero di comuni.

Svizzera e Austria hanno una popolazione inferiore alla Lombarida, ma superiore a tutte le altre 19 regioni italiane, quindi?

quindi

valerio 9/12/2012 - 22:39

sì, i distretti tedeschi hanno un consiglio eletto dai residenti...lì infatti hanno tagliato sul numero di comuni

 

I paesi presi a modello per l'efficienza amministrativa non hanno tanti livelli polito-amministrativi (ad esempio Germania). Per fare ciò non servono parlamenti provinciali e nemmeno i connessi.

Quindi anche in Germania vi è un ente politico-amministrativo analogo alle province con tanto di "parlamento" distrettuale. (Tagliamo pure il numero dei Comuni. Anche se devo dire che se i Comuni si finanziassero da soli, quelli sotto i 5000 abitanti tenderebbero a fondersi da soli. Detto questo, in Germania il comune medio ha meno abitanti del comune medio iitaliano)

 

Svizzera e Austria hanno una popolazione inferiore alla Lombarida, ma superiore a tutte le altre 19 regioni italiane, quindi?

 

Se si tiene conto che la parte più costosa in termini di personale (scuola, sanità e sicurezza) non fa parte delle competenze delle province, non ci sarebbe giustificazione per avere una struttura così costosa rispetto alla massa gestita piuttosto misera in termini di spesa per servizi. È anche una questione di economie di scala.

Quindi il cantone medio svizzero (ente sovrano) ha la metà della popolazione della provincia media italiana e ha tra le sue competenze il personale di scuola, sanità e sicurezza. Questa è la loro economia di scala. Forse la soluzione è trasferire queste competenze dallo stato alle province?

Questa è la loro economia di scala. Forse la soluzione è trasferire queste competenze dallo stato alle province?

Sì, anche questa è una possibilità se si accetta di eliminare qualche altro livello. La regione ad esempio. Comunque scegli un modello di riferimento e seguilo in modo coerente. Qui mi pare che alcuni vogliano la svizzera dal lato delle entrate e la francia dal lato delle uscite.

 

PS: Dai tuoi commenti deduco che associ il concetto di economia di scala solo alla dimensione territoriale o della popolazione. Invece le dimensioni possono essere anche altre come ad esempio il consolidamento di attività simili (le varie polizie, le varie competenze ambientali etc.).

Sì, anche questa è una possibilità se si accetta di eliminare qualche altro livello. La regione ad esempio. Comunque scegli un modello di riferimento e seguilo in modo coerente. Qui mi pare che alcuni vogliano la svizzera dal lato delle entrate e la francia dal lato delle uscite.

Chiaramente in una federazione (se di questo stiamo parlando) esiste un solo livello "membro della federazione" e che poi essi abbiano la dimensione di una piccola provincia o di una grande regione dipenderà, per me, da quello che decideranno i cittadini, se ne avranno la possibilità.  Stati membri molto grandi potrebbero a loro volta adottare un subfederalismo interno. E' una possibilità. Oppure si potrebbe saltare direttamente il passaggio perché un piccolo sub-elemento del territorio A, potrebbe anche preferire essere direttamente il membro della federazione, senza avere intermediari. In un contesto federale infatti è tipico che gli stati contino alla pari nel senato (cosi'è in USA e CH) proprio per pareggiare l'eventuale potere politico di membri molto popolosi, che contano di piu' nella camera a rappresentanza di popolo.

Non comprendo invece l'appunto "pare che alcuni vogliano la svizzera dal lato delle entrate e la francia dal lato delle uscite", sia perché non comprendo a chi sia rivolto (forse non legog bene tra le righe) sia perché abbiamo comunque patti di stabilità da rispettare e vincoli di bilancio.

Nei cantoni piu' grandi tra il livello comunale ed il cantone stesso, ci sono i distretti. Che poi ognuno chiama come vuole: nel Ct. Grigioni ora si chiamano "regioni".
Non è pero' tanto questo il punto. Che in ambito federalistico ogni giurisdizione decida come organizzarsi, senza interferenze dal livello federale, è abbastanza ovvio. Quello che mi pongo come ragionamento è il livello territoriale piu' adatto da assegnare alla dimensione "stato", cosa che dovremo avere se si va verso un "vero federalismo".  La decisione da prendere, in ogni luogo (e non dovrà essere una decisione dall'alto) è se il livello "statale" attiene alla propria regione oppure alla propria provincia. Non esiste una decisione taumaturgica e miracolosa uguale per tutti ma forse i sostenitori del livello regionale (per me un livello troppo grande) si fregano le mani all'idea che le province possano essere abolite prima ancora di entrare in discussione. Io sostengo che, prove alla mano, anche un territorio della dimensione di una  provincia puo' essere un ottimo Stato e governarsi bene da se. Penso molto meglio di una grande regione, che a sua volta necessiterebbe di una vasta articolazione amministrativa, reiventando le province dopo averle abolite.

Nei cantoni piu' grandi tra il livello comunale ed il cantone stesso, ci sono i distretti. Che poi ognuno chiama come vuole: nel Ct. Grigioni ora si chiamano "regioni".

a parte forse il Grigioni, i distretti svizzeri, nei cantoni che ce l'hanno, sono pressoché simili per funzioni ai nostri distretti di Corte d'Appello, cioé svolgono solo funzioni giudiziarie. Mica voglioamo contare pure quelli?

le province hanno costi di funzionamento (cioè di burocrazia e politica) pari al 6% circa (cioè oltre mezzo miliardo di euro) del totale nazionale mentre gestiscono una spesa inferiore all’1,5% (pari a 12-14 miliardi di euro) del totale della spesa pubblica. Se si tiene conto che la parte più costosa in termini di personale (scuola, sanità e sicurezza) non fa parte delle competenze delle province, non ci sarebbe giustificazione per avere una struttura così costosa rispetto alla massa gestita piuttosto misera in termini di spesa per servizi. È anche una questione di economie di scala.

Si, scala reale, ma di quale scala si sta straparlando, ahhh, ora ho capito, è il benchmarking sui totali che a volte si cita a sproposito è un gioco che vi siete inventato con le carte.

 

Gli stessi servizi possono essere erogati con modalità diverse e più efficienti a tutto beneficio delle tasche del contribuente.

 ahhh, ora capisco come funziona questo gioco a carte, chi ha più carte vince? chi ha più alto il valore totale delle carte (come il bilancio totale dell'ente) vince?

bellissimo sto gioco, il totale fa l'efficienza, aumento la massa di soldi che gestisce l'ente è più sono efficiente e risparmioso, senza una gestione informatizzata dei processi, senza controllo su niente? ahahaha, mi immagino i risparmi, mi immagino il benchmarking

 

Ok, adesso faccio il mago Benchmarking giocando con le vostre carte, applico lo stesso criterio e faccio la magia, sposto solo la sanità (bilancio e dipendenti regionali dell'ass. sanità e un pò del bilancio) alle province e magicabula le province gestiscono un botto di soldi in più in proporzione ai costi e le faccio diventare più efficienti a discapito delle regioni.

MA CHI SONOOOO, IL MAGO ZURLI' MI FA UN BAFFO!!

 

Questo livello provinciale, come attualmente concepito, è ridondante non solo perché così era previsto quando sono state istituite le regioni, ma anche in termini di chiarezza di chi fa cosa. Lo snellimento e il consolidamento sono necessari, soprattutto per chi a parole si richiama a modelli esteri di efficienza della macchina amministrativa.

Ma bisogna spiegarlo in turco che le aziende più piccole si gestiscono meglio, specialmente se parti dal nostro contesto, le altre nazioni hanno informatizzato tutto. Un ente più piccolo potrei  informatizzarlo in 3-5 anni, per una regione di dimensioni medio grandi IN UN PAESE NORMALE CI METTI UN DECENNIO, IN ITALIA dovrei avere un team che crede alla reincarnazione e ai miracoli (e no, la magia non basta) per pensare di raggiungere l'obiettivo

 

Le soluzioni possibili sono tante, dall’eliminazione del livello provinciale, all’elezione dello sceriffo della contea, oppure alla nomina di un prefetto con compiti amministrativi. Per fare ciò non servono parlamenti provinciali e nemmeno i connessi.

 

Le soluzioni possibili saranno tante, ma quelle migliori chissà perchè in italia sono impossibili, l'importante è un bello scalpo da tenere sanguinante in mano per avere il risparmio in tasca

 

Oltre all'obiezione di minimizzare il peso delle province (sono solo 12 miliardi),

ma non sono 12 miliardi di risparmi, e poi con il mago benchmarking si aumentano i miliardi e quindi l'efficienza :-)

 

l'obiezione più comune a questa mossa di efficientamento

mossa de che?  Mago Benchmarking aiutoooooo, facci la magia!

 

è che se si trasferiscono ai comuni o alle regioni le competenze provinciali e la relativa responsabilità, la spesa di funzionamento non cambierebbe,

solito opinionismo matematico

 

ma sarebbe solo girata alle regioni o ai comuni con gli annessi dipendenti. Ciò non è vero, in quanto se la macchina amministrativa viene semplificata, molte persone e i relativi costi, potrebbero essere adibiti a compiti più utili per la collettività.

Fare il barbone non mi sembra così utile per la collettività, ma tra un pò faremo una verifica sperimentale

Non ho capito nulla di quello che hai scritto tranne il tuo "spleen" esistenziale.

E quando le province vengono abolite a chi diamo le competenze? Forse ai comuni?

E' bene sapere che più di metà degli 8.000 comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti e non sono quindi in grado di assorbire ulteriori competenze. Inoltre tutte le competenze di area vasta come la gestione delle scuole superiori a chi le diamo in carico? Tutte alle regioni?

Ma se questo può andar bene alle piccole regioni fino a 1 milione e mezzo di abitanti che sono paragonabili alle  province medio-grandi già esistenti, è improponibile nei confronti di tutte le regioni più grandi. Anzi visto che in proporzione le regioni costano di più rispetto allle province converrebbe abolire queste piccole regioni (sono 7 su 20) trasformarle in provincia e accorparle ad altra regione. Ma a questo punto bisognerebbe prima cominciare ad accorpare i comuni.

Conclusione: non mettiamo i carri davanti ai buoi, come si dice dalle mie parti.

Mi chiedo però una cosa, perchè l'abolizione delle province è stata presentata come una riduzione dei costi immediati, probabilmente esagerandone la portata e non semplicemente dal punto di vista della semplificazione dei livelli di decisione concorrenti?
Cioè se si diceva: eliminiamo i consigli provinciali e tutte i livelli intermedi di controllo "politico" sulla pubblica amministrazione, la regione si prende tutto con la possibilità di nominare un limitato numero di amministratori delle varie funzioni selezionato con concorsi trasparenti non era meglio?
Mi sembra si faccia confusione tra il livello di intrusione della politica nel'amministrazione e le eventuali competenze della PA, ogni volta che sento parlare di abolizione delle province lo sento fare come una distruzione di competenze e di funzioni amministrative necessarie, con un o strano benaltrismo per cui tutte le volte che si cerca di portare la sia pur minima modifica ad un sistema barocco borbonico e assurdo che grava su tutti i cittadini ben oltre la sua utilità reale mi sento dire , in un modo o in un altro che il problema e sempre "BEN ALTRO".

Però

valerio 9/12/2012 - 12:30

Sono d'accordo sul fatto che in un vero federalismo le varie sovranità locali debbano decidere come suddividere i compiti tra i vari enti territoriali senza grosse interferenze da parte del livello superiore.
La discussione sulle province va quindi lasciata alla discussione nelle sovranità immediatamente superiori od inferiori, più che discussa a livello di politica centrale.

Credo per questo che sia invece fondamentale definire due cose, per un movimento che vuole fondare il federalismo agendo a livello centrale:
1) quali sono gli enti sovrani subito al di sotto del livello nazionale? Le attuali province o le attuali regioni?
2) quali competenze vanno attribuite a questi enti? O meglio, quali comptenze "vanno tolte" a questi enti ed affidate al governo centrale?

risposte

Francesco Forti 9/12/2012 - 13:28

Credo per questo che sia invece fondamentale definire due cose, per un movimento che vuole fondare il federalismo agendo a livello centrale:
1) quali sono gli enti sovrani subito al di sotto del livello nazionale? Le attuali province o le attuali regioni?
2) quali competenze vanno attribuite a questi enti? O meglio, quali comptenze "vanno tolte" a questi enti ed affidate al governo centrale?

Ritengo che ognuno debba avere giustamente la sua opinione ma che quelle determinante sia dei cittadini coinvolti. La risposta federalista a questa domanda per me è che ogni territorio decide, dopo aver soppesato pro e contro. Poi si vede anche come poter cambiare idea.
Sulle competenze, la logica federale prevede un elenco dei compiti esclusivi del livello federale (questo è compito mio e lo faccio solo io) e quelli concorrenti con gli stati membri (questo lo facciamo insieme, io mi occupo di questo pezzettino, voi di quest'altro,s enza sovrapposizioni).
I compiti cosiddetti "statali" esclusivi sono tutti gli altri, per differenza. E' sbagliato porre un elenco di compiti statali perché l'elenco potrebbe essere considerato un'ingerenza restrittiva . Se un "cantone/stato/länder" decide di occuparsi di un tema nuovo, non seguito in altri cantoni/stati/länder, deve poterlo fare. Per ogni tema che attiene al livello statale, qualunque esso sia, sono gli stati stessi che decidono se farlo in prorio, affidarlo  ai loro comuni, a distretti. Oppure se due o tre stati confinanti si mettono insieme per affrontare un compito che attiene un determinato bacino (traffico, ospedali etc).

Il mago benchmarking cerca di analizare la dimostrazione magica di Andrea Giuricin, andiamo quindi su 

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9657

dove troviamo una pagina scritta da qualcuno che deve essere un adepto di queste arti magiche, l'avrà scritta il Mago Giuricin. un suo allievo, o il suo maestro?

Cercherò di scoprirlo analizzando un minimo come si effettua il magico  "focus":

 

Il "focus" inizia citando un calcolo magico del noto voltremont (io stesso quando ho letto il nome mi sono toccato gli amuleti) , indicandolo come esempio di stregoneria  farlocca con relativi malefici annessi e connessi, niente a che vedere con la positività del magico focus.

 

Nel magico focus troviamo che il  solo il costo politico delle province è al 2010 di ben 135 milioni di euro e cita le seguenti frasi magiche:

 

"se il livello provinciale fosse tagliato (...), si otterrebbe una riduzione secca della spesa dell’ordine di grandezza indicato dal ministro "

 

A questo punto IL mago benchmarking intuisce subito lo schema applicato a questa magia, moooolto più potente del "benchmarking senza benchmarking" dove la comparazione dell'efficienza si fa senza kpi e sla, noooo, qui siamo con una magia ancora più potente, NON SI FA COMPARAZIONE E SI ANALIZZA COME SE LA PROVINCIA FOSSE UNA SCATOLA MESSA NEL LIMBO, mhhmh magico Giuricin (detto con lo stesso tono con cui Dan Peterson diceva "magico lipton")

A questo punto per verifcare l'arcano  faccio una ricerca della parola "region" per vedere se c'è possibilità di avere una comparazione e ... magicabula non compare da nessuna parte, la magia si è imboscata le  regioni, tolto in questo punto nella prima pagina 

"Nel 2010 le Province in Italia raggiungevano il numero di 110; tra queste ve ne erano due autonome (Trento e Bolzano) mentre in Valle d’Aosta le funzioni tipiche della Provincia vengono svolte dall’amministrazione regionale. "

 

A questo punto il Mago Benchmarking ha scoperto lo schema della magia "focus" del Mago Giuricin, ED E' IN GRADO DI FARE UNA MAGIA ANCORA PIU' POTENTE NEGLI IMPATTI usando lo stesso schema segreto, lui risparmia solo di costi politici meno di duecento milioni, il Mago Benchmarking ne risparmierà molti di più applicando lo stesso sputato schema magico,

 

MA SOSTITUENDO LA PROVINCIA CON LA REGIONE ed ecco che: 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-19/ogni-seggio-costa-750m...

 

750.00*1111, ovvero si ottengono oltre 833 milioni di euro solo con i consigli regionali motosegando le regioni,


e si, il magico focus appartiene alle categoria delle arti magiche delle motosega :-) , arti addirittura più malefiche di quelle di voltremont!

Breve parentesi per fare una piccola magia che volevo mostrare a conclusione del precedente commento, l'ambito di questa magia è limitata ai costi politici, la variante sta che non fa parte della categoria dell'arte della motosega, ma bensi seghiamo un pò più nel merito cercando di limitare al massimo i costi di un change management che ci sarebbero motosegando tutto un livello di enti (province o regioni).

La Magia è stata già citata nel riordino delle province, ma non capisco perchè alle persone non gli passa nel cervello di pensare che si può utilizzare in un contesto più proficuo sia in termini di costi che di mantenimento della rappresentatività

Sto parlando dell'assurdità che una provincia, che normalmente ha parecchi comuni, abbia un consiglio formato dai rappresentanti dei comuni di appartenenza. Generalmente ne puoi rappresentare sempre un sottoinsieme e non hai particolari benefici in termini di costi.

 

La Magia consiste quindi di replicare il modello a livello regionale, avendo in media due consiglieri per provincia scelti dai relativi  presidenti , tale soluzione ha costi operativi di change management irrisori e tempi di attuazione non superiori a quelli di modificare la costituzione per abolire le province, mantengo rappresentatività dei territori e inoltre non devo neanche evangelizzare quelli che non capiscono come si ottengono le economie di scala e le ottimizzazioni nell'erogazione dei servizi in quanto non agisco in quell'ambito.

 

Impatto della magia? 1111 consiglieri regionali diventano circa 220 quindi ... risparmiamo circa 660 milioni di euro all'anno, senza puttanaio ferire!!

costi

Francesco Forti 13/12/2012 - 09:15

Avevo a suo tempo osservato l'evoluzione dei costi nel tempo per i comuni, le province, le regioni e lo stato centrale.  Devo vedere bene dove erano quei dati (mi pare in uno studio di Barca) ma se serve appena ho un attimo di tempo faccio una ricerca. Quello che ricordo è che la spesa del livello provinciale era quella aumentata meno in assoluto ed era aumentata meno dell'evoluzione dei prezzi al consumo. Poi a seguire, come virtuosi, c'erano i comuni. Il grosso dell'aumento in questo 20 anni è nelle regioni e nello stato centrale. Se c'è da abolire e/o risparmiare io andrei sul grosso.  Quello che rappresenta  l'80% dei problemi.

fresco fresco di ieri per la regione sardegna, io continuo a pensare che bisogna togliere competenze alle regioni, in primis la sanità dove è assurdo avere un bilancio regionale che ha percentuali così elevate su un solo ambito. E come avere un ente dentro un ente, un casino da gestire con impegni economici da paura e magari pensiamo  che messa dentro la regione abbiamo economie di scala?  Ma finiamola di sparare assurdità, anche perchè come ha detto Sasso si occupa anche dell'operatività, se togliamo operatività alla regione in altri ambiti a questo punta va tolta tutta anche perchè non è in grado di gestire neanche strategie e relative leggi con territori troppo differenti tra di loro.
Inoltre sia la sanità che altri ambti sono troppo legati alle differenze territoriali che le province rappresentano e quindi ognuno si deve organizzare come meglio permette il territorio, mantendendo si dei coefficienti di riferimento ma ricordando che l'accessibilità e i costi di trasporto incidono pesantemente sul cittadino:

 

Una perdita netta per il servizio sanitario regionale per il 2010 di oltre 272 milioni di euro e una presunta per il 2011 di oltre 268 milioni. Con uno stanziamento dell'Assessorato della Sanità che rappresenta quasi il 40% della manovra complessiva del Bilancio regionale. Sono alcuni dei dati relativi all'Indagine di controllo sull'attività del servizio sanitario regionale effettuata dalla Corte dei Conti e illustrata oggi durante l'adunanza pubblica a cui ha partecipato anche l'assessore regionale della Sanità, Simona De Francisci. "Un'analisi - ha sottolineato il consigliere della Corte dei Conti Lucia D'Ambrosio che l'ha illustrata - dovuta alla preoccupante sistematica crescita della spesa per il finanziamento del servizio sanitario regionale, nonchè della perdurante assenza di un efficace sistema di governo, direzione e controllo delle azioni poste in essere dai vari soggetti del sistema stesso per la tutela della salute dei cittadini". Secondo il magistrato contabile, l'incidenza del fabbisogno della Sanità sul complesso dei bilanci regionali è particolarmente elevata ed in aumento: "Gli stanziamenti finali per l'Assessorato della Sanità rappresentano quasi il 40% della manovra lorda e oltre il 40% della manovra netta. E gli impegni dell'Assessorato sono il 50% circa degli impegni totali. I pagamenti di competenza sono il 60% del totale dei pagamenti della Regione. Nel bilancio di previsione 2012 risultano stanziati per la Sanità 3.787.250.000 pari a quasi il 45% del totale della manovra complessiva lorda".

LA CRITICA DEI SINDACATI - "Quanto emerso dall'indagine della Corte dei Conti sulla Sanità è preoccupante: rappresenta, purtroppo, una situazione che abbiamo denunciato più volte e i provvedimenti della Giunta e del Consiglio non hanno risolto nessuno dei problemi del sistema sanitario". Così Marinora Di Biase (Cgil), Oriana Putzolu (Cisl) e Terenzio Calledda (Uil) commentano la relazione della magistratura contabile illustrata ieri in adunanza pubblica. I sindacati confederali ribadiscono la necessità di varare un piano sanitario regionale che razionalizzi la spesa ma che garantisca i livelli essenziali di assistenza fissati dagli standard nazionali.

ECCESSO POSTI LETTO A CAGLIARI E SASSARI - Nonostante la riduzione avviata nel 2005 i posti letto nelle strutture ospedaliere pubbliche e private della regione è superiore rispetto a quanto previsto dalla normativa, con un aumento concentrato nelle province di Cagliari e Sassari, mentre carenza di posti si registrano nelle province di Olbia, Nuoro e Medio Campidano che, secondo una ripartizione teorica dei posti, avrebbero il primo 229 posti in meno, il secondo 100 e il terzo 193. Nonostante il numero elevato di posti, il tasso di occupazione non è alto: il 68,3% per quelli ordinari a livello regionale, il tasso più basso nella Asl di Oristano e inferiore alla media regionale la Asl di Cagliari.

L'ATTACCO DEL PD - "Nella sanità sarda manca il governo regionale che guidi il sistema". Così i consiglieri regionali del Pd, Francesca Barracciu e Marco Espa, commentano la relazione della Corte dei Conti sulla Sanità in Sardegna. "Ci troviamo davanti una situazione preoccupante che avevamo già denunciato in Consiglio - ha spiegato Espa - la Sanità non è governabile ed è allo sbando su vari fronti, sui conti economici, sul lavoro interinale, sulla spesa farmaceutica, dove siamo ultimi in Italia per l'abbattimento dei costi, e sulla mancanza dei controlli". Secondo Barracciu la relazione "conferma il non governo della Sanità guidata da questa Giunta".

"La sanità è il primo dei settori del nostro assistenzialismo che deve essere riformato per ragioni che sono sotto gli occhi di tutti. Il suo costo astronomico è costituito da quanto è contabilizzato come “spesa sanitaria” più quanto i privati spendono per ottenere ciò che il servizio sanitario non fornisce per nulla o non adeguatamente o tempestivamente. A queste somme va aggiunto l’ottanta per cento del costo delle regioni: governo e parlamento regionali, burocrazia regionale, consulenti regionali, aziende regionali in perdita e così via. L’ottanta per cento del bilancio delle regioni, infatti, è spesa sanitaria; le regioni esistono per i quattro quinti per la gestione di spesa sanitaria: i quattro quinti del loro costo, quindi, costituiscono spesa sanitaria. Chiamarla altrimenti non ne cambia la natura. A occhio e croce, quindi, direi che la sanità pubblica grava il bilancio dello Stato di non meno di 200 miliardi l’anno. Se anche solo la metà potesse essere risparmiata, grazie a una radicale riforma, i problemi del bilancio sarebbero risolti. Se a questo si aggiunge che il sistema trasferisce reddito dai meno abbienti ai ricchi e che gli episodi di malasanita' sono all'ordine del giorno, non possiamo non concludere che questo mostro non merita di essere difeso" Antonio Martino, 18 luglio 2012

 

Per quanto riguarda l'esempio svizzero, in merito all'organizzazione del mercato della sanità e di quello di assistenza sanitaria, spero in un prossimo approfondimento dell'ottimo Francesco Forti.

sanità

alberto r 15/12/2012 - 18:40

E chi può gestire la sanità se non le regioni? La diamo alle province o allo Stato? Solo una regione, e non parlo di quelle più piccole, può gestire la sanità sfruttando le economie di scala e disponendo i servizi sanitari superando le disparità tra le province. Del resti ti rispondi da solo: "L'ATTACCO DEL PD - "Nella sanità sarda manca il governo regionale che guidi il sistema". " Non si può dare sempre colpe al sistema quando la colpa è di chi lo governa!!!

Carlo Stagnaro, che ringrazio, ha ritwittato questo articolo di su LaVoce.info :  Più decentramento non significa più spesa.

Come aperitivo riporto:

Al di là delle esigenze riscontrate nei vari paesi, gli studi teorici e alcuni lavori empirici sul federalismo fiscale sottolineano l’effetto positivo che una struttura di governo decentrata può avere sulla dinamica e, più precisamente, sul contenimento della spesa pubblica aggregata. In particolare, si ritiene che un maggior numero di unità governative, o livelli di governo, favorisca forme di competizione (fiscale) orizzontale (tra giurisdizioni) e verticale (tra governo centrale e sub-centrale) che possono dar luogo a una riduzione della spesa pubblica complessiva, anche nel tentativo di limitare l’azione dello Stato-Leviatano.

Lo scorso 8 marzo la Società Geografica Italiana ha presentato una proposta di "Riordino Territoriale Dello Stato", che sostanzialmente si basa su un accorpamento di provincie aventi caratteristiche omogenee portando ad una riduzione di questi enti da 100 a 36  e ad un sotanziale superamento delle Regioni. Qui è possibile trovare la presentazione dell'incontro e la mappa in estrema sintesi del risultato.

L'idea, che vorrei approfondire leggendo il dettaglio degli interventi, ha diversi aspetti interessanti e alcune controindicazioni "politiche":

1) le Regioni sono esplicitamente previste dalla costituzione per cui una loro riorganizzazione richiederebbe un iter legislativo di portata più ampia;

2) un cambio di strategia consentirebbe ai soliti noti di procastinare ulteriormente qualsivoglia intervento di riorganizzazione dello stato.

Come salvare il bambino buttando l'acqua sporca?

Certo che anche tra i Geografi qualche fuori di testa c'è sempre: mettere Verona con Mantova e Brescia quando è evidente che il dialetto (= lingua regionale) di noi veronesi è sostanzialmente (= variante provinciale) quello veneto, mi pare un'assurdità. Anche per la Geografia Storica non vedo cosa c'azzecchi la proposta.

Comunque io sono per mantenere le Provincie, e farla finita con queste cavolate qualunquiste che sono state iniettate a bella posta, per interessi ben diversi, nella discussione politica. In Francia hanno sempre i Dipartimenti napoleonici e anche quando hanno introdotto le Regioni, nel 1985-86 (copiando da noi) non li hanno certo aboliti. Piuttosto hanno evitato di dare alle Regioni la postestà legislativa, ecco.

Sappiamo bene che il risparmio effettivo della c.d. "abolizione delle Provincie" sarebbe assai incerto e - anche volendo dare credito ai conti - di qualche decina di milioni. Robetta da nulla rispetto ai nostri veri problemi, e al ladrume che ci circonda.

RR

dice la corte costituzionale. E' quasi impossibile distinguere la malafede da forse l'incompetenza nel senso giuridico del legislatore.. Tuttavia le province rimangono, forse senza nulla da fare, tranne che gettar ulteriore discredito sulle classi politiche.

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